CRONACHE DA 401 A 450

CRONACA N.450 (19.04.16)

11 – 9 – 28. Questa la formula di un rebus in cui mi lancio con una “spericolata” previsione. Pare che la stampa americana sia infervorata con la faccenda delle 28 pagine del Rapporto 11/9 e ne faccia un gran can-can alla vigilia della partenza di Obama per Riyad. I sauditi hanno minacciato sfracelli nel caso venissero de-secretate. Ora, possibile che i sauditi, con le loro minacce pubbliche, siano così stupidi da confermare a tutto il mondo quello che già si sa di quelle 28 pagine, ovvero che vi sono tracce di un loro coinvolgimento nell’affaire (segnatevi questo nome: Bandar bin Sultan)? Possibile che la stampa USA abbia scoperto le 28 pagine 14 anni dopo che è stato pubblicato il Rapporto e solo oggi stiano domandandosi come sono andate veramente le cose? E se entrambi già sapessero che c’è una precisa volontà di farle uscire quelle 28 pagine? E se Obama volesse dare come lascito finale della sua presidenza la divulgazione del segreto? Perché lo vorrebbe e potrebbe fare?

Gloria, vendetta e sigillo. La gloria per un presidente che aveva promesso tanto e mantenuto poco è una buona ragione. La vendetta contro tutti coloro (Clinton in testa) che hanno avversato la sua politica medio-orientale incluso tutto l’establishment petro-repubblicano (se si divulgano quelle pagine, inizia una catena d’indagine che non termina coi sauditi ma continua forse con servizi israeliani e pezzi dell’amministrazione Bush), sono altre due buone motivazioni. Il sigillo all’irreversibilità della sua idea di Medio Oriente equilibrato da un concerto, per quanto conflittuale, di medie-potenze locali di cui lo sdoganamento iraniano, la freddezza con la Turchia e l’ambiguità con i sauditi sono state le tracce concrete, l’ultima ragione, per elenco ma non per importanza.

Come diversamente farebbe Obama ,davanti a tutto il mondo, ora ad abbassare la testa davanti alla minaccia di ritorsione finanziaria proferita alla più grande potenza planetaria da parte di un gruppo di beduini del deserto?

Chissà, vedremo…

(video di Repubblica, qui)

CRONACA N.449 (16.04.16)

INVITO A NON ESSERE SUPERFLUI. Domani andrò a votare. Al referendum, voterò SI perché ogni contratto deve avere dei limiti di tempo, è un principio giuridico la cui necessità di deroga è inconsistente ed immotivata da ogni punto di vista. Al sondaggio d’opinione sul modello energetico voterò SI per confermare la mia adesione a modelli diversi da quelli delle energie fossili. Al sondaggio politico voterò SI per significare a coloro che mi ha invitato a non votare, il mio disgusto per la loro dozzinale furbizia anti-democratica. La democrazia giustifica i Si o i No, mentre ogni assenza nell’espressione è ingiustificata, quindi anti-democratica.

[Riferendosi alla cura degli affari politici, Pericle, nella famosa orazione riportata da Tucidide nella Guerra del Peloponneso, dice: Poiché unici al mondo non valutiamo un individuo tranquillo in quanto si astiene da quelle attività, ma superfluo.]

CRONACA N.448 (15.04.16)

ARCANA IMPERII. L’espressione venne coniata da Tacito e significa più o meno -i segreti del potere-. Bobbio diceva che la democrazia è l’assenza di “arcana imperii” in quanto se tutti debbono governare il tutto, manca il movente e l’occasione per secretare qualcosa attinente l’esercizio del potere. “Complottisti” e “cospirazionisti” sono i termini con cui il potere ha voluto ingabbiare in un frame negativo coloro che sfidano gli arcana imperii, Una sorta di barriera preventiva che porta allo stigma sociale coloro che si avvicinano troppo ad argomenti che non vanno trattati.

Il Senato americano, condusse una voluminosa quanto inutile indagine su gli attentati dell’11/9. Quando però il Rapporto fu pronto, Bush, vietò la pubblicazione di 28 pagine. il NYT, già nel 2003-4, spifferò che senatori che avevano letto il Rapporto, dicevano che conteneva notizie del possibile coinvolgimento dell’Arabia saudita nell’organizzazione degli attentati. Strano, perché dei 19 attentatori, solo 15 erano sauditi e due degli Emirati. Obama, prima della sua prima elezione, promise di de-secretarli ma poi non lo fece. Trump ha promesso di de-secretarli, se eletto. Ma due ostinati senatori (un repubblicano ed un democratico) portano avanti da tempo, con il Comitato dei parenti delle vittime del crollo delle due torri, la battaglia per de-secretare quelle pagine. Ora però s’avanza anche una proposta di legge che preparerebbe la strada ad una eventuale possibile incriminazione semmai spuntasse fuori qualcosa di “caldo”, su fatti simili. I sauditi, che hanno formato di recente una task force in America per fare lobbying sulla stampa in loro favore, minacciano ritorsioni. Quando certi argomenti arrivano in leggi al Senato e vengono trattati dal NYT (qui la notizia del giorno), vuol dire che le barriere erette contro complottisti e cospirazionisti, stanno cedendo, per qualche motivo…

A parte il richiamo a quello sciagurato pezzo di storia, la questione attiene anche ai rapporti attuali tra USA ed Arabia saudita. Quella che si può definire una “relazione complicata”.

CRONACA N.447 (14.04.16)

A questo punto, si chiarisce un po’ il quadro generale dell’affaire internazionale collegato alla morte di Regeni. L’Italia l’ha messa giù dura con l’Egitto perché ha dietro gli USA e ha dietro gli USA perché fanno coppia sul caso libico. I francesi invece, vanno per altra strada e lunedì, Hollande è al Cairo. Gli inglesi? (qui)

Altresì, l’Italia ottiene disco verde per l’Iran.

CRONACA N.446 (14.04.16)

Domenica prossima si vota per il referendum. Questo voto ha un significato tecnico e due significati politici. Quello tecnico è se si ritiene doveroso che le licenze di perforazione terminino al limite prefissato e non estendersi fino all’esaurimento del giacimento. Mi sembra logico il SI dando ai contratti il loro normale limite di tempo, alle regioni il controllo su eventuali estensioni, ai perforatori il limite di organizzare il loro lavoro entro un tempo prefissato e non entro una quantità non fissata. Questo per le perforazioni entro le 12 miglia essendo le altre già correttamente normate. Il secondo significato è in pratica un sondaggio d’opinione sulla politica energetica del paese, più a favore delle rinnovabili (Si), ancora centrata sulle energie tradizionali. Non è certo contenuto del referendum sul piano giuridico ma ha finito per l’esserlo sul piano politico. Il terzo significato ha anch’esso un valore di sondaggio politico, relativo al governo Renzi, dato che questo, temendo di esser contraddetto dal risultato del referendum tecnico, ha invitato esplicitamente alla sovversiva pratica dell’astensione, una posizione in aperta contraddizione col nome di un partito che si dice democratico. Chi voterà e voterà SI manderà questo terzo messaggio al governo, che poi sarà un NO alla sua posizione tecnica, a quella politica sulle strategie energetiche a quella politica sulle pratiche democratiche che nel voto hanno la loro unica liturgia.

CRONACA N.445 (13.04.16)

La maggiore perplessità che ho nutrito sul M5s, è stata quella che mi è apparsa una sistematica distanza tra la dichiarazione (sottoscrivibile) di un progetto di democrazia reale (diretta) e la pratica dei fatti. Questo prima di commentare questa o quella specifica scelta politica o ideologica (o antideologica). Uno dei marcatori di questa ambiguità, era la più volte annunciata piattaforma di consultazione telematica tra iscritti e parlamentari, annunci a cui non seguivano fatti, ormai da tre anni. Ora, pare, che i fatti accadano (qui), ironia della sorte, proprio il giorno dopo la scomparsa del Solone (o Licurgo?) del movimento. Forse una elegante forma di lascito per indicare la “via”, da parte del saggio fondatore, vedremo.

La democrazia digitale è oggetto di avversi giudizi. Forse Casaleggio ne sovrastimava le possibilità, forse i suoi critici ne sovrastimano i limiti. Il che potrebbe significare che un qualche ruolo benefico può svolgerlo anche se più tattico che strategico. In un’ottica di costruzione processuale della democrazia (da meno ad un costante di più), ben venga questo strumento e la possibilità di testarlo in pratica. Rousseau, questo il nome della piattaforma,  si presenta, sebbene ancora solo potenzialmente, come lo strumento più avanzato per una  maggior democrazia entro i partiti ed i movimenti non locali e non tematici.

CRONACA N.444 (13.04.16)

La carta Iran giocata da Renzi secondo A. Negri (qui). In politica estera, Renzi colleziona meno insufficienze che non in altri campi. Tutto sommato, con l’atteggiamento più morbido, tra gli europei, nei confronti della Russia, una decisa astensione dal coinvolgimento in Siria ed una presenza attenta e non invasiva in Iraq, con il precedente tentativo di affratellarsi con gli egiziani e vedremo se e come questo disegno verrà interrotto dall’affaire Regeni, frenando in EU più di altri sulla relazione con la Turchia, seguendo gli sviluppi della re-istituzionalizzazione della Libia senza lanciarsi in avventure scalmanate ed ora, proponendosi come primo partner europeo con l’Iran, il giudizio non può essere negativo. Da vedere però come si evolverà la relazione occidentale con l’Iran poiché il ripristino delle relazioni era voluto fortemente da Obama e Clinton o un repubblicano, potrebbero rivedere questa postura. Mr Shish, avrà qualche difficoltà con la lingua ma suppongo che, in politica estera (tra militari, Eni, corpo diplomatico e Confindustria), si misuri con un ambiente ben diverso da quello che lo circonda su altre questioni.

CRONACA N.443 (12.04.16)

FRAMING. Nelle scienze sociali, con -framing- (che potremmo tradurre con -inquadrare-) s’intende il fatto che un evento o fenomeno ci apparirà in un modo o nell’altro a seconda di come lo categorizziamo e nominiamo. L’affare Regeni ad esempio, che tipo di evento è? Per molti, in Italia, è un caso Marò di sinistra, per altri una imprescindibile battaglia per i diritti umani e civili, per altri ancora una battaglia per liberare il popolo egiziano dall’orribile dittatura militare. Altri, che non per questo tifano per l’umiliazione dell’Italia, la tortura e l’arroganza del potere, inquadrano l’affare come un caso internazionale di scacchiera geopolitica.

Del discorso dei primi siamo tutti al corrente visto l’esposizione che abbiamo all’informazione di massa. Per bilanciare i nostri imput, vorremmo sottoporre un breve aggiornamento sul discorso dei secondi. Al Sisi, pur essendo storicamente legato in quanto egiziano a gli Stati Uniti d’America che formano i quadri dell’esercito e pur essendo stato beneficiato di ingenti finanziamenti sauditi dati tramite Emirati, aveva cominciato a tessere relazioni pericolose con la Russia ed addirittura un riavvicinamento con il legittimo governo siriano (legittimo fintanto che non se ne voterà un altro). Nel frattempo si era anche molto affratellato con l’Italia che colì aveva portato imprenditori ed investitori, dopo che l’ENI aveva vinto la commessa per una importate perforazione off shore. Infine, al Sisi, supportava un generale libico che furoreggia in Cirenaica (dove ci sono i pozzi di petrolio libici) mentre ufficialmente, USA, ONU ed Italia, promuovono il governo tripolitano.

Nel mentre la comunità internazionale e quella nazionale spingeva il governo italiano a non farla passare liscia al perfido al Sisi, i sauditi sono tornati al Cairo promettendo molti altri soldi ed ottenendo in cambio un più rigido allineamento geopolitico a Riyad (quindi abbandonare russi e siriani) ed il controllo di un paio di isolette (qui), strategiche per la presenza nel Mar Rosso (si tenga conto che la guerra in Yemen si sta facendo “anche” per il controllo dell’imbocco del Mar Rosso). Non solo. I britannici hanno firmato nuovi importanti contratti di ricerca e perforazione petrolifera con BP (qui). Meno male che a far sentire meno soli gli italiani nella loro giusta battaglia per i principi, ci penserà Hollande che il prossimo lunedì arriverà al Cairo per promuovere la fraternitè, visto che della libertè e l’egalitè per il popolo egiziano ce ne occupiamo noi (qui).

CRONACA N.442 (12.04.16)

F. Lordon (di cui recensimmo qui), è il delegato pensante del movimento che si sta esprimendo in Francia, a partire dall’opposizione di una specie di Job Act transalpino. Sul manifesto (qui), una sua intervista-interpretazione di ciò che sta accadendo. La faccenda sembrerebbe essere un ulteriore passaggio dall’indignazione anti-sistema, alla collera sistemica. Nei desideri di Lordon, chissà quanto condivisi dal basso, questo dovrebbe essere un movimento meno vago di OWS e meno istituzionale di Podemos, un movimento costituente. Nella mossa “costituente” s’intravede una nuova volontà attiva, propositiva, positiva. Torno in ballo il desiderio, forse ormai la necessità, di chiedere ovvero chiedersi, come in altro modo organizzare il nostro vivere associato.

Siamo ai primi passi di un possibile movimento generale alternativo al sistema in atto, ma dopo OWS, Syriza (almeno inizialmente), Podemos, Corbyn, addirittura Sanders, ora arrivano anche i francesi della notte in piedi, si può cominciare a dire che questo conato c’è.

La strada è molto lunga ma quantomeno, siamo confortati dal fatto che in Occidente, non sono tutti morti, vecchi, stanchi, rassegnati.

CRONACA N.441 (o5.04.16)

A PENSAR MALE SI FA PECCATO, MA QUASI SEMPRE….: con le rivelazioni su Mossack-Fonseca, si sono presi due piccioni con una sola fava? I piccioni sono: a) i nemici cattivi (una bella sfilza davvero); b) gli amici cattivi. Chi sono gli amici cattivi? Quello che forse non si è compreso subito è che quelli della MF sono in pratica dei broker, non è Panama o non è sempre Panama, la destinazione finale dei capitali amministrati. Più della metà delle destinazioni finali in altrettanti paradisi fiscali, sono riconducibili al Regno Unito. Ciliegina è il coinvolgimento nei traffici anche del papà di Cameron. Magari gli USA sono nervosi per via della concorrenza britannica visto che loro stessi sono passati dal sesto al terzo posto (dopo Svizzera ed Hong Kong) per tasso di segretezza finanziaria (re. Tax justice network). Ma si sa anche che gli USA sono un po’ contrariati con i brit dato l’eccesso di favore che questi riservano ai cinesi (c’è un lungo elenco di fatti finanziari e commerciali che non possiamo qui riportare), culminati con la recente visita di Xi Jinping a Londra, lo scorso Ottobre. E si sa che Obama è assai nervoso per il rischio Brexit, poiché se i brit si mettono a ballare da soli, issano il jolly roger (com’è loro tradizione) e altro che multipolarismo… . 

Prendere_due_piccioni_con_una_fava

CRONACA N.440 (o4.04.16)

Due brevi segnalazioni su i fatti del giorno. Ci occupammo di paradisi fiscali con questa recensione (-qui– consiglio il libro vivamente).

La sottostante notizia sulla posizione alawita di ieri (cronaca 439) ha ricevuto, oggi, commenti dubbiosi (qui  e non abbiamo accesso ai contenuti a pagamento Limes ma segnaliamo l’articolo che sembra iniziare con tono perplesso, qui).

Premesso che anche il documento non aveva la pretesa di parlare a nome di tutti gli alawiti, si tratterà di capire se però rappresenta le idee di uno o di due milioni di loro (più o meno il 51%). Le letture critiche sono tutte orientate politicamente e stante la situazione che ben conosciamo occupandoci anche di geopolitica, ve ne è ben donde. Però, ci permettiamo di rilevare un possibile difetto di visione. Da quelle parti, magari non sempre ma assai spesso, le questioni religiose contano. Contano anche quando per spostare una posizione prettamente politica devi spostare qualcosa nell’interpretazione religiosa. Pare poco probabile che qualcuno si sia preso la briga di tentar di riformare l’alawismo, (in quanto dottrina religiosa), spingendosi addirittura a distanziarsi dallo sciismo e proporsi come terza posizione (né sunniti, né sciiti), solo per produrre un pezzo di carta da esibire sulla stampa occidentale. Cioè, il contenuto del documento dice che chi lo ha redatto, conosce bene cosa comporta l’idea di riposizionare l’alawismo, non è cioè una velina buttata giù per farci un titolo in Occidente. Sicuramente è una posizione non certificata da tutta la comunità ma da quanta sì e quanta no, lo si vedrà solo quando inizieranno seriamente le trattative per metter fine al conflitto.

CRONACA N.439 (o3.04.16)

LA MOSSA ALAWITA. Nell’islam, questioni etniche e politiche sono intrecciate a questioni religiose. Non è possibile seguire cosa succede nell’islam se non si seguono tutte e tre questi livelli del discorso. Gli alawiti sono il gruppo di cui è originaria la famiglia presidenziale siriana degli al-Asad. Qui, con una uscita registrata in contemporanea daAlawite_Distribution_in_the_LevantRepubblica, Die Welt e Figaro, una rappresentanza del gruppo che si dice maggioritaria (quindi rappresentativa), muoverebbe verso una doppia, importante direzione: a) dichiararsi non più rappresentata da Bashar al Asad; b) muovere verso una riforma della loro stessa identità, presentandosi non più come sciiti, stante che non sono certo sunniti, cioè come terza via. Dal punto di vista dottrinario, la questione è molto interessante perché richiama le origini pre-islamiche di questo pezzo di Siria. Dal punto di vista etnico è un mossa dovuta per salvare la comunità stante che questa non può più pensare di dominare l’intero intrico siriano. Dal punto di vista politico, apre alla possibile soluzione del conflitto, anteponendosi ad Asad e sottraendo così l’oggetto del principale contendere. Molto improbabile che questa uscita alawita non sia stata concordata con i russi, nel senso che, data la serietà del tentativo (il documento pdf affronta questioni molto tecniche dell’alawitismo e non è cosa improvvisata), chi ha fatto la mossa è ben consapevole delle conseguenze e si muove quindi nel senso della realtà. La realtà è che la zona degli alawiti è la zona dei russi.

L’articolo: http://www.repubblica.it/esteri/2016/04/03/news/siria-136787777/

CRONACA N.438 (31.03.16)

9406022-3d-render-of-pawn-Stock-Photo-chess-crown-pawnImprovvisamente, appaiono numerosi articoli internazionali che ipotizzano cambio di regime in Turchia e crisi ontologica dell’Arabia Saudita. Sembra che il precario ordine internazionale stia cominciando a stufarsi di questi due agitatori inconcludenti. L’insofferenza non è tanto verso gli agitatori, verso i quali se non si è avuta connivenza si è applicato il laissez faire, ma verso la loro inconcludenza. Avessero portato qualche vantaggio, sarebbero stati gli eroi della partita ma visto che la partita ora va diversamente, gli aspiranti eroi ora debbono esser sacrificati.

I turchi non sono un buon cliente per i progetti cinesi di Via della Seta che proprio sulla penisola dovrebbe avere il suo passaggio ferroviario strategico e non lo sono anche per l’utilizzo poco amichevole che fanno dei legami di parentela con gli uiguri ed alcune repubbliche centro asiatiche la cui stabilità è altrettanto strategica per le nuove vie commerciali dei cinesi (qui). Ancormeno lo sono per i russi non solo per le ben note contrapposizioni sulla Siria ma per l’ancora non ben spiegabile voltafaccia strategico che ha mandato a monte contratti miliardari e passaggi di oleodotti già pianificati. Naturalmente non lo sono per gli iraniani con i quali alternano prudenti visite di amicizia e pressioni militari sul confine curdo-iracheno. Non lo sono ovviamente per i curdi i quali però hanno ultimamente ben due padrini, gli americani ed i russi. All’Unione europea hanno sottratto 3 + 3 miliardi col ricatto. In questi casi, realismo impone sottostare ma poi si scrive la partita sul taccuino che ha già altre note dolenti come l’utilizzo dei profughi, l’impresentabilità del regime, le astruse richieste imperative di esser accettati nell’UE, le pubbliche lezioncine su come si combatte il terrorismo (vedi Belgio) già poco gradite in sé ma ancormeno considerato il pulpito. Lezioncine non richieste che possono anche attivare qualche sospetto. E’ di questi giorni la scoperta fatta dai curdi delle bolle di consegna del traffico petrolifero già noto, tra Isis e turchi (qui). Si sono adirati addirittura i giordani, solitamente low profile (qui). Assad, dall’alto delle riconquistate rovine di Palmira, ha ripreso voce e non fa sconti (qui) provocando “imbarazzo” a francesi e britannici. Gli americani sono seccati oltre che per le questioni coi curdi, per il tentativo di trascinare la NATO in operazioni improvvisate anti-russe che era forse il retro-pensiero che ha portato Erdogan a dare l’ordine di abbattimento del jet russo. Ecco allora che il Newsweek (qui) rilancia un articolo dell’American Enterprise Institute (commento in italiano, qui) che ipotizza lo sgretolamento del potere di un regime che internamente, comincia ad avere contro oltre ai curdi, le élite laiche ed occidentaliste, una parte del sistema economico e forse l’esercito. Erdogan ha cambiato più volte le élite dell’esercito ma l’esercito in Turchia ha una storia particolare ed è molto dubbio che Erdogan sia riuscito a cambiarne la natura profonda. Qualche settimana fa sono uscite anche notizie di rifiuti aperti che gli alti vertici militari avrebbero opposto alla volontà del presidente di operare ulteriori provocazioni verso i russi.  Questi tensioni si rinforzano vicendevolmente ed il neo-sultano sembra andare viepiù nel panico, e la pedina nel panico diventa un rischio da evitare. Il sacrificio di pedina s’impone visto che la partita non è quella che la pedina si era immaginata dal suo locale punti di vista…

Non migliore, anzi peggiore, comincia ad essere la situazione dell’ Arabia Saudita. La politica del prezzo del greggio, fa piacere solo ai cinesi ma non certo ai russi, iraniani, tutti i produttori OPEC ed anche l’intera economia mondiale. Ma in particolare, dispiace a gli americani che vedono prossimo il fallimento in sequenza di molte compagnie di shale, con possibili effetti sistemici sulla borsa e ritorno alla dipendenza dalle esportazioni, il che sbilancerebbe tutta la geopolitica USA. Non a caso, Trump, dopo aver minacciato -se eletto- di render pubbliche le famose 28 pagine secretate nel Rapporto 11/9 del Congresso americano (che pare indichino il ruolo dei servizi segreti sauditi nell’operazione) ed essersi preso pubblicamente a male parole con un principino saudita, nell’ultima intervista al NYT ha dichiarato che gli USA non compreranno più petrolio saudita (e ritireranno la copertura militare) fintanto che i sauditi non mostrino di impegnarsi seriamente a combattere per proprio conto l’Isis. Grande sdegno sta provocando negli USA il filmato Saudi Arabia Uncovered  –qui– (che abbiamo postato alla fine del nostro recente articolo, qui) ed i sauditi rinforzano le attività di lobbying sulla stampa americana per ammorbidire le critiche (qui). Intanto, Standard & Poors ha downgradato i CDS sauditi, prima da AA- ad A+ (Giappone), poi dopo appena quattro mesi da A+ ad A- (Malesia), tre livelli sopra la spazzatura. I sauditi hanno dovuto rivedere la propria generosa politica di welfare e di tassazione interna per far fronte al crollo delle entrate derivate dal dumping forzoso del prezzo del greggio ed il loro deficit viaggia al 15% del Pil. Intanto continuano a sparire principi sauditi appena un po’ meno allineati al delirio della casa regnante (qui e qui). Forse anche i pakistani, dopo esser stati coinvolti a loro insaputa nella cosiddetta NATO arabica promossa da Ryiad, progetto a cui invero non hanno aderito, e dopo esser stati coinvolti nella delicata faccenda della ipotetica fornitura di armi atomiche che, nota da tempo a pochi, ora sta diventando questione nota ai più e tutt’altro che rassicurante per i delicati equilibri atomici planetari, si sono seccati per l’attentato di Lahore (qui). Così gli indiani i cui equilibri di convivenza tra la minoranza musulmana e la maggioranza indu, sono stati scossi da recenti operazioni terroristiche (qui). Anche Hollande non deve aver gradito la richiesta esplicita di farsi dare la Legion straniera ma sopratutto il fatto che, tenuta segreta dall’Eliseo, è stata invece pubblicizzata dall’agenzia di stampa saudita (qui). Ecco allora che ci si comincia a preparare  il campo della crisi ontologica di questo gruppo di beduini scalmanati, “unfit” per la complessità del mondo nuovo (qui), si comincia a parlare apertamente di collasso saudita e si lanciano messaggi ai sauditi sul fatto che debbono farsene una ragione degli accordi tra americani ed iraniani (qui). Altrimenti, anche la pedina con il ghutra a scacchetti bianchi e rossi, potrebbe saltare.

Insomma, l’operazione Siria è andata, non ha funzionato, si sbaracca l’impianto e ci si avvia ad un qualche accordo spartitorio che non incontra i favori di Ryiad. Del terrorismo saudita-wahhabita, i più e le loro opinioni pubbliche, si sono stancati. Della disinvoltura ricattatoria saudita ancora di più , stante che il gerontocomio degli al Saud ha messo troppi obiettivi contemporaneamente in target, una strategia irrealistica e presuntuosa, geopoliticamente insostenibile. Così, della disinvolta intraprendenza di Erdogan.

Destino delle pedine è l’esser sacrificate poiché le pedine leggono solo lo scontro intorno alle loro 8 caselle mentre la scacchiera, di caselle, ne ha 64.

CRONACA N.437 (26.03.16)

Siamo in guerra? Sì, col senso della misura: qui e qui.

CRONACA N.436 (26.03.16)

Ennesimo articolo sull’improbabilità della stato belga, qui. Di interessante c’è la notazione di come l’UE abbia scelto proprio il Belgio per piantare la sua sede. Simbolicamente, è come se l’UE avesse deciso di fondare un palazzo su una faglia. Ma che faglia corre lungo il Belgio? si sa, quella tra valloni e fiamminghi. I primi sono celtico-latini ovvero latini dell’estrema periferia dell’Impero, linguisticamente francofoni. I secondi sono sostanzialmente Franchi-olandesi (Frisii), quindi di ceppo germanico. Latini (portoghesi, spagnoli, italiani, francesi, valloni e per estensione altri mediterranei come maltesi, ciprioti, greci) e germanici (fiamminghi, olandesi, tedeschi, danesi, cechi, austriaci e per estensione altri nordici cioè ugro-finnici, svedesi, balto-polacchi), questa è la faglia fondamentale.

CRONACA N.435 (26.03.16)

Da una parte abbiamo qualcuno che vuol far sapere di aver lungamente torturato ed infine ammazzato un italiano in Egitto, prendendosi la briga di portare e lasciare il cadavere in bellavista in autostrada. Dall’altra abbiamo i documenti ed effetti personali del cadavere in mano alle autorità egiziane. In mezzo c’è cosa è successo. La prima parte porta ad escludere siano state le autorità egiziane che quel cadavere l’avrebbero semmai fatto sparire, La seconda parte porta ad escludere che i documenti siano stati ritrovati ieri perché nessuno dotato di minimo buonsenso si tiene per così tanto tempo i documenti di un cadavere così scottante. Ciò che è in mezzo sembra dire che le autorità egiziane c’entrino in qualche modo (possesso dei documenti evidentemente ritrovati tempo fa e tenuti lì il tempo di confezionare una qualche versione dei fatti) ma non nel modo più lineare ovvero come autori consapevoli del misfatto. Il tutto sembrerebbe convergere verso un pezzo dei servizi egiziani che hanno condotto un’azione contro gli interessi del governo egiziano. Ne consegue che sembrerebbe che il governo egiziano non voglia mostrare questa sua crepa interna ma sopratutto non voglia poi dover spiegare le motivazioni di chi ha compiuto l’atto. Chi ha compiuto l’atto ed ha voluto far ritrovare il cadavere e poi i documenti, sapeva che il governo egiziano si sarebbe trovato nella forbice del discredito internazionale e frizioni con gli italiani da una parte a qualcosa altrettanto problematico ed indicibile dall’altra. Cosa?

CRONACA N.434 (26.03.16)

Sistemi in crisi. Qui, il giornalista W. Tarpley, illustra lo stato dell’arte delle due candidature principali dei partiti repubblicano e democratico, alle elezioni dell’8 Novembre prossimo. Tanto Trump che la Clinton, non rappresentano la mediana dei rispettivi schieramenti, sono candidature polarizzate. Il sistema politico americano, basato su soli due partiti che in genere rappresentano due versioni moderatamente diverse dell’interesse generale nazionale, laddove indichi due candidature polarizzate, indica anche l’irrigidimento dell’intero sistema. Per irrigidimento, intendiamo quella sindrome di indurimento delle politiche che coglie i sistemi che avvertono uno stato di crisi generale, riflettendolo all’interno del politico, appunto con atteggiamenti irrigiditi. E’ questa, l’anticamera di una fase in cui, in genere, si afferma una politica Uno-Tutto. La politica Uno-Tutto è quella che s’incarna in un potere politico che si condensa intorno ad una singola figura forte che porterà avanti politiche forti. Questa forma politica può poi sfociare in forme totalitarie. Le due candidature più importanti delle elezioni americane, riflettono quindi una domanda generale di messa in ordine di cose che si stanno viepiù disordinando e nell’assecondarla, rompono la medietà tradizionale che copre l’intero spettro delle posizioni politiche (stante che negli USA, la politica non rappresenta l’intero arco delle posizioni sociali poiché molte si assentano dal politico), producendo crepe. Alla domanda di ordine si risponde quindi con soluzioni che potenzialmente, creano maggior disordine. Questo è sintomo del fatto che il sistema di riferimento, il politico negli USA, è costretto a scegliere e le scelte diventano discriminanti perché non ci si trova più in uno stato di benessere allargato che redistribuisce dividendi più o meno a tutti.

CRONACA N.433 (23.03.16)

Ritengo plausibile la matrice jihadista dell’attentato di Bruxelles. Si tenga conto che l’Isis è un progetto per l’egemonia del radicalismo islamico e per l’ampliamento dell’egemonia del radicalismo islamico (wahhabita) nei confronti dell’islam mediano che, come sempre accade, è il grosso della torta. Poiché in politica, sopratutto quando sono in ballo questioni di progetti di egemonia, l’azione è comunicazione, l’attentato può esser letto come una comunicazione rivolta al proprio pubblico. Il pubblico dell’Isis è tripartito: 1) quello interno; 2) quello dell’immediata corona di simpatizzanti da far passare a pubblico interno; 3) quello islamico generale di cui si vorrebbe portare una parte alla posizione 2). Questa è la strategia di ogni progetto egemonico. L’Isis ha ben motivo di comunicare sia in generale (ed è nota la sua capacità), sia nello specifico dei tempi recenti. Ogni colpo inferto all’Isis in Siraq o in Libia, fintanto che il gruppo manterrà capacità operative. chiama e chiamerà un’azione di comunicazione il cui contenuto è “noi siamo qui, intatti, efficienti ed efficaci“. La comunicazione tende a confortare sul buon stato di salute del soggetto che deve portare avanti la strategia che è nota e immutata.

CRONACA N.432 (22.03.16)

Stretti tra l’imperialismo americano, l’islam radicale petrodollarizzato, le élite predatorie globaliste, i neoliberisti e le insipienti leadership europee e nazionali, sembra esser capitati in uno di questi party in cui si divertono tutti come pazzi ed a te viene in mente solo il titolo di quel libro di Chatwin che recita: Che ci faccio qui?

CRONACA N.431 (22.03.16)

Prima uscita pubblica su politica estera, da parte di D. Trump ospite della redazione del WP (qui). Una presentazione dei suoi collaboratori sull’argomento, qui. Un primo giudizio da parte di un clintoniano (Zucconi) qui.  Non presentato ma presente, negli articoli che riguardano lo staff d Trump, Sam Clovis (qui il chi è).

Siamo in campagna elettorale ed esser troppo precisi nelle deduzioni sulla possibile politica estera del candidato Trump, non conviene. Qualcosa però emerge nella grandi linee, cose che sono emerse anche da altre interviste e comizi elettorali. L’intenzione sembra esser quella di un disimpegno e conseguente riduzione di complessità. Disimpegno da interventi strutturali di dominio militare sul mondo o meglio, minaccia di disimpegno magari sperando che i partner (NATO, Asia) subentrino con maggior ruolo, impegno e sopratutto spesa. Riduzione nel senso che Trump sembra voler abbandonare la strategia di frizione con la Russia per concentrarsi su Cina e musulmani. In sostanza, una ricategorizzazione dei nemici, con al primo posto la Cina, al secondo l’espansione dell’islam jiahdista e l’abbandono del Vecchio continente al suo destino, non escluso lo sviluppo addirittura di partnership coi russi.  Tra i membri dello staff, Papadopolus sembra avere competenze nel settore energetico ma sopratutto Page ha un certo expertise nel campo, ha lavorato in Russia ed è stato consulente di joint venture con Gazprom. Page ha attaccato duramente Obama per la sua politica anti-russa ed ha attaccato la Nuland, facendo trapelare una accusa di manipolazione degli eventi che hanno portato alla caduta di Yanukovich. Più complicata l’analisi di cosa intenderebbe fare realmente contro l’espansione jihadista e perché. Note però le sue uscite molto critiche nei confronti dei sauditi. Altresì, contro la Cina, più competizione industriale e commerciale (con grande freddo negli scambi ed investimenti diretti reciproci) che militare. Page ha anche specifiche competenze ed expertise sulle repubbliche ex-sovietiche caucasiche e centro-asiatiche, per cui si può immaginare una nuova strategia di separazione tra queste e la Cina, di modo da sabotare le varie Vie della seta.

Se così fosse, la strategia avrebbe una sua razionalità.

CRONACA N.430 (04.03.16)

downloadr5LA SOCIETA’ A RESPONSABILITA’ LIMITATA.

Qual è il limite per la maternità di terzi? E quello della privacy elettronica? E quello ambientale? E quello dell’intromissione di uno Stato negli affari dell’altro? Va dato un limite alla ricchezza ed alla povertà? La libertà ha un limite? e chi lo pone e più in generale chi è chiamato a decidere su i limiti da porre a gli altri e porci noi stessi, in questa epoca che sembra aver scoperto improvvisamente che abbiamo un sacco di limiti su cui decidere? Decisioni che ci vedono distratti, incompetenti, preoccupati e strattonati da chi sembra avere idee molto chiare che la fanno sempre più facile del dovuto? Con conflitti di necessità che non s’accordano tra loro ed una bassa preveggenza su le conseguenze complesse delle scelte?. Un libro di stimolo ed un sito che ne ragguaglia:http://materialismostorico.blogspot.it/…/limite-di-remo-bod…

CRONACA N.429 (02.03.16)

UNIONI DI FATTO.

Giorni fa, è uscita la notizia delle trattative per la costituzione di un super-polo delle borse nazionali europee sull’asse Londra (che è proprietaria anche di Piazza Affari) e Berlino. Ne nascerebbe il terzo gruppo mondiale per capitalizzazione ma il segnale è che mentre alcuni discutono se rimanere o meno nell’UE, altri stanno tessendo reti di interessi oggettivi che condizioneranno non poco, ogni possibile decisione politica.

Di oggi invece questo gossip sul campionato europeo di calcio ad invito riservato ai big team, una Super League con alle spalle i capitali di un miliardario americano che retrocederebbe i campionati nazionali ad una serie B allargata. Curioso che anche in questo caso, si stiano muovendo gli inglesi. Essendo basata sul lignaggio, la Super League aumenterebbe fatalmente la distanza tra i big nazionali e le squadre di provincia. Un Ttip del primo intrattenimento del maschio continentale.

Elite di tutto il mondo unitevi !

CRONACA N.428 (02.03.16)

DEMOCRAZIA è DISCORSO.

1) Se vuoi fare una vera unione di più paesi deve essere una unione politica
2) Se vuoi fare una unione politica devi unire i popoli
3) Se vuoi unire i popoli, i popoli debbono poter gestire i processi di unione e quelli successivi di funzionamento, secondo modi democratici
4) Se vuoi avere una democrazia, le persone debbono potersi esprimere e reciprocamente comprendere,senza passare per le proprie élite
5) Se vuoi che popoli diversi possano comprendersi reciprocamente, questi debbono avere una qualche forma di vocabolario comune
6) Vocabolario comune implica parole comuni e parole comuni implicano concetti comuni.
7) Se hai concetti in comune è molto più probabile tu possa fare unioni che funzionino anche se fatte tra persone e popoli un po’ diversi perché a quel punto vuol dire che hai in comune una storia, modi di vivere, di intendere, di giudicare, di immaginare, cioè di “vivere”.

Mai vista una unione tra due persone che non possono parlarsi.

Se non hai concetti comuni, non hai vocabolario comune, non hai azione in comune (comunic-azione), non hai democrazia, non hai nessuna unione politica. A meno di non delegarla ad élite che hanno parole comuni, comunicazione, concetti, interessi e stili di vita comuni…

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CRONACA N.427 (25.02.16)

IL RISIKO DEL TUBO. Grandi manovre sulla scacchiere delle forniture energetiche. Ieri (qui), la notizia della firma del memorandum d’intesa tra italiani, greci e russi per una futura fornitura di gas, oggi (qui) la notizia di un secondo possibile accordo tra greci ed iraniani per la fornitura di gas. Che succede?

Il gas russo passava dall’Ucraina ma non potrà più passare di lì. Allora si è pensato di potenziare una linea che già passa nel Baltico ed arriva in Germania (North stream) e farne una nuova che doveva passare dalla Bulgaria e poi dividersi in altre due linee, una che passava via Grecia in Italia ed un’altra che andava direttamente in Austria, via Serbia ed Ungheria. Questo progetto di chiamava South stream ma improvvisamente, la Bulgaria ha fatto marcia indietro su pressioni dell’UE che formalmente vedeva abusi di posizione dominante delle imprese coinvolte ed il coinvolgimento di un oligarca russo sotto sanzioni. Allora i russi decidono di far passare la pipeline in Turchia ma poi, come si sa, Erdogan si mette a tirar già aerei russi e le cose si complicano. Gran parte della faccenda siriana, a sua volta, è legata alla lotta tra due possibili vie di fornitura, una che origina nel Golfo Persico e che si voleva far passare per la Siria liberata dallo sciita al Asad e che ora si vorrebbe far passare via Raqqa (Aleppo ormai è andata con grandi nervosismi di Erdogan) in Turchia, l’altra che origina nell’Iran sciita e contava di passare via Kurdistan (meglio, Iraq, sostanzialmente sciita), via Siria ancora nelle mani di al Asad e quindi sboccare nel Mediterraneo. Se c’è o non c’è Asad e quale territorio eventualmente controlla è quindi decisivo per capire come va il gioco. Quindi?

Quindi, sulla via russa ora sappiamo pronti i russi a fornire ed i greci a trasmettere a gli italiani, sulla via iraniana sappiamo che ci sono appunto gli iraniani pronti a fornire ed i greci pronti a ricevere. Ma in entrambi i casi manca ancora il tratto di mezzo, dove passano? Non si sa. Russi ed iraniani potrebbero star pensando di allestire flotte di navi gasiere che via Bosforo i russi, via Suez gli iraniani, arrivano dai greci che scongelano il gas o lo immettono nei bocchettoni (per sé e per l’Italia ed altri). I russi potrebbero star pensando a come risolvere il problema dei bulgari e riprendere quella via, gli iraniani potrebbero star scommettendo sul fatto che alla fine via Iraq o Kurdistan, in Siria, almeno quella del Nord già ribattezzata alawistan (ovvero governata dalla famiglia di Asad che lascerebbe Damasco, Asad che è appunto di religione alawita che è della famiglia sciita) ci passeranno ed arriveranno nel Mediterraneo. E il gas del Golfo Persico? Turchi, qatarioti e sauditi potrebbero scommettere sul fatto che, alla fine, terranno Raqqa, i turchi massacrano i curdi siriani ora alleati di al Asad (quelli anarco-democratici), impedendo a gli iraniani di passare o potrebbero ripiegare su una via più a sud che passando comunque in Siria, sbocca nel Mediterraneo (via Israele? perché in Libano la vedo dura…) e all’altezza di Cipro si divide in un braccio turco ed uno europeo. Ma non si può escludere che alla fine, se Erdogan dovesse perdere tutte le scommesse, i turchi potrebbero anche tornare in gioco con la coda tra le gambe o se russi ed iraniani dovessero star per vincere tutte le loro qualcuno si alzi e butti in aria il tavolo e tutti i carrarmatini del Risiko del tubo.

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Il destino stesso di Putin, il gioco degli equilibri nell’UE e nell’eurozona (il gas arriva solo e tutto ai tedeschi o ai tedeschi e nel Sud Europa?), che i venti di guerra coi turchi diventino tempesta o alla fine s’acquietino, il destino dei curdi, degli iracheni e degli iraniani, la complicata partita siriana, il destino di Asad, il peso geopolitico delle monarchie del Golfo ed in prospettiva anche il ruolo dell’Egitto (e del pozzo di cui l’ENI ha vinto l’appalto e di quelli al largo di Libano e Siria di cui non si è ancora sondata la consistenza ma di cui è praticamente certa l’esistenza) e del petrolio libico che si vuole appaltare ai britannici, il destino di Tsipras (preoccupato visto che arriva la primavera …) e della Grecia, la faccenda libica, il prossimo massacro di giornata, ruota tutto intorno al Risiko del tubo. A noi rimane lo sconfinato quanto inutile piacere di accapigliarci sul significato dell’islam, su i diritti umani, sulla democrazia, su quanto Tsipras ha tradito la rivoluzione, su chi ha ammazzato Regeni, su quanto Renzi non conti nulla e molte altre decisive questioni dateci in pasto per tenerci occupati e divisi tra cui, ovviamente, raccogliere profughi e litigare sul se ed il chi se li pippa. It’s geopolitics baby!

CRONACA N.426 (24.02.16)

Il cervello è il più classico degli interi maggiori della somma delle sue parti, quindi è la cosa più complessa che conosciamo in natura oltre all’Universo (che però non possiamo dire con certezza che è un intero). Per fare un check sullo sviluppo del nostro approccio complesso all’indagine ed alla cognizione, nulla meglio che monitorare lo stato dell’arte delle ricerche delle neuroscienze e delle scienze cognitive. Qui un sommario riepilogo.

CRONACA N.425 (23.02.16)

Keynes vs Hayek (rap video, due puntate 1, 2). Divertente. Citato in questo articolo (qui). Caso interessante. La questione relativa al fatto che A. Smith avesse detto nella Teoria dei sentimenti morali cose che non s’accordavano con la celebre pagina della Ricchezza delle Nazioni da cui è tratto il mito della mano invisibile è nota da una articolo di una studiosa (E. Rothschild, 2002) e da allora discusso come “Adam Smith problem”. Discusso da economisti e quindi con tutto l’ideologismo che connota questa strana disciplina che oltretutto si atteggia a scienza quando non ha neanche una epistemologia. Conosco bene il caso perché mi ha sempre divertito molto. Primo perché con mano invisibile, Smith cita un concetto formulato ai primi del ‘700 (la Ricchezza delle Nazioni è del 1776) da B. de Mandeville e credo che solo le convenzioni redazionali dell’epoca gli avessero impedito di usare le virgolette. Il concetto è espresso una volta sola in 1142 pagine (p.584 ed. UTET 2006) e quindi non ha alcuna centralità nell’opera specifica di Smith. Smith che aveva pubblicato la Teoria dei sentimenti morali nel 1759, aveva poi seguito diverse nuove edizioni ed una, l’ultima, proprio mentre scriveva la Ricchezza delle Nazioni, perché riteneva la TdSM il suo opus magnum. Infatti Smith, contrariamente a quanto sostenuto a conclusione dell’articolo di cui al link, non era un economista ma un filosofo, un docente di filosofia morale. Infine, Smith era in un percorso di trilogia. Dopo la TdSM e la RdN, sarebbe dovuto uscire un volume di teoria politica (morale-economia-politica era il sistema) ma lo scozzese impose nel lascito testamentario di bruciare il manoscritto se non ancora pubblicato in vita. Cosa che purtroppo così avvenne. Il caso è interessante perché solo oggi, qualcuno (qui), si è preso la briga di ri-sollevare il problema ad ennesima dimostrazione dell’uso ideologico dei temi nel dibattito accademico tra economisti. Il vero “problem” è che l’economia è l’unica disciplina a me nota (e ne frequento parecchie a livello di studio) che non ha una diffusa epistemologia critica, non ha una filosofia che ne controlla l’episteme.

CRONACA N.424 (17.02.16)

Torniamo un momento a parlare dall’affare Regeni. Due cose mi frenano sull’argomento, la partecipazione umana al senso di una morte veramente orribile, una morte non umana che porta ad un prudente rispetto e le scarse informazioni in pubblico possesso. Quindi non ci occuperemo del fatto in sé ma di come viene interpretato, specificatamente dal manifesto. Ci occupiamo del manifesto perché il manifesto è il simbolo di ciò che rimane dell’ispirazione di sinistra ed è in qualche modo “sintomatico” il suo atteggiamento interpretativo. Premetto che non credo, a semplice sensazione, che Regeni fosse null’altro che ciò che è apparso, uno studioso che faceva ricerca sul campo con una onesta simpatia ed attenzione per i movimenti dei lavoratori egiziani, altresì diamo per scontato che il regime di al Sisi sia di tipo dittatoriale e golpista pur con ragioni un po’ più complesse di quelle considerate di solito.

Il manifesto, ha tenuto ferma la barra dell’interpretazione, sul fatto che un onesto studioso italiano, ricercatore della struttura base dei movimenti politici e sindacali egiziani, è stato rapito e torturato fino alla morte, con finale abbandono del corpo sul ciglio di una strada, da parte di una qualche polizia segreta o servizio segreto egiziano al fine semplice di eliminare un sobillatore, di scoprire cosa sapesse, di dissuadere altri eventuali a ficcare il naso negli affari egiziani. Come pare sia ad’uso da quelle parti. Da ciò, l’irritazione nei commenti del giornale, per ogni altra possibile interpretazione, quali riportate da un articolo il cui link, troverete nella Cronaca 422 seguendo il link all’articolo di Wu Ming che si muove sulla stessa posizione del giornale.

Ora, l’irritazione e la fermezza con la quale il manifesto ha difeso l’interpretazione lineare dei fatti non è molto fondata. Abbiamo anticipato che le informazioni in pubblico possesso non sono tali da permettere a chiunque di avere certezze a riguardo. In linea generale si può e si deve esser sospettosi delle nuvole di gratuita opinione che si sono alzate poco dopo la notizia del fatto, degli improvvisati Sherlock Holmes, dei complottismi più astrusi ed anche delle manovre evasive evidentemente tentate dal governo egiziano e chissà se anche da quello italiano. Però, pur non avendo che poveri segnali ambigui ed illazioni, la pista di un affaire di più ampio spettro geopolitico o meglio geoeconomico, che abbia la commessa ENI che lega Egitto ed Italia in una importante partnership strategica, fatto che farebbe da pericoloso precedente per altri siti il cui sfruttamento non è stato ancora appaltato, in quell’ Egitto in cui vi sono senz’altro élite amiche dei britannici che lungo ruolo hanno svolto nella storia coloniale di quel paese, non credo dovrebbe giornalisticamente esser accantonata con tanta risoluta certezza.

Al manifesto, citare l’Università di Cambridge o l’Oxford Analytica, non fa scattare alcun campanello. Neanche noi pensiamo che Regeni fosse uno 007 sotto copertura ma che le potenze geopolitiche anglosassoni usino le normali reti esistenti, reti i cui fili s’innervano in luoghi delicati, è un fatto da tempo dibattuto per non dire “saputo”. Nel mio precedente lavoro ad esempio, si diceva con una certa scontatezza, che le prime sedi delle multinazionali americane, industriali, commerciali e sopratutto le agenzie pubblicitarie, sedi che vennero aperte in ognidove alla fine della Seconda guerra mondiale, fossero altresì veicoli in cui salivano alcuni manager il cui ruolo non era solo quello aziendale. C’è una vasta letteratura e filmografia a riguardo, un po’ troppa per esser archiviata come semplice fiction. Si deve osservare, che nei fatti concreti, fare l’agente che raccoglie informazioni su un paese o essere un manager del marketing strategico di una multinazionale uno strategic planner dell’advertising o un ricercatore di una società demoscopica è più o meno lo stesso identico mestiere, analizzare mercati o società è un unico tipo di analisi in quei lavori. Chi fa analisi internazionali sa che il sito – databank più ampio ed aggiornato sulle informazioni socio-econo-demografiche del mondo intero è la CIA (qui). E quello è solo la parte”pubblica”. Così non c’è nulla di apparentemente strano nel fatto che Regeni, per un anno, fornisse informazioni ad una società che invia in abbonamento a clienti paganti per informazioni che chi deve decidere investimenti miliardari certo non reperisce su le Monde o su Limes, neanche sapere che Negroponte e l’ex grande capo dei servizi esteri britannici (MI6) siedono nel board della società (Oxford Analytica) fondata da uno spione del Watergate (qui) è strano più di tanto. Si tratta appunto di informazioni, trovare, trattare, vendere informazioni per decidere e certo che un ben addentrato ricercatore sul campo, di informazioni ne dà tante e di prima mano. Nulla di strano quindi per quanto riguarda il povero Regeni e probabilmente niente di strano anche per i suoi referenti alla OA e niente di strano neanche per i suo referenti a Cambridge per cui vale più o meno lo stesso discorso sulle informazioni fatto per la OA. Il punto è che però, le informazioni possono esser finalizzate a fare ricerca sociale, compilare report per governi e multinazionali o passare a qualcuno che ha altri fini e che dentro o dietro o accanto a Cambridge o alla OA, ci possa esser quel qualcuno, non è fare illazioni gratuite o complottismo ma semplici ipotesi, per quanto mi riguarda, tutt’altro che infondate date le premesse.

Ora, qui comincia il problema del manifesto. Come di fa a scrivere un articolo del genere (qui) sulla purezza e bellezza della ricerca partecipativa e non farsi qualche domanda sull’utilizzo che viene fatto di queste ricerche e delle strutture che le compiono? Mi rendo conto che è argomento minato e non soggetto al manicheismo che vorrebbe i buoni tutti da una parte ed i cattivi tutti dall’altra, però è proprio questa la complessità del mondo con la quale dovremmo familiarizzare. Come fa il manifesto a non sapere e valutare come ONG, centri studi, nuove tecnologie informative, campagne diritto-umanitarie powered by paladini dei diritti individuali liberali, sono state nella primavere arabe così come in Ucraina ed in tutte le altre rivoluzioni colorate, i cavalli di Troja usati da agitatori malintenzionati anche al fine di dirigere lo sguardo scotomizzato delle opinioni pubbliche occidentali solo verso certe cose e non altre, oltre che strutture di copertura per esperti agenti agitatori?

Arriviamo così a questo articolo di L. Manconi che si domanda come mai una vicenda così lineare come quella di Regeni abbia scatenato tanto rancore contro il manifesto. Ora, Internet è una suburra del tutto ed il suo contrario e senz’altro non mi sentirei di opinare sull’onestà intellettuale del giornale, però, perché un sociologo dedito alla politica nazionale s’indigna così tanto per il fatto che “Chiunque, di conseguenza, può aspirare al ruolo di analista internazionale «più bravo di quelli del manifesto», e di denunciatore di complotti «più intransigente ancora», di giudice «dalla schiena dritta» della virtù altrui e di censore «senza se e senza ma» della morale di singoli e gruppi. “ ? Non mi sento senz’altro di buttarla sul piano morale e non ho per altro ben chiaro a cosa si riferisca Manconi ma chi mostra tanta sicurezza sulla linearità della vicenda e chi sprezza con moto così deciso la chiamata in causa di vicende internazionali, un po’ di sconcerto se lo attira.

Sembra quasi che le questioni internazionali, gli interessi britannici e quelli sopratutto statunitensi, la geopolitica realista e non solo i peana per i diritti umani e le libertà occidentali, la dipendenza che il capitalismo ha dai rapporti di potenza, le cose sporche e non solo gli ideali della cosmopolitica planetaria, non siano inquadrati sempre con la dovuta acribia, dal manifesto. L’utilizzo della categoria “complotto” secondo la retorica mainstream per cui il mondo è bello licio e tutto alla pubblica attenzione fatto salvo il pezzetto immaginario che nutre le menti paranoiche di alcuni disturbati non rassicura molto sul fatto che al manifesto siano in contatto col mondo reale, il che dispiace.

Insomma, forse un po’ meno di sicurezza ed un grado maggiore di apertura redazionale alle grandi questioni geopolitiche internazionali, un po’ più di dedizione alla contro-informazione e forse un po’ meno al nulla pneumatico di certe infatuazioni post-moderniste, non farebbero male alla gloriosa testata, lo diciamo con affetto.

[ Una versione molto schierata sulla pista affare internazionale, qui]

 CRONACA N.423 (17.02.16)

Appello dei ricercatori italiani promosso, tra gli altri, da Giorgio Parisi, fisico della complessità (qui).

CRONACA N.422 (16.02.16)

Sempre più intricata la faccenda Regeni. Qui un articolo di Repubblica che nello schierarsi apertamente contro la versione italo-egiziana che adombra in complotto e quindi in favore del militante e sospetto attivismo delle diplomazie diritto-umanitarie anglo-americane (gli anglo americani sono quelli che hanno perso la commessa vinta dall’ENI che si configura come pericoloso precedente anche per i giacimenti supposti e non ancora appaltati al largo delle coste libanesi e siriane), qualche informazione sul quadro generale comunque la dà. Proprio oggi, l’HP, nel dare notizia di un fondo critico uscito su FT ed avente in oggetto il calo di fortuna politica dell’ex beniamino Renzi (qui), nel breve inventario, cita proprio il problema egiziano come se questo fosse diventato improvvisamente uno dei punti caldi del declino renziano.

Non crede alla interpretazione sospettosa Wu Ming (qui) che tiene fermo il punto sulla natura repressiva del regime del Cairo. Nessuno contesta il carattere ultra repressivo del regime egiziano, è cosa nota ed ampiamente condivisa (almeno da noi). Sul punto del “cadavere ritrovato”, una sorta di firma per l’accusa ai servizi interni egiziani e perciò punto sospetto, l’autore dell’articolo argomenta che altrimenti si sarebbero accesi i riflettori dell’opinione pubblica e perciò, avrebbero deciso di liberarsi del morto convinti poi di poter gestire la questione. Mah, non so se in mancanza del cadavere ci sarebbe stata questa mobilitazione dell’attenzione e per quanto tempo. La gestione del mistero, sarebbe stata assai più facile senza il cadavere, mille ipotesi sarebbero state fatte, nessuna dotata di prove, in breve tempo sarebbe diventato un caso da archiviare. Comunque, non vorrei spendere ulteriore tempo sulla faccenda sempre che non emergano fatti nuovi. Rimane il fatto che la eccezionale mobilitazione anglo – americana sull’accaduto indica qualcosa, può darsi che si stiano limitando a sfruttare fatti ma non credo che sia possibile escludere anche una qualche forma di partecipazione al crearli. Anche nell’ipotesi più ockhamiana, sono passati troppi pochi mesi dalla mattanza di teste tagliate in Arabia saudita per non notare l’eccezionalità dell’interesse anglosassone per questi caso di diritto violato.

CRONACA N.421 (13.02.16)

Su questo sito potrete comparare tra loro le dimensioni dei diversi stati. Qui, ad esempio, si nota come l’Europa e la Cina siano sostanzialmente simili. Il territorio europeo inabitabile o difficilmente abitabile è piuttosto contenuto.

europa

Si devono ad esempio considerare le catene montuose come i Pirenei e le Alpi, la dorsale norvegese, qualche area nei Carpazi e nel nord della Grecia, in Islanda fa molto freddo ed al centro della Spagna c’è un po’ di deserto ma in sostanza, poca roba. In Cina invece …

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… lo vediamo chiaramente dalla densità dei centri abitati, tra deserti, montagne ed altipiani posti a 4000 mt. s.l.m., è quasi il 55% del territorio ad essere inabitabile o molto difficilmente abitabile. Un po’ come se dovessimo stipare tutti i quasi 500 milioni di europei (inclusi i russi “bianchi”), in uno spazio che andasse dalla coste atlantiche a gli ex stati della cortina di ferro. In questo spazio più limitato, i cinesi stanno in 1.400 milioni dove gli europei stanno in meno di un terzo e tuttavia con una densità, già ragguardevole. In più, la storia di questa geografia cinese, dice che da 2200 anni, questo spazio è più o meno una unità laddove la storia della geografia europea segna una conflittuale molteplicità. Ancora oggi, lo spazio geografico europeo segna poco meno di 50 stati laddove i cinesi ne segnano uno. Anche gli Stati Uniti (qui la comparazione con la Cina) ne segnano uno con 330 milioni di abitanti contro i 1.400 milioni dei cinesi, uno spazio anch’esso più abitabile di quello cinese ed un po’ meno di quello europeo. La dimensione storica è quella del tempo, 2500 anni ed oltre per Europa e Cina, 300 anni per gli Stati Uniti.

La geografia storico-politica, aiuta a spiegare la diversa consistenza e forma dei soggetti geopolitici che prendiamo in esame nelle nostre analisi, spesso prescindendo da questa influente base materiale. “Aiuta” significa che è variabile molto influente, non riduzione ad uno dell’esplicazione causale.

CRONACA N.420 (12.02.16)

ONDA SU ONDA. Ieri ho letto un post dell’Istituto Nazionale di Astrofisica in cui si mostrava l’immagine di un (non saprei se il termine è appropriato) “oscilloscopio” in cui la righetta gialla di un’onda dopo alcuni su è giù sempre più ampi, andava a sovrapporsi perfettamente con una righetta azzurra di un’altra onda. Il commento diceva della “commozione” provata nel vedere quell’immagine. Quella era la traccia nei nostri rilevatori non solo dell’esistenza delle onde gravitazionali ma anche del fatto che queste provenivano dalla danza dell’accoppiamento di due buchi neri decine di volte più massicci del Sole. Mi ha fatto sorridere affettuosamente il pensiero dei fisici che davanti ad un oscilloscopio si commuovono come teneri bambini perché hanno sentito i brividi dell’Universo, perché sono stati in grado finalmente si sentirli, perché uno di loro esattamente un secolo fa aveva detto che secondo la sua teoria di mondo, lì fuori effettivamente sarebbero dovute accadere quel tipo di cose.

Oggi ho letto un articolo di Rampini che commentava la Yellen e la situazione disperante del grippaggio del sistema economico mondiale. Rampini notava che la banca centrale giapponese lungo tutto l’arco della grande deflazione – stagnazione non era riuscita a produrre inflazione, ma anche Draghi aveva recentemente ammesso che il QE non era riuscito a produrre inflazione e la Yellen che doveva marciare spedita ad aumentare tassi per tutto l’anno ha lasciato intendere che invece di andare avanti (aumentare) non esclude di invertire l’andatura e cominciare ad andare indietro (diminuirli fino a tassi addirittura negativi). Concludeva sull’amarezza dei banchieri centrali che si scoprono impotenti e chiosava dicendo che andranno riscritti i manuali perché si pensava di sapere cosa fosse e come si producesse inflazione ma evidentemente non era così. Non si sa come produrre e governare le onde che disegnano l’inflazione e non si sa neanche come produrre e governare le onde della crescita.

Se ne deduce che i fisici seguono onde sotto le quali ci sono fatti e gli economisti seguono onde sotto le quali non ci sono fatti. La fisica è una scienza, sapere certo. L’economia è?

CRONACA N.419 (31.01.16)

Filmatino che rende visiva ed immediata la percezione di quanto il nostro mondo sia cambiato nell’ultimo secolo. Partite da 0:50 ed aspettate con calma la fine, l’esperienza del rapporto tra il tempo del filmato e l’ultimo secolo, fa parte del processo di comprensione.Qui.

CRONACA N.418 (30.01.16)

A commento dell’esito delle ultime elezioni europee, vaticinavamo che secondo noi, la Germani avrebbe portato consapevolmente ad una lenta eutanasia dell’euro così come lo conosciamo. Che ci sia una chiara intenzionalità pare lo pensi anche Vincenzo Visco “La pervicacia con cui il ministero delle Finanze tedesco e la Bundesbank continuano a portare avanti la loro linea incuranti delle macerie materiali e morali che essa ha provocato fa temere che in verità i gruppi dirigenti tedeschi (o una loro parte) abbiano già deciso di considerare chiusa l’esperienza dell’euro se non della stessa Unione.”. Due interventi sul Sole 24 Ore di oggi dei due Visco, qui.

CRONACA N.417 (29.01.16)

« Da molto tempo i Caldei hanno condotto osservazioni sulle ‘stelle’ e primi tra tutti gli uomini hanno indagato nella maniera più accurata i movimenti e la forza delle singole stelle; per questo essi posso predire molto il futuro degli uomini. »
(Diodoro Siculo. Bibliotheca historica, II,29). Infatti, qui.

CRONACA N.416 (27.01.16)

DIPENDERE DALLE SOLUZIONI. Il sociologo olandese John Goudsblom,a suo tempo, notava che nella nostra storia, ad ogni soluzione che aumentava il nostro controllo sul mondo, è aumentata anche la nostra dipendenza da essa. Qui si presenta il caso per il quale l’economia occidentale non era più in grado di crescere in maniera competitiva già decenni fa, e perciò ha inventato l’erogazione del credito à go-go. Che succede se negli ultimi venti anni (’94-’14), nel mondo, il rapporto debito (pubblico e privato)/Pil è passato dal 142% al 289% e le previsioni di futura crescita reale sono molto parche o nulle? E quanto di quel Pil cresciuto in venti anni del 280% è dovuto a quel debito cresciuto del 564%? E cosa succederà al valore complessivo della ricchezza che crediamo di possedere, quando si certificherà che quella montagna di crediti/debiti è per gran parte inesigibile? Schemi Ponzi, bolle e l’incubo della decrescita infelice… (qui).

CRONACA N.415 (27.01.16)

Segnalo questo articolo di Paolo Bartolini a recensione dell’ultimo libro di Miguel Benasayag (qui).

CRONACA N.414 (20.01.16)

Non amo l’opinionismo programmatico ovvero il rincorrere il tema del giorno e dire la propria facendo finta di essere in un talk show. Segnalo però il tema delle adozioni da parte di coppie gay perché rivela in maniera esemplificativa la tipica doppia struttura ovvero l’esistenza di un livello di fatti del tutto ignorati grazie ad uno spostamento sul livello delle opinioni correlate ad immagini di mondo valoriali che però sono rivolte ad altri fatti, non a quelli in oggetto del tema. L’adozione di minore è l’alternativa alla crescita dello stesso in una casa famiglia visto che gli orfanotrofi sono stati chiusi. Ce ne sono 1800 con una media di più 10 bambini/e cadauna, per i quali ricevono in media 3000 euro/mese, 30.000 euro/mese quindi, 360.000 euro di fatturato anno, un’azienda quindi. Questa è una media per cui ve ne sono di ben più grandi. L’Italia è il paese con i più bassi indici di adozione non perché non vi sia la domanda ma perché, evidentemente, c’è una protezione dei diritti di queste “imprese del disagio” che per larga parte sono religiose. Un’intero settore di periti, psicologi, assistenti sociali, giudici, avvocati, preti, suore, imprenditori del disagio, campa sulla pelle di questi 20.000 disgraziati. Il caso di case famiglia gestite da religiosi poi è paradossale. Si sostiene che sarebbe meglio per il minore, esser cresciuto da adulti che hanno programmaticamente rinunciato alla sessualità piuttosto che darli ad adulti che la esercitano nei modi che ritengono più idonei alla loro libere preferenze. Personalmente, piuttosto che lasciare un ragazzino/a in questi ambienti dall’assai dubbio comunitarismo, li affiderei anche ai single purché intenzionati ad avere rapporti umani scevri da interessi economici.

CRONACA N.413 (18.01.16)

Vediamo di darci qualche linea interpretativa del “crollo continuo” delle borse. Di base, quando cioè non intervengono fattori atipici di disturbo, la borsa segnala l’aspettativa nei confronti dell’economia. Ora, i segnali economici dicono che: 1) la Cina rallenta la sua crescita il che è una cattiva notizia in sé (anche se ampiamente aspettata perché fisiologica cioè naturale) ma sopratutto perché diminuisce la domanda di materie prime e quindi impatta su molte aziende che a queste si dedicano ma anche su sistemi-paese che da esse dipendono per il loro sviluppo; 2) l’aumento dei tassi americani, aumento che pare sarà seguito da altri, non solo diminuisce la facilità di credito e quindi impoverisce la circolazione generale ma impatta negativamente su tutti i debitori in dollari, in specie e di nuovo, quei paesi in via di sviluppo che sono l’unica vera fonte possibile di domanda sostenuta nel mercato mondiale; 3) come qui sostenuto da A. Bagnai, l’altro polo oltre a Cina ed USA ovvero l’Europa eurozonista, non solo vuole essere solo venditrice e non compratrice ma con i QE, ha operato in pratica una svalutazione sul dollaro, svalutazione che i cinesi cercano a loro volta di recuperare pur se con responsabilità e prudenza.

Se ne deduce e qui sono d’accordo in sostanza con la tesi di Bagnai, una ennesima dimostrazione del fatto che gli europei non sanno stare al mondo e complice la delega in bianco ai bizzarri voleri ideologico-opportunisti tedeschi, più che farsi parte di sistema (il sistema mondiale da cui tutti, ormai dipendiamo) fanno i free-rider. Deficit di consapevolezza sistemica.

CRONACA N.412 (16.01.16)

Lo scontro Renzi – Juncker, appare non certo come uno scontro tra individui e neanche tra Italia e Commissione ma come attrito sistemico tra due fazioni. Credo che si sommino le divergenze mediterranee verso il Nord Europa germanico con quelle deboli ma pur sempre presenti tra socialdemocratici e popolari. Nei fatti, chiuso il South stream ed il Turkish stream, entrambi di tracciato mediterraneo, rimane solo il North stream con destinazione Germania. Tutti sembrano impediti ad avere relazione coi russi ma non i tedeschi. Nulla fa l’Europa per Spagna, Italia e da ultimo, sopratutto Grecia rispetto al problema della gestione dei migranti ma su invito tedesco, tutti dovrebbero dare soldi alla Turchia. All’unico italiano del gabinetto di Juncker, Zadra, vengono tolte le deleghe e questi si dimette senza possibilità alcuna possa essere sostituito da un altro italiano. Si comincia a parlare di Europa a due velocità ed è chiaro quale andrà più veloce e quale diventerà più residuale. Il Portogallo e la Grecia hanno governi più o meno di sinistra, l’Italia a guida centro-sinistra, la Spagna non si sa ma certo non è più un feudo interamente organico ai popolari. Così, è altrettanto chiaro, come nell’affaire greco dell’ultima estate in cui Hollande fece il poliziotto buono con Tsipras, che “dietro” il sussulto renziano, ci potrebbe essere la Francia a guida socialista che teme di diventare l’ultima ruota del carro del sistema virtuoso e che ha necessità di mantenere attaccato il carro dei meno virtuosi di cui è l’oggettivo capofila. Socialisti spagnoli e francesi hanno certo bisogno di distinguersi moderatamente dal corso dominante in Europa, perché insidiati da concorrenti (Podemos, FN). Distinzione che fa bene anche al PD di Renzi vs Lega e M5S.  Non è detto che dietro – dietro questa posizione non ci sia anche la partecipazione interessata degli USA di Obama sempre sospettosi del protagonismo tedesco. “Attrito” non significa scontro ma neanche manfrina. Da seguire…

CRONACA N.411 (12.01.16)

AGIRE SULLE RELAZIONI. Quando una serie di azioni apparentemente isolate in uno spazio largo ed un tempo non breve, mostrano all’analisi un minimo comun condiviso, esse si legano improvvisamente tra loro. Quello che prima ci sembrava un aggregato incoerente, ci appare un sistema coerente. Quando si tratta di azioni umane, questo sistema prende il nome di  strategia.

Sembra che l’attuale fase delle relazioni internazionali o viste tra loro intrecciate, la fase geopolitica, sia connotata da un’alacre attività intorno alle relazioni sistemiche. Sappiamo ad esempio che l’interesse primario degli Stati Uniti d’America nell’affare ucraino, era la riconfigurazione delle relazioni tra questo paese ed il vicino russo. Ucraina, un po’ europea, un po’ russa, doveva diventare solo europea, quindi per niente russa. Portandosi appresso i due sistemi maggiori ed in virtù della propria posizione geo-storica di connessione tra questi, l’Ucraina diventava il confine sistemico tra due mondi (Europa – Russia) che si aveva interesse non avessero relazioni cooperative, quindi che avessero relazioni conflittuali. L’altro confitto sistemico, quello che oppone Cina e Stati Uniti, vede di nuovo una diversa strategia delle relazioni. La Cina attivamente all’opera per stendere la rete delle sue “relazioni armoniose” fatte di investimenti dei suoi fondi sovrani, banche alternative per finanziare lo sviluppo, viaggi amichevoli di Xi Jinping, tutte azioni di corredo allo sviluppo della doppia catena logistica (di mare e di terra) detta Via della Seta e gli americani attivi nel sabotare questa tessitura che avendo molti nodi complessi ben si presta alla strategia Penelope (scucire di notte ciò che si è cucito di giorno). Ne consegue ovviamente e per proprietà transitiva, il promuovere attivo da parte degli americani di nuove e più esclusive relazioni con gli europei (rinforzo e sviluppo NATO, trattati commerciali Ttip) da una parte, l’accettare (per il momento) che i russi impediti nella relazione con l’Europa si volgano, per altro senza entusiasmo, a più fitte e cooperative relazioni coi cinesi. Di questo abbia già scritto in precedenza.

Ma questa strategia delle relazioni, sembra anche alla base di quel ancora non ben decifrato agire di ciò che chiamiamo “radicalismo islamico”. L’azione che si crede “spontanea” da parte di cellule o individui che si richiamano a questa ideologia, così come quella del soggetto principale che è l’Isis, se mettiamo assieme una serie di fatti di solito non considerati nel loro insieme, permette l’ipotesi vi sia una strategia ben precisa: colpire le relazioni tra mondo islamico ed Europa. Le azioni in Mali e nell’area sub-sahariana sono chiaramente rivolte contro la presenza francese. Le azioni in Tunisia, quelle in Egitto e da ultima quella di Istanbul, sono tutte azioni contro attività turistiche. L’obiettivo sembra chiaro: recidere le relazioni economiche e culturali tra mondo islamico ed europei. Il turismo porta a scambio e condivisione, operatori turistici europei ed operatori turistici islamici, avendo relazioni, fanno affari assieme, si sviluppa una occupazione locale dipendente da queste relazioni, si sviluppano relazioni umane e si sviluppa relazione culturale sia di cultura bassa, sia di cultura alta visto che una parte di questo turismo è fatto di mare e folklore locale ma molta parte è fatta di archeologia. e storia. Lo stesso accanimento contro i musei iracheni o Palmira da parte dell’Isis, mostra questa “furia del dileguare” volta alla cancellazione delle identità culturali complesse, ossia stratificate in un tempo ben più ampio di quello che identifica l’islam (cioè dal 610 d.c.), ed al contempo tese a sabotare in modo irreversibile ogni possibile futura forma di ripristino delle relazioni culturali-commerciali a base turistica tra islam ed il suo partner principale di riferimento: l’Europa.

Ed allora, sorge il sospetto o meglio si rafforza il sospetto ancora difficile da provare come fatto, che l’aggressione generalizzata (sparare botti addosso a gente ignara, piccoli furti, palpeggiamenti, qualche stupro) che bande di afro-arabi hanno prodotto la notte di Capodanno nel Centro Europa, abbia avuto una regia, una strategia. Anche qui infatti, si vede possibile l’intenzione di chi voleva separare questi due mondi, l’ospitante e l’ospitato, avvelenare le relazioni. Assai improbabile attribuire spontaneità a fatti che si manifestano in così tanti posti, nello stesso momento, senza una corposa casistica precedente. Così anche i fatti di Parigi, quelli del Bataclan. Fatti che non rientrano nella strategia conosciuta dell’Isis che dall’inizio e con pervicace coerenza, ha sempre rifiutato la strategia internazionalista di al Qaeda, concentrandosi sull’obiettivo strategico principale della costituzione di uno stato islamico e quello secondario, di mettere in difficoltà e ricattare i governi, sopratutto laici, del Maghreb e del Mashreq. In tutto ciò, rispetto ai tempi di al-Qaeda, la totale scomparsa di animosità nei confronti degli USA (ed Israele).

Seguendo l’ipotesi, ricondurre questa strategia di avvelenamento delle relazioni con gli europei, ad una interesse specifico e proprio solo dell’indecifrabile élite militare e wahhabita dello Stato Islamico pare poco probabile. Come sempre quando si notano disegni così articolati e complessi, viene in mente l’espressione di Falcone su le “menti finissime”, menti in grado di sviluppare strategie complesse che però si presentano con i dimessi abiti del caso, dell’improvvisazione, dell’iniziativa “quasi spontanea”.

Quello che accomuna tutti i fatti che muovono con l’obiettivo di avvelenare le relazioni è sempre la volontà di imperare che porta alla necessità di dividere. E’ questa la tradizionale forma di semplificazione che l’umano applica quando si verifica la perdita di controllo di fenomeni che prendono una propria vita troppo complessa, tagliare, dividere, isolare, stabilire parti, ridurre per recuperare il controllo.

CRONACA N.410 (08.01.16)

Qui, una bilanciata analisi sulle motivazioni del recente agire saudita. Aggiungerei però altri elementi. 1) E’ noto e riportato da molti, l’entrata della AS nella fase più problematica della propria strategia del dumping sul prezzo del petrolio. Quando iniziarono, i sauditi, dichiararono di poter andare avanti anche due anni perché le loro riserve lo permettevano. Del resto, per ripulire un po’ il mercato dai competitor, c’è bisogno di tempo. Siamo alla metà del percorso e le nuove politiche fiscali annunciate dai sauditi, dicono che la prossima metà del percorso sarà assai turbolenta da gestire internamente. Ecco allora che l’esportazione dei conflitti, tattica tradizionale della politica di legittimità di molti governi, aiuta certo a distogliere l’attenzione ed a motivare anche qualche sacrificio inedito, sacrificio a cui il popolo saudita non è storicamente per nulla abituato; 2) a Riyadh si è recentemente riunita l’assise dei popoli sunniti, in forma di costituente alleanza militare. Riyadh si è proposta come perno, come guida operativa dell’organizzazione. Ecco allora che questa levata di scudi contro l’Iran, funge da prima prova operativa per saggiare la consistenza di questa nuova organizzazione. Alcuni Stati dati per partecipanti e firmatari degli accordi hanno poi negato la partecipazione ma più importante è verificare se e quanto convinta sia, l’adesione di coloro che formalmente hanno dato il loro assenso. La frizione con gli sciiti è senz’altro il tema più ecumenico sul quale saggiare la consistenza dell’alleanza; 3) poiché chi scrive è da tempo convinto che Isis sia una deliberata covert operation di Riyadh, non è detto che questo tentativo di spostare l’attenzione su un nuovo fronte caldo, preluda a qualche mossa sullo scacchiere siro-iracheno. A breve, secondo quanto promesso,  dovrebbero iniziare le trattative per la sistemazione dell’area ed infatti Riyadh è stata molto attiva anche sul fronte del compattamento delle fazioni ribelli coinvolte nel conflitto sopratutto siriano. Altresì, la Turchia ha sconfinato in Iraq e si è avvicinata pericolosamente al confine iraniano. Sappiamo che, una delle ragioni del conflitto siro-iracheno, è il contenzioso tra due progetti di pipeline che dovrebbero portare petrolio ma sopratutto gas sulle coste del Mediterraneo, una “sunnita” con origine nelle monarchie del Golfo, l’altra “sciita” con origine irano-irachena. Questa competizione è ancora ben viva e mettere pressione sul competitor, compattando altresì il proprio fronte, fa parte delle strategie di gioco. La radicalizzazione del contenzioso ponendosi alla guida del fronte sunnita e spostando altresì l’attenzione interna sul problema esterno è probabilmente la traiettoria strategica che ha sostenuto la decapitazione di al-Nimr.

La situazione da quelle parti è complessa e nei sistemi complessi non c’è mai una sola causa di un fenomeno.

CRONACA N.409 (07.01.16)

Ed ora, dopo scippi, palpamenti, aggressioni, giunge l’ondata di sdegno ed odio per l’invasione del barbari afro-arabi. Ricapitolando quindi: 1) abbiamo fomentato la guerra lì dove queste genti vivevano; 2) quelli che non sono morti affogati venendo qui, li abbiamo raccolti senza una vera strategia, all’ultimo minuto; 3) ora li ricacciamo perché hanno esagerato a Capodanno. Davanti alle imponenti onde del disordine, siamo senza strategia, improvvisiamo…

Tra bombe atomiche, crolli di Borsa, rischi di guerra sauditi e iraniani, torme di afro-arabi ubriachi ed arrapati, l’anno è cominciato bene e siamo solo alla prima settimana.

CRONACA N.408 (06.01.16)

Già accreditata dell’atomica, la Corea del Nord annuncia di possedere anche la bomba H. I cugini del sud non sono convinti, se ne saprà qualcosa di più fra settimane. Ci si domanda se l’eventuale ordigno è di dimensioni tali da poter esser lanciato e se Pyongyang possieda missili balistici. Ma al di là delle paranoie a lungo raggio, se confermato, il fatto risulterebbe una novità senz’altro importante per la stabilità della zona e per certi versi, dell’intero quadrante orientale e non necessariamente in senso negativo. Se i nord-coreani avessero effettivamente tale capacità, la partita locale che vede al tavolo russi, cinesi, americani, giapponesi e coreani del sud, prenderebbe un diverso assetto, paradossalmente più equilibrato.

Non è ovviamente questo il tenore dei commenti. Pensare che H o non H, con missili tipo “x” o tipo “y”, la Corea del Nord possa impensierire gli USA o qualcun’altro a lungo raggio, credo non abbia senso. Ha senso invece che Pyongyang abbia voluto realizzare una sorta di equilibrio di potenza locale, avvertendo i cugini del sud ed i giapponesi di non farsi venire strane idee in testa, magari montate dagli interessi geostrategici americani. In questo senso, improbabili mi sembrano i commenti di coloro che sottolineano come anche i cinesi siano molto arrabbiati per gli sviluppi coreani di cui erano presuntivamente all’oscuro. Che i cinesi non sapessero o addirittura che i cinesi non abbiano nulla a che fare con questi sviluppi mi sembra altamente improbabile.

Per quanto faccia tremare i polsi visto l’argomento, l’equilibrio di potenza, una diffusione delle capacità di ritorsione militare (atomica), va in direzione della pace. Quello che va in direzione della guerra è quando uno schieramento, essendo molto più forte e praticamente invulnerabile alla reazione dell’attaccato, si fa tentare. E’ lì che la guerra si rende possibile e storicamente, quando si è resa possibile si è poi quasi sempre poi resa attuale. Ora, nel Mar cinese, si sa che se qualcuno fa un po’ troppo il matto e va oltre le rumorose ma pacifiche rivendicazioni confinario-territoriali, c’è un matto ancora più matto che potrebbe innervosirsi. E’ un discreto deterrente.

CRONACA N.407 (03.01.16)

Ryadh caccia la rappresentanza diplomatica dell’Iran, la Lega Araba si schiera con Ryadh. Tutto suona come una voluta escalation. La Turchia è già in Iraq…

CRONACA N.406 (02.01.16)

Decisamente grave l’esecuzione della condanna a morte (qui) dello sceicco saudita sciita Nimr al-Nimr (chi è) + (video sottotitolato). E’ chiaro che l’Arabia Saudita non intende minimamente cessare il confronto settario con l’Iran ed è quindi chiaro che l’instabilità delle regione è destinata a continuare se non ad accrescere.

CRONACA N.405 (31.12.15)

IN FORMA DI AUGURI. La lunga assenza sia dall’aggiornamento delle Cronache, sia dalla pubblicazione di nuovi articoli, è dovuto a due fattori. Il primo è un rapimento di studio sul ‘500. Tra i tanti libri che uno ha e che non ha letto aspettando il momento giusto, mi sono imbattuto in un A. Prosperi -Dalla Peste Nera alla Guerra dei Trent’anni-  che ha poi chiamato la scalata all’imponente e fondamentale -Civiltà ed Imperi del Mediterraneo, nell’Età di Filippo II- di Fernand Braudel, di cui sto terminando il primo tomo. Seguirà il secondo tomo (per la bellezza complessiva di 1340 pagine per una tesi di dottorato che si può ben definire di lunga durata) e poi la -Storia economica dell’Europa pre-industriale- di C.M.Cipolla e chissà cos’altro. Non è la prima volta che frequento il XV° e XVI° secolo. Quando era ragazzino, mosso dalla spinta a criticare un po’ tutto, incluso gli insegnanti, venni rapito da un volumetto della Newton Compton (che ai tempi vendeva la mia edicola) che comprai dilapidando i miei poveri averi. Era una collection di articoli e brevi saggi sulle transizioni storiche, quei periodi in cui per dirla alla Gramsci si sta tra il “non più” ed il “non ancora”. M’incuriosiva questo fatto che quei tempi saranno pur stati qualcosa ma rimanevano ciechi ed inclassificati perché non appartenenti pienamente né al prima, né al dopo, quando invece succedevano un sacco di cose interessanti. In verità, il primo movente all’acquisto era, come detto, l’idea vi avrei trovato qualcosa col quale sovvertire l’insegnamento della professoressa di Storia ma qualunque fosse la molla, sta di fatto che la curiosità per i passaggi e le trasformazioni, in me, è di lunga data. La seconda ragione dell’assenza è che non vedo nulla di rilevante da segnalare o mettere a fuoco nella cronaca recente. Certo, ieri ho notato che si è deciso di rallentare le auto e diminuire il riscaldamento e mio figlio che soffre di allergie è preso da una rinite indomabile ma dopo tanto scritto sul collasso da adattamento al mondo che il nostro stile di vita ha creato risolvendo alcuni problemi ma creandone altri, cos’altro aggiungere? Forse che dopo tante chiacchiere e denunce accolte col sorrisetto scettico, ora nessuno fiata o sembra eccepire si intervenga così last minute colpendo il nostro consueto tran-tran? O che una società che si blocca perché non piove è oltre il limite dell’adattamento? O che, in fondo, una società in cui si vive sempre di più è bene produca qualche retroazione che aumenti il rischio morte così almeno si stabilizzano i cicli versamenti – pensioni ? Beh, ecco, l’ho detto ma a che serve?

Ieri ho ricevuto da WordPress il report sul sito. 76.000 visualizzazioni per 49 articoli pubblicati, l’anno precedente erano state 25.300 per 43 articoli. Grazie a tutti/e per l’attenzione e la considerazione. Termina un anno e ne inizia un altro. Nelle transizioni non si sa mai se si è nella china discendente (la corruzione progressiva del non più) o ascendente (la timida speranza data dall’intravedere il non ancora) ma ho la sensazione noi si sia ancora sul primo versante e che la strada sia ancora lunga. Auguri quindi a tutte/i, ognuno per la propria vita personale. Quella collettiva continuerà ad essere oggetto di analisi e giudizio, qui, anche l’anno prossimo. Buon Anno!

CRONACA N.404 (31.12.15)

Dinamiche della guerra del prezzo sul barile di petrolio (qui e qui). Se la prima fonte fosse affidabile (non saprei dire), l’ipotesi di un attacco speculativo al ryal saudita, sarebbe ghiotta. Altresì complessa sembra la transizione dei paesi del Gcc, ad una condizione non beneficiata dalla manna petrolifera, di cui al secondo link. Comunque i fatti segnalano le screpolature del mondo multipolare, il cominciar ognuno a giocare la propria complessa partita il che porta alla frattura delle alleanze storiche. Di qualche giorno fa la notizia del pressing USA verso Bruxelles per evitare in ogni modo il riconoscimento dello status di economia di mercato alla Cina, cosa che dovrebbe avvenire il prossimo Febbraio. Ma dopo i salamalechi britannici alla recente visita di Xi Jinping, le visite della Merkel a Pechino, l’insofferenza italiana per le sanzione ai russi e quelle meno evidenti ma pur sempre motivate dei francesi, il governo del mondo in condizioni di restringimento delle opportunità, si fanno viepiù difficili per  gli USA.

CRONACA N.403 (22.12.15)

NATALE in BRUNEI. Cinque anni di carcere a chi festeggia il Natale è la nuova legge emanata dal Sultano del Brunei che è capo di stato, primo ministro, ministro della difesa e delle finanze nonché capo delle forze armate. Settimo stato più ricco del mondo secondo WB, il Brunei si affaccia sul Mar Cinese meridionale ed è tra coloro che rivendicano le isole Spratly assieme a Vietnam e Malaysia contro la Cina. Il Brunei fa parte del TPP per espressa volontà americana. Quando si dice il pragmatismo…. (qui)

CRONACA N.402 (20.12.15)

Una come al solito interessante analisi del GEAB Rapporto n. 100, qui. All’analisi prettamente politica, si potrebbero aggiungere altri due fatti: 1) gli indipendentismi (oltre a Scozia e Catalogna anche il recente successo dei corsi alle amministrative); 2) le ormai conclamate frizioni d’interesse geostrategico tra Regno Unito, Francia, Italia e Germania e non solo. Si potrebbe andare avanti un altro bel po’ con il divario economico tra europei occidentali ed orientali, le nuove paranoie scandinave e baltiche (nei riguardi dei russi), la totale assenza degli intellettuali nel formulare non solo analisi articolate ma anche qualche idea nuova. Insomma butta male e chi ha speranze può solo lavorare per la prossima generazione, ammesso i presenti all’appuntamento.

CRONACA N.401 (18.12.15)

Segnaliamo questo articolo di Aleksandr Dughin senza aggiungere commento. Solo, aggiungiamo che Dughin, a volte, viene presentato come “filosofo di Putin” cosa che non è esatta. Le sue posizioni sono comunque influenti in una certa parte della società russa e comunque i temi trattati sono interni all’agenda politica russa nel suo complesso. Non è un testo ottimista, buona lettura, qui.

CRONACA N.400 (17.12.15)

Studio sulla consapevolezza basato sulla teoria dei grafi (cioè gli schemi di interrelazione tra nodi) che sosterrebbe la teoria emergentista in luogo di quella focalizzata. Cioè la funzione (consapevolezza) deriverebbe dalla funzionalità globale (la rete di trasmissione degli impulsi cerebrali) e non da un modulo specifico (qui). Già si sapeva, ma la maggioranza degli studiosi fatica ancora ad ammetterlo.

 

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