LA NUOVA ERA COMPLESSA.

Siamo entrati in una nuova Era? Secondo alcuni sì, siamo entrati nell’era in cui il posto in cui viviamo, la Terra, non è più solo determinata dagli sviluppi delle logiche naturali che siano fisiche e chimiche quindi geologiche e biologiche ma anche e soprattutto, da quelle prodotte da noi umani che siamo enti fisici e chimici ma anche molto altro. Ci sono dei motivi solidi per fare questa affermazione?

La prima evidenza è il nostro numero. Quattro miliardi e mezzo di anni per l’esistenza del pianeta, tre milioni per l’esistenza del nostro genere, forse duecentomila per l’esistenza della nostra specifica specie, diecimila per l’inizio della nostra sedentarizzazione, cinquemila per l’inizio delle civiltà poi, in un solo secolo, siamo balzati da 1,5 miliardi a 7, esattamente 7,5 ad oggi. Siamo diventati tanti in poco tempo, una prima discontinuità rilevante.

Ma all’aumento della  quantità è corrisposta anche una grande inflazione di qualità. L’invenzione della forza motrice non biologica ci ha permesso di andare in ogni dove in sempre di più, in sempre meno tempo, quella dell’invenzione della capacità di trasmettere segnali istantaneamente in ogni dove ci ha messo in contatto gli uni con gli altri ovunque si sia, varie invenzioni ci hanno permesso di manipolare la natura fuori di noi e la stessa nostra natura costitutiva. Sono dunque aumentate vertiginosamente le nostre relazioni col pianeta e quelle tra di noi, tanto da creare una fitta rete fatta di reti più piccole tra loro interrelate. Quando in un spazio-tempo aumentano repentinamente le varietà e le interrelazioni tra queste varietà si ha un aumento di complessità. La complessità, di base, è questa: tante parti (diverse) in molteplici interrelazioni.

Tante parti in interrelazioni formano sistemi. Particelle formano atomi, atomi molecole, molecole qualsiasi altra cosa, animata e non. Cose che non hanno vita sono elementi che aggregati in popolazioni di atomi e molecole che fanno montagne, mari, atmosfera e molto altro. Cose che hanno vita sono vegetali, che si raccolgono in prati, boschi, savane e creano sistemi ambientali. Ma hanno vita anche cose animali che si raccolgono in branchi, stormi, banchi creando sistemi collettivi di individui. Così un sottogenere degli animali, gli animali auto-coscienti che poi siamo noi, creatori di clan, tribù, comunità, popoli. I sistemi umani vivono assieme a quelli animali e quelli vegetali in un ambiente fatti di sistemi inanimati ma non insensibili poiché sono anche loro sistemi e quando un qualsivoglia sistema interferisce con un altro, entrambi si modificano in maniera difficile da prevedere. Ognuno di questi sistemi, che sia individuale o collettivo, esiste per un certo tratto di tempo, ogni sistema ha un inizio, una fine ed una storia che è la somma dei processi che si svolgono tra queste due parentesi.

Anche il mondo immateriale ha una sua complessità. Ad esempio lettere e suoni formano parole che formano enunciati che formano discorsi che veicolano idee, sentimenti, giudizi. Depositati su supporti, vivono a lungo nelle tradizioni scritte o acustiche o di immagini fisse ed in movimento sebbene anche non registrati su supporti vivano per trasmissione diretta da generazione a generazione. I concetti formano le idee che suscitano credenze o Les_fibres_de_la_mati_re_blancconoscenze che influiscono sulle pratiche. I sistemi di idee sono ideologie o religioni o scienze. Tutto questo mondo di pensieri interrelati esiste in forma di immagine, l’immagine che abbiamo del mondo, di noi, della reciproca relazione. Queste immagini di mondo che esistono singolarmente in ognuno di noi ma anche in forme condivise collettivamente, che si formano nella nostra epoca ma sono influite dalle precedenti, a volte anche molto remote, sono il nostro principale patrimonio adattivo. Si possono dire anche mentalità, tradizioni, depositi di conoscenze, forme di civilizzazione. E’ in base ad esse che agiamo nelle nostre interrelazioni, sia quelle tra noi e le comunità a cui diamo vita, sia quelle che le nostre comunità intrattengono col mondo naturale locale e planetario, sia quelle che intrattengono tra loro. Parti di queste immagini di mondo sono concretizzate in ciò che materialmente ed immaterialmente abbiamo creato, città, oggetti, arte, prassi, abitudini, regole sociali.

E’ con questo patrimonio immateriale, che condensa anche molti fatti materiali del nostro passato e presente, che agiamo nel materiale. Siamo la specie di maggior successo adattivo, la specie che può vivere a -50° o a +50° (ma anche di più) e che ha colonizzato ogni ambiente vincendo il confronto con ogni competitore proprio perché pensiamo prima di fare. Pensandoci prima, pensiamo a come creare cose e modi che aumentino le condizioni di possibilità del nostro adattamento. Se il fare presuppone livelli anche minimi di coscienza, pensare prima di fare presuppone la coscienza della coscienza ovvero l’auto-coscienza. Questo è il nostro specifico e la ragione della nostra invidiabile condizioni di pezzi di natura in grado di pensare se stessa. Qualsiasi altra definizione di homo (sapiens, ridens, faber, ludens, oeconomicus, rationalis o il suo contrario e molte altre su cui invano si sono affannati molti pensatori) è derivata da questa prima caratteristica distinguente: pensare prima di fare, quindi anche di non fare. Sembrerà strano ma “pensare di non fare” è forse il punto decisivo poiché ha sviluppato il nostro dominio (“dominio” è eccessivo) sull’istinto e da questo deriva la capacità immaginativa, pensare di fare senza fare.

Il punto finale di questa storia è che questo nostro patrimonio di idee, modi, tradizioni, sistemi materiali ed immateriali, questo patrimonio che ereditiamo dalla nostra storia di genere e specie proviene da epoche ed ere in cui ciò in cui vivevamo era apparentemente infinito e senz’altro più semplice. Oggi cominciamo ad avvertire che non è infinito, quindi è finito e dentro questa finitezza siamo sempre di più, sempre più interrelati, sempre più compresi e compressi in sistemi di sistemi che si allacciano gli uni con gli altri in una  rete inestricabile dove qualsiasi minima perturbazione locale scatena effetti generali, dove i processi son sempre meno lineari e prevedibili, dove cose maggiori nascono da interrelazioni tra cose minori che non possedevano le qualità che manifesta l’ente sistemico a cui danno vita. Abbiamo a che fare con cose finite e non infinite, con cose complesse e non con cose semplici. Anche il tempo sembra aver preso una accelerazione inusuale.

Ne consegue che se la nostra mentalità, la nostra immagine di mondo è il nostro miglior patrimonio per l’adattamento al mondo ed il mondo si rivela finito e complesso, anche la nostra mentalità dovrebbe riorganizzarsi secondo questi nuovi principi. Ad esempio non limitandosi a pensare prima di fare ma incorporando nel pensare una più meditata valutazione degli effetti di questo fare, valutazione che in ambito complesso diventa a sua volta molto complessa.

Questo blog è uno diario di ricerca. Chi lo scrive, ricerca intorno ai fatti di questo discorso e riporta pubblicamente i risultati parziali di questo suo ricercare. Si cerca di capire meglio cosa comporta per la nostra immagine di mondo e per ciò a cui diamo vita in base ad essa, l’esser capitati in una nuova era che manifesta indici di inedita e grande complessità.

LA COMPLESSITA’ IN TRE PUNTI

  1. Ogni cosa o fenomeno è descrivibile come un sistema. Un sistema è un insieme di parti in interrelazioni che ha una coerenza interna maggiore di quanto non abbia col suo esterno.
  2. Ogni sistema ha interrelazioni col suo ambiente/contesto e spesso anche con altri sistemi con cui può formare sistemi di sistemi.
  3. Ogni cosa o fenomeno esiste in un tempo e per un tempo limitato.

Due brevi introduzioni al pensiero della complessità su questo sito: la prima, la seconda.

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