SALUTE ECONOMICA = SALUTE SOCIALE O È IL CONTRARIO?

Prenderemo in questione un articolo scritto dal professor Josiah Ober di Stanford, uscito sull’ultimo numero di Foreign Affairs (Agosto 2015), dal titolo: Advice from Antiquity, Economic Lessons from Ancient Greece[1].

Alle conoscenze classiche derivate dagli antichi testi che per la verità sono assai pochi e molto poco dettagliati (e tutti di matrice o simpatie oligarchiche), Ober invita ad aggiungere tutta la conoscenza deducibile dall’importante, recente, attività archeologica che può meglio illuminare concreti fatti sociali, demografici ed economici. Il Copenhagen Polis Center[2]  è uno dei caveau di questo recente tesoro[3].

k8742Le poleis del IV° secolo (quello di Platone ed Aristotele) erano più o meno 1000[4], di differenti dimensioni, l’un contro l’altra armate ma anche intrecciate in una rete di scambi, molte federate in leghe (alleanze). E’ la geografia ad aver determinato questa molteplicità in interrelazione poiché: a) la Grecia ha più di 6000 isole (oggi sono abitate poco più di 200, molte sono piccolissime); b) la costa del Peloponneso come dell’Attica, arriva spesso con ripide scogliere sino al mare per cui anche gli abitati costieri erano spesso “isolati” e non avevano facilità di interrelazione tra loro, se non via mare; c) il sistema greco, circa 300.000 parlanti al –XI° secolo ed 8-10 milioni al –IV° secolo, era diffuso tra gli approvvigionamenti di grano del Ponto e dell’Europa dell’Est, l’Impero persiano e la costa anatolica, i discendenti di Fenici ed Egizi, la Magna Grecia. Era quindi il mare il medium delle interrelazioni tra loro e di conseguenza, il baricentro del sistema era posto tra coste ed isole dell’Egeo. Lewis Mumford, sosteneva che l’anfizionia, la lega, federazione o confederazione di quelle che nell’antichità profonda erano delle tribù, fosse il sistema che regolava le interrelazioni a medio-lungo raggio, non solo nella Grecia Antica ma anche nei territori interni. L’ipotesi di Mumford è stata sostenuta da alcuni archeologi, a proposito dell’enigmatico sito di Gobleki Tepe ma una inferenza simile si potrebbe proporre ad esempio per la lunga fase dei megaliti tanto mediterranei che nord europei. L’anfizonia o (con)federazione o lega, che ricordiamo è anche il sistema delle città commerciali e mercantili del Nord Europa protestante che soppiantò quanto a centro degli scambi, il Mediterraneo italo-francese a partire dal XV° secolo), è l’alternativa alla massa impero. Uno grande tutt’uno o tanti uniti in un Uno, il principio gerarchico dall’alto al basso o quello cooperativo-circolare, questa è la differenza tra i due modelli[5].

513CcadNZVL._SX326_BO1,204,203,200_Ai tempi di Aristotele, circa un terzo dei greci, viveva in città da più o meno 5000 abitanti che era il numero della polis perfetta anche secondo la repubblica utopica delle Leggi di Platone. Questo possibile rapporto tra idee e fatti sembra confermato anche dai classicisti convinti che il Liceo aristotelico e forse anche l’Accademia platonica, avessero veri e propri archivi di dati sulle vaste realtà dello spazio “greco”. Il Liceo, ad esempio, pare avesse una vastissima collezione di tutte le costituzioni del tempo per cui, quando leggiamo Politica di Aristotele, non leggiamo sistemi di idee tracciate nel libero campo del pensabile ma saggi che si orientavano su dati concreti. Le dimensioni della vita associata greca in città, estensivamente, furono raggiunte di nuovo in Europa, solo nel XVII° secolo. Altresì, le case erano di norma a due piani con una superficie simile alla tipica villetta suburbana americana contemporanea. L’economia di scambio a base monetaria con conio in argento a vari gradi di purezza, ebbe una rapida crescita tra il VI° ed il IV° secolo.

Quello che emerge con chiarezza dall’analisi archeologica nella comparazione delle superfici domestiche, nelle deduzioni sulle quantità e tipologia di nutrizione ricavate dall’analisi delle ossa, dalle tipologie di sepolture,  è un livello molto poco pronunciato di diseguaglianza. Specificatamente in Atene, dove i dati sono più solidi.

Ober scrive su Foreign Affairs, (quindi per un pubblico prevalentemente americano) ed è quindi interessato a mostrare le correlazioni virtuose tra bassa ineguaglianza e quell’incredibile Big Bang di architettura, letteratura, arti visive, scienza, filosofia, pensiero politico che conosciamo come “miracolo greco” che anticipò la fondazione di 51F10T8mkpL._SX331_BO1,204,203,200_Roma, il Rinascimento ed il primo Illuminismo. La bassa ineguaglianza di allora, confligge oggi con gli indici totalmente impazziti che T. Piketty (e molti altri) hanno ben mostrato essere il risultato di anni di dissennata cedenza nelle promesse delle pseudo-teorie neo-liberiste. Tra queste,  l’incredibile teoria del “trickle down” o percolazione per la quale si vorrebbe sostenere logico un processo per cui tanto più i ricchi sono ricchi tanta più  ricchezza straborda dalle loro tasche e cola a gli strati inferiori. L’immagine di questi clown della logica[6], dovrebbe essere qualcosa di simile alla piramide delle coppe da champagne che vediamo in qualche film holliwoodiano. La realtà è ed era che, ai tempi, si capiva molto bene, diciamo a livello di senso comune, che ogni società in termini di ricchezza poco differenziata (non indifferenziata) è molto più stabile di una eccessivamente differenziata, tant’è che il buon Aristotele predicava il “giusto mezzo” come regola aurea del bilanciamento da complessità. Per altro, il “giusto mezzo”, come l’etica della reciprocità (la regola aurea), sono punti comuni di quella vasta cultura antica che K. Jaspers chiamò “età assiale” (più o meno intorno al -500) e che aveva nella Cina di Confucio il corrispettivo orientale. La differenziazione sociale è cosa umana ma di solito, storicamente, è relativa non assoluta. Relativa significa che un capo clan della profonda antichità, era “di più” degli altri ed aveva piacere a mostrarlo, magari solo perché indossava una piuma di aquila sulla testa. Non necessitava cioè di una fondazione, dieci macchine, tre aerei, cinque piscine, venti case, due broker, diversi depositi bancari, tre segretarie, una moglie e due amanti, un giornale, più una vasta collezione di tecnologie, oggetti di design, scarpe ed abiti firmati, gioielli e chi più ne ha più ne metta trasformando capitale accumulato in cose oltre a quello che mantiene liquido e quello che ha investito.

Il discorso sulla differenziazione poi, potrebbe portare a quello sulla distinzione. Per la verità, non sappiamo se il capo cinto dalla penna d’aquila dell’anonimo scheletro rinvenuto in scavi archeologici del profondo Paleolitico, fosse un “capo” ovvero un dominatore della sua società o un capo-cacciatore o forse solo un cacciatore particolarmente abile. Avere una penna d’aquila, infatti, testimoniava della capacità di averla uccisa, il che per le tecnologie di caccia del profondo Paleolitico doveva ben essere una impresa, qualcosa di veramente eccezionale e di molto distintivo. 450Ora, la distinzione, è tipicamente relativa, ci si distingue rispetto a gli altri mentre l’uguaglianza o diseguaglianza è sì rispetto a gli altri ma anche rispetto la valore assoluto di qualcosa (ricchezza ad esempio). Si potrebbe immaginare la società umana ideale come una sfera dal raggio di ricchezza contenuto. Contenuta è la differenza specifica delle ricchezze di ogni individuo o famiglie ma ogni posizione all’interno della sfera è unica, nel senso che ogni individuo può e deve ben cercare la sua unicità, ciò che lo contraddistingue come carattere umano e sociale tale per cui ognuno di noi è un individuo diverso dall’altro ed ha diverse attitudini e capacità proprie. La distinzione che è relativa all’individuazione, che a sua volta è cosa tipicamente umana (ma forse anche animale in senso più generale) sarebbe pluridimensionale e non monodimensionale com’è nel regolamento delle società ordinate dal gioco economico e quindi dall’entità di capitale. L’eccezionale patrimonio della bio-psico diversità umana, è ridotto ad una monodimensione in cui ciò che conta, socialmente, è solo quanti soldi hai, hai fatto, sei in grado di fare.  Addirittura al netto dal “come” persegui questo tuo egoismo che poi si vuol dire abbia una utilità generale.

Ober allora affonda il colpo e sostiene che l’incredibile boom cultural-social-politico-economico greco, sia stato trainato dal fatto che Atene adottò, come ordinatore, il sistema politico democratico. La partecipazione attiva ai fatti politici, allo scambio d’opinione, alle cariche giuridiche e non ultimo, all’impresa militare, l’essere cioè “un sistema” differenziato (varietà) ma non troppo e soprattutto continuamente legato da rapporti reciproci (interrelazioni), creò un motore di crescita costante. L’essersi dati una costituzione scritta, quindi un regolamento pubblico e non l’arbitrio di questo o quel tiranno, leggi che proteggevano tutti dal sopruso e dallo sfruttamento di questo o quel delirio di potenza che sistematicamente coglie alcuni uomini, creava quel contratto sociale che venne poi teorizzato di nuovo solo due millenni dopo. Per altro questo contratto sociale, che è poi il regolamento del sistema sociale, è oggi di nuovo obliato dal momento che le costituzioni materiali hanno sostituito quelle formali ed 416D1KW7ZZL._SX317_BO1,204,203,200_il mercato, ha sostituito ogni legge scritta o non scritta. Il tutto, senza che nessun corpo sociale autocosciente l’abbia deliberato, alla faccia della “Via che porta alla schiavitù” (F. Hayek) ed altre perle del delirio liberale.

Secondo Ober, l’egalitarismo greco, proveniva da un precedente fallimento adattativo che ripercorre le tesi dell’archeologo Eric Cline di cui abbiamo recensito l’ottimo “Il collasso delle civiltà” (qui). Intorno al -1100 una tempesta perfetta di cambiamenti climatici, vari disastri, vulcani (Thera ovvero Santorini), migrazioni di massa, rottura delle solidarietà tra le élite del tempo, scossero e distrussero l’architettura etnico-sociale del periodo del Bronzo che era basata su rigide e ripide gerarchie con a capo re-dei, economie fortemente centralizzate, estrazione dei surplus a vantaggio di piccole élite ed oligarchie. Ciò che conseguì il crollo della civiltà del Bronzo fu una semplificazione con aggregati più piccoli, poveri, necessariamente egalitari. Quando tra l’ottavo e sesto secolo, si riformarono aggregati significativi per via della ricrescita demografica e le élite riprovarono a ricreare il sistema gerarchico, la massa cittadina si ribellò ed impose il diverso sistema della legge scritta, della partecipazione dei Molti, dell’auto-governo (processo che i greci ben ricordavano come “pericolo della stasi” che portò la cittadinanza ateniese dilaniata dalla guerra civile a chiamare per ben due volte il saggio Solone a risolvere i molti pasticci, tra cui il condono dei debiti). Questo favorì l’innovazione, la presa diffusa di responsabilità, la specializzazione virtuosa, l’audacia dei commerci a medio lungo raggio, la formazione di ampi corpi militari che si battevano come se la città fosse cosa loro (perché così era, nei fatti) dando ad Atene ed alle altre democrazie, un enorme vantaggio comparato.

La tesi di Ober è in sostanza che il ricardiano vantaggio comparato ateniese non proveniva da i fatti economici ma da quelli politici.

Poiché il modello funzionava alla grande, venne copiato e si diffuse e le “democrazie” divennero solidali tra loro, proteggendosi a vicenda e creando un sistema di secondo livello. Successivamente, la formazione dell’Uno-impero con Filippo II re il macedone e suo figlio Alessandro il Grande, si sovraimpose a questa struttura reticolare di autonomie coordinate in interrelazioni che in parte resistette, almeno fino a quando non si sovraimpose l’Impero romano che segnò la fine di questo tratto di storia. Fin qui, Ober.

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Forse, il professor Ober, fa due errori. Il primo è quello che chiamare a testimoniare l’antichità per cose contemporanee non è un buon metodo. Il saggio è ospitato da una rivista di relazioni internazionali e nelle relazioni internazionale, da tempo, esiste una teoria che vorrebbe le 4180FnA1+SL._SX367_BO1,204,203,200_democrazie liberali il sistema di governo dello Stato migliore anche se si fa poi fatica a dimostrarlo. Per altro, sarebbe una democrazia made in U.S.A. che col sistema ateniese non ha niente a che fare. Inoltre, Ober, si presta al discorso encomiastico sulla democrazia ma il suo obiettivo è per altri versi critico, perché pigiare sul tasto della bassa ineguaglianza dei redditi e degli averi ed esaltare una partecipazione politica non spettatoriale, è in aperta dissonanza con realtà sociale della più “importante (?) democrazia del mondo”. In realtà, i sistemi storici sono imparametrabili se non per concetti, nel senso che la loro costituzione a grana fine è quella che si rese possibile a quel tempo, con quella demografia, con quella storia, in quel contesto geografico e storico. La più classica delle obiezioni all’esaltazione della democrazia ateniese è che si trattava di una città di poco più di 150.000 persone (di cui cittadini a pieno titolo 30.000-40.000), i diritti politici erano limitati ai maschi adulti, c’era la schiavitù, la condizione della donna era penosa … e via di questo passo, in quella che ormai si può definire la contro-retorica democratica. La fallacia dell’analogia è sempre quella che i particolari sono sostanziali, cambiando le parti e le relazioni tra esse, cambiano le sostanze, sostanze diverse non si possono sovrapporre.

Il secondo errore è quello della ricostruzione monocasuale, quindi non complessa. Che Atene godette di un incredibile benessere, crescita e successo è fuor di dubbio ma che questo fu tutto merito della democrazia non si può sostenere con altrettanta sicurezza. Altri hanno opinato che in fondo Atene fosse una specie di centro imperiale di una talassocrazia che in politica estera era tutt’altro che democratica (classica la citazione de il Dialogo dei Meli in Tucidide nella Guerra del Pelopponeso). Ombre si stagliano anche sul possibile utilizzo non proprio ortodosso del tesoro della Lega di Delo che aveva in Atene il centro ma che downloadcd5Atene avrebbe dovuto custodire nell’interesse di tutti i federati e non solo per finanziare il proprio “Rinascimento attico”.

Eppure, rimane il fatto della sincronica doppia eccezionalità, l’eccezionalità artistico-culturale-economica e quella della più importante esperienza politica di democrazia reale e nonostante le eccezioni che debbono essere sollevate per indebolire il rapporto causa-effetto semplificato, molte sono le ragioni che possono altresì legare tra loro i due eventi. Al credo per il quale la salute economica  comunque prodotta, corrisponde la migliore salute sociale (common wealth) si potrebbe opporre il contrario, la salute sociale basata su la più bassa diseguaglianza economica e la più alta eguaglianza delle opportunità, sulla bio-psico diversità delle individuazioni ed un regolamento politico ampiamente partecipato e davvero democratico è la migliore premessa per la salute economica e non solo per quella visto che il concetto di uomo (e di società) non si riduce a quello ben più ristretto di agente economico.

La fatica che facciamo a ricostruire meglio l’intera complessità degli eventi, è dovuta alla mancanza di fonti dirette. Se si esclude la Costituzione degli Ateniesi di scuola aristotelica che si spera, e così ci sembra, esser stata riportata con imparzialità proto-scientifica, poco o nulla di altro ci è arrivato. Soprattutto, ci è invece arrivato l’ampio strato di svalutazione democratica prodotto da Platone, direttamente o usando Socrate (e la sua morte) come testimonial negativo ex-post. Poi Senofonte, anch’egli addolorato per la morte del maestro e di chiare simpatie oligarchiche. La visione leaderistica del Pericle di Tucidide che tanto infiammò T. Hobbes. Aristotele sia nella critica dell’idealismo platonico, sia nella Politica è stato forse più equilibrato ma va ricordato che Aristotele non era ateniese ed i suoi rapporti con Alessandro non fanno certo intuire una partecipazione ideale al modello che per altro, ai tempi in cui visse, era già in decadenza. 86352_Canfora 1008.qxdOltretutto Aristotele se ne andò a malavoglia da Atene perché chiacchierato dei suoi rapporti con i macedoni, più o meno “volontariamente”, per “evitare un secondo eccidio filosofico”  e quindi la sua disposizione non era certo imparziale.

In generale poi, mentre per la democrazia dei moderni prendiamo in esame lo stato contemporaneo dimenticandoci i borghi putridi, le limitazioni di voto a gli alti livelli di contribuzione fiscale, l’esclusione delle donne, la lunga fase dell’analfabetismo di massa e vari rovesci monarchici, aristocratici, tirannici, dittatoriali, nonché la vocazione coloniale quando non imperiale, per i pochi decenni della democrazia degli antichi, facciamo sfoggio di acume critico che meriterebbe ben altra applicazione.

In particolare, ci mancano i resoconti dei pubblici dibattiti, della politica di strada, delle dinamiche interne alla società democratica e sopratutto, il racconto più dettagliato del percorso storico. I due interventi di Solone e poi Clistene, soprattutto Clistene e la sua riforma dei demi, hanno preparato lungamente quella che poi sarà la sfolgorante età di Pericle. Pericle che se è vero come sottolinea Canfora che fu in pratica il “Principe” della democrazia ateniese[7] è altrettanto pur vero che verrà rieletto direttamente (come stratego), con voto annuale, dal quel popolo che evidente vide il lui la miglior mediazione di quelle che dovevano essere molteplici fazioni, tra cui una oligarchia notoriamente golpista e violenta. Per altro, non tutta la democrazia ateniese può esser ridotta a Pericle con tic tipicamente elitista e forse non tutta la democrazia greca può esser ridotta a quella ateniese ( o a Samo).

Insomma, la democrazia ateniese rimane una scatola nera i cui meccanismo interni (non formali ma sostanziali) ci sono largamente ignoti, di cui conosciamo tutti i possibili mali certificati dal fondatore principale di tutto il pensiero, politico e non, occidentale. Quel Platone che la cui onestà intellettuale a noi non pare così cristallina, quel Platone che alcuni vorrebbero addirittura precursore del comunismo quando a noi sembra che altresì fu il più potente fondatore del pensiero eternamente elitario ed elitista (qui). Certifcazioni poi appoggiate da un secondo circolo di elitisti para-oligarchici che poi abbiamo posto a fondazione dell’immagine di mondo occidentale  riconoscendogli il ruolo di nostri maestri
lUomomisuradel pensiero. Domandarsi come mai, da secoli, continuiamo a produrre società oligarchiche è far veramente sfoggio di falsa coscienza, ipocrisia e malafede.

Forse se invece di corposi 34 dialoghi più un monologo e l’epistolario dell’elitista Platone e la decontestualizzata frasetta da manuale scolastico “uomo, misura di tutte le cose” del democratico Protagora[8], ci fosse giunta appena un po’ di più della pluralità di una società che del Molteplice (e non certo dell’Uno platonico) fece la sua infrastruttura concettuale, oggi avremo un mondo meno sclerotizzato ed un po’ più evoluto. Forse essere “occidentali” avrebbe un significato più denso, un significato di cui essere un po’ più orgogliosi anche noi che platonici, cristiani, liberal-capitalisti, elitisti non siamo.

Athens-Democracy

[1] Questo è il link: https://www.foreignaffairs.com/articles/europe/2015-08-04/advice-antiquity ma credo vi dobbiate registrare per leggerlo in originale. La sua argomentazione è comunque riassunta nel presente articolo.

[2] Un ampio elenco di città-stato (in realtà la definizione è Culture di città-stato ovvero un areale omogeneo punteggiato di città-stato), dai sumeri ai cinesi ed Asia all’Africa all’America centrale, passando per gli antichi greci ma anche la prima Roma, i vichinghi, i germani e gli olandesi, nonché ovviamente gli italiani, si trova a questo indirizzo: http://www.copenhagenpoliscentre.info/ al punto: Survey of 37 city-state cultures. Molti di queste, erano collegate in sistemi federati. Secondo gli studiosi di Copenaghen, le città-stato nascono per devoluzione di entità statali più grandi e non secondo il modello evolutivo stadiale che va linearmente dal piccolo al grande.

511LUjFaljL._SY344_BO1,204,203,200_[3] Un elenco scelto tra le 95 tesi che riassumo le conoscenze aggiornate della ricerca condotta dal Centro di Copenaghen. (4) Le città-stato nascono per devoluzione di entità statali più grandi e non secondo il modello evolutivo stadiale che va linearmente dal piccolo al grande. (17) A prescindere dall’ordinamento politico dato, nelle città-stato si registra il più alto livello di diffusa partecipazione politica registrato nella storia. (18) In questa nota si segnala che se per Aristotele, l’autonomia produttiva era un requisito importante per le poleis ideali, le ricerche testimoniano che in realtà erano proprio le poleis a produrre più alta interdipendenza. Sulla questione però si potrebbe obiettare che probabilmente, Aristotele intendesse soprattutto i bisogni primari, essenziali, quelli che in sostanza rendono autonoma una polis belligerante. Non c’è contraddizione tra la ricerca di una più alta autonomia produttiva di base ed una libera apertura ai mercati di scambio per le necessità secondarie. Tale nota vale anche per il dibattito contemporaneo tra fautori delle due impossibilità ideali, quello pienamente autarchico e quello del tutto aperto ai marosi del libero mercato. (19-39) Polis ha diversi significati ma di base i due principali sono città e autonomia politica (autogoverno). Sebbene Aristotele ne vantasse la peculiarità come greca, molte altre fonti (Erodoto, Tucidide, Senofonte, Pseudo Scilace) ne indicano una ben più vasta diffusione. Vi era divisione tra governanti e governati ma questi interpretavano il ruolo di quelli periodicamente, almeno nei sistemi democratici. Esistevano leggi precise e carceri (monopolio della violenza interna ed esterna al pari dello Stato moderno). Alta era l’organizzazione urbana e forte l’identificazione di natalità per gli uomini adulti per i quali, la città era la Patria. (40-56) In termini di Stato, polis aveva come unità il maschio adulto nativo, in quanto città ovvero società ed economia l’unità era la famiglia (oikia) e vi erano compresi donne, schiavi e bambini. La stasi era il male delle poleis. Le due fazioni erano quelle oligarchica e quella democratica oppure due etnie prevalenti. Più che il concetto di autonomia, i greci divinizzavano il concetto di homonoia, un incrocio tra l’unità e l’armonia ovvero assenza di guerra civile (stasi). (55) Interessante questa nota che parametra le fonti classiche del pensiero politico (Socrate-Platone, Senofonte, Aristotele) con le iscrizioni, i discorsi pronunciati davanti all’assemblea o corte ed altre fonti storiche. 41BKrmuXnCL._SY344_BO1,204,203,200_Il governo dell’Uno era indifferentemente tyrannoi o monarchoi, quello dei Pochi era l’oligarchia, quello dei molti era la democrazia. Aristokratia, oltretutto con la valenza positiva degli aristoi, i “migliori” pare essere una peculiare invenzione del solo Socrate che la passò a Platone e che ritorna in Aristotele. Il concetto di Pochi ma Buoni ovvero il senso proprio delle élite, è quindi di matrice platonica. (57-74) Il piano urbanistico delle polis anche quando s’intendeva la semplice città e non necessariamente la città-stato era pianificato a monte. Questo sembra una sottovalutata caratteristica della antichità profonda, se ne trovano tracce evidenti nella Valle dell’Indo e se ne fa cenno nel pezzo della Torre di Babele dell’Antico Testamento. Questa capacità di pianificare insediamenti complessi “a priori” dà una immagine di complessità sociale sulla quale non abbiamo sufficientemente indagato. (75-95) La religione era importante ma non certo il punto focale della vita in comune.

[4] Circa 1200 nel momento di picco lungo un periodo esteso dall’età arcaica al -323 in cui se ne contano fino a 1500 totali (nate e morte in periodi differenti)

[5] L’Anfizionia più nota è quella delfica, legata cioè al comune culto di quell’oracolo. Anche nel possibile caso di Gobekli tepe o in quello ipotetico delle culture megalitiche, il movente iniziale poteva esser quello della messa in comune di un culto o meglio, della messa in comune della logistica e dell’organizzazione relativa ad un culto condiviso. Ma una volta creata la consuetudine di far qualcosa assieme, era facile che l’unione si trasferisse su cose più prosaiche come lo scambio economico e l’alleanza militare. 8817004987L’Idea per una storia universale in prospettiva cosmopolitica (1784) di Immanuel Kant, invitava a far quello che non si è mai fatto ovvero compilare proprio la storia di questi sistemi di alleanza pacifica che potrebbero un giorno portarci a costruire quel mondo migliore in cui le capacità umane possano trovare la loro migliore espressione.

[6] L’essenza del tanto famoso, quanto citato a sproposito, “rasoio di Ockam” sarebbe che non vanno inutilmente aumentati gli enti ovvero se è possibile far passare la ricchezza da A a B non si vede logico sostenere che sarebbe meglio un da A a B e da B a C. L’argomento liberista è che B, il capitalista speculatore o imprenditore o semplicemente riccone, con la sua insaziabile bramosia accumulatoria, si agita ed agita il sociale al punto da creare “a cascata”, opportunità per tutti. A parte la torsione logica, l’obiezione di senso comune su quanto possa consumare un singolo miliardario in luogo di mille o diecimila individui di classe media, basta a troncare la presa in esame dell’argomento. Le correlazioni evidenti degli ultimi decenni su decrescita economica e crescita della polarizzazione della ricchezza e conseguente distruzione della classe media, danno base empirica, semmai se ne sentisse il bisogno.

[7] Tesi di Tucidide e Plutarco sebbene Plutarco scriva cinquecento anni dopo i fatti. Forse gli sforzi critici contro la retorica della democrazia ateniese a questo punto meriterebbero uno sforzo critico contro questi sforzi critici.

copfrm[8] Uno nota a chiusura di sospensione di giudizio su i classicisti. Costoro occupano posizione professionale in università, scrivono libri, fanno dibattiti, si creano un identità sociale in base alla conoscenza dei testi che ci sono pervenuti. Si leggono stimati professori che citano Protagora, partendo dall’omonimo dialogo di Platone che poi sarebbe come interpretare Marx deducendolo da Popper o il cristianesimo partendo da Nietzsche. E’ chiaro che essendo quelle le loro fonti non le possano svalutare, né possano dire “ragazzi ne sappiamo quasi meno di niente e quel poco lo deduciamo da interpreti in aperto conflitto di interessi” però santa pace, continuare a parlare della democrazia partendo da Platone, nipote di Crizia, leader dei Trenta Tiranni mi pare davvero uno scandalo epistemico.

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Informazioni su pierluigi fagan

59 anni, sposato con: http://artforhousewives.wordpress.com/, due figli, un gatto. Professionista ed imprenditore per 22 anni. Da più di tredici anni ritirato a confuciana "vita di studio", svolge attività di ricerca da indipendente. Il tema del blog è la complessità, nella sua accezione più ampia: sociale, economica, politica e geopolitica, culturale e soprattutto filosofica. Nel 2017 ha pubblicato il libro: Verso un mondo multipolare, Fazi editore.
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Una risposta a SALUTE ECONOMICA = SALUTE SOCIALE O È IL CONTRARIO?

  1. Chiara Casaluci ha detto:

    Origine del Caos.

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