UNA METAFORA PER LA COMPLESSITA’.

Fri72Ogni epoca abbina un concetto portante dello sviluppo culturale del suo tempo con una metafora di riferimento. L’inizio della modernità rimase affascinata dalla scoperta del meccanismo. Ruote dentate, pulegge, pesi e contrappesi il cui idealtipo fu il misuratore del tempo: l’orologio. L’inizio dell’economia moderna intorno al XVII° secolo venne ispirata dalla scoperta del sistema circolatorio del sangue. La stessa idea provvidenziale di mercato richiama questa facoltà di portare il necessario (l’ossigeno), lì dove serve, nel momento in cui serve, nelle giuste quantità. La Rivoluzione industriale fece largo uso sia nei fatti concreti, sia in quelli della modellizzazione culturale, della macchina a vapore con i suoi portati di dinamicità, potenza, energia, lavoro. La Rivoluzione informatica portò a riflettersi nel computer con il suo cartesiano dualismo di hardware e software, struttura e sovrastruttura. Macchinismo, circolazione, potenza, informazione. Per l’Era della Complessità quale riferimento modellistico possiamo proporre ?

La mente – è più grande del cielo –  Perché – se li metti fianco a fianco – L’una contiene l’altro – Facilmente – e te – anche” scriveva Emily Dickinson in quello che è l’esergo preferito degli autori di libri su mente, cervello, coscienza. La mente è per parafrasare Anselmo d’Aosta alla ricerca della sua definizione razionale di Dio “ciò che più grande non si può pensare” anche perché essendo proprio ciò che pensa, se lo pensa, vuol dire che vi è contenuto. Essa è propriamente il limite oltre il quale il nostro pensiero non può andare altrimenti, (questa volta citando L. Wittgentsein) bisognerebbe poter pensare entrambi i lati di questo limite e quindi “pensar ciò che pensar non si può”. La mente è la metafora ideale della complessità.

sistema-circolatorioPartiremo da un postulato brutale poiché non è questa la sede per argomentare sul monismo e dualismo dei rapporti tra mente e cervello, assumeremo quindi d’imperio che la mente sia ciò che è prodotto dal lavoro del cervello, la mente è una emergenza del lavoro cerebrale. Il cervello è un organo biologico-elettro-chimico, formato da varietà (1011 cellule dette neuroni) ed interconnessioni (1015 connessioni sinaptiche). Su queste interconnessioni viaggiano segnali sia chimici, sia elettrici che i neuroni si scambiano tra loro, questo è il network delle reciproche interrelazioni. Il cervello è dunque in gigantesco sistema (sistema fatto di sistemi quali nuclei e cortecce che formano regioni quali gli emisferi, corpi, lobi, tronco, etc.) formato da varietà in interrelazioni, immerso in un suo ambiente, anzi in tre diversi strati ambientali successivi. Il primo ambiente è quello cranico formato anche da cellule gliali e liquido cerebrale, il secondo ambiente è il corpo biologico che ospita quel dato cervello (e le diramazioni diffuse dell’intero sistema nervoso), il terzo ambiente è quello esterno al corpo, quello in cui il corpo è immerso, fatto di ecologie, sociologie e relazioni umane one-to-one. Varietà, interconnessioni per interrelazioni che formano sistemi ed ambiente, è questa la base della descrizione tanto del cervello-mente, quanto della complessità.

macchina-a-vapore-xviii-secoloMa le affinità elettive non terminano qui. L’intero cervello-mente può essere visto anche come un sistema cibernetico e molti delle sue componenti sistemiche interne funzionano con meccanismi di rientro che retroagiscono l’output come nuovo imput, cioè come feedback. La funzione cibernetica cerebrale è manifesta come regolatore delle funzioni omeostatiche corporee e secondo G. Edelman, quello dei circuiti rientranti, è il sistema architettonico-funzionale proprio di ciò che chiamiamo autocoscienza o coscienza di secondo ordine. Secondo Damasio, il cervello-mente svolge anche una funzione di omeostasi socio-culturale.

Il cervello-mente è un sistema adattativo, esso produce adattamento per il corpo a cui è relativo e lo fa adattandosi a sua volta, il che significa che è un sistema che mantiene funzionalità modificandosi continuamente. I neuroni nascono e muoiono, le connessioni sinaptiche si attivano o meno, alcune di più o con più frequenza di altre almeno fino a che svolgono la funzione a cui appartengono, si formano ex-novo e decadono. difference-between-software-hardwareGli assoni che sono le interconnessioni a medio-lungo raggio  che trasportano segnali elettrici e i dendriti che sono quelle a corto raggio che trasportano segnali chimici diventano tanto più efficienti, quanto più spesso vengono usati. Anche le sinapsi si rinforzano in base all’uso.  L’intera architettura cerebrale si modifica, sicuramente di più nell’infanzia e nell’adolescenza ma in parte anche in età matura. Questo porta in similitudine un altro concetto dei sistemi complessi: l’auto-organizzazione. Non tutto è prescritto geneticamente, molto avviene sotto l’influsso ambientale.  L’intero cervello-mente mostra una significativa ridondanza per la quale la stessa cosa può essere fatta utilizzando diverse vie.  In quanto parte di un corpo biologico, anche il cervello-mente è soggetto al Secondo principio della termodinamica ed il suo funzionamento contribuisce per parte all’aumento generale di entropia universale. Anche il cervello-mente ricorre al principio di differenza per il quale alla simmetria strutturale, può far corrispondere l’asimmetria funzionale (M. Gazzaniga).

cervello_dal_web_2--400x300Come qualsiasi oggetto biologico, la mente-cervello è soggetta al tempo. In generale perché tende a deteriorarsi sino al non funzionamento finale, in particolare poiché è sede delle memorie, ha molte prestazioni evolutesi in quanto sempre maggiore velocità di esecuzione mentre secondo alcuni (il neurofisiologo Wolf Singer tra tutti) sarebbe proprio la facoltà di scarica neurale sincronica a permettere la percezione cosciente se non addirittura la coscienza stessa. Altri studi mostrano (B. Libet) come la velocità di comparsa dell’intenzione cosciente sia spesso preceduta da una attivazione non conscia.  La stessa architettura cerebrale mostra nelle sue sezioni il contributo dell’evoluzione nel tempo: le zone più antiche sono quelle interne, quelle più esterne sono più recenti secondo la sequenza evolutiva del cervello rettiliano-mammifero-umano corticale (P. D. MacLean).

Non vi è altro oggetto di conoscenza che implichi, a forza, la convergenza dei saperi e delle discipline. Dalla fisica (secondo R.Penrose la coscienza sarebbe una emergenza quantistica), alla chimica, alla biologia (quella sistemica e quella molecolare tra tutte) e più in generale la fisiologia. Ma ai piani successivi dopo la neurobiologia e le nuove scienze cognitive, ecco la psicologia, la psicoanalisi. Le teorie evolutive della mente chiamano la zoologia e le paleo-logia-antropologia, le teorie sull’output comportamentale afferiscono oltre che alla psicologia stretta, alla sociologia ed anche l’economia. E così la linguistica, la storia e la filosofia che ha un settore specifico sul problema (filosofia della mente). Altresì, tutte le nostre categorie e paradigmi, originano dalla mente e quindi in natura, non mostrano alcuna dicotomia, originando tutte dallo stesso luogo. Ragione ed emozione, conscio ed inconscio, materiale ed ideale, naturale e culturale sono tutte ipostatizzazioni del linguaggio e delle sue logiche che rispondono ad artificiali (culturali) immagini di mondo. Artificiali, cioè rivedibili nel tempo.

NeuroneSchemaIl cervello-mente non può essere affrontato con logiche riduttive (ancormeno deterministe) ed anche per questo è rimasto fino a pochi decenni fa, un oggetto lasciato ai margini dei nostri sforzi conoscitivi il che è davvero paradossale visto che è proprio il “ciò che conosce”. Esso è stato e per molti versi lo è tutt’oggi, un fatto troppo complesso per essere approcciato dalla scienza semplificata. Impossibile ridurre ad un meccanismo o singolo dispositivo, una qualsiasi funzione cerebro-mentale che mostra tanta complessità quanta emergenza oltretutto adattativa, cioè variabile nel tempo. In pratica, il cervello-mente è quanto di più riottoso ad esser compreso in una legge o un set di leggi se non intese in modo vago come un reticolo di principi descrittivi.

Insostenibile si è rivelato il tentativo di assimilare il cervello-mente alla metafora informazionale hardware-software poiché: a) l’hardware cerebrale è fatto di materia processuale ovvero di materia che cambia il suo stato e la sua architettura nel mentre svolge la funzione cosa che diodi, transistor, chips e cavi non possono fare; b) il presunto software mentale non è un programma imputato che gira sul supporto materiale ma è propriamente la funzione espressa dall’intero processo operazionale della materia, sia nella sua sostanza (cellule, neurotrasmettitori, ormoni, segnali elettrici), sia nella sua forma (la cablatura, l’architettura sistemica); c) a+b non sono proprietà di un sistema isolato ma di un sistema embedded in un sistema (corporeo) più ampio a sua volta iperconnesso col suo circostante. Vani quindi i tentativi di ridurre il cervello-mente ad un meccanismo di processo dell’informazione e miseri i risultati di decenni di sforzi nello sviluppo dell’Artificial Intelligence. Oltretutto, mancando una definizione chiara ed accettata sia di intelligenza, sia di coscienza del sé, appare confuso il sogno di chi si pone l’obiettivo di replicarle sinteticamente. Non meno insostenibile la visione strettamente genetica che pretendeva di accreditare a singoli neuroni, singole funzioni, immagini, significati ed addirittura comportamenti (da R. Dawkins a S. Pinker).

Les_fibres_de_la_mati_re_blancInfine, va notato che l’organizzazione funzionale della mente-cervello non segue mai una precisa e definitiva gerarchia. In ogni istante del suo essere in divenire, la mente-cervello è un processo di decine e centinaia di operazioni, alcune in background ed altre in primo piano, alcune generali ed altre particolari, alcune emotive ed altre razionali (ma mai completamente solo le une o le altre), così per quelle consce e per quelle inconsce, quelle primitive e quelle più evolutivamente recenti, quelle istintive e quelle ragionate. Il cervello-mente è un sistema la cui gerarchia funzionale è ad-hoc rispetto a varie condizioni e situazioni tanto del milieu corporeo interno, quanto dell’ambiente esterno, anche per questo lo si definisce il principale organo adattativo.

Adattativo, sistemico, autopoietico, cibernetico, ad-hoc-cratico, il cervello-mente è la patria della complessità, lì dove ogni nuovo pensiero si sente a casa. Il pensiero complesso altro non è che l’espressione più naturale della complessità cerebro-mentale, una forma benvenuta e necessaria dell’evoluzione culturale.

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Una bibliografia minima sull’argomento: Gerald M. Edelman, Sulla materia della mente, Milano, Adeplhi, 1993; Antonio Damasio, Il sé viene alla mente, Milano, Adelphi, 2012; Joseph LeDouox, Il Sé sinaptico, Milano, Cortina, 2002; Roger Penrose, La mente nuova dell’imperatore, Milano, Rizzoli, 1992; Giulio Tononi, Galileo ed il fotodiodo, Roma-Bari, Laterza, 2003; Gerald M. Edelman, Giulio Tononi, Un universo di coscienza, Torino, Einaudi, 2000; Steven Rose, Il cervello del ventunesimo secolo, Torino, Codice edizioni, 2005. Sul lato evoluzionistico: Merlin Donald, L’evoluzione della mente, Milano, Garzanti, 2004.   Sul lato filosofico:  John Searle, Il mistero della coscienza, Milano, Cortina, 1998; Daniel Dennet, La coscienza. Che cosa è, Roma-Bari, Laterza, 2009; Douglas R. Hofstadter, Daniel Dennet, L’io della mente, Milano, Adelphi, 1985; Michele di Francesco, La coscienza, Roma-Bari, Laterza, 2000; Diego Marconi, Filosofia e scienza cognitiva, Roma-Bari, Laterza, 2003.

La citazione della Dickinson è da Tutte le poesie, Milano, Mondadori, 1997 (p. 717). Quella di Anselmo d’Aosta è la cosiddetta prova ontologica, testo tra gli altri contenuto in G. Reale, D. Antiseri, Storia della filosofia, vol 3, Milano, Bompiani, 2008 (p.309). Quella di Wittgenstein è nella celebre Prefazione dell’autore del Tractatus logico-philosophicus, Torino, Einaudi, 1974 (p. 3).

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[Postilla del Giugno 2015]

Da varie forme di pensiero del XX° secolo è gradatamente emersa una forma che è la base della metafora guida della contemporaneità, questa forma è la rete. La rete è una forma data da fili che si intrecciano, la complessità ovvero il cum-plexus ovvero l’intrecciato assieme è il significato che ne definisce l’essere. Proiezioni di questa idea-guida o metafora generale sono: Internet e tutto ciò che ne deriva dai social network ai meta-data, la rete della telefonia cellulare, la topologia da Eulero in poi e la Teoria delle catastrofi, la teoria delle reti sociali di J.L.Moreno, la Teoria dell’informazione, la Teoria dei giochi, la Teoria dei grafi in matematica-geometria-informatica, la Teoria dei piccoli mondi ed i sei gradi di separazione, l’applicazione della Teoria delle reti a gli studi genomici, la chimica dei grafi, le reti ecologiche, genealogie-organigrammi-diagrammi di flusso, grammatica formale, naturalmente i vari approcci allo studio del cervello-mente e molto altro. L’origine grafo066dell’idea è proprio nella Teoria delle reti di Eulero (Leonhard Euler, svizzero, 1707-1783) ma la metafora si sintetizza e diventa di pubblico uso, da quando nasce Internet, sebbene l’idea in forma astratta sia del XVIII° secolo. Anche la rete dei telegrafi prima e dei telefoni poi, poteva portare a questa sintesi ma ciò accadde solo dopo che si era diffusa la Teoria dell’informazione e dei Sistemi, negli anni ’50. Una intera cascata di applicazioni si forma d’improvviso a partire da questa sintesi, una vera e propria euristica che in pochi decenni pervade e struttura molti tipi di sguardi cognitivi, sorpattutto tecno-scientifici.

Le forme organizzate della cognizione umana sono un continuum variegato che a i due estremi ha la fisica e la filosofia. Il paradigma reticolare-relazionale è giunto di recente in fisica con le idee che cercano di risolvere il problema della parziale incompatibilità tra relatività e meccanica quantistica. Il principio è stato l’assunzione del grafo (figura con molti lati, detti anche archi o spigoli, che collegano nodi, o vertici) nella teoria delle triangolazioni dinamiche causali di J. Ambjørn e R. Loll nel 2007. L. Smoolin e F. Markopoulou l’hanno sviluppata nella grafità quantistica ed intorno a questo ambito ruotano anche la teoria della gravità quantistica a loop (A. Ashtekar, C.Rovelli, L. Smoolin), la teoria degli insiemi causali e gli approcci matriciali nelle teorie delle stringhe. In filosofia invece, il paradigma relazionale stenta a generare una fioritura simile. La cosa dovrebbe avere a che fare con la ricerca che qui sviluppiamo ovvero una filosofia della complessità che incontra diverse resistenze dovute al triangolo metafisico occidentale originario, cioè i concetti di Uno, Semplice ed Assoluto. Reti, network funzionali, grafi si basano su molteplicità interrelate (quindi non ab-solute) che generano complessità dinamica, cioè, l’esatto contrario.

Appena più nello specifico delle teorie relazionaliste della fisica, nella gravità quantistica: “Il mondo è una rete dinamica di relazioni; tutto ciò che vive sulla rete e la struttura della rete stessa sono soggetti ad evoluzione.”. Nella gravità quantistica a loop invece: “...non c’è lo spazio, ma soltanto una rete di interazioni, in cui ogni cosa è potenzialmente collegata ad ogni altra cosa“, la maggioranza di questi collegamenti sarebbe nell’adiacente (cioè il locale) ma alcuni congiungerebbero punti altrimenti definiti “lontani” (cioè non locali). neuroneUn parallelo cerebrale è la differenze tra dendriti che collegano il neurone al suo circostante e l’assone che collega un neurone ad un altro anche molto distante. Queste connessioni sarebbero attivate da energia e quindi in presenza di molta energia come nel momento iniziale dell’universo molto caldo, sarebbero state tutte attive, in seguito, con la diminuzione di energia si scelsero alcune e non altre dando vita alla geometrogenesi. Mi scuso con i fisici se ho riportato qualche concetto fuori posto ma non è la struttura precisa delle loro teorie che qui ci interessa ma la forma generale. Questa forma della geometrogenesi allude decisamente ai concetti di potenziale ed atto di Aristotele. La rete sarebbe di tutti con tutti (potenziale) ma quella che poi si usa e che quella che appare nella realtà concreta è solo una sua geometria tra coloro che maggiormente la usano per scambiarsi effetti (o informazioni) esattamente come pare essere nell’ontogenesi cerebrale. Anche qui, la rete potenziale delle connessioni è molto più ampia ed intricata di quella che con lo sviluppo si andrà a definire in base la principio del consolidamento per uso (più si usa, più si consolida). La cosa avrebbe anche un correlato con la proprietà degli assoni che più vengono usati, più producono mielina che funge da isolante tale per cui i segnali elettrici hanno minor dispersione e più velocità, il che porta ad usare di più quegli assoni. Il tutto sintetizzerebbe un principio di azione reciproca per il quale: “…la geometria dice alla materia dove si può spostare e la materia dice alla geometria come si può evolvere” [ i virgolettati sono citazioni da: Lee Smoolin, La rinascita del tempo, Einaudi, Torino, 2014, cap. XV°).

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Informazioni su pierluigi fagan

59 anni, sposato con: http://artforhousewives.wordpress.com/, due figli, un gatto. Professionista ed imprenditore per 22 anni. Da più di tredici anni ritirato a confuciana "vita di studio", svolge attività di ricerca da indipendente. Il tema del blog è la complessità, nella sua accezione più ampia: sociale, economica, politica e geopolitica, culturale e soprattutto filosofica. Nel 2017 ha pubblicato il libro: Verso un mondo multipolare, Fazi editore.
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