BANDOLO DI MATASSA.

Pensierino sul voto per le elezioni europee. Il tema Europa oggi è una matassa di fili intrecciati che vanno dal neo-liberismo al sovranismo, dal cosmopolitismo al nazionalismo, dai migranti alla geopolitica, le destre, le sinistre, i non ci sono più né-le-destre-né-le sinistre, le globalizzazioni, la moneta sovrana, il futuro federato, la lenta dissipazione demografica, la democrazia dei pochi o dei molti, la Cina e Trump, l’euro e la neuro, la paranoia ambientale e quella post-umana. In questo universo multidimensionale, ognuno trova la sua posizione e poi immagina una strada orientandosi a seconda delle sue immediate vicinanze. Ogni posizione è auto fondata e contraria ad un’altra altrettanto auto fondata. Ma a prescindere da tutto ciò, “Europa” è un problema di che tipo? fondato dove e da cosa?

Europa è una mera espressione geografica che include una cinquantina di stati per lo più anche nazioni, la più alta concentrazione di stati, circa il 25%, sul solo 3% delle terre emerse. E’ la geo-storia ad averla fatta così spezzettata e ricca di diversità. Purtroppo, questa geo-storia appartiene al passato, un passato in cui Europa o era relativamente autonoma ed isolata dal mondo (fino al XV secolo) o lo dominava (fino al XX secolo).

Come in un frattale storico, è la stessa storia degli Antichi Greci. Più di mille città Stato ricche di storia e reciproca dialettica, fino a che il sistema crollò d’un colpo sotto la spinta di un nuovo stato del gioco geopolitico, la fase imperiale che Alessandro intuì ed i Romani portarono a compimento. Il pattern si ripeté di nuovo nell’Italia rinascimentale che aveva nel solo centro-nord lo stesso numero di stati dell’intera Europa. Di nuovo, l’incapacità di capire che il nuovo gioco degli Stati-nazione non permetteva più la sovranità dei Medici e del Doge, condannò l’Italia oblubinata dal dominio di una egoista e cieca élite residente nello Stato Pontificio, a secoli di servaggio.

Oggi, di nuovo, il gioco sta svoltando verso un tabellone più ampio che inquadra il mondo. Non è solo la “globalizzazione”, è che se nel 1900 eravamo in 10 su un Km2 di terra emersa, oggi siamo in 50, siamo più densi, siamo spinti fisicamente l’uno accanto o contro l’altro per ragioni semplicemente fisiche come avviene in un ascensore o un autobus nell’ora di punta. Al nuovo gioco-mondo non ci si può presentare con gli Stati-nazione di taglia europea come non ci si doveva presentare coi Comuni e le Signorie nel XVI secolo o con le città-Stato nel 300 a.C. . Che fare, allora?

So che i più sono in ansia per la confusione di stare in una matassa di cui s’è perso il bandolo e vivono il “che fare?” nell’oggi immediato, chi votare? in cosa credere? cosa sperare? Ma la matassa è fatta da fatti contingenti che sono solo l’epifenomeno di fatti storici di lunga durata e lunga prospettiva ed a questi tocca dare ordine, non alla confusione che s’è creata cercando di trovare bandoli di cui s’è persa l’origine concreta, il fondamento reale.

Quindi, almeno nel pensiero, in “direzione ostinata e contraria”, io rimango convinto che l’unico voto sensato è quello per un progetto di federalizzazione statale, costituzionale ovvero democratica e politica, quindi sovrana, che aggreghi ex-Stati-nazione che da soli non hanno chance di gioco nel nuovo gioco del mondo. Ma questi candidati alla fusione debbono avere la minore eterogeneità possibile, non si possono unire cose troppo eterogenee tra loro, pena il rigetto reciproco.

Così, io la penso come monsieur François Boulo, uno dei portavoce dei gilet gialli francesi che così ha risposto alla domanda fattagli dal giornalista de il Fatto quotidiano: D: Finora Parigi ha fatto asse con Berlino. R: Se domani andassero al potere le idee dei gilet gialli, è certo che smetteremmo di metterci al servizio della Germania. E avremmo invece interesse a capirci con Italia, Spagna, Portogallo e Grecia.

Questo formato geo-storico una volta si chiamava Impero Romano. Ha strati e strati di consuetudini comuni, giuridiche, linguistiche, politiche, economiche, sociali, di stili di vita e costellazioni valoriali. E’ un solido frame geo-storico naturale, non una invenzione del pensiero. A. Kojève, filosofo francese nipote di Kandinskij, ma nel dopoguerra anche alto funzionario dello Stato francese per le questioni estere, lo teorizzò in un saggio scritto proprio un anno dopo la pubblicazione de il Manifesto di Ventotene chiamandolo Impero latino. Questo è il bandolo della matassa a cui sono personalmente aggrappato, solo la ragione geo-storica può rispondere a problemi posti dalla geo-storia. Il resto, economia, finanza, ideologie varie, sentimenti e paure, odii profondi e tenui speranze, per quanto oggi dominanti, sono solo schiuma quantistica diradata la quale rimane la domanda fondamentale: che forma dare alla nostra vita associata nel XXI secolo?

Irrealistico? Non è questo ciò di cui parlano tutti? Velleitario? Inattuale? Pensatela come vi pare, i giudizi li dà la Storia non i consessi di opinione di gente persa nella matassa di cui non trovano il bandolo.

P.S. Quanto a gli “inattuali” la galleria comprende Platone che a suo tempo avvertì i Greci di cominciare a pensarsi non più e solo come città-Stato e Machiavelli che invocava gli italiani ad unirsi sotto un unico Principe. Kojève venne riproposto da Agamben in questo articolo che da allora ha stimolato la mia riflessione sull’argomento (assieme al testo del francese ovviamente) e di cui i lettori e lettrici, potranno trovare traccia in diversi articoli del blog digitando opportune chiavi di ricerca sul motore interno (Europa, Euro, Mediterraneo). Articoli del 2013 appunto, inattuali anch’essi …

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Informazioni su pierluigi fagan

60 anni, sposato con: http://artforhousewives.wordpress.com/, due figli, un gatto. Professionista ed imprenditore per 23 anni. Da più di quindici anni ritirato a "confuciana" "vita di studio", svolge attività di ricerca da indipendente. Il tema del blog è la complessità, nella sua accezione più ampia: sociale, economica, politica e geopolitica, culturale e soprattutto filosofica. Nel 2017 ha pubblicato il libro: Verso un mondo multipolare, Fazi editore. Ogni tanto commenta notizie di politica internazionale su i principali media (Rai3, la7, Rai RadioTre Mondo, Radio Blackout ed altre) oltre ad esser ripubblicato su diverse testate on line. Fa parte dello staff che organizza l'annuale Festival della Complessità.
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8 risposte a BANDOLO DI MATASSA.

  1. Fabrice ha detto:

    Ieri ho scritto un commento di critica all’articolo contenente due link interessanti e non è stato ancora pubblicato, svista, dimenticanza o gatta censoria ci cova?

    In attesa di una sua risposta, le invio i miei più cordiali saluti.

    Fabrice

    • pierluigi fagan ha detto:

      Veramente non risultano commenti inviati al mio browser. Ma se me lo rimanda lo inoltro senz’altro. La gatta censoria si sveglia solo nel caso grave di stupidità ma solo se condita anche da maleducazione. 🙂

      • Fabrice ha detto:

        Grazie della risposta e disponibilità, purtroppo il mio post era lungo e non l’ho copiato e messo da parte perché convinto che in un Blog di ottima qualità come il suo non ci sarebbe stato alcun problema, comunque, io l’avevo scritto, avevo segnalato nel post anche due interessati link controinformativi, l’avevo inviato e non avevo ricevuto messaggi di errore, a titolo di cronaca, può capitare che se in un post un commentatore mette due link e non solo uno poi il sistema non lo prende perché lo mette in spam, ragione per cui è possibile che quel mio post sia andato a finire in spam!

        Comunque, quando avrò tempo magari lo riscrivo e stavolta non metterò due link nello stesso post!

        Cordiali saluti.

        Fabrice

        PS quel mio post non era affetto da nessuna stupidità e da nessun tipo di maleducazione, anzi le facevo anche i complimenti per alcune sue intuizioni.

      • pierluigi fagan ha detto:

        Trovato! Era in effetti nello spam: “Finora Parigi ha fatto asse con Berlino. R: Se domani andassero al potere le idee dei gilet gialli, è certo che smetteremmo di metterci al servizio della Germania. E avremmo invece interesse a capirci con Italia, Spagna, Portogallo e Grecia.”, Dott. Pierluigi Fagan

        Domanda: che lingua parlebbero fra di loro? La Francia probabilmente farebbe di tutto per imporre il francese e già si partirebbe male!

        A mio avviso, un blocco geopolitico del genere potrebbe realizzarsi solo se ognuno degli stati membri si staccasse dalla Nato ma le vicende greche dicono ben altro, vedasi i miei cinque post al seguente articolo :

        http://www.libreidee.org/2018/01/la-grecia-in-saldo-al-5-lo-stato-non-esiste-piu-e-litalia/

        Sono quelli con la dicitura iniziale “Socrate”, riportano le analisi sul caso Grecia di Thierry Meyssan fondatore di Voltairenet, gli intrighi dei Clintons e di Goldman Sachs ai danni della Grecia e l’interessante intervista di Sputnicknews al Prof Bagnai sul caso Grecia.

        Insomma, per farla breve, all’interno di ognuno di questi stati membri di questo nuovo blocco geopolitico ancora prima di formarsi ci sarebbero subito i pervicaci sostenitori politici della fedeltà della Nato a comando americano, considerando anche che i media mainstream in questi paesi sono filoatlantici e allora insieme ( i pervicaci sostenitori politici della fedeltà della Nato a comando americano e media mainstream che suonano la stessa musica ) costuiirebbero un mix letale per fare il migliore lavaggio del cervello alla gente e avere quindi la maggioranza delle persone dalla parte loro.

        Fra le altre cose, uno dei lacci con cui l’America ha imbrigliato il mondo, compresi gli stati membri di questo futuro blocco geoploitico, è quello della “cultura” popolare”, vedasi a tale proposito questo articolo molto interessante:

        Perchè così indolenti? di Wayne Madsen

        http://www.ilnodogordiano.it/?p=525

        In conclusione e in breve, pure io penso che per l’Italia l’apparnenza a un tale futuro blocco geopolitico sia la migliore cosa possibile ma il là per dar vita all’effetto domino per dare vita a un progetto del genere può venir solo dalla Francia, e la cosa mi sembra difficile, purtroppo.

        Cordiali saluti.

        TheTruthSeeker

      • pierluigi fagan ha detto:

        Chiarisco il mio punto di vista. L’idea di una federazione euro-latino-mediterranea, è concorrente della vaga idea di Europa Unita senza omogeneità interna. Il ragionamento è semplice: per avere un soggetto politicamente democratico ed al contempo dotato di tutte le leve di sovranità bisogna fare niente di più o di meno di uno Stato. Ma per fare uno Stato occorre partire da un certo numero o di omogeneità/compatibilità esistenti o comunque sfruttabili in un successivo processo. Queste compatibilità/omogeneità sono disegnate dalla geo-storia e vi sono nell’Europa latino-mediterranea, come vi sono nell’Europa germano-scandinava o in parte in un paio di possibili assetti per quella che è l’Europa dell’Est. Questa idea è un progetto complesso ovviamente, come lo è stata l’idea di Europa Unita che risale quantomeno a Kalergi (1922) o Spinelli (1944). Si noti che tali idee anticipano di decenni i processi poi conseguenti. La natura di queste idee è strategica, non sono ricette per soluzioni semplici di cose che si fanno in due/tre anni. Cionondimeno, credo che tale idea/progetto si potrebbe cominciare a costruire già in seno all’attuale Europa, come fronte comune contro l’austerity o per la revisione dei Trattati o forse anche per una uscita concordata dal sistema dell’euro (ipotesi Stiglitz e di molti altri su i due euro che -operativamente- sembra l’unica soluzione viabile). Insomma è anche una idea per far politica. Chiaramente, tale idea, non parte con l’unanimità delle forze politiche dei vari Paesi, dovrebbe sviluppare una sua egemonia nel tempo. Poiché -a mio avviso- per quanto complessa ha diversi atout pratici, nel senso che “funzionerebbe” ovvero nel senso che non è un idealismo o un utopismo, penso che tale lotta per la progressiva egemonia potrebbe esser condotta ed aprire anche una serie di contraddizioni tra cui quelle interne alla Francia (Paese da cui l’idea per altro proviene). Nel senso che non è un’idea a cui affiancare la faccia di Macron o di Salvini, l’idea ha un suo orizzonte temporale non immediato, di medio periodo. Quanto all’allineamento, ad esempio oggi, non è detto che americani e britannici non possano vedere di buon occhio un ridimensionamento di potenza dell’attuale UE che è un sistema al servizio della potenza della Germania, che è il loro vero competitor. Ma certo arriverà il giorno in cui il già iniziato processo di unificazione dovrà fare i conti con l’allineamento militare (NATO). Credo però che nel giro di qualche anno, il processo di autonomizzazione potrebbe esser compiuto come conseguente la rilevanza e la forza obiettiva del nuovo soggetto. E’ una prospettiva. Del resto De Gaulle, date opportune condizioni, non si fece scrupolo a suo tempo di uscire dal comando NATO nel 1966 e sopravvisse, politicamente, alla decisione. Bisogna ragionare in termini di rapporti di forza, stiamo parlando di un soggetto con 200 milioni di persone, terza economia del mondo (con relativa valuta di prospettiva int’le), in grado di giocare nell’attuale quadro politico int’le (Russia, Cina USA) le proprie carte e strategie. Questa idea ha un futuro, la NATO francamente non so, l’iperpotenza USA nemmeno. Credo si possa fare a partire dal discuterla e costruirla con molti più contributi di quanto si possa noi fare qui.

  2. Fabrice ha detto:

    All’attenzione del Dott. Pierluigi Fagan.

    Grazie per la pubblicazione del mio post e grazie mille per la sua articolata e interessante risposta, comunque, l’economista italo danese Bruno Amoroso aveva individuato ben sei anni fa una soluzione per i paesi del Sud Europa, ecco la sua proposta in sintesi:

    https://www.libreidee.org/2013/09/amoroso-via-dalleuro-o-facciamo-la-fine-della-jugoslavia/

    Cordiali saluti.

    Fabrice

    • pierluigi fagan ha detto:

      Scorrendo gli articoli nel motore di ricerca interno, sempre sullo stesso tema, ne troverà di quattro cinque anni fa che citano doverosamente Bruno con cui ero personalmente in contatto e con cui si era discusso più di una volta il tema. Peccato ci abbia lasciato, peccato davvero.

      • Fabrice ha detto:

        Grazie mille per l’appunto e complimenti per una tale frequentazione di altissima qualità.

        Ha ragione, davvero peccato che sia morto, il suo contributo autorevole avrebbe potuto fare la differenza.

        Cordiali saluti.

        Fabrice

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