CRONACHE DA 501 A 550

CRONACA N. 550 (16.04.17)

SIAMO DI FRONTE AD UNA ESCALATION INEVITABILE, NECESSARIA, PROVOCATA AD ARTE, O FIGLIA DELLA PAZZIA? Questa la domanda finale dell’articolo in questione, una ricognizione sul sempre più dilatato keynesismo di guerra che vede l’Occidente, con un meno di 12% della popolazione mondiale, coprire più del 60% del mercato mondiale del commercio di armi. Pensavate che Ttip ed il TPP fossero il Male assoluto? Dovrete ricredervi, lì almeno si commerciavano merci e magari si esportava un po’ di più in USA. Ora invece, alzando progressivamente la tensione internazionale, gli USA otterranno lo stesso risultato finale di rinforzo e controllo sempre più gerarchico in chiave geopolitica (il gioco di tutti i giochi) ma senza dover importare ed anzi esportando. Ecco allora due altre frasi chiave dell’articolo “E’ complicato stare tranquilli in un mondo come questo”, “In attesa della difesa europea, la scelta di stare dalla parte degli Stati Uniti è l’unica possibile” dice il presidente della federazione delle aziende difesa italiane, già felice per l’aumento vertiginoso nella vendita d’armi nel mercato domestico. Pensavate che il Peggio fosse l’immagine del nostro Presidente del Consiglio genuflesso a Berlino davanti alla dominatrice delle pratiche s/m neoliberiste? Dovrete ricredervi di nuovo perché il prossimo 20 Aprile il nostro Presidente del Consiglio andrà a genuflettersi a Washington, davanti al dominus che oggi distribuisce le carte del nuovo gioco del “grosso bastone” che lui ha e noi no. Avremo così l’euro, l’austerity, le riforme necessarie per recuperare competitività e produttività, l’invasione migrante visto che i maggiori importatori ed utilizzatori d’armi sono in Medio Oriente ed Africa (cioè sottocasa), il “o con noi o contro di noi” che ci stringe nella NATO, la paura infantile del grande botto della Madre di Tutte le Bombe, l’aumento del budget di difesa e il contributo NATO fino al 2% del Pil ed un sottile terrore di esser atomicamente vaporizzati per qualche calcolo sbagliato nella Teoria dei giochi (la stessa con cui si fa la “scienza” economica dominante) mentre intorno a voi turbinano fake news allarmanti e confondenti (tipo il titolo del’articolo in questione che con il testo c’entra poco o nulla). Potreste però sempre arrovellarvi amleticamente se mangiare o non mangiare l’agnello sacrificale che -a questo punto- è una splendida metafora della nostra condizione esistenziale. Forse sarebbe cannibalismo visto che condividiamo la condizione ultima?

CRONACA N. 549 (15.04.17)

GUARDARE LA COREA SBAGLIATA ? Tutto sembra portarci ad osservare il mistero di Pyongyang e com’è ormai saggezza acquisita, quando tutto verte su un punto è bene divincolarsi e cercare di capire cosa non si vuole far vedere nel volerci far vedere per forza qualcosa. Basta spostarsi di qualche chilometro da Pyongyang ed eccoci a Seul. Park Geun-hye è la figlia del dittatore che governò la SK dal 1963 al 1979 che firmò L’Accordo sullo status delle forza armate USA in Corea nel 1966. La signora è stata recentemente destituita dalla Corte Costituzionale per uno scandalo troppo complicato da raccontare. Le nuove elezioni dovrebbero tenersi a Maggio. Favorito però è il progressista Moon Jae-in il quale ha una piattaforma che vuole rilanciare il dialogo con la NK e rivedere la sostanza dell’accordo del ’66 con gli USA, in pratica, accedere all’area di grande distensione e cooperazione che verte sulla Cina. Ora si parla di riportare bombe nucleari USA in SK (erano state ritirate tempo fa) e tenete conto che gli USA hanno 25 mld US$ di deficit commerciale con la patria del Samsung e delle Hyundai. Mercoledì, il vice presidente USA M. Pence va a Seul. I puntini, uniteli voi.

UNA ANALISI DELLA SITUAZIONE IN INTERVISTA A RADIO BALCKOUT (QUI)

LA PUNTATA INTEGRALE DI OMNIBUS 08.04.17 A CUI HO PARTECIPATO (QUI)

CRONACA N. 548 (12.04.17)

PENSARCI PRIMA. Il mondo si fa sempre più complicato. L’avvento della fase multipolare porta molti attori oltre ai principali noti (USA, Russia, Cina). Multipolare significa non solo che da uno o due i poli diventano tre ma da pochi a molti. Condivido quindi questa analisi di AD sul futuro dell’Isis che sta dando inequivoci segnali di interesse per l’Egitto in cui, a breve, ci sarà la visita (guarda-un-po’) di Bergoglio. Isis, per me, significa Arabia Saudita. Sconsiglio di ridurre la multipolarità ai soliti noti (sauditi servi degli americani), la faccenda è meno semplice. Altresì, ricordo ai disconnessi che i dibattiti su Europa sì o no, come e perché, dovrebbero intrecciarsi alle considerazioni di quadro geopolitico. Se ci ritroviamo il nuovo fronte di destabilizzazione dell’Isis sotto casa che facciamo oltre a produrre fantasiosissime analisi ex-post?

CRONACA N. 547 (11.04.17)

IL BASTONE PACIFICO. In un precedente post, avevamo proposto la strategia Roosvelt della diplomazia del grosso bastone, come ragione dell’improvvisa pioggia di Tomahawk sulla Siria ed avevamo segnalato la non fortuita coincidenza tra lo show pirotecnico ed il primo vis à vis tra Trump e Xi Jinping. A seguire, Trump sposta la 3° flotta da Singapore e la manda in un imprecisato “Pacifico occidentale” che tutti immaginano essere non lontano dalle acque territoriali nord-coreane. Il tutto preparato da un precedente dichiarazione di Tillerson che aveva avvertito Pyongyang che la pazienza strategica era terminata e l’opzione militare era sul tavolo. Zerohedge (grazie a F.F.Polizzotto che ha segnalato la news), riprende testata sud-coreana che sostiene che Pechino sta ammassando la bellezza di 150.000 soldati al confine con la N-Corea. Ed è subito panico.
Qual è la razionalità strategica di questa mossa? Tentiamo una risposta:
1) La N-Corea è capofila di un possibile fenomeno che inquieta non solo gli USA ma l’intero Consiglio di Sicurezza ONU, Cina e Russia comprese. Si tratta del fatto che ogni potenza nucleare è a sua volta a capo di un potenziale polo, il che in un mondo multipolare vale parecchio. Ogni altro paese che tenta di dotarsi di un’arma nucleare, oltre ad accendere catene di “la voglio anch’io, perché lui sì ed io no?”, defeziona dal pigolante seguito di questo o quel possessore di ombrello nucleare, si mette in proprio e così facendo diventa un attore -quantomeno militare- della scacchiera geopolitica. Il che diminuisce il potere dei grandi nucleari ed aumenta l’entropia del gioco internazionale. Gli USA debbono impedire lo svolgimento di questo processo, prima che sia troppo tardi.
2) La N-Corea, a questo punto, minaccia potenzialmente Tokio e Seul, non minaccia nel senso di voler vaporizzare i vicini ma nel senso che eventuali escalation d’area per qualsivoglia motivo, possono portare Pyongyang a valutare questa opzione. La famosa “deterrenza nucleare” funziona così. Tokio e Seul sono i pied à terre USA nell’area che è l’area cinese e russo siberiana. Ma Tokio e Seul (assieme a Taiwan)sono anche i destinatari delle prime telefonate di Trump appena eletto e della visita dell’appena eletto Tillerson e lo sono dopo che Trump ha dichiarato che il TTP era ritirato dal tavolo. Tokio è il terzo deficit commerciale USA appena una ticchia sotto la Germania (il primo è la Cina, com’è noto intorno al 50%), Seul è il nono, praticamente a pari con l’Italia. In S-Corea e Giappone, gli americani hanno uomini e piattaforme missilistiche costose. Oltre a Tokio e Seul, l’area conta altri attori dalla Manila del bizzarro Duterte all’ondivaga Malaysia ad Hanoi.
3) Naturalmente, l’elefante nella stanza (versione asiatica della mucca nel corridoio di Bersani) è la Cina e qui la partita strategica è troppo grossa per entrare in un post. Non va dimenticata anche la Russia che giunge all’area con le propaggini siberiane, il supporto non visibile a Pyongyang, il nuovo gasdotto che potrebbe rifornire il Giappone.
Ecco allora una splendido quadretto per fare questo: “scordatevi i trattati commerciali in cui pietiamo qualche vantaggio tattico facendoci invadere dalle vostre merci. Da oggi o state con noi o state contro di noi e stare con noi significa fare quello che noi vi diciamo di fare e soprattutto pagare per il servizio di protezione (l’Australia ha già firmato un lucroso contratto con Raytheon per i sistemi di difesa a terra) . Protezione da cosa? Beh qualche minaccia già c’è ma noi provvederemo ad aumentare la tensione dell’area e voi vi cagherete sotto dalla fifa e verrete a piagnucolare per essere protetti. Noi vi proteggeremo (pare che a Washington stiano pensando di mandare testate nucleari in S-Corea e questo alla vigilia di elezioni in cui è dato vincente un social-democratico che altresì avrebbe voluto ridiscutere la presenza USA nel paese per fare pacifica area di scambio con la Cina) ma questo è il listino (segue elenco che potete facilmente immaginare)”. Riallineare i riottosi alleati dell’area spendendo meno che col TPP ed anzi facendosi pagare i già correnti costi di difesa. Costringere la Cina a rendersi conto che è accerchiata da amici del nemico principale, assumere il ruolo di regista delle dinamiche dell’area tenendo tutti sulla corda dato che con un piccolo strappo, il nodo scorsoio stringe la gola. Rimarcare il principio già espresso in Siria, con specifica declinazione atomica. Kim Jong-un, nel frattempo, ha fatto ammazzare il fratellastro di modo che non ci sia possibile liscia (dinastica) successione per un ipotetico regime change.

[Un’ampia ricostruzione del quadro estremo orientale, su Limes – qui]

CRONACA N. 546 (30.03.17)

UNIONI DA INCUBO. L’Unione europea è un format economico-commerciale che nel tempo si è evoluto con, da una parte con l’eliminazione della concorrenza valutaria attraverso l’adozione da parte di alcuni tra i più decisivi della moneta comune, dall’altra sviluppando una qualche struttura giuridico-politica d’accompagno al funzionamento del mercato in comune. C’è chi pensa che tutto o parte di questo sistema sia già di per sé un incubo ma se su questo giudizio c’è dubbio. Non ci sarà però più alcun dubbio quando metterete un sistema fatto per una ragione (la ragione economica) a risolvere problemi di tutt’altra ragione. Come nei format televisivi in cui mettete un “famoso-per-qualcosa” a fare cose di natura diversa da quella che l’hanno reso “famoso”, il divertimento sadico è assicurato. Vediamo allora l’Unione di ragione economica alle prese con la ragione geopolitica. Seguendo il senso orario e quindi partendo da nord, abbiamo: 1) Brexit: persa l’UK ora si pone il problema della trattativa. Non la si può far passare liscia perché altrimenti tutti coloro che meditano la fuga avrebbero l’esempio positivo da prontamente seguire ma non la si può neanche metter giù dura altrimenti ti ritrovi il vecchio covo dei pirati che ti fa guerra fiscale, finanziaria, spionistica e diplomatica in casa ed in giro per il mondo. Ma l’idea di un pareggio è probabilmente diversa tra il punto di vista UE e quello UK, quindi c’è da pareggiare anche i punti di vista sul concetto di pareggio sebbene non è detto che le tue 27 teste abbiano la stessa idea del concetto di pareggio; 2) Russia: hai importato i baltici e quelli dell’Est perché il mercato ragiona in termini di quantità, più si è meglio è. Ma anche in termini di differenza, più c’è differenza nel sistema cosiddetto capitalista meglio è perché il profitto è concettualmente proprio una differenza. Ma se questa annessione ha “funzionato” sul piano economico permettendoti di importare mano d’opera a basso costo, permettendoti di de-localizzare, aprendosi ai tuoi succosi investimenti esteri ed all’espansione del tuo sistema bancario, non funziona sul piano geopolitico. Qualora tu volessi perseguire il tuo vantaggio naturale ovvero fare un sistema biunivoco coi russi in cui loro ti vendono energia e tu gli vendi tutto il resto che loro ti comprano coi soldi che gli hai dato per l’energia, non puoi; 3) Turchia: ti sei illusa di poter tenere buona e calma la penisola anatolica promettendogli sine die un matrimonio che non avevi nessuna intenzione di fare poiché in verità volevi solo fare sesso ovvero scambio dei fluidi vitali (scambio economico-finanziario) sfruttando il fatto che gli americani te la tenevano ingabbiata nella NATO. Nel mentre, la ragione geopolitica ha sopravanzato la ragione economica e la Turchia ha schivato un coup d’état, per poi riallinearsi sull’asse Mosca – Teheran. Su questo piano non hai più alcun fascino attrattivo ma in compenso loro ti tengono per le palle ricattandoti coi migranti; 4) Medio Oriente: da quelle parti ormai tutti si barcamenano tra americani, russi e cinesi e tu conti quanto il due di coppe a briscola quando regna bastoni. Al massimo, puoi andare a vendere un po’ d’armi per raccattare qualche investimento dei fondi sovrani dei paesi che poi finanziano la radicalizzazione degli islamici che hai a casa. Praticamente finanzi la tua stessa destabilizzazione stante che con le armi che gli vendi fanno guerre che producono migranti che tanto ti imbarazzano ; 5) Nord Africa: poiché nei sacri principi fondativi dell’unione in quanto mercato c’è il concetto di concorrenza non hai avuto alcun imbarazzo a permettere che i francesi e gli inglesi, scompaginassero la Libia a detrimento del socio italiano. Ti ritrovi così, un comodo canale di passaggio per flussi migratori che non vuoi avere, flussi migratori solo in parte arabi e per maggior parte africani. Africa che raddoppierà la sua popolazione nei prossimi venti/trenta anni; 6) USA: avevi pensato di fare una unione economica perché quello era il gioco imposto al mondo dal croupier del tavolo ma oggi il croupier ha cambiato idea e dalla ragione monopolare quindi globalista, sta prendendo atto che il tavolo sta diventando multipolare e sta quindi passando ad una logica di competizione tra nazioni. Tu non gli piaci: costi un sacco di soldi, fai concorrenza con merci migliori, fai concorrenza valutaria, proteggi un suo concorrente decisivo: la Germania. Manca solo che fai arrabbiare sul serio gli inglesi e ti ritrovi in guerra valutaria e finanziaria con l’intero asse anglo-sassone. In più rischi di finire nel mirino del nuovo “asse del male” visto che libero-globalista sei rimasta solo tu e la Cina.

Insomma, pensavi di aver fatto un affare quando tutto il mondo sembrava essersi messo a fare affari. Ora il mondo si sta mettendo a fare altri tipi di affari, gli affari inter-nazionali ma tu non sei una nazione e non sei uno Stato. Non lo sei e non lo potrai mai essere perché sei una unione di mercato e la logica con cui si fa un gioco non è la stessa che vige in un altro gioco. Sei come gli invitati ad un party, maschi e femmine in giacca e cravatta, tacchi e minigonne che finisce a giocare una partita di rugby: un incubo. Sarebbe anche divertente osservarti annaspare nel fango, se non si fosse della partita. E’ qui che il divertimento, da sadico, si trasforma in masochista.

CRONACA N. 545 (19.03.17)

OMEOSTASI MULTIPOLARE. Ci sono -schematicamente- tre stati di un sistema: 1) disequilibrato; 2) equilibrato statico; 3) equilibrato dinamico. Tutti gli organismi viventi, hanno un funzionamento omeostatico che è un esempio di equilibrio dinamico. Il funzionamento omeostatico permette ad un sistema di oscillare intorno a dei valori medi di equilibrio poiché troppo fuori e troppo a lungo lontani dall’equilibrio, i sistemi perdono il loro ordine. Di contro, fissi e statici cioè sempre in equilibrio, sono solo i sistemi non viventi. L’omeostasi è una funzione compensativa che tende a mantenere in equilibrio (ordine) l’organismo in rapporto a ciò che gli è intorno stante che sia le condizioni esterne, sia quelle interne, variano nel tempo, continuamente.

Quando nel ’44 si tenne a Bretton Woods (USA) la riunione che doveva decidere la forma del sistema economico – finanziario del capitalismo post bellico, J.M. Keynes si presentò con una proposta omeostatica. L’International Clearing Union, doveva essere una camera di compensazione che doveva tendere a riequilibrare ex post, gli squilibri del commercio internazionale che è un sistema che produce surplus e deficit variamente distribuiti tra gli Stati-economie che vi partecipano. Tali asimmetrie si riflettono poi su i valori e le riserve valutarie, disequilibrando i rapporti tra Stati. Creditore e debitore sono rapporti gerarchici ritenuti normali dentro una società ma non lo sono in un sistema di rapporti tra società -o meglio-, di fatto lo sono ma poiché portano invariabilmente al conflitto, sarebbe meglio evitarli. L’ICU di Keynes, avrebbe portato anche ad una moneta di conto regolatrice degli scambi internazionali, il bancor. Ma la riunione era in realtà una finzione, la decisione sul sistema era già presa e presa dal vincitore com’è tradizione nella storia. La decisione americana fu quindi che la moneta regolativa sarebbe stata la propria -il dollaro- e le istituzioni regolative il sistema l’IMF (Fmi) in cui gli USA hanno potere di veto e la maggioranza di fatto via sistema occidentale (USA-EU-JAP) e la WB (Banca mondiale) il cui direttore è invariabilmente americano dal 1944.

All’ultima riunione del G20 dei ministri finanziari, gli USA avrebbero voluto tralasciare qualsiasi riferimento ed impegno sul commercio estero (ha riferito Schaeuble) o lo avrebbero accettato togliendo ogni citazione al divieto di protezionismo ed inserendo il termine “fair” che sta più o meno per “equo” (ha riferito Padoan). Si immagina che per gli americani “equo” starebbe per “in equilibrio” o quantomeno nel minor disequilibrio. Gli USA hanno circa 720 mld US$ di deficit commerciale (PWF The Economist 2017) per poco meno del 50% con la Cina (per un altro 20% con l’UE) e per poco più del 10% con la Germania (seguono Giappone, Messico, Canada). Ma la nozione di equilibrio poi si porta appresso la moneta di scambio e le due istituzioni mondiali a guida americana, che di per loro sono già uno squilibrio.

In un mondo multipolare, la nozione di equilibrio è fondamentale poiché è la precondizione per la quale il sistema generale non degenera in conflitto. In Germania vincerà Schulz che ha premesso una maggior spesa interna che reinvesta l’eccezionale surplus, aumentando un po’ le importazioni? Gli USA attiveranno barriere doganali contro Cina ed euro o magari solo Germania? Prima o poi si tornerà sulle decisioni di Bretton Woods e si rispolvererà la saggezza dell’economista di Cambridge? Il gioco sarà lungo …

CRONACA N. 544 (14.03.17)

RICONFIGURAZIONE DEI SISTEMI. Se il gioco principale torna ad essere quello tra gli Stati, il mondo multipolare, tutti i sistemi globalizzanti decadranno. Lo vediamo in economia (morte del WTO), nelle istituzioni multilaterali (ONU) ma potremmo vederlo presto anche in Internet, l’infrastruttura principale del One World. Cina, Iran, Bielorussia, Russia, Corea del Sud, Arabia Saudita hanno già o forme di Internet nazionale o filtri molto pesanti che limitano il libero accesso. “Libero” significa che viene usato da tutti, dai movimenti altermondialisti come dalla CIA ed NSA, dall’Open Science come dalle ONG di Soros. L’intera posizione di potere dei GAFA (Google, Amazon, Facebook, Apple) che convoglia i dati a server ai quali le tante agenzie di spionaggio anglosassone hanno libero accesso, ha come presupposto l’esistenza di questa vasta rete sovranazionale. L’infosfera tende a coincidere con l’anglosfera. La Germania (qui) è capofila dell’idea di costituire un Internet europeo e le prossime rivelazioni Wikileaks sullo spionaggio USA dei tedeschi, rilanceranno il tema. http://www.corrierecomunicazioni.it/…/25864_aisi-via-l-inte…

CRONACA N. 543 (13.03.17)

A complemento dell’articolo “Geopolitica dell’Europa“, questa (qui) cartina, sulle principali regioni “storiche” del nostro sub-continente. L’idea noi si debba cominciar a pensare a nuovi Stati che fondino aree più ampie delle attuali configurazioni Stato-nazionali, sposa anche il percorso inverso di riconoscere ambiti territoriali più piccoli delle attuali configurazioni. Aree come la Scozia, la Catalogna, le rispettive aree dei valloni e dei fiamminghi. Le aree regionali e macroregionali, sarebbero il primo livello di una costruzione che ha nel medio livello gli ex Stati e al massimo livello la nuova federazione.

CRONACA N. 542 (13.03.17)

BACK TO REALITY. Dopo l’ultimo post domenicale da libro Cuore, torniamo ad Hobbes. Nella nota 19 del terzo capitolo del mio “Verso un mondo multipolare”, si discutono le prospettive delle armi atomiche. In pratica, un mondo effettivamente multipolare, dovrebbe corrispondere ad un mondo multi atomico. Il mondo multipolare presuppone l’esistenza di più poli, cioè soggetti pienamente sovrani in competizione tra loro. Stare sotto l’ombrello nucleare di qualcun altro significa esserne vassallo in termini di potenza generale, quindi, non poter esser polo autonomo. Non essere autonomo significa esser parte di una strategia decisa altrove, decisa da interessi di altri, interessi magari opposti ai propri. In una transizione multipolare, nulla è più aleatorio della coincidenza di interessi: oggi sono coincidenti, domani magari sono opposti. Ecco allora che i tedeschi ne cominciano a discutere: possiamo essere un soggetto sovrano, se non lo siamo militarmente? Quale migliore destinazione dell’eccezionale surplus germanico che non un rilancio dell’industria militare che tra l’altro è notoriamente il primo traino di certo sviluppo tecno-scientifico? (Qui)

The Indipendent invece, ospita una analisi generale preoccupata di quello che ritiene un incipiente rischio di Third World War, tema che recentemente si ripropone come la skordalia, una salsa di patate ed aglio della cucina greca che ha l’ironia di nominarsi con il termine opposto al suo effetto. E’ in effetti difficile scordarsi di aver mangiato la skordalia, almeno per le 4/5 ore successive. L’autore dell’analisi, Youssef El-Gingihy (qui), ne conclude che il capitalismo è solito superare le sue crisi profonde apparecchiando la più imponente delle distruzione creatrici: la guerra in grande. L’analisi ha la profondità quale è permessa da un articolo di giornale, più o meno quella di una pozzanghera ma pur tagliando e semplificando, giunge al buonsenso finale: cosa sappiamo, diciamo e facciamo noi tutti a fronte delle spinte potenti di queste dinamiche impersonali? La domanda ha una sua dignità fondamentale: che fare? Ci poniamo spesso tanti “che fare?”. Monetari, geopolitici, economici, culturali, politici, ideologici, sociologici, educativo-pedagogici ma c’è un “che fare?” più importante di tutti gli altri, quello la cui risposta permette di aprire le condizioni di possibilità per tutti gli altri: ampliare costantemente la democrazia. Il problema di tutti i problemi è che il gioco e tutti i giochi che vi sono compresi, sono affrontati e decisi da Pochi che interpretano così gli interessi dei Molti, sbagliando sistematicamente analisi e diagnosi. Solo livelli crescenti di democrazia ci possono salvare. Peccato non esista ancora né un soggetto politico, né un teorizzazione di riferimento, per questa che è l’unica soluzione possibile.

CRONACA N. 541 (09.03.17)

COMPITI PER IL PENSIERO. “C’è una incapacità intellettuale, una responsabilità dell’intelligenza, una difficoltà oggettiva, culturale e intellettuale.” secondo A. Touraine (qui), nel prospettare le soluzioni per passare da un movimento di opinione ad un movimento sociale, che accompagni la grande trasformazione in atto. Per il francese, questa trasformazione è un passaggio da una società ad un’altra ma su i contenuti di questo passaggio ci sono opinioni diverse. Secondo lui si tratta di qualcosa di simile al passaggio dal mercantilismo alla società di mercato, come se questa stesse passando a qualcos’altro dato dalle nuove tecnologie. Io non credo sia solo un problema di trasformazione del modo economico. Ad ogni modo, Touraine introduce un tema da me sollevato a più riprese “la separazione degli occidenti”, ovvero sancire il divorzio e la differenza col mondo anglosassone, che lui chiama “atlantico”. Credo sia un buono spunto ed un primo compito molto vasto e problematico da portare avanti col pensiero. Tocca non solo fare i conti con l’infilata Hobbes, Locke, Newton, Smith, Bentham-Mill, Darwin e tutto il successivo sviluppo statunitense, ma anche con la cultura che gli anglosassoni hanno posto a guida dell’Occidente, fin negli anfratti della vita comune, sociale, individuale, etico-morale e spirituale. Con le sue cose buone e con quelle cattive. Da qui un secondo compito. Fare i conti con ciò che rimane ovvero con l’Occidente euro-continentale. Ha una sua specificità? L’ha persa? La può ripristinare? E se pure esistesse una tale specificità, come dovrebbe declinarsi in concreti termini Stato-politici? Di ciò già discutiamo tra Unionisti, Stato-nazionalisti, nuove ipotetici macro-Stati federali. Infine, il terzo compito è cominciare a prospettare che tipo di modo di stare al mondo ci si vorrebbe credibilmente dare. Portando avanti questo terzo compito ci si accorgerà che esso è la terza faccia di uno stesso tetraedro che ha nelle altre due facce gli altri due compiti. La base del poliedro è la risposta alla domanda: in che mondo siamo capitati? ovvero l’analisi della storia, della situazione contingente e delle prospettive del nostro “essere nel mondo”. La domanda base è propedeutica allo sviluppo delle risposte alle altre tre. Allora sapremo per cosa batterci e da questa chiarezza, discenderà l’intenzione e di conseguenza la possibilità pratica di trasformare il mondo che già si sta trasformando per conto suo. Trasformazione che comunque ci sarà anche se -in assenza di nostro intervento-, è molto probabile che l’esito non ci piacerà affatto.

CRONACA N. 540 (05.03.17)

Un’ora ed un quarto di overview geopolitica, con analisi specifiche su USA, Cina, Russia, Germania, al Festival di Limes il cui titolo è “Chi sfida l’America”. L’introduzione di Diego Fabbri ( fino a 56:40) dà il perimetro del tavolo da gioco e delle principali posizioni di partenza. (qui  Introduzione ed interventi su USA e Cina)

CRONACA N. 539 (03.03.17)

LOGICHE INTERNE E LOGICHE ESTERNE. Hobbes prima e Locke poi (corrono una cinquantina d’anni tra i due), ribadirono che lo stato civile si aveva solo all’interno di uno Stato, dove si applicava una sola e ben precisa legge. All’esterno dello Stato era legge di natura, quindi “potenzialmente” un “tutti contro tutti”, perché non si poteva avere una sola legge e sopratutto non c’era la “forza” che la imponesse e ne imponesse il rispetto, punendo le trasgressioni. Questa logica abbastanza elementare, è stata forzata a partire dalla fine anni ’80 e da lì in poi, con due disposizioni: 1) il cosiddetto Washington consensus ovvero una serie di disposizioni del credo economico da allora divenute “mondiali” cioè “universali”; 2) la globalizzazione ovvero l’idea di un unico sistema mondo con un’unica cornice giuridica (molto leggera) nella quale operare gli scambi commerciali. Si badi bene, globalizzazione è una cosa, mondializzazione un’altra. Alla fine producono lo stesso risultato ovvero una grande rete di scambi commerciali (finanziari, di idee, di persone ed imprese, di interessi incrociati) ma nella mondializzazione che parte più o meno dal ‘5-600 la rete è tessuta dai ragni-Stati che fanno accordi tra loro, nella globalizzazione c’è una sola rete pre-definita e poi ogni ragno -all’interno- si fa i suoi percorsi. La globalizzazione, in sostanza, è stato un tentativo di forzare la logica elementare a cui si erano attenuti Hobbes e Locke, pensando si potesse avere uno stato civile comune (un accordo giuridico quadro) pur rimanendo Stati-economie distinte. Lo si è pensato, lo si è fatto, poi si è scoperto che a coloro che l’hanno pensato e fatto, gli Stati Uniti d’America, non conviene più e quindi ora lo disfano (qui). Al suo posto, si torna alla cara vecchia mondializzazione, a ragni-Stati che tessono le loro tele (network) contrattando vantaggi e limiti bilateralmente stante che alla fine, la ragnatela mondo, si svilupperà lo stesso, -solo-, secondo una diversa logica. Se poi, invece che di aride questioni logico-sistemico-giuridiche, si vuole parlare di cosmopolitismo, società chiusa-aperta, egoismi nazionalistici, populismi ed altri appassionanti temi di giornata, lo si faccia ma si sappia che se cambia la logica, il fine (avere un vantaggio dall’avere un mercato più ricco di quello interno anche se in comune con uno o più altri) è lo stesso, -solo- perseguito in altro modo.

CRONACA N. 538 (02.03.17)

Due articoli di (qui) e su (qui) S. Latouche e il programma della decrescita. Premesso che chi scrive ha lungamente frequentato in lettura il pantheon teorico del’argomento in questione (dallo stesso Latouche a Georgescu Roegen, da Polanyi a Marshall Shalins, da Marcel Mauss a Tim Jackson, da Ivan Illich a Cornelius Castoriadis, etc.), ad un certo punto, mi sono reso conto che intorno alla questione lessicale (decrescita, no meglio a-crescita, meglio obiettori della crescita, forse critico-scettici della crescita?) si nascondeva in realtà un’aporia. E l’aporia diventa palese leggendo l’intervista del Corsera in cui Latouche sentenzia che “E’ necessario che l’UE riparta da una vera unione politica.”. Qual è il punto?

Il punto è che Latouche rimane un economista ma la soluzione intorno a cui ruota non può esser economica. Il problema non è negativizzare la crescita, in un nuovo -auspicato- sistema economico ci sarà crescita, non ci sarà, a volte sì a volte no, in qualche parte del mondo sarà necessaria, in qualche altra parte sarà necessario contenersi, ci sarà qualitativa sebbene non avremo metodi di misura per sancirla, sarà occupazionale sebbene non risulterà automaticamente dal Pil. Andare a definire il risultato econometrico ex ante, non ha semplicemente senso. Perso nelle sue 8R, Latouche sembra esser diventato il P.Kotler dell’anti-economia, formulette da saggistica aeroportuale (tipo One Minute Manager o 5 cose che vi cambieranno la vita). Peccato, ed a maggior ragione laddove cita Castoriadis il cui apporto non è solo alla critica dell’immaginario ma ben più interessante -a mio avviso- nel riproporre il dominio di un ordine politico fortemente strutturato da un principio di democrazia diffusa. La soluzione ad una transizione economica non è nell’economico ma nel politico, non è nella decrescita ma nel democratico radicale.

Questo rimanere nell’economico cercando nella sola antitesi alla tesi dell’economia della crescita (per altro, il capitalismo termo-industriale britannico ha vissuto decenni nel XIX secolo senza produrre alcuna rilevante crescita come poi si è scoperto coi lavori di Bairoch e Maddison), scade in quell’analfabetismo della complessità che porta anche il pur stimabile per molti versi Latouche, a sottoscrivere l’unione politica dell’UE, progetto che o ci si prende una volta per tutte la briga di dettagliare facendoci capire come e se lo si ritiene possibile (possibile prima ancora di auspicabile) o non dovrebbe più entrare nel lessico teorico sopratutto per chi sta cercando una alternativa allo stato  attuale delle cose. Accoppiare la quasi utopia di una economia totalmente diversa alla distopia dell’unione delle genti europee, è il miglior modo per non portare avanti alcun concreto programma. Forse si vende qualche libro e si viene invitati a qualche festival estivo ma si continua a farci beffa dell’XI tesi su Feuerbach che è monito, anche per noi che marxisti o marxiani, non siamo.

CRONACA N. 537 (24.02.17)

AUTONOMIA MEDITERRANEA. Limes ci propone un Grande gioco mediterraneo (qui) come tavolo molto vivace per la geopolitica prossima e venire ma già in atto. Al Grande gioco partecipano gli emirati del golfo e i sauditi tramite l’ISIS, l’Egitto, la Francia, la Gran Bretagna, i russi, gli americani, i cinesi, gli israeliani ed i turchi sono attenti a fare le loro mosse. Mancano all’appello proprio gli euro-mediterranei destinati quindi a subire l’altrui gioco. Forse il Grande gioco presupporrebbe un grande giocatore, se non per imporre il proprio almeno per non subire l’altrui. Non saranno certo Germania o Olanda o Finlandia o i balto-isterici ad interessarsi a questo tavolo. Ecco un altro motivo per cominciare a pensare alla federazione euro-mediterranea.

CRONACA N. 536 (17.02.17)

LA BATTAGLIA PER L’EGEMONIA STRATEGICA. C. Schmitt, riteneva che il politico si orientasse primariamente in base alla partizione amico/nemico. Va da sé quindi, che la presidenza Trump, con la riformulazione del nemico (non del concetto ma della sua traduzione strategica), stia provocando un certo sconquasso. I neocon-neolib, vedono “nemico” tanto la Russia che la Cina. Trump vede “nemico” solo la Cina. Darsi come nemico la Russia-Cina comporta porsi contro una massa territoriale veramente gigantesca. Ne consegue conflitto militare (ma non solo), reale o potenziale, lungo tutto il confine euro-russo (e successivamente anche il grande conflitto polare) e dal Medio Oriente alla Turchia-Caucaso, all’Iran, al Centro-Asia, al Sud Est asiatico, il Giappone e la Corea. E’ questo un potente motore per il complesso militar-industriale-spionistico, in un certo senso, il più grande nemico di tutti i tempi. Qualcuno obiettò già un paio di anni fa, che una massa tale la si può provare a contenere ma a prezzi strategici altissimi, più alti della capacità operative ed economico-finanziarie americane. Mettere assieme un nemico militare ma non economico e finanziario con un nemico economico e finanziario ma non militare, era -in un certo senso- costruirsi un super-nemico praticamente impossibile da battere. Trump punta allora ad una riduzione di massa del nemico, cercando di assumere una posizione neutra verso la Russia (mossa anche da più prosaici interessi nel Big Oil) per concentrarsi sulla Cina. In senso realista, in effetti, la Russia non è un nemico puro degli USA, lo è invece la Cina la cui crescita di Pil e d’influenza geopolitica, minaccia la rendita di posizione americana in modo decisivo. La revisione della posizione russa, certo scombina molti interessi economici-finanziari-militari (s’immagini quanti dipendenti CIA andrebbero licenziati) e quindi è normale crei scintille. Se ne comincia a parlare negli Stati Uniti? (qui).

CRONACA N. 535 (16.02.17)

 In accompagno all’articolo della main page sulla Geopolitica dell’Europa, segnalo questa riflessione di Giorgio Galli (qui).

CRONACA N. 534 (15.02.17)

IL SIPARIO STRAPPATO. Lo squarcio Flynn s’ingrossa. Da una parte, dopo esser stato scalato dal magnate newyorkese, il GOP tradizionalista e neocon, tramite Priebus e forse lo stesso Pence, ora pare stia scalando l’amministrazione Trump. Dall’altra, c’è ancora molta storia da usare contro Trump come fa ad esempio il NYT che accenna alla tradizione trumpiana di avere contatti coi russi (ns post di ieri su Manafort e Page) sin dalla campagna elettorale e l’ovvia riconducibilità delle azioni dello stesso Flynn a Trump che non poteva non sapere e che, quando ha saputo, ha atteso fino all’ultimo secondo dimissionando Flynn quando non era più possibile fare altrimenti. Oggi Trump, forse proverà ad usare Netanyahu come testimonial di supporto, abbracciandosi e baciandosi nel mentre dovrà concedere qualcosa all’israeliano (Iran, sud Siria) per ottenere un endorsement convincente. Fine della strategia sulle nuove relazioni con la Russia? Non credo proprio. La revisione delle relazioni con la Russia ha due finalità, quella geopolitica del divide et impera e riduzione della massa del nemico che punta a dividere Russia e Cina e questa certo non cambia per lo scandalo Flynn. La seconda è l’interesse deciso dei Big Oil a garantirsi un ruolo nel mercato delle energie per i prossimi trenta anni, energie necessarie alla re-industializzazione americana, re-industrializzazione necessaria per migliorare le performance della bilancia commerciale di ben 700 mld US$ in negativo, miglioramento necessario per tenere a distanza la perdita di peso in favore della Cina. Neanche questa, cambia per lo scandalo Flynn anche se la gestione politica dell’affare diventa sempre più complicata anche perché Trump tutto è tranne che un fine politico. Sarebbe interessante sapere cosa sta facendo l’invisibile Tillerson che è pur sempre Segretario di Stato oltreché ex Exxon-Mobil. Ma tutto questo WP, NYT, Repubblica, The Guardian non vi parleranno perché altrimenti il pubblico infantile del teatro dei pupi vedrebbe cosa c’è dietro il sipario strappato, quell’interesse nazionale che la banda di Trump vuole portare avanti in una maniera e che la Clinton avrebbe portato avanti in un altro. Noi non dobbiamo vedere cos’è l’interesse nazionale altrimenti ci turbiamo, noi dobbiamo solo pagare il biglietto e tifare per il buono ed odiare il cattivo. Platone la chiamava “teatrocrazia”.

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CRONACA N. 533 (14.02.17)

Le notizie che davamo ieri (Cronaca 532) hanno portato alle dimissioni di Michael T. Flynn, capo del National Security Council, davvero un duro colpo per Trump e la strategia di revisione delle relazioni USA-Russia. Flynn va così a raggiungere i già dimessi per indebiti contatti con i russi o loro amici, Paul Manafort e Carter Page, già membri influenti dello staff di Trump nella campagna elettorale, notizia che riportammo a pagina 188 del nostro “Verso un mondo multipolare”. Gli interessi strategici di Trump e rivedere quella relazione certo continueranno ad agire ma è altrettanto certo continueranno ad agire anche quelli che vogliono avversare questo cambio strategico. La storia si promette ancora molto lunga e contrastata.

CRONACA N. 532 (13.02.17)

Il contro-attacco americano a Trump, comincia ad annusare la puzza di idrocarburo. Se WP riporta una indagine su Michael T. Flynn ancora a base di connessioni ideologiche tra i supporter del 45° presidente e Putin ancora all’ombra di un presunto paradigma del conservatorismo cristiano-nazionalista (qui), altri seguono la pista petrolifera (qui ). Unitamente al festeggiato ritorno del realista Kissinger a base del nuovo “divide et impera” tra Russia e Cina, sembra che, dopo tre mesi, le idee dei frastornati, vadano chiarendosi mentre quelle dell’idealista WP (ma invero assai pragmatico visto che fa finta di non vedere gli interessi delle Big Four dietro Trump), rimangono strette sulle sole ideologie.

CRONACA N. 531 (10.02.17)

LONDON CALLING. Avevo messo lì tra gli articoli aperti sul browser, un pezzo del Financial times che accusava Gentiloni di essere al limite dell’opportunismo nel guidare l’atteggiamento italiano verso Trump e Putin. Nelle Relazioni internazionali, non si usa dare giudizi morali come “opportunismo” che -al limite- può essere anche considerato un complimento in quel contesto dominato dal duro realismo amorale. FT non è un giornale di relazioni internazionali infatti, è un giornale che promuove comunque interessi ma li veste da ideali così che il soggettivo sembri oggettivo, trucchetto banale ma sempre utile quando si deve rimestare nella masse dei cervelli disconnessi delle fantomatiche “opinioni pubbliche”, cardine della democrazia (?) liberale. Avevo pensato di scriverci su un commento ma poi ho pensato non valesse la pena e sono andato a fare un sonnellino. Ma poco fa ho aperto Repubblica ed ho scoperto che un altro dioscuro della difesa della libertà del pensiero delle opinioni pubbliche “The Guardian”, ha scoperto che Gentiloni è stato hackerato, indovinate da chi? Esatto, i russi, ovvio!. Se vi do due trattini uniti ad angolo son convinto che anche il più pigro dei cervelli trarrà la fatidica inferenza chiudendo il triangolo: Gentiloni è ricattato da Mosca! o giù di lì, non occorre essere precisi in queste cose anche perché puntano a smuovere l’emotività non la razionalità. C’è qualcuno nell’isoletta che si sta dando un gran da fare, eh…? Ed avrei anche una idea su chi sia ma è troppo complottista…

(Farnesina fa sapere che essendo Gentiloni garbato ma non coglione, non usa certo le mail per fare il suo lavoro, come la più scaltra Hillary Clinton. Romani 1- anglosassoni 0)

> http://www.huffingtonpost.it/…/ft-italia-trump_n_14674084.h…

> https://www.theguardian.com/…/russia-suspected-over-hacking…

CRONACA N. 530 (09.02.17)

AIUTARNE UNO PER INVOGLIARNE CENTO. Ero in Grecia, l’Agosto in cui Tsipras sembrò archiviare il risultato del referendum fatto su sacrifici si o no, piegandosi alle imposizioni della Troika con grande sdegno di tutti i tifosi da divano della Grexit. Kathimerini, il principale quotidiano greco, usciva a fine mese rivelando che né Russia, né Cina, si erano offerti di proteggere la ipotetica nuova dracma dalla tempesta perfetta che l’avrebbe colpita, In più, Obama aveva telefonato a Tsipras intimandogli di rimanere nell’euro, in EU e quindi nella NATO, promettendo un aiutino presso l’IMF che da allora, prese a sostenere la necessità di tagliare il debito greco vs BCE e UE. Ora ecco Trump, twittare che i greci stanno buttando via tempo perché dovrebbero uscire dall’euro domattina. T. Malloch, il terminator EU-euro candidato come ambasciatore USA, ci fa sapere (qui) di aver appena compiuto in viaggetto presso i suoi amici greci. Vuoi vedere che la nuova dracma ha trovato il suo nuovo cavaliere bianco (blu, rosso e stelline varie)? Quando si dice che la geopolitica è il nuovo gioco di tutti i giochi ….

CRONACA N. 529 (08.02.17)

CHE FACCIAMO I PROSSIMI TRENTA ANNI? Ultimamente, mi ronza spesso questa domanda, sarà che saranno i miei ultimi trenta. Ecco PriceWaterhouseCoopers (qui), ha provato a fare previsioni (temerari davvero) in termini di Pil a parità di potere d’acquisto, scoprendo che non ci sarà più neanche un europeo nei G7 e l’Italia dall’attuale 12° posto, scivolerà al 21°. Da notare che il G7 del 2050 sarà -più o meno- la graduatoria dei paesi per popolazione e quindi le dimensioni conteranno sempre più. Forse quindi, prima o poi, recupereremo la piena e totale sovranità su noi stessi, peccato che non servirà a nulla. Quando si dice “saperla lunga”…

CRONACA N. 528 (07.02.17)

ALBERGO ITALIA. L’informazione italiana, ieri si è prodotta in un coro unanime di ammonimenti sul fatto che le dichiarazioni della Le Pen, ci costeranno qualche decimale in più di interessi sul debito. Ma la Le Pen non ha fatto altro che ribadire cose già ripetutamente dette ed inoltre, qualunque analista sa che al secondo turno, la geografia politica francese opporrà alla Le Pen, il fronte delle grosse coalizioni, ancorpiù se dovesse arrivare in finale il giovane Macron,  molto cool. Cose inedite invece, sono state dette dalla Merkel con la faccenda dell’Europa a più velocità che qui da noi ha innescato il penoso dibattito sulla serie A e la serie B. Merkel ha raccolto l’idea proposta dal Belgio-Olanda-Lussemburgo (Merkel ha mandato avanti il be-ne-lux per non dar l’impressione che sia solo lei a fare e disfare i destini europei) ed ha annunciato che si batterà per farla diventare una dichiarazione programmatica, un regolamento, da ratificare il prossimo 25 Marzo. Con un sol colpo, Merkel pacifica gli europeisti selettivi come i quattro paesi del gruppo di Visegrad (alcune cose sì ma altre cose no e se insistete, allora no a tutto) e gli euroscettici di casa propria, ovvero la CSU bavarese, e si para dagli attacchi più diretti della AfD che farà anche tanto notizia ma elettoralmente pesa un po’ meno della Lega in Italia sebbene sia in grado di grattare qualche punto percentuale ai cristiano-democratici. Deutschland first! ovvero faremo accordi su questo o su quello ma solo con chi accetterà le nostre condizioni, modello dettato da i giocatori più rapidi (UK) e forti (USA). Il programma è: la Germania va a costituire una Lega del Nord. Forse gli analisti cominciano a credere che in questa lega non ci sarà neanche la Francia ed è per questo (e non per la Le Pen) che ieri lo spread francese è schizzato. Questo strapperà il tessuto sia dell’euro che dell’UE con la Germania che toglie la garanzia di potenza ombrello valida oggi per tutti con possibili ricadute già in tempi rapidi su i QE di Draghi. Noi stiamo discutendo un nostro Italia prima!? No, stiamo paventando che i tedeschi ci lascino col di dietro scoperto oppure lo stiamo desiderando così potremmo recuperare la nostra sovranità monetaria per iniziare una nuova stagione di piena occupazione keynesiana che gli gnomi neo-ordo-liberisti ci hanno impedito sino ad oggi.  Come il Martini di Qualcuno volò sul nido del cuculo, noi non siamo in grado di capire quando è il nostro turno, cosa dovremmo giocarci, a che gioco sta giocando il tavolo al quale siamo seduti. Albergo! Albergo! Ma Martini non puoi mettere ora un albergo qui. Albergo!

CRONACA N. 527 (06.02.17)

NESSUNO RIUSCIRA’ A CACCIARCI DAL PARADISO CHE CANTOR HA CREATO PER NOI. Questa frase, pare, venne pronunciata dal grande D. Hilbert a proposito del tedesco, imagespadre della Teoria degli insiemi. Lasciamo perdere gli aspetti più tecnici ed esoterici dell’infinito cantoriano e rimaniamo a livello elementare, quello del disegno allegato. In questo articolo  Prodi, oltre a gioire per l’annunciata svolta tedesca sull’Europa a più velocità, esemplifica il concetto con “un’Europa a più velocità avrà partecipanti diversi a seconda degli specifici obiettivi. C’è chi è più pronto a mettere in comune la difesa, chi lo spazio unico di sicurezza e chi l’Europa sociale” e si potrebbe continuare. Risultato? Un sistema fatto di sottosistemi in cui la Germania è l’area centrale ed attraverso la condivisione di specifici interessi, si garantirà un sistema a rete più ampia per quanto variabile, con il quale partecipare al gioco di tutti i giochi del nuovo mondo multipolare. Ad ogni Trump, corrisponde una Merkel uguale e contraria.

CRONACA N. 526 (04.02.17)

LA-LA LAND. Le relazioni che tengono assieme i 19 paesi euro ed i 27 dell’Unione, sono visibilmente in crisi. Sull’euro si addensano nuvoloni segnalati già da tempo e ripresi recentemente da Prodi che ha detto di avere “la sensazione” che la Germania sia tentata di andarsene per conto proprio. L’euro a due velocità ricompare sempre più frequentemente nel dibattito specializzato, accanto alle opzioni di scioglimento definitivo promosse da alcune forze politiche che forse vinceranno le prossime elezioni olandesi ed almeno il primo turno di Francia, vittorie che potrebbero non avere effetti pratici di governo ma senz’altro di ulteriore segnale, dopo quello della Brexit. Dollaro e sterlina, dovendo far posto nelle riserve internazionali allo yuan la cui crescita di presenza è certa, vorrebbero certo scaricare tale crescita sull’euro, cercando di metterlo sottopressione in ogni modo secondo quanto molti analisti (la guerra delle valute) ha già da tempo predetto. Si segnala il ritorno delle previsioni di una uscita della Grecia ad inizio prossima estate. Quanto all’Unione, dopo Brexit, i maldipancia olandesi e francesi, il gruppo di Visegrad che diventerà sempre più trumpiano, la seconda riunione (dopo Atene, Portogallo) dei mediterranei, I rumeni nervosi ed i bulgari prossimamente forse- pure, gli attacchi sistematici a cui l’Unione sarà sottoposta dalla coppia anglosassone, il 25 Marzo “festeggia” il compleanno del Trattato originario. Merkel, a sua volta in campagna elettorale con sondaggi che leggono grande ripresa dell’SPD, solo in parte come partito ma decisamente come leader (sondaggio che dà Schulz addirittura al 50% di gradimento premier), temendo alla sua destra AfD, se ne esce con “l’Europa a più velocità” ovvero à la carte. Germania fiera e sola? Germania a capo di una nuova Unione dei paesi del Nord? Germania ancora baricentro della sempre più assediata Unione meno assoluta e più relativa? Germania pronta a concedere qualcosa alle sue periferie per mantenere in vita il sistema di cui è centro? E che fare con Trump e May? E Putin? E i cinesi? E l’Europa dell’est? Fino a Settembre si balla in un modo, poi si ballerà in un altro ma il 2017, sarà ricordato come un anno “ballerino”. Let’s dance!

CRONACA N. 525 (03.02.17)

SCHULZ AL 50% ? A proposito di rimbalzi e sponde, questa notizia non dice come è stato fatto il sondaggio per la rete nazionale tedesca e sappiamo quanto affidabili siano i sondaggi ma il presunto risultato di Schulz è quantomeno inaspettato ed un buon trampolino stante che le elezioni sono a Settembre. Si era già notato nelle dichiarazioni di Tusk, una reazione unionista a gli sgarbi di Trump, ma non si era andati oltre le dichiarazioni di principio. Ci si pone allora la domanda: e se i tedeschi spaventati da Trump, capissero che è giunta l’ora di mollare qualcosa pur di mantenere in piedi il sistema europeo? La Germania è certo ben in grado di fa da sé sul piano economico, anche con una nuova apprezzata valuta ma si troverebbe geopoliticamente piuttosto male da sola, tra Russia, il suo difficile est, una Gran Bretagna corsara ed una America nervosa e sgarbata. Forse, la campagna elettorale tedesca, tirerà fuori dal cilindro una concezione dell’Unione europea più dal volto umano? Da seguire?

CRONACA N. 524 (02.02.17)

IL CIELO SOPRA BERLINO (si annuvola). Conoscete Peter Navarro? Trump gli ha dato la direzione di un nuovo organismo, il National Trade Council, appositamente creato per vedere tutte le partite bilaterali viziate, secondo gli USA, da atteggiamenti di dumping, manipolazione valutaria, ostacoli giuridici invisibili. Navarro è autore di due libri contro la Cina ma eccolo occuparsi anche di Germania (qui). Perché? Perché quello americano, con 53 miliardi di avanzo commerciale positivo, è il più ricco mercato per i tedeschi. Qualche giorno fa, Prodi, che pure qualche contatto nelle stanze che contano a Bruxelles l’ avrà pur mantenuto, ha dichiarato di avere il dubbio, che la Germania possa abbandonare l’euro. Stanno per liberarci dai tedeschi un’altra volta, visto che noi da soli non siamo capaci ? E poi, secondo voi, a quanto ammonterà la fattura per il gentile servizio ? Un nuovo Ttip lindo e pinto?

CRONACA N. 523 (30.01.17)

SLOW MOTION TRUTH. Inauguriamo una nuova categoria che sembra essere attività in grande spolvero, ultimamente. Uno studio molto noto negli eterei ed esoterici ambiti accademici di più alto livello, nel 2014, significò con evidenza quale può darla la precaria parte “scientifica” della scienza politica, che gli Stati Uniti d’America sono governati da un sistema oligarchico, non sono cioè una democrazia. Roba di Princeton per intenderci. [https://scholar.princeton.edu/…/gilens_and_page_2014_-testi…] . Non ho rispolverato una chicca dalle catacombe del criticismo politico, questo studio fece molto rumore ed è molto noto [http://www.newyorker.com/…/john-cas…/is-america-an-oligarchy]. Non così noto però da esser divulgato a livello di media di massa. Ma ecco i prodi analisti dell’Economist, dare il downgrade alla democrazia americana, proprio ora, con tanto di foto di Trump [http://www.eiu.com/public/topical_report.aspx…]. Nello studio poi si dice che in effetti non è tutta colpa di Trump ma gli studi chi se li legge? Si leggono i titoli, si vedono le foto e si riprendono quelli (qui). Qui non siamo in regime di post-verità ma di verità a scoppio ritardato, ritardato in modo da mostrare un effetto che chiama subito l’ovvia causa, quella sbagliata. Trump è un effetto, non una causa. Dispiace che gli eredi di Hume mostrino così sfacciata disonestà intellettuale.

CRONACA N. 522 (30.01.17)

TASSARE I ROBOT. Messi all’angolo, i socialisti francesi (qui), sembrano voler reagire. Non m’interessa più di tanto il caso politico concreto, neanche la piattaforma di Hamon sebbene le 32 ore settimanali e reddito universale non mi dispiacciano. M’interessa il segnale di proporre idee nuove, agitare le sinapsi, lo scuotimento dei neuroni. Da qualche parte porterà, non sarà il Santo Graal di una nuova mentalità ma è l’unica condizione che ne determina la possibilità. Meglio dei convegni sul comunismo, comunque.

CRONACA N. 521 (27.01.17)

La cronaca di oggi la trovate su Megachip (qui), tema: gli “amati” anglosassoni … .

Poi, il giorno dopo, ci arriva anche il Corriere della Sera (qui).

CRONACA N. 520 (26.01.17)

LO SPACCONE? Quello che affascina del biliardo è la capacità dei giocatori di prevedere i rimbalzi a più sponde per arrivare al colpo, secco o accarezzato, della palla da imbucare. Quella geometria, ha un che di affascinante. Commentando le azioni di Trump in politica internazionale, l’arte del commento ovvero dell’analisi (il commento bilioso o tifoso ovviamente non ha alcun interesse), dovrà cimentarsi sulle carambole perché o sono state previste ed allora è bene vedere cosa c’è dietro un colpo o non sono state previste ed allora è bene capire cosa provocherà quel colpo.

La faccenda del muro col Messico con visita di Nieto pianificata dopo quella di domani di Theresa May ed anticipata con la conferma di denuncia del NAFTA, l’opinione pubblica messicana che spinge il presidente a fare il duro con Trump, Nieto che dichiara che certo Trump se lo può sognare che i messicani paghino il muro, Trump che fa sapere che se Nieto non ha intenzione di pagare il muro è meglio non venga a Washington, Nieto che annulla la visita ufficiale pianificata, è quantomeno “inusuale” all’interno dei riti della politica internazionale. E pare che a sequenze del genere, dovremo farci l’abitudine.

Ma tornando al muro ed al NAFTA, è interessante prevedere il dopo. Cosa succederà all’economia ed alla stabilità politica messicana? Cosa succederà geopoliticamente al Messico ora che non sarà più “special partner” dei gringos ma risucchiato nelle contraddizioni della reietta America latina? La borghesia messicana che sappiamo potente, accetterà questo ostracismo o spingerà per “trattare” sapendo in partenza di avere in mano una coppia di sette e quindi di aver perso ancor prima di sedersi al tavolo? Finirà che per salvare i privilegi spingerà a pagare il fatidico muro, umiliando il popolo messicano? Ma il popolo messicano a quel punto accetterà l’umiliazione o avrà un sussulto, stante che i latini sono patria dei moderni “populismi”? La borghesia messicana storicamente serva di quella americana avrà l’intelligenza ed il coraggio strategico di proporsi come pied à terre della Cina, per far imbestialire l’arrogante tycoon e rilanciare? Ed i diritti di perforazione nel Golfo a cui tanto tengono le compagnie del Big Oil? O nel Golfo, il petrolio è -in prospettiva- meno di quanto si pensi? E i potenti cartelli messicani terminali della supply chain che innerva tutta la ricca economia anche colombiana ma non solo, che vende droga e compra armi, che faranno ora che il mercato USA si fa improvvisamente “difficile”? E quella americana che gli è partner? E la sinistra sud americana, cosa farà ora che gli USA sembrano voler dire ai loro corrispondenti in loco “arrangiatevi!”? Dopo la “svolta a destra” dei latini, si avvererà la profezia che vuole Obrador potenziale vincitore della presidenziali messicane nel 2018, potrebbe iniziare da lì una nuova svolta a sinistra continentale? O quelli che stanno dietro-sopra-accanto a Trump, hanno fatto piani diversi di cui ancora non vediamo le mosse? Oppure Trump vince comunque perché se i messicani pagano il suo muro lui prende mille punti ma se i messicani non lo fanno e perdono il NAFTA, muoiono di fame o fanno la rivoluzione e lui ottiene comunque il suo risultato? Quale? Punirne uno per educarne cento, le altre cento trattative con cui intende riformulare l’intero network degli amici e dei nemici.

Improvvisamente, il mondo si è fatto molto complicato eh?

CRONACA N.519 (26.01.17)

RICLASSIFICARE. Riprendo un post di un contatto facebook:

<Sono perciò più d’accordo con quelli che vorrebbero ridurre l’intreccio economico tra le nazioni che con quelli che lo estenderebbero. Idee, conoscenza, arte, ospitalità, viaggi: queste sono le cose che per loro natura dovrebbero essere internazionali. Ma cerchiamo di far sì che i beni vengano prodotti al proprio interno quanto più ragionevolmente e convenientemente è possibile; e soprattutto che la finanza sia essenzialmente nazionale>

J. M. Keynes, “Autosufficienza nazionale”, The Yale Review, 1933.

Ricapitolando, rispetto alla diatriba nazionale – globale:

1. Massima inter-nazionalizzazione culturale e sociale che oggi è minima
2. Moderata ed attenta inter-nazionalizzazione economia che oggi è massima
3. Minima (molto minima) inter-nazionalizzazione finanziaria che oggi è totale
4. Ne consegue una planetarizzazione politica ovvero una rete di interrelazioni tra Stati che oggi è quasi nulla.

Se ne trae un monito: nell’era complessa dovremmo usare nuove categorie, categorie più a grana fine rispetto ad enti molto generali e quindi molto sfocati come Stato e nazione (la gran parte sono Stati ma non nazioni, lo Stato-nazione è figlio della peculiare geo-storia europea, l’UE è il 6% del mondo), nazione e nazionalismo (la nazione non porta di per sé al nazionalismo), globale-internazionale-planetario, protetto-libero, aperto-chiuso, economia (produttivo-scambista o finanziaria?), federazione, confederazione, etc..

CRONACA N.518 (24.01.17)

CHE FACCIAMO I PROSSIMI TRENTANNI? Forse poco più di un anno fa, se lo sono domandato le quattro sorelle anglosassoni di quella famiglia che Enrico Mattei battezzò con sintesi proverbiale le “sette sorelle”. Dagli anni ’40 ai ’70, incontrastate regine dell’ordine economico americano, quindi internazionale, facevano e disfacevano destini politici, guerre, fortune e sfortune. Poi arrivò la progressiva rinuncia all’industria che ha portato ad esempio, USA ed UK ad avere rispettivamente 17% e 21% di percentuale Pil dovuto all’apporto industriale (JAP 26%, GERM. 28%, WORLD 29%, CHINA 47%).
Poi è arrivato il dumping saudita e le dissennate politiche OPEC comunque a fronte di una riduzione di domanda dovuta al rimbalzo della crisi 2008-2009.
Nel frattempo, Obama ha promosso lo shale oil che però ha visto il fiorire di molte micro o mini compagnie “locali” a danno del Big Oil. Di contorno, l’ascesa della sensibilità ambientale e la speranza diffusa nelle energie alternative.
Non bisogna quindi essere un complottista per immaginare una accigliata riunione di famiglia delle quattro sorelle superstiti (Shell, Exxon-Mobil, BP, Chevron, rispettivamente “ancora” 5°, 6°, 10° aziende nella TOP 500 di Fortune 2015), convenute intorno all’angosciosa domanda. Ed ecco la soluzione: “… prendiamo un outsider e lo pompiamo candidato alla Casa Bianca andando incontro a malumori popolari, contro il dominio di Wall Street e di quelle anime sbiadite della Silicon Valley, riformuliamo il rischio – guerre, ingigantiamo il terrorismo arabo -made in Saudi Arabia-. Se vinciamo gli ficchiamo sotto Rex (Tillerson), andiamo a fare affari coi russi che sono impaccati di olio e di gas, dippiù ora che si scongela la Siberia ed il Polo Nord, poi facciamo visita ai sauditi e ci prendiamo l’Aramco, poi facciamo visita all’Iran e soffochiamo la Cina, rilanciando la domanda con una nuova politica industriale (notizia del giorno meeting Trump-industria auto con alleggerimento della politica ambientale, qui), che è puro interesse nazionale, eh?, che dite?”. Sorrisi ghiotti, attimo di silenzio, poi qualcuno sibila “Ohh Yesss!, Make America Great Again”! e via fiumi di champagne …

CRONACA N.517 (24.01.17)

CHI DECIDE? In antico greco, κρίσις (crisi), significa decisione. La crisi è un disordine che chiama ordine e l’ordine s’impone come decisione, come verso, come gerarchia di cosa da fare e di valori e giudizi che orientano quel fare. In senso concettuale si può dire “intenzionalità” e la piena intenzionalità è ciò che distingue l’essere umano da altre specie. Chi manifesta questa intenzionalità nell’ambito politico? E’ natura dei periodi decadenti immaginare che esista qualcosa di “nuovo” di “impensato”, di “esotico” che sciolga i nodi che ci troviamo davanti. Visto che non riusciamo a scioglierli deve esserci qualcosa che ci sfugge è l’idea di fondo, solo che questo che ci sfugge è cercato nel posto sbagliato. Guglielmo da Ockham (1285-1347) era coevo della crisi terminale dell’ordine feudal-clericale che, nel pensiero, si rifletteva con una impotenza barocca che produceva enti su enti a complicare cose, piuttosto che prendere atto della crisi profonda della realtà concreta. Guglielmo allora se ne uscì con quello che poi divenne noto come il “rasoio” che diceva: “Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem.” Ovvero, gli enti (i concetti) non vanno moltiplicati più del necessario”. Erodoto, prima di Aristotele, aveva sintetizzato il problema della decisione politica in tre enti: Uno, Pochi, Molti. Non si vede necessità di inventare altri enti a riguardo (come, ad esempio, “populismo”) ed a riguardo c’è da constatare che noi siamo dentro ordini decisionali amministrati dai Pochi e che questi ordini hanno prodotto e producono solo disordine. Nell’ultima pagina del mio libro (p.304) si sentenzia “I Pochi hanno fallito, ora tocca ai Molti” ma questa non è una profezia è una speranza (disperata). La profezia va da altra parte, questa: qui.

[La profezia non consegue la ricerca di Diamanti che -come al solito- ha un campione insufficiente ma dalla Storia. La ricerca DEMOS ci serve solo come aggancio, ovviamente.]

CRONACA N.516 (23.01.17)

LA GERUSALEMME AFFOLLATA. Trump ci vuole aprire l’ambasciata USA, spingendo l’idea che Israele ci dovrebbe spostare la capitale ma la Cina entra in campo con finanziamenti ai palestinesi e dicendo di voler appoggiare l’idea di far di Gerusalemme Est la capitale del loro -ipotetico- stato. Da segnalare, oltre ai 21 accordi di cooperazione con l’Egitto e la successiva tappa in Iran anche quella centrale nucleare per i sauditi il che confermerebbe che i sauditi, di petrolio, non ce ne hanno più così tanto come una volta. Il che spiegherebbe molte altre cose….

[Haaretz qui, in italiano qui]

CRONACA N.515 (22.01.17)

FRAMMENTAZIONI. Caduto il governo di coalizione nord irlandese per dimissioni del vice-primo ministro (ex comandante IRA), si andrà a nuove elezioni il 2 Marzo ma Sinn Fein sembra intenzionato a metterla giù dura con Londra (qui). Così l’altro giorno la Sturgeon (primo ministro scozzese – qui), sempre pronta a rievocare lo spettro di un secondo referendum secessionista eventualmente riattualizzato da una Brexit presentata da May come “hard”. Brexit perse 44% a 56% in Nord Irlanda e addirittura 38% a 62% in Scozia. Poi c’è Gibilterra (5% vs 95%) che certo è piccola, ma strategica.

In merito a Trump, si ricorda che a numeri, Trump ha preso solo il 46% dei voti complessivi, non è detto che tutti i repubblicani che pure l’hanno votato per uno o due aspetti, siano allineati anche su gli altri (vedi aperture alla Russia), la sua base elettorale oscilla dai Tea party e KKK a gli operai della Rust belt (una eterogenea coalizione degli scontenti che non è detto siano contenti gli uni degli altri) ha messo in piedi una squadra di governo davvero impresentabile, è sotto ricatto CIA (ritengo personalmente probabili le accuse di contatto pre-elezioni coi russi), oggettivamente rischia di avere contro neri, ispanici, femministe, diritto-civilisti, liberals, intellettuali, grandi media, Soros & company, Silicon valley, Canada e Messico, non controlla davvero nessuna linea di comando che affonda nello stato profondo. Un uomo solo al comando di una rivoluzione del posizionamento americano, non facile.

Nell’era complessa devi agire ma ad ogni azione, corrisponde una reazione uguale e contraria, quello che prima era unito, potrebbe dividersi.

CRONACA N.514 (21.01.17)

IN BOCCA AL LUPO!. Obama era cattivo e Trump è buono o il contrario? La globalizzazione prima maniera era cattiva ma quella che viene è buona o sarà il contrario? La May è buona e la Merkel è cattiva o è il contrario?
Io non sono d’accordo con Weber quando postula l’esistenza di una approccio avalutativo, credo sia impossibile in via di principio staccare i nostri centri di analisi da quelli di valutazione, però il tedesco aveva ragione nell’invitare almeno a provarci, quantomeno a seguire una sequenza temporale per cui prima si analizza sopprimendo il più possibile il giudizio e l’offuscamento che produce sulle capacità analitiche e poi si esercita il giudizio sull’oggetto che abbiamo analizzato.
Il mondo è abitato principalmente da stati. Non da civiltà, non da credo religiosi o da culture, non da classi sociali trasversali alla partizione geo-politica, il mondo è abitato prevalentemente da soggetti intenzionali che hanno tutte o la maggior parte delle leve del potere: poter fare, poter far fare a gli altri quello che va a proprio vantaggio. Ogni stato persegue sempre e solamente il proprio fine ontologico: garantirsi le proprie migliori condizioni di possibilità. Questo si chiama: perseguire l’interesse nazionale. Tutti gli stati perseguono a loro modo e con diversa potenza, il proprio interesse nazionale. Obama perseguiva l’interesse nazionale in un modo, la Clinton lo avrebbe perseguito in un modo simile ma anche un po’ diverso, Trump lo perseguirà in modo molto diverso. Lo persegue Putin ed Erdogan, Netanyahu e Modi, Xi Jinping e Merkel, May ed Abe. Poiché siamo tanti ed il mondo è sempre più piccolo, è molto ma molto difficile che l’interesse nazionale di uno si sposi del tutto con quello di un altro. L’unico interesse “buono” per un italiano è l’interesse italiano, non quello americano o russo o cinese o israeliano. L’interesse nazionale viene prima di quello di classe perché se la torta da spartirsi è piccola è male per tutti, se è grande è meglio per tutti, come la spartiamo viene dopo lo sforzo per garantirsi una certa torta [L’acquisizione accomuna, la spartizione divide o -come- diceva Eraclito (fr.80) “La guerra è comune, il diritto divide”].

Prima di giudicare quindi, assicuratevi di esser ben in grado di conoscere sufficientemente: 1) qual è la definizione di interesse nazionale del vostro sistema di appartenenza; 2) quale sembra essere l’interesse nazionale degli altri stati e quale sembra essere la strategia con cui i loro leader sembrano volerlo perseguire. Magari scoprirete che se il lupo ha fame ed ha denti affilati anche la nonna ha fame ed è dotata di canini. E’ un mondo difficile per cui prima di giudicarlo cerchiamo di capirlo.

CRONACA N.513 (20.01.17)

LA GLOBALIZZAZIONE COMPLESSA. Prima o poi, il dibattito pubblico si accorgerà di non riuscire a stare più appresso a gli eventi, gli eventi muovono la realtà, le categorie stanno ferme -ergo- si crea disallineamento tra realtà e facoltà di interpretazione e di giudizio. Pendiamo “globalizzazione”. Dopo aver accompagnato il referendum britannico parlando di migranti, europeismo, populismo ed altre cose che non c’entravano granché con quello che muoveva le élite inglesi (inglesi, non britanniche) dei brexiters, si è poi andati avanti convinti che al mondo esistono solo due categorie: i globalisti e i protezionisti. Ora arriva May e fa un lungo discorso (http://vocidallestero.it/…/il-discorso-integrale-di-theres…/) e poi va a Davos  a farne uno simile (http://www.lastampa.it/2017/01/20/esteri/correggere-la-globalizzazione-la-brexit-di-may-sfida-la-finanza-MooG1ZbhtlyOYLuJncG5MM/pagina.html) e la nostra impostazione del principio di contraddizione vacilla: cosa diavolo hanno intenzione di fare i maledetti brit? I britannici e l’America di Trump, vogliono passare dalla globalizzazione olistica a quella complessa. Qual è la differenza?

Nell’olismo vige il principio “Tutto è Uno”, così la globalizzazione WTO, una serie contenuta di pochi principi quadro e poi tutti a giocare dentro questo quadro, una impostazione ordinata da un principio molto astratto che portava il libero commercio e la circolazione dei capitali ad ordinare il gioco economico e finanziario e questi tutti gli altri visto che ormai in tutto il mondo ci si ordina con l’economico. Obama voleva derogare parzialmente da questa impostazione, promuovendo la globalizzazione manichea con Tpp, Ttip e Tisa: “noi” al centro di un sistema (l’occidentale & friends) vs gli Altri (Cina, Russia etc.), una sorta di “Tutto è in due”, due mondi separati come nella guerra fredda. Già si notava nella strategia Obama, la comparsa di un ordinatore diverso perché questa impostazione non aveva alcuna ragione strettamente economica e finanziaria ma geopolitica. Da qui si giunge a May e Trump che intendono passare ad una globalizzazione complessa, quella che recita “Tutto è maggiore della somma delle parti” uno dei pochi principi fondativi della complessità. Qui l’ordinatore diventa chiaramente il fattore geopolitico che intende subordinare a sé non solo l’economico ed il finanziario ma anche il politico ed il militare e forse anche il culturale. Non c’è più alcun “noi”, affiora solo l’Io, l’Io inglese, l’Io americano, l’Io cinese, tedesco e via di questo passo. Trattati multilaterali a dimensione planetaria o a dimensione d’area (occidentale) verranno sostituiti da una rete di bilaterali, una tessitura a grana fine di reciprocità ed alleanze a geometrie estremamente variabili e facilmente reversibili. Vantaggi? Poter discernere, caso per caso, cosa è conveniente, per chi, cosa no, qual è il bilancio complessivo di questa relazione (politico, geopolitico, economico, finanziario, militare, culturale), mettere in concorrenza i partner, strappare volta per volta condizioni migliori, ragionare a grana fine.

Mettiamo che venga Trump in Italia e faccia un bilaterale con noi. A fine anno e per tre anni di fila, vediamo che l’Italia esporta più di quanto importa, bene per noi? Mah, Trump ha subordinato questo specifico accordo al fatto che noi si firmi anche un altro trattato in cui devolviamo alla partecipazione di una alleanza militare con gli USA una certa percentuale di Pil. Ecco che quello che guadagniamo nel commerciale, lo restituiamo nel militare e con questo, ci leghiamo geopoliticamente a gli USA. Il discorso potrebbe andare avanti ancora perché a grana fine, conseguenze su conseguenze, apparirà una rete complessa di interdipendenze ed effetti di ritorno che è appunto il significati di questa strategia. Mettete questa rete di relazioni ed interessi sul tavolo grande con più di 200 stati e la dinamica dell’Asia in ascesa, la Russia euroasiatica, il Medio Oriente che non è più il centro del mondo, i tedeschi nascosti a farsi buco nero della galassia europea da cui succhiano materia ed energia ed ecco perché il sottotitolo del mio libro è: il gioco di tutti i giochi nell’era Trump.

NOTA: Giusto ieri Credit Suisse Research Institute, ha presentato il rapporto “Getting over Globalization” a Davos, illustrando 10 rischi sistemici per il 2017. C’è molta effervescenza nei cercatori di comprensione del mondo, sarà un anno eccezionale da questo punto di vista, stay tuned ….

http://www.finanzaonline.com/notizie/verso-mondo-multipolare-dieci-sfide-2017-679663

https://www.credit-suisse.com/microsites/next/en/media-hub/videos/getting-over-globalization.html

CRONACA N.512 (18.01.17)

Uno dei temi che percorre il mio libro è la constatazione che a tempi di forte e discontinua novità non può corrispondere l’utilizzo acritico dei sistemi immagini di mondo validi nei tempi che non sono più. Questo solitario grido d’allarme che i lettori dei miei articoli sanno essere un mio vecchio standard, oggi affiora nelle riflessioni di un altro studioso, il che mi fa enorme piacere perché non è tanto la versione A o B o C che qualcuno raffinerà in futuro della nuova immagine di mondo la soluzione ma il fatto che quanti più è possibile condividano alcuni assunti fondamentali e si mettano in cerca di nuove forme di pensiero. E’ l’avere questo presupposto di discontinuità in più menti che fa sperare nel futuro del pensiero e quindi della nostra possibilità adattive. Il pezzo è di Aldo Giannuli, qui.

CRONACA N.511 (18.01.17)

NOI IN CHE “STATO” SIAMO? Nel nuovo assetto multipolare, i giocatori principali sono gli stati, Lo sono per via del fatto che sono le entità più potenti ovvero in possesso di tutte le leve di potenza . Sono stati pienamente sovrani il Giappone, la Cina, la Russia, l’India. Gli Stati Uniti sembrano volersi riappropriare di una completa autonomia nella gestione delle leve di potenza e così i britannici (qui, l’hard Brexit della May). Fare centro sullo Stato ovvero ricondurre tutte le leve di potenza nelle mani del’intenzionalità politica, non dice nulla di come poi le si gestiranno. Fa parte del confusionismo contemporaneo dire che un sistema politico che torna a dare tutte le leve di potenza in mano allo Stato, diventa nazionalista, protezionista, isolazionista. La May ci ha tenuto a far sapere (cosa da noi detta a Giugno scorso, prima del referendum) che la Gran Bretagna ha sogni globali e Trump ha fatto capire ma più chiaro lo sarà a breve, che vuole tessere molti rapporti ma di tipo bilaterale, mantenendo cioè una chiara e precisa contabilità dei vantaggi e degli svantaggi che portano certe relazioni. Noi in che “stato” siamo? Noi siamo in uno stato d’incertezza. Alcune decisioni vengono prese da un governo nazionale, altre vengono prese nel sistema dell’euro (ed anche con una certa impersonalità, ovvero non da entità intenzionali ma all’interno di trattati scritti più di venti anni fa), altre vengono prese dall’UE secondo rapporti di forza che premiano per lo più la Germania ed i paesi nordici concedendo qualche immunità alla Francia, altre vengono prese dai “mercati”, altre infine dalla NATO. Siamo cioè in uno stato quantistico, completamente indeterminato. Per giocare il gioco di tutti i giochi ovvero darsi le migliori condizioni di possibilità nell’era complessa dominata dalla geopolitica multipolare, occorre innanzitutto essere qualcosa, un soggetto dotato di chiara intenzionalità e di tutte le leve di potenza. Noi non lo siamo. Ne consegue la restrizione progressiva di ogni nostra condizione di possibilità, politica, economica, culturale, militare.

CRONACA N.510 (17.01.17)

MENO E’ MEGLIO. Trump ha accennato all’ipotesi di un nuovo accordo che tagli l’arsenale atomico USA-Russia. E’ probabile che questo tema sia già stato a grandi linee definito nelle trattative segrete che emissari di Trump hanno condotto con Mosca, prima e dopo le elezioni di Novembre. Nominalmente, USA e Russia sfoderano più di 15.000 testate ma è altrettanto noto che questo dispiegamento è del tutto teorico. Chuck Hagel, Segretario alla Difesa sotto Obama tra il 2013 ed il 2014, si dimise perché gli venne negato il cospicuo rifinanziamento per l’ammodernamento dell’arsenale atomico e altrettanto noto che pure i russi, avrebbero difficoltà anche ad aprire i tombini dei silos di molti siti che risalgono all’inizio della Guerra fredda. Inoltre, le dimensioni dei due arsenali, non hanno alcuna proporzione con l’eventuale utilizzo, sono ampiamente sovradimensionati. Infine, è altrettanto noto che non esiste alcuna possibilità per entrambi i contendenti, di dare il first strike senza beccarsi la risposta dell’avversario da cui l’effetto paralizzante della cosiddetta “distruzione mutuamente assicurata”. Realismo allora impone di dare un taglio drastico a questa pletora di bombe inutili e concentrare i risparmi nell’ammodernamento effettivo dell’arsenale che rimane. Di contro, mentre russi ed americani accederanno ad una nuova generazione di armi atomiche (più che altro di nuovi sistemi di lancio), è probabile che il nuovo mondo multipolare vedrà un allargamento del “club dei 9” (5 aderenti al TNP, 4 no). Il mondo multipolare sarà anche multi atomico.

CRONACA N.509 (16.01.17)

TRUM E’ RIVOLUZIONARIO? Dipende dal significato che si dà al termine. Quello originario, ovvero il senso che ne dava Copernico, era di un gran movimento per tornare al punto di partenza. Ecco allora che la quantità di azioni discontinue rispetto al recente passato che Trump par intenzionato a compiere (qui) per tornare a fra grande l’America, lo configurano sì, come rivoluzionario. Sul versante di politica estera – partner privilegiato: Gran Bretagna; nemico principale: Cina; nemico secondario: Germania; idee sull’Europa: “dividetevi così noi imperiamo”. Sul fronte militare si segnano due punti interrogativi – cosa farà in Medio Oriente ?, come gestirà l’attrito ed il disturbo con la Cina ?; e due apparenti certezze – NATO: o pagate di più o la sciolgo (preferirei scioglierla ed andare ad alleanze occasionali, si spende di meno); Russia: da guerra a pace. L’annuncio di un possibile nuovo trattato per la riduzione dell’arsenale atomico è una novità importante? direi di sì. Gli USA giocano da soli, nulla è garantito, mani libere, il tavolo da gioco non è militare ma commerciale. Trump è un realista che sa di dover andare “VERSO UN MONDO MULTIPOLARE” (Fazi editore) e quindi si appresta a fare il suo gioco. Il nostro quale sarà?

(Qui) Un’analisi di Flassbeck che ha lucidamente compreso che l’asse delle relazioni internazionali americane, per Trump, ruota intorno all’economia reale e si esplica in un attento bilanciamento degli avanzi-disavanzi commerciali. Fare dumping o svalutare, per Trump, è ben peggio che annettersi la Crimea.

L’AGGIORNAMENTO DELLE CRONACHE E’ MOMENTANEAMENTE SOSPESO, VERRA’ RIPRESO APPENA POSSIBILE

CRONACA N.508 (17.12.16)

FINE DEI TEMPI. L’espressione ha due significati, quello assoluto ovvero fine del Tutto e quello relativo ovvero fine di un certo tempo con noi dentro. Poiché per noi, la fine nostra personale con assieme la fine del nostro tempo storico è comunque una tragedia assoluta, tendiamo a far coincidere nell’immaginazione la fine relativa con quella assoluta.

A gli albori del nostro tempo moderno, Thomas More, nel 1516, scriveva l’Utopia, titolo che inaugurò un filone basato su un concetto. Il termine-concetto, inventato da More, stava per una crasi tra “il miglior luogo” e “il nessun luogo”, quindi il paradiso in Terra che non esisteva ma era bello immaginare. Prima s’immaginava certo il migliore dei mondi possibili ma lo si poneva in Cielo. Ai primi del XVI secolo invece, si riprese ad immaginarlo in Terra, già perché non era una novità assoluta, ci si era già cimentato Platone (Repubblica, Leggi ma anche l’Atlantide del Timeo e Crizia). A parte Campanella (1623), Cabet (1840) e pochi altri, il genere ha appassionato sopratutto gli anglosassoni da Bacone (1627) in poi, sfociando infine in un genere letterario, la fantascienza, da Verne a Wells. Se però all’inizio dei tempi moderni, la fantasia si proiettava sul meglio, gradatamente prese a volgersi al peggio. In corrispondenza della Rivoluzione industriale, l’utopia diventava negativa e prendeva il nome di distopia, il non desiderabile luogo, termine inventato da J. Stuart Mill per migliorare la musicalità di cacotopia (kakos = brutto in greco) di J. Bentham, Mill e Bentham due giganti della filosofia del capitalismo. Ora siamo alla fine di questi tempi moderni ed il genere si è trasferito in televisione.

Qui un interessante elenco di ben 10 serie tv distopiche che affollano il nostro immaginario su i tempi che vengono: migranti alieni o zombie, dittatura tecnologica, estinzione, fanatismi religiosi, pandemie, crollo di civiltà, degradazione dell’umano, nuovo Medioevo (il Moderno non ha un progresso ma un regresso), sesso con le macchine, conflitto hobbesiano. Benvenuti nella nuova era complessa!

CRONACA N.506 (17.11.16)

一,二,三 : in cinese, sta per uno, due tre. Uno: i cinesi firmano a Riga, la The Riga Declaration (qui). Si tratta di un accordo propedeutico allo sviluppo della Via delle Seta che dovrebbe arrivare in Serbia e da qui, svilupparsi nell’Europa dell’Est (Paesi baltici, Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Ungheria, Serbia). Due, i cinesi firmano intenti con l’Australia, precedentemente base del Pivot to Asia della Clinton-Obama e poi parte del defunto Tpp (qui). L’Australia, potrebbe entrare a far parte di un nuovo trattato Apec + Cina. Tre: Xi Jinping arriva di soppiatto in Sardegna e promette turismo, sviluppo tecnologico e ingenti acquisti di pecorino sardo (qui).

Quando Trump si insedierà il 20 Gennaio potrebbe non trovare più neanche la scrivania perché qualcuno l’avrà portata via perché serve per la Via della Seta.

CRONACA N.505 (17.11.16)

LA SOCIETA’ APERTA – CHIUSA. La notizia di stamane [http://www.repubblica.it/…/cina_compagni_tongzhi_gay-15215…/] è la decisione di Xi Jinping di ripristinare l’utilizzo del termine “compagno/compagna” nelle relazioni interne al PCC ovvero dei suoi 80 milioni di iscritti. Compagno pare abbia una lontana origine greca, poi cristiano-latina e medioevale col senso di cum-panis ovvero colui/ei con cui di divide il pane, si mangia assieme. Parallelamente, con significato simile, la versione spagnola camarada ovvero con chi si divide il luogo dove si dorme. Lasciamo perdere gli intrecci etimologici poiché ad esempio il russo tovarich, si tradurrebbe come “compagno d’affari” mentre il cinese tongzhi sarebbe “persone con cui” ed il camerata ha avuto applicazioni sia destra che di sinistra mentre compagno rimane più di sinistra e un po’ cristiano. Curioso il destino del cinese tongzhi, caduto in disuso nella Cina rampante post Deng Xiaoping, è diventato mao_zedong_gay_revolutionary_mugtermine di riconoscimento all’interno della comunità LGTB che quindi ora condividerà il termine identitario con il PCC. Quello che c’interessa è che il significato univoco muove verso: persone che condividono l’appartenenza ad un certo modo di fare e pensare. Da questa condivisione nasce la società, la comunità, in termini di complessità: un sistema.

Un sistema è fatto di parti in reciproca interrelazione che ha una coerenza interna maggiore del suo esterno. I sistemi hanno tutti la stessa caratteristica e cioè che da una parte sono chiusi o meglio hanno dei confini altrimenti non potendosi tracciare una differenza di densità o significato tra il loro interno ed il loro esterno non sarebbero tali, dall’altra sono aperti in quanto ogni sistema dipende dall’interscambio di qualcosa con ciò che è fuori di lui. La prima formazione biologica sistemica sul nostro pianeta, la cellula, non si sa né quando, né come si formò, forse 3,5 mld di anni fa, forse venne dallo spazio. Il capolavoro cellulare fu la membrana, un’opera di ingegneria pazzesca che permette di chiudere lo spazio cellulare ed al contempo lasciare aperti i canali del nutrimento. La fisica ha poi teorizzato in termodinamica, il sistema chiuso ma è un’astrazione. In fisica, chimica, biologia non esistono, né sembra possano esistere, sistemi completamente chiusi, né sistemi completamente aperti.

Nella teoria politica invece, data la sua parentela metafisica cioè oltre la fisica, si discute da tempo tra l’impostazione aristotelica comunitaria e quella popperian-liberale che sembra declassare la comunità ad aggregato privilegiando la componente prima, l’atomo sociale ovvero l’individuo. Va da sé che un sistema è fatto di parti, quindi di atomi o molecole o organi o individui o classi o quello che altro vi pare, il punto è che o hanno una rete in comune più intensa di ciò che li contorna o non sono un sistema. In questo momento storico, sul piano delle idee e dei conseguenti comportamenti politici, siamo ad un rimbalzo. Stiamo rimbalzando dalla teorizzazione invero poco sostenibile che i sistemi debbono aprirsi fino a scomparire in un unico meta sistema che li annulla (l’Uno-mercato-mondo-post statale ed iperinvidualista) a quella dialetticamente opposta: il grande ritorno della società, dello Stato, della Nazione, del popolo, della protezione dell’in-comune, di un certo distacco, di un addensamento identitario. Brexit. Trump, de-globalizzazione, isolazionismo etcetera sono i marcatori concettuali della fase. Tra le derivazioni metafisiche del “non c’è alcuna società ma solo individui” ed il simmetrico opposto “non ci sono individui ma solo società”, converrebbe evitare di perdere tempo e saltare ad una ontologia fisico-concettuale: esistono solo società fatte di individui e sono aperte e chiuse al contempo. In termini politici: dovrebbe essere l’in comune delle parti, la società a decidere dove chiudersi e dove aprirsi. Se non si chiude non esiste e non permette l’esistenza delle sue componenti, se non si apre crepa. Appunto, la società wide-shut.

CRONACHE N. 504 ( dall’ 08.11.16, da Trump al 15.11.16)

Alcuni post dal mio facebook.

15.11 – ATTRITI. Due articoli. Il primo è del The Times e pubblica un articolo con una spifferata forse data da Deloitte sul fatto che il governo UK è spaccato tra i brexiters duri e quelli soft con la May che annaspa e fa tutto ‘a capa sua. Ma l’informazione più interessante non è questa. Quella interessante è che i vari ministri che dovrebbero pulire il sistema di leggi dalla presenza stratificata nel tempo di 40 anni di rapporti UK-EU, hanno prodotto 500 diversi documenti che è impossibile gestire. Non solo. I consulenti consigliano di assumere non meno di 30.000 esperti e specialisti giuridico-amministrativi perché altrimenti non gliela si fa. Ma ci sono questi 30.000 e quanto tempo impiegherebbe una squadra di 30.000 esperti a coordinarsi e fare il lavoro nel mentre non è neanche certo che lo debbano fare in direzione hard o soft?

Il secondo è di Limes che mi spiace ma è a pagamento. In breve, è Fabbri che evidentemente conferma quello che ha scritto il 04.10 ovvero che Clinton o Trump, poco cambierà nella politica estera americana. Fabbri sostiene che solo chi sa poco o nulla della complessa macchina politico – amministrativa americana, può dilettarsi a prevedere grandi sconvolgimenti in un senso o nell’altro. Nei fatti, il presidente può poco o nulla, il parlamento può certo di più ma poi deve dare retta e convincere l dipartimenti e le agenzie specifiche e più spesso col risultato che -di solito- più che convincerli ne viene convinto. A far cosa? Ad esempio a portare avanti l’unica strategia che gli USA perseguono da settanta anni: soffocare i russi. Soffocare non bombardarli come pensava la Clinton, soffocarli non riabilitarli come pensa Trump. Oggi Obama ha detto in conferenza stampa di esser certo preoccupato di Trump e delle profonde differenze di visioni politiche ma ha aggiunto che amministrazione e democrazia sono due parti di una stessa macchina ed anche lui, i primi due anni di presidenza, quando aveva una maggioranza al Congresso più larga di quella Trump, riuscì a fare neanche la metà della metà di ciò che aveva in mente. Testimonio, perché mi colpì, che gli si ingrigirono i capelli in sei mesi/un anno.

Quindi: la complessità della rete di processi, procedure, disposizioni che strutturano gli Stati moderni è una rete di razionalità impersonali molto lenta a cambiare. La sua ideologia non è soggetta a revisioni, la sua stessa esistenza nasce dal contrasto dell’arbitrio personale. Un punto a Weber. E’ un po’ la stessa insofferenza che sta montando nei confronti della democrazia, Non poter decidere in breve tempo ed eseguire senza se e senza ma. Quindi, più il mondo cambierà, più si formerà una dialettica tra cambiamento e conservazione, più i cambiatori eletti si scontreranno con l’inerzia della burocrazia weberiana, più chiederanno poteri speciali. Il resto aggiungetelo voi…

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14.11 – 9.59 circa un giorno prima che la notizia venisse registrata e commentata dai principali media mainstream

NAZISTI DELL’ILLINOIS? In una recente intervista a The Atlantic che alcuni miei contatti hanno rilanciato, Kissinger,a proposito di Trump, dice “No one knows much about his foreign policy, so everyone will go into a period of studying. Actually, “a frenzy of studying” is more accurate.” che più o meno sarebbe, sa ne sa poco e tocca buttarsi in uno studio frenetico. Tra gli altri elementi da studiare c’è questo: l’Alt-right, la destra conservatrice alternativa. La notizia di stamane è la nomina a capo-stratega della politica nazionale ed internazionale della presidenza Trump di Stephen Bannon, che è un esponente centrale dell’Alt-right. Chi sono?

Bah, difficile dirlo. Wiki riporta come riferimenti teorici alti: F. Hegel, T. Carlyle, O. Spengler, G. Gentile. riferimenti meno alti: white supremacy, antisemiti, populisti, neoreazionari, nativisti, promozione dei diritti del maschio quindi antifemministi, cospirazionisti, “bellicosi nichilisti”, deterministi genetici, tribalisti anti-individualisti, etno-nazionalisti, troll.

https://en.wikipedia.org/wiki/Alt-right
http://www.askanews.it/…/alt-right-truppa-d-assalto-di-dona…

Maitre à penser: https://en.wikipedia.org/wiki/Paul_Gottfried, praticamente la versione di destra di Fusaro

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14.11 –  CONTRACCOLPI. In Bulgaria (Paese EU e NATO), vince alle elezioni presidenziali un generale socialista, filo-russo. La Bulgaria ha perso due occasioni per colpa degli interessi occidentali. La prima e più grave, fu il doversi rimangiare la già data disponibilità a far transitare il South stream, imposizione arrivata dall’EU a seguito delle faccende ucraine. Sofia perse parecchi milioni e commesse per poi scoprire questa estate, che il nuovo gasdotto verrà fatto comunque, passando dalla Turchia direttamente in Grecia. La seconda è stata di prestigio ma pur sempre clamorosa. La prima candidata a segretario generale dell’ONU presentata dai bulgari aveva forti possibilità di vincere ma gli USA hanno fatto di tutto per far presentare un’altra candidata che si sapeva non avrebbe vinto poiché dichiaratamente troppo filo-occidentale . Risultato, il segretario sarà portoghese. Ora, i contraccolpi.

Anche In Moldavia vince un filo-russo. Tra bulgari, moldavi, Trump e nuovi interessi petroliferi, fossi a Kiev, non starei sereno…

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13.11 – NUMERO, PESO e MISURA.

Fornisco un avviso non richiesto a tutti gli spericolati commentatori del fenomeno Trump: fate attenzione alle generalizzazioni roboanti. il compianto Cuccia diceva che i voti si pesano e non si contano ma a volte, prima di fare analisi, è meglio contarli. Come è ormai consenso generalizzato, la sorpresa e la base della sua vittoria, è stata nella Rust belt e come vi sarà noto, su base nazionale, ha preso poco più di 300.000 voti in meno della Clinton.Ora, lasciandogli Wisconsin ed Ohio, in Pennsylvania e Michigan, se 86.000 elettori non l’avessero votato, il risultato finale sarebbe stato 270 a 270. Visto il voto nazionale, quegli elettori, si può dire siano stati decisivi. Quegli elettori, sono lo 0,006 di coloro che hanno votato su base nazionale, cioè 86.000 su 152.000.000. E’ stato il più clamoroso esempio di come un battito d’ali a Philadelphia ed uno a Detroit (in Michigan ha vinto per 13.000 voti su 5.500.000 votanti) ha provocato un tifone in tutto il mondo. [Courtesy Theory of Chaos]

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11.11 –  CAPIRCI QUALCOSA. Sulla questione Trump, sembra che nessuno ci ha capito bene un granché ma sembra che gli stessi ora ci spiegheranno cosa farà e perché. Io ne so poco, non m’intendo di queste cose ma vorrei dare due o tre informazioni sul dossier Trump-Russia, poi leggetevi chi ne sa più di me per cui linko Limes:

1) PAUL MANAFORT. Advisor campagne presidenziali Ford, Reagan, Bush sr, Dole, diventa capo (capo, ripeto) dello staff per la campagna Trump ad Aprile 2016. Costretto a dimettersi Agosto 2016 per una inchiesta NYT che scopre che il tipo è stato lobbysta di oligarchi russi che investivano in Ucraina, consulente speciale per molti anni delle presidenze ucraine filo-russe e specifico consulente di Yanukovyc con tanto di manifestazioni primavera al contrario cioè contro la NATO.

2) CARTER PAGE. Membro dello staff Trump per la politica internazionale. Costretto a dimettersi per rivelazioni stampa a Settembre 2016 che lo indicano come lobbysta di Merril Lynch a Mosca per tre anni ma poi trasformatosi in lobbyista per Gazprom. Esperto di energie fossili Russia e Caspio. Promette la fine delle sanzioni a Mosca e su questo pare tratti con i russi mentre la campagna elettorale è in corso. Mark Innaro, corrispondente da Mosca TG2, ieri sera, cita un viceministro russo che avrebbe dichiarato che i contatti tra lo staff di Trump ed il Cremlino sono andati avanti per tutta la campagna e discutere di cosa non si sa. Politico dice che è solo un parvenue.

3) GEORGE PAPADOPULOS. Uno dei quattro sopravvissuti del board consulenti staff Trump per la politica estera. Oil and Energy consultant, specializzato in Mediterraneo orientale e Caspio. Tiene una conferenza in Israele dicendo: “Whether Israel likes it or not, they will have to deal with Russia for their own security because the facts on the ground have changed so fast and Russia exerted so much influence so quickly that Israel left no other choice but to cooperate over Syria and Lebanon and potentially Egypt.”

4) Trump ha dichiarato che trivellerà anche nel giardino della Casa Bianca se necessario, nessuna cautela ecologica, denuncia dei precedenti accordi sul clima, carta bianca ai petrolieri.

5) Trump ha fatto capire che non vede l’ora di incontrare i sauditi e dirgli: “You’re fired!”

6) Vabbé che è miliardario ma non è scemo quindi da qualcuno avrà pur ricevuto anche lui qualche finanziamento.

Questa la somma, il totale fatevelo da soli, poi. Un consiglio? Diventate realisti…

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Due ore dopo l’ufficialità della vittoria di Trump h. 10.51

TRUMP’S FOREIGN AFFAIRS.

Mosca: uno dei collaboratori più stretti di Trump, è stato per svariati anni incaricato d’affari a Mosca per il comprato petrolifero americano. USA e Russia hanno un oggettivo interesse comune sull’argomento, tornare a prezzi da 70-80-90 dollari a barile, sono quindi in oggettiva rotta di collisione con Riyad. La strategia politica complessiva di Trump non solo non ha alcun interesse ma non avrebbe neanche i soldi per prorogare la politica delle frizioni confinarie promossa dalla NATO. Infine, è molto probabile che tornino in auge i “vecchi” strateghi geopolitici realisti ovvero dividere il problema della competizione. Simmetricamente a quanto fatto da Kissinger con Mao-Nixon, provare a dividere Russia e Cina, avvicinandosi ai primi, allontanandoli dai secondi. Da vedere quanto l’offerta a Putin sarà del tipo che non si può rifiutare …

Pechino: meno provocazioni nel Mar cinese meridionale, più bastonate al WTO e Fmi. Meno imprese americane e finanziamenti speculativi in Cina, dazi (ai piani alti di Walmart, qualcuno sta meditando il suicidio), lotta allo yuan, strette su i regolamenti del commercio internazionale, competizione sull’offerta di lavori infrastrutturali visto che questo tipo di imprese “più tradizionali” tornano in grande auge in America.

Riyad: avevo un professore sardo di disegno alle medie che parlava a ritmo di una parola ogni quarto d’ora. Quando si aggirava tra i banchi mentre ognuno di noi era impegnato a far qualcosa con il DAS, lo sentivi silenzioso alle spalle, ti voltavi e dalla sua faccia disgustata usciva sempre e solo un commento definitivo: fare palla! cioè butta via quello che stai facendo, non va bene. Ecco, Riyad? fare palla.

Tel Aviv: risboccia un grande amore

Teheran: risboccia un grande freddo

Bruxelles/Europa: siete ‘na palla al piede, costate un sacco di soldi e fate pure gli snob. Sapete che c’è? ma n’date un pò a f…..o

Londra: oltre all’acconciatore, tra Trump e Boris Johnson, Ministro degli esteri di Her Majesty, ci sono molti punti di collimanza e di comune interesse, tra cui razziare una Europa incapace di adattarsi ai tempi che corrono. Le vecchie ricche sono prede ideali in tempi di magra.

Italia: Renzi? Renzi chi?

Poi c’è sempre da immaginarsi la scena della famosa riunione di brifieng al 21 Gennaio, il primo giorno di scuola, quando tutti i rappresentanti dei sottosistemi della complessa macchina del potere e dell’interesse americano, vanno dal nuovo Presidente e gli spiegano come stanno -davvero- le cose. Ci sono foto di Obama con i crespi capelli neri a Novembre del primo incarico e foto di sei mesi dopo in cui i capelli erano sale e pepe e poi solo sale. Ma i capelli non sono il problema tanto Trump si tinge, sul ciò che li fa imbiancare invece, ci sarà da vedere quanti e quali incubi si frappongono tra il dire ed il fare. Trump non è certo un fine stratega ed un diplomatico, non ha una squadra di livello, i repubblicani alle sue spalle sono una armata Brancaleone di interessi disparati. Infine, non è che gli USA abbiano poi tutte queste belle carte in mano, a prescindere da chi gioca la mano. Per niente facile il MAKE AMERICA GREAT AGAIN!

= = =

Appena ufficiale (o quasi) la inaspettata vittoria Trump h 8.08 del 9/11

LUCIDITA’. Onore a M. Moore, quando la testa ti funziona bene. Fine Luglio, Moore fa la sua previsione in favore di Trump basandosi su cinque considerazioni:

1. Clinton perderà la Rust Belt
2. Trump è l’ultima speranza per il declino dell’uomo bianco dell’America profonda
3. Clinton è piena di impresentabilità
4. La poco meno di metà del partito democratico che ha votato Sanders non sarà elettorato attivo in favore di Clinton
5. Effetto vaffanculo

Effetto Ravenna per l’élite dominante americana ovvero quando l’élite dell’Impero romano d’Occidente, se ne stava protetta dalle paludi a discettare sul futuro di un impero che non c’era più e la barbarie aveva preso abbondantemente il sopravvento. C’è solo una cosa più tragica di una fine, non capire che è finita.

Quando vinci le primarie solo 55% – 45% con uno come Sanders e non cogli il segnale, allora vuol dire che il tempo del tuo pezzo di storia è davvero finito.

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Nel mentre gli Americans votavano: 08.11:  FOUNDING FATHERS.

“Rappresentanza e democrazia sono una contraddizione in termini” … un governo rappresentativo è di per sé “un’aristocrazia”; “Fatto è che noi già possediamo un materiale che effettivamente costituisce una aristocrazia che governa la nazione: questo materiale è la ricchezza”. [The Works of John Adams, Boston, 1850-56, 10 voll.]

Essenza della democrazia è il proposito dei poveri di utilizzare il potere politico come mezzo per attaccare i ricchi e distruggere la libertà e con essa la “diseguaglianza della proprietà” che ne è il prodotto e sempre “ha costituito il grande fondamentale tratto di ogni società”. La società “si divide naturalmente in due parti politiche: i pochi ed i molti, che hanno interessi distinti” e sono in lotta incessante tra loro, tanto che l’inevitabile tendenza condivisa è di stabilire gli uni la loro “tirannide” su gli altri. [The Paper f Alexander Hamilton, 1755-1804]

Nel 1834, J.C. Calhoun scriveva che “i politici eletti “stringono un’associazione contro il popolo e per se stessi, e mirano a orientare quest’ultimo secondo i loro scopi servendosi di quella che chiamano macchina di partito”. [Papers of John C. Calhoun, 26 voll., vol VIII 1823-1824]

“In America, la maggioranza traccia un cerchio formidabile intorno al pensiero” [A. Toqueville, La democrazia in America, 1835-40]

“I moderni plutocrati mediante il denaro si fanno strada nelle elezioni e nelle assemblee rappresentative, sicuri di riuscire a ottener poteri in grado di compensarli delle spese sostenute e di raccogliere un largo surplus” W.G. Summer, What Social Class Owe to Each Other, 1883.

… roba di un secolo e mezzo fa.

CRONACHE N. 503 (21.10.16 – 04.11.16)

Alcuni post dal mio facebook

04.11 – UBER ALLES. Cosa hanno in comune, l’hamburger, l’hot dog, i jeans Levy-Strauss, la Apple, l’IBM, la Dell, la catena Wardorf Astoria, la Boeing, la Kraft, Rockfeller, la Pepsi Cola, la Chrysler, la Heinz, la Kraft, la MGM, la Columbia Pictures e la Universal, la NASA di von Braun, Hoover, Einsehower, Nixon , Bush, Kissinger, Albright, Kerry, Trump e tutti gli Smith, Brown, Miller, Row e Taylor d’America? Sono tutti cognomi, personaggi o aziende fondate da personaggi che hanno origine tedesche. I tedeschi sono il primo o secondo ceppo etnico in 32 dei 50 Stati dell’Unione e con 55 milioni di discendenti diretti ed altri 100 milioni di discendenti almeno per linea paterna o materna, sono il principale gruppo etnico americano. Non gli inglesi o gli irlandesi, cioè gli angli, ma i sassoni. Ci fece su un interessante articolo Diego Fabbri su Limes 02/16 [ http://www.limesonline.com/…/washington-contro-berlino-la-g… ]. L’Espresso, invece, [QUI] ritira fuori la faccenda per la quale, gli USA non avevano uranio a sufficienza per confezionare Little Boy, solo plutonio. Pare invece che di uranio, le cui miniere più ricche si trovavano in Slesia, fossero ben forniti i tedeschi …

04.11 –  IMMAGINE DEL MONDO. Vi sono almeno due sensi di questa espressione. Quella più ampia è la Weltanschauung filosofica, quella più stretta è proprio la rappresentazione grafica del mondo. La cartina del mondo che conosciamo come standard è del ‘500 (detta proiezione Mercatore), l’altra più recente in uso all’ONU è la proiezione Gall-Peters. I problemi di queste proiezioni hanno a che fare con molti parametri di cui il principale è la resa in piano di una superficie sferica e da cui discendono problemi di dimensioni, proporzioni, vicinanze-lontananze. L’altro parametro, meno tecnico, è semplicemente il fatto che davanti ad una sfera non esiste il problema di centro, mentre davanti ad un rettangolo sì. A tale proposito, c’è qui la notizia di un importate premio di design giapponese, dato ad un giapponese che ha prodotto un nuovo software per una resa più realistica delle dimensioni-proporzioni. Ma la cosa più immediatamente interessante è semplicemente come il mondo appare mettendo l’axis mundi, appunto, in Giappone e non in Europa. I geo-politici, ad esempio, conoscono il concetto di Afro-Eurasia intendendo con ciò la massa continentale principale quella in cui nacque e si sviluppò la storia umana per circa 3 milioni di anni e passa. Messo così, il mondo sembra diviso in un maggiore ed un minore ed il minore è un continente isola al centro di due vasti oceani: le Americhe. Poiché però ciò che è su un’isola rischia l’isolamento, ecco allora spiegato perché gli USA facciano tanti sforzi per impicciarsi di tutto ciò che succede in Afro-Eurasia. Hanno paura, paura di tornare ad essere quello che geograficamente sono: una periferia.

29.10 – “Je vous souhaite d’être follement aimée….”

Termina così L’Amour fou (1937), di André Breton, promotore originario del movimento surrealista: “Vi auguro di essere follemente amata”. Un bell’augurio, non c’è che dire.

La citazione ci serve per mettere in quadro l’ultimo scandalo mail della Clinton che ci dice che Assange e Putin sono solo prestanomi di una entità non decifrata che oggi si ripresenta sotto sembianze dell’FBI. Accade che chissà come e perché, qualche mese fa, Fbi decida di sequestrare i dispositivi elettronici di Anthony Weiner e Huma Abedin. In base a ciò che vi ha trovato, ha deciso ieri di riaprire il caso mail-Clinton.

Il primo, A. David Weiner, è un ex deputato americano, democratico e di origine ebraica, che è stato costretto a ritirarsi dal parlamento perché colto ad inviare selfie del suo pene ad una sua follower. Ma l’esuberante Weiner si cimenta successivamente nella corsa a sindaco di NY nel mentre ci ricasca con l’esibizionismo sessuale twittando con una giovane donna. Un mese fa, spunta pure una ragazzina di 15 anni che afferma di avere un love affair con il sovreccitato personaggio, il quale è un noto sionista-liberal di sinistra, distintosi per per l’accusa di anti-sionismo al NYT (!) e strenuo avversatore dell’Arabia Saudita. Bene, che fa il nostro farfallone ebraico nel 2010? Sposa l’algida Huma Abedin,

Huma, a due anni, si trasferisce in Arabia Saudita con la famiglia perché il padre -pakistano- va a lavorare presso un istituto per la difesa delle minoranze musulmane nell’ambito della nota organizzazione con cui i sauditi egemonizzano i musulmani della diaspora nel mondo: la Lega Musulmana Mondiale a Mecca. Il papà muore ed il suo posto viene preso dalla moglie, cioè la madre di Huma, la quale fonda un’ennesima organizzazione che mette in rete le mogli dei leader musulmani (la Muslim Sisterhood, versione femminile dei Fratelli Musulmani). Allevata in questo milieu, a 18 anni, Huma torna in America. e poi finisce stagista alla Casa Bianca sotto Bill Clinton ma si salva dal satrapo perché diventa la protetta di Hillary di cui diventa assistente per i successivi quindici anni con specifico skill di specializzazione sulla politica arabo-medio orientale del Segretario di Stato. La Clinton, sostenuta da John McCain, è costretta più e più volte a fare dichiarazioni pubbliche di smentita della vile accusa di essere l’amante di Huma. Del resto, Huma è al di sopra di ogni sospetto visto che nonostante sia figlia di funzionari dell’orgoglio musulmano, convola a giuste nozze con l’aitante sionista erotomane con Bill officiante le cerimonia. Lo scorso Agosto però, Huma annuncia di aver avviato le pratiche del divorzio.

Questa è la storia e si ben si capirà la pertinenza del surrealismo per introdurla. In questo “Sex, lies and mail” deve esserci stato qualche intoppo e c’è qualcuno che oggi ha la possibilità e volontà di portarlo alla luce. Abbiamo interessi israeliani, sauditi, sesso bizzarro, potere, tradimenti, mistero e tenero, folle, amore anche se non si sa bene di chi con chi. -10 all’alba (tragica?).

[Le notizie su Weiner, Abedin ed il resto della compagnia sono tratte da: Diana Johnstone, Hillary Clinton Regina del Caos, Zambon, Francoforte sul Meno, 2016]

25.10 – ELEMENTARE WATSON. Lo so che tutti ormai sappiamo che dietro l’Isis ci sono sauditi e qatarioti ma tornerei sulla questione per capire quanto lentamente funziona la mente collettiva. Mesi e mesi fa, di fronte alle carovane di Toyota Land Cruiser (a Roma si sarebbero dette “nove de pacca”), ci domandammo: “ma perché non si indaga sulla logistica di fornitura delle migliaia di mezzi che pure a qualche concessionario Toyota debbono pur esser state ordinate e qualche nave container deve pur aver scaricato da qualche parte e qualche fattura da qualcuno deve pur esser stata pagata?”. Bastava fare una telefonata in Giappone invece che ammorbarci con dibattiti confusivi su Corano e lo “scontro di civiltà”, no? Russia e siriani l’hanno fatta e gli uffici interni della Toyota, dopo rigorosa indagine interna, hanno finalmente risposto: 32.000 Land Cruiser vennero acquistati dal Qatar, 22.500 dall’Arabia Saudita, 4.500 dalla Giordania. L’importante è perdere l’abitudine di farsi domande.

21.10 – GEOPOLITICA FORMALE E SOSTANZIALE. La distinzione ricalca quella apposta da K. Polanyi al pensiero economico (forse influita dalla distinzione weberiana tra razionalità formale e materiale). Un esempio di geopolitica formale è quella che ha guidato Washington a gioire (e chissà cos’altro, magari “prima” del processo che ha portato alla sentenza) per la sentenza del Tribunale internazionale dell’Aja dello scorso Luglio. Erano in disputa degli isolotti del Mar cinese meridionale, tra Cina e Filippine. La Corte ha dato ragione alle Filippine, la Cina (che pur riconosce il codice di diritto marittimo su cui è tratta la sentenza, mentre gli USA, ovviamente, no) ha detto che non riconosceva la sentenza. Mancava poco che a Washington si strozzassero per l’ingente quantità di saliva derivata dall’acquolina per l’opportunità di fare delle Filippine un nuovo hot spot del Primo conflitto globale lato orientale. Messaggi d’amore a Duterte, promesse di forniture d’armi, potenziamento base USA, navi, missili, incaricati militari, tutto il set di pronto intervento era a disposizione. La geopolitica formale imponeva così la sua legge del nemico del mio amico è anche mio nemico ed anzi, rende l’amico quasi un fidanzato Poi l’increscioso episodio del colorito epitteto col quale il filippino ha apostrofato Obama, proprio prima del G20 di Hangzhou. Obama congela la visita a Manila per firmare il fidanzamento. Poi viene rimandata sine die. Poi, ieri…..[vedi link]

E’ che interviene la geopolitica sostanziale. Se due pretendenti vanno da un filippino che cresce il 7% l’anno, uno con missili e droni (da comprare) e l’altro con milioni di yuan d’investimento, è probabile che il filippino, scelga il secondo. Colto dall’entusiasmo potrebbe anche dire che “siamo tutti cinesi!” Il fatto merita rilievo perché tutta la parte del conflitto globale tra USA e Cina in Asia (e non solo), ruoterà intorno a queste competizioni d’offerta. Forse a Washington dovrebbero rivedere il proprio melange di hard e soft power (magari facendosi aiutare dalla Yellen più che da Nye a proposito di formale e sostanziale) perché altrimenti l’Asia se la scordano. Per sempre….

CRONACA N. 502 (16.10.16)

Un po’ in ritardo, alcuni post pubblicati su facebook:

15/10 DECEPTION PREVENTIVA. Il termine sta per de-perception, modificare la percezione. Obama tra tre settimane non sarà più presidente ma pare abbia ancora un gran da fare. Pare abbia ordinato un cyber-attacco alla Russia ma più che altro pare abbia detto a tutti di dire in giro che sta per preparare un grande cyber-attacco alla Russia. Si arriva così a vette di umorismo involontario come la dichiarazione pubblica di un servizio segreto (CIA) di aver ricevuto l’ordine segreto di fare un attacco segreto. Pare che il motivo sia rispondere alle spiate di Wikileaks su Hillary Clinton la cui responsabilità, il governo americano vuole addebitare ai russi. Ne consegue che potrebbe non esserci alcun attacco ai russi ma il solo annunciarlo darebbe poi ragione al fatto che Wikileaks stia per chiudere la campagna elettorale della Clinton con qualche fuoco d’artificio. Clinton sa bene cosa contengono quelle mail e tutti sanno che le più simpatiche usciranno gli ultimi 10 giorni. Ma il fuoco d’artificio sarebbe de-percepito come ennesima ritorsione russa al massiccio attacco (segreto) della CIA. Sebbene contattati da varie testate e richiesti di confermare o meno se le mail di Podesta pubblicate fossero vere o meno, i funzionari della Clinton, non hanno ostinatamente risposto. Ma il grande sonno del fu quinto potere americano, ha fatto sì che pochi lo sappiano e se ne interessino. Queste informazioni che sono concrete e reali, vengono de-percepite poiché non date, offuscate, ribaltate nella forma per la quale sono i russi che aiutano Trump contro Clinton. Se la tesi è corretta, visto lo spiegamento di forze anche istituzionali, per supportare questa “grande magia”, vuol dire che Wikileaks ha qualcosa di grosso in mano…vedremo.

14/10 ARIDATECE MONTESQUIEU? Il francese era convinto che il “dolce commercio” aveva l’effetto naturale di portare la pace. Si o no? Come molte altre questioni, anche questa, così posta, risulta indeterminata e quindi vaga al punto da poter rispondere sia “sì” che “no”. Mi sono sempre domandato perché la teoria economica critica abbia accettato di parlare del sistema economico come se questo fosse un’entità transnazionale. Ha certo aspetti transnazionali ma ha pari aspetti nazionali e quindi se per alcuni, come nel caso in questione che è italiano ma potrebbe anche essere tedesco, si può rispondere “sì”, per altri come ad esempio l’interesse economico americano, si può rispondere “no”.

Il caso è il titolo con articolo in prima pagina del Corriere della Sera sul fatto che Mosca si stia preparando alla guerra. Insorgono Banca Intesa, piastrellari emiliani e Gruppo Marcegaglia e presa penna e calamaio scrivono:

>> Gentile Direttore, a nome della Comunità d’ affari italiana in Russia, Le scriviamo in relazione all’ articolo, a firma Fabrizio Dragosei, apparso oggi (ieri per chi legge, ndr) nella prima pagina del suo giornale, relativo alla Russia, dove si paventa un clima di guerra, con tutta una serie di fatti ed esempi che starebbero a dimostrare il contenuto dell’ articolo.

Non abbiamo certo la pretesa di modificare le convinzioni del suo giornale sulla Russia, vorremmo però chiedere un maggior senso di responsabilità nel diffondere notizie che possono creare preoccupazione e panico tra le migliaia di nostri connazionali che lavorano e intrattengono relazioni di vario genere soprattutto economico con questo Paese.

In Russia non c’ è alcun clima di guerra e gli esempi forniti dal giornalista sono del tutto inesatti o palesemente parziali. Le esercitazioni della Protezione Civile vengono effettuate ormai da 16 anni con cadenza regolare, come peraltro avviene in tanti altri Paesi, le scorte di grano e generi alimentari esistono in Russia dal 1949, quando venne creato un’ apposito Servizio Statale sulle scorte strategiche, che viene alimentato e rinnovato costantemente. Tralascio le considerazioni sulle vicende militari in quanto oggetto di sostanziale disinformazione mediatica in atto da tempo.

Le possiamo garantire che la nostra Comunità italiana in Russia non vive le ansie e le agitazioni che sono rappresentate nell’ articolo in questione. Le chiederemo pertanto un maggiore equilibrio e la possibilità di dare spazio anche a informazioni e a posizioni che divergono da quanto affermato nell’ articolo.

Maria Luisa Barone , presidente di Gim-Unimpresa , Vittorio Torrembini , vice presidente Gim-Unimpresa , Antonio Fallico Presidente di Banca Intesa Russia e Conoscere Eurasia , Vincenzo Trani, Chairman General Invest e Vice Presidente Camera di Commercio Italo Russa , Costante Marengo Fap Ceramiche Mosca , Michele Pulpito Sacmi Imola , Ferdinando Pelazzo, Ubi Banca Mosca , Carlo Fontana , Acqua – L Russia , Filippo Li Gotti , Marcegaglia Rus. <<

Evidentemente c’è un interesse nazionale italiano ed un interesse nazionale americano ed il Corriere della Sera, come Repubblica e la Stampa, come la Maggioni in RAI, curano l’interesse americano pur essendo in teoria italiani. Sarà forse per questo che il Sole 24 Ore risulta ultimamente l’unico grande organo di stampa nazionale leggibile, almeno sulle questioni internazionali? Ci sono casi di sovranità nazionale da recuperare ben più ampi che non solo quelli della moneta. Casi che mostrano come anche l’eventuale ed auspicato recupero della sovranità monetaria è subordinato al recupero della sovranità politica complessiva.

12/10  SMOKING GUN & SMOKE GETS IN YOUR EYES. Wikileaks pubblica nuova tornata di mail di J. Podesta, capo della macchina organizzativa a supporto della campagna elettorale di H. Clinton ma anche ex capo di gabinetto della presidenza di Bill ed eminenza grigia della Fondazione Clinton. All’interno, la pistola fumante che dimostra come gli alti vertici americani sappiano perfettamente che Isis è una creatura saudita – qatariota:

“…we need to use our diplomatic and more traditional intelligence assets to bring pressure on the governments of Qatar and Saudi Arabia, which are providing clandestine financial and logistic support to ISIL and other radical Sunni groups in the region.” . Che poi sono anche i primi finanziatori della Fondazione Clinton.

Pur non pubblicando il testo completo che trovate qui:http://www.zerohedge.com/…/hillary-confirms-saudi-arabia-qa…
…..ne parla doverosamente l’Indipendent, qui: http://www.independent.co.uk/…/hillary-clinton-emails-leak-…

Cosa fa allora la provvidenziale Repubblica? (qui: http://www.repubblica.it/…/dagli_ufo_a_chelsea_viziata_i_…/…)

Ci fa sopra un bel pezzo di colore dicendo che il succo delle 20.000 mail è che Chelsea è viziatella e Podesta intesse fitti colloqui col chitarrista del Blink 182 su gli UFO. Fumo negli occhi, appunto.

Abbiamo quindi un candidato che prende le donne per la F ed una candidata che ci prende tutti per il C. Enjoy!

9/10 LA “TERZA GUERRA MONDIALE” SPIEGATA DA KACZYNSKI. Intervista del leader della destra polacca (qui) che abbreviamo in K. al gruppo LENA ( Leading European Newspaper Alliance, Repubblica, Die Welt, Figaro, El Pais etc.). K. è a capo di un partito polacco di destra che pesa un 37% di voti ed è attualmente al governo. Nell’intervista, K. parla di questo e di quello, in special modo dell’Europa ma ad un certo punto, arriva la domanda sulle “provocazioni russe” (?) e K, candidamente risponde: “Mosca sta esaurendo le risorse, oggi come accadde all’Urss prima della sua fine”.

i teorici geopolitici e di IR americani, hanno -da tempo- tematizzato la Guerra fredda come una diluita ma costante competizione che ha portato al fallimento per implosione dell’URSS. In pratica, se voi avete più soldi del nemico e lo sfidate continuamente e continuamente lo pressate a correre di qui e di là a piazzare missili, sfornare carri armati ed aerei perché voi lo minacciate in Polonia piuttosto che nel Baltico, in Ucraina piuttosto che in Finlandia, in Siria piuttosto che piazzando missili in Romania, poi mandate uno con la faccia da cattivo e le mostrine da generale in video a fare proclami bellicosi e tra un attacco cyber, una sanzione, una esclusione alle Olimpiadi, un rublo in picchiata ed il petrolio a 40 dollari, create un clima irrespirabile…prima o poi il governo del sistema nemico cade come una pera cotta. O almeno questo è quello che vi aspettate avvenga. Se avete davvero più soldi, non c’è fretta, basta applicare costantemente la strategia ed aspettare l’altrui fallimento.

E’ questa una delle storiche regole dei giocatori di poker che insieme a gli scacchi sono “giochi” metafora delle umane cose: non sederti mai ad un tavolo in cui uno o più giocatori regge la posta molte e molte più volte di te. Infatti il più ricco, può rilanciare continuamente ed ha un utilizzo del bluff molto più disinvolto di te. Quindi, prima o poi, perderai.

Hanno spiegato la teoria strategica e K. e come spesso accade ai novizi, lui non ha avuto remore a riferirla, immagino con l’aria furba di “chi-sa-cose”. Poiché questa teoria è abbastanza nota a chi occupa di queste faccende ci si domanda: perché molti analisti critici ultimamente lanciano corrucciati ed allarmati avvisi che sta per accadere l’impensabile ovvero l’irreparabile? Che fine hanno fatto le circa 8000 testate nucleari americane e le 8000 russe che ormai da sessanta anni garantiscono l’equilibrio di potenza ovvero la Mutua Assicurata Distruzione?

i tempi sono complessi, aiutiamoci a leggerli per quello che sono.

[ L’intervista al Signor K. merita anche una seconda lettura. Se, come sembra, il Signor K è ben dentro le cose strategiche condotte oltre Atlantico, la posizione sull’Europa, sua e quella dei V4 (Gruppo di Visegrad), è anch’essa parte delle strategie oltre Atlantico? Cioè gli USA sono in rotta di collisione con il progetto UE e preferirebbero un ritorno alla macedonia Stato-nazionale su cui applicare il divide et impera?]

8/10 UN MATRIMONIO ED UN FUNERALE. Un grado di separazione nell’attuale impaginazione di Repubblica on line per la ministra Pinotti che civilmente sposa una coppia gay, invitando anche tutti i militari alle armi a sposare chi amano a prescindere dalla geometria di genere e sulla colonna accanto la notizia del bombardamento saudita in Yemen con strage ad una veglia funebre di houti, 155 vittime. L’altro ieri la ministra della difesa Pinotti era in Arabia Saudita per vendere armi. Meno male che stiamo diventando un popolo più civile e moderno…

6/10 SISTEMICI ALL’ONU. Antonio Guterres nuovo Segretario generale dell’ONU. Non male, poteva andare peggio. In gioventù fu assistente di un professore di Teoria dei Sistemi ed un sistemico all’ONU fa ben sperare a noi che ci occupiamo di complessità. Socialista portoghese, ex presidente dell’Internazionale socialista, ex Presidente del Consiglio portoghese molto amato, ex presidente Consiglio europeo, Alto commissario per i rifugiati UNHCR. Convergenza unanime dal Consiglio di Sicurezza con solo due voti -non ostativi-. Chissà di chi…?

6/10  TIERRA Y LIBERTAD. Già dal 1927, gli anarchici spagnoli si riconoscono come iberici, legati cioè ad un concetto di terra di natura geografica (penisola iberica) e propugnano con i compagni portoghesi, l’unità peninsulare. Nel tempo, si manifestarono a favore dell’unità iberica, intellettuali quali il filosofo de Unamuno e lo scrittore Saramago. Sabato scorso, si sono fusi due movimenti (uno portoghese, l’altro spagnolo) per dar vita al Partito iberico che punta ad una fusione federale tra Portogallo, Spagna, Andorra. Quasi 60 milioni di iberici (a pari peso quindi con Italia, Francia e Regno Unito, più o meno), con l’11° Pil mondiale (appena sotto il Canada). Due lingue reciprocamente comprensibile (lingue neolatine) che assieme sarebbero la lingua più parlata al mondo (per numero di paesi, seconda dopo il cinese in assoluto) con ampie prospettive di familiarità con il Centro e Sud America ed il Sud Est asiatico.

J.J.Rousseau, sosteneva che la libertà è il potersi dare la legge da sé (auto-nomia), concetto poi ripreso da Kant. Per potersi dare la legge da sé (la legge, la norma, la regola, la decisione) occorre avere forza a sufficienza da non esser soggetto al potere altrui. Questa forza, in termini di Stati, è spesso legata alla dimensioni (di popolazione, di economia), nel senso di massa che è vicina al concetto di peso. La globalizzazione e l’unione degli europei sono sistemi ordinati esclusivamente dall’interesse economico ma per legare tra loro popoli, ci sono altri fattori da tener conto: la terra, la lingua, la cultura, la storia.

Più che l’astrattismo in gran voga presso alcuni radicali e progressisti europei, quasi sempre di origine economica, l’internazionalismo storico suggerirebbe di partire dai territori, dalla carne e dalla materia. L’unione degli iberici sarebbe un bel progetto, propedeutico per l’altro più grande progetto dell’unione dei neo-latini e mediterranei, l’unica via che può salvarci dall’etero-nomia, dal subire la legge o della Germania o degli Stati Uniti.

[Ringrazio del link Emanuele Pes]: http://www.cafebabel.it/…/liberia-allorizzonte-matrimonio-i…

CRONACA N. 501 (30.09.16)

ECCESSIVAMENTE AMBIZIOSI? La geopolitica americana ha tre problemi. Il primo è contingente ed è la transizione tra vecchia e nuova presidenza. Il secondo è procedurale nel senso che gli USA sperano di controllare il mondo con le armi mentre il principale competitor, la Cina, ha i soldi. Le armi però creano disordine, i soldi, ordine ed in più -in questa fase mondiale- sono soggetti al principio di scarsità. Il terzo è il più serio. Manovrare contemporaneamente Europa, Medio Oriente, Russia, Cina-Asia, con un occhio all’Africa e al Sud America, sembra palesare il rischio a cui vanno incontro tutti gli imperi: l’overstretching. L’overstretching ha sia aspetti quantitativi (troppo impegni che portano al fallimento logistico), sia aspetti qualitativi ovvero l’incapacità di gestire cose più grandi delle proprie obiettive capacità.

I due articoli allegati dicono da una parte (Guardian) che gli USA vogliono perseguire con sempre più insistenza il loro pivot to Asia, dall’altra (Stampa) che le Filippine, ritenute base certa e sicura per fare perno nell’area, sta diventando tutt’altro che certa e sicura. Non è improbabile che dietro il riposizionamento di Duterte, ci siano contatti diplomatici con i cinesi per risolvere in un qualche modo (soldi, investimenti) il contenzioso sulle isolette che la corte dell’Aja avrebbe riconosciuto di sovranità filippina. Ma più in generale, all’ultimo incontro ASEAN, c’è stato un diffuso sconcerto generale per il fatto che gli USA, dopo aver pressato e stressato tutti con mezzi leciti ed illeciti per la firma del Tpp, sono proprio coloro che ora non vogliono più ratificarlo. Il primo ministro thailandese pare abbia ironicamente consigliato gli americani di dare una miliardaria commessa ai cinesi per farsi rifare la rete ferroviaria interna a gli States di modo da rasserenare gli animi e spandere pace e concordia per il bene di tutti. Guardian dice anche che Singapore, Indonesia, Filippine, sono più che altro preoccupate dall’insorgenza islamista e le ambiguità americane con la madre del fenomeno (Arabia Saudita) non rassicura certo. Kissinger -a suo tempo- sostenne che per gli americani, la mentalità asiatica sarebbe stata impossibile da penetrare e gestire.

Sembrerebbe quindi manifestarsi una sproporzione tra i compiti che gli USA si vogliono dare per l’obiettivo massimo (praticamente il controllo dell’intero mondo e l’impedimento del formarsi di strutture multipolari) e le capacità di perseguirlo. Gli USA hanno da tempo devastato la propria rete diplomatica che ormai non esiste più e sembrano guidati solo dal proprio complesso militare-industriale che storicamente non è mai idoneo a gestire cose complesse. Gestire la complessità multipolare con il militare è come dilettarsi nel cucito con i guanti da boxe. Hanno terminato la loro capacità di spesa e non sono più in grado di varare un Piano Marshall. Quando offrono un trattato commerciale per poi oliare la loro penetrazione militare, prima spingono, poi si ritraggono. Firmano accordi di tregua (Siria) e poi li bombardano.

Nel mondo nuovo multipolare, la prima qualità da preservare per la percezione pubblica che gli stati avranno tra loro stessi, sarà la reputazione perché la convivenza si fa difficile e s’impone un qualche codice di condotta educata, altrimenti è caos per tutti ed a nessun governo, di nessun tipo, piace il caos. Gli USA, non sembrano averlo capito e diventano oggi giorno di più, più imbarazzanti e preoccupanti.

https://www.theguardian.com/…/us-will-sharpen-military-edge…

http://www.lastampa.it/…/filippine-duterte-annu…/pagina.html

ci metta responsabilmente in grado di far fronte ai compiti di demiurghi dell’antropocene per evitare il collasso ambientale a cui segue quello umano, quindi anche quello economico. A quel punto, metter mano visibile al meno complesso sistema economico ci sembrerà un gioco da ragazzi ed avremo superato di slancio e necessità l’obiezione di Hayek.

Quello che assolutamente non dovremmo fare, che è poi quello che molto probabilmente continueremo a fare, è non mettere mano al sistema economico che informa gli stili di vita che ci porteranno dall’Antropocene al periodo successivo, quello in cui la mano invisibile della Natura si libererà dalla schiavitù di dover sopportare il nostro idiotismo logico, finalmente, annientandoci. Saremo così -finalmente- liberi da morire.

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[Anche se il risultato della filosofia è semplice, non può esserlo il metodo per arrivarci. La complessità della filosofia non è quella della sua materia, ma del nostro intelletto annodato. (da L. Wittgentstein, Osservazioni filosofiche, Einaudi)]