CRITICA DELLA RAGIONE CINICA.

Visto il diluvio di parole e la mancanza di analisi a grana fine sulla guerra, che qui circoscriviamo a puro fatto militare, mi sono preso la briga di capire meglio e condivido il tentativo.

Metodo: ho preso la due cartine dall’Institute of Study of War, think tank americano finanziato dai principali poli produttivi del complesso militare-industriale americano. Non sono dissimili da quelle di altri enti (tutti anglosassoni) e vanno trattate all’ingrosso. La prima è quella al 14 marzo, la seconda è quella del 25 aprile. Su quella più recente ho incollato il profilo dei territori del sud-est scontornato da quella del 14 marzo. Con il tratteggiato nero ho evidenziato i territori che gli ucraini avrebbero, più o meno, perso in circa l’ultimo mese e mezzo. Ne hanno anche ri-guadagnati, a nord dove i russi si sono ritirati dal dopo dell’incontro-trattativa in Turchia che pure aveva acceso qualche speranza di pace. Molto all’incirca, si potrebbe dire che gli ucraini hanno riavuto territori dai russi per una estensione più o meno pari a quelli che hanno perso, in seguito, a sud-est. In particolare:

A. Una penetrazione verso Mykolayiv e che include Kherson che proprio ieri i russi hanno affermato di aver consolidato definitivamente (secondo loro).

B. Una penetrazione avanzata da sud a nord sull’asse di Mariupol. A scala usata dal ISW, sarebbero ad occhio circa 100-120 km che allontanano definitivamente gli ucraini da ogni velleità di arrivare a Mariupol.

C. L’avanzata più importante che porta ad una conquista di circa l’80-85% del Lugansk. Sempre verso nord un inspessimento dei territori in direzione di Kharkiv, la seconda città per popolazione dell’Ucraina.

Si noti che il confine di conflitto a nord di Donetsk è rimasto praticamente invariato. Lì, nella sacca ancora in mano ucraina, dicono si concentrino i migliori 40.000 uomini delle armate di Kiev.

A proposito del “diluvio di parole” e di analisi sostituite da propaganda, si può notare un altro fatto non espresso da queste cartine. La versione dominante dei fatti dice che l’iniziale, presunto, blitzkrieg a nord sarebbe fallito per l’incrocio tra incapacità di pianificazione e logistica russa e la inaspettata resistenza ucraina. Non mi voglio spacciare per un esperto di studi strategici e militari quale non sono. Ma se si va sul link dell’Istituto (qui) e si cercano le cartine della prima settimana di conflitto, si vedrà che il vero blitzkrieg c’è stato, solo che era a sud, davanti la Crimea. A logica rivelata nel proseguo dei fatti, si potrebbe anche dire che quello a nord sembrerebbe esser stato un diversivo per distrarre le difese ucraine, al fine di penetrare largamente, velocemente e senza molti danni, dove invece interessava strategicamente di più. Tutto ciò, ripeto, non per scendere sul piano dalle analisi militari a grana fine, ma solo per evidenziare proprio la mancanza di analisi militari a grana fine, sostituite da agit-prop che hanno sedimentato nelle opinioni pubbliche “verità” che tali potrebbero non essere. Tali “verità” date spesso per assodate, vogliono evitare si conosca davvero “il nemico”, le sue logiche, le sue capacità, il che è un pessimo segnale.

Commento: ora, tutto si può dire tranne che l’Ucraina stia vincendo la guerra, almeno misurando in territorio. Usando cartine dell’archivio di ISW, a parte i territori da cui si sono ritirati i russi per raggruppare truppe al sud-est e qualche puntino sulla cartina, non risulterebbero significativi territori riconquistati dagli ucraini per via militare nei due mesi di guerra, mentre ne risultano di persi.

Si consideri infine che la guerra, sul campo, si fa con le armi e con gli uomini. Il limite della forza ucraina è nel numero degli uomini che non può esser esteso a piacimento, per quanti “alleati” si contorni. Purtroppo, non sappiamo nulla della reale consistenza, della collocazione, dello stato di servizio dopo due mesi, del tono dell’umore dei soldati ucraini stante che parrebbe esser una squadra che ha perso molto più di quanto abbia realmente vinto. Ricordo che una parte dell’esercito è stata aumentata con la coscrizione obbligatoria e molti di quegli uomini sono mariti e padri di altre ucraine ed ucraini tra i 6 milioni di profughi espatriati. Ce li raccontano molto convinti di quello che fanno, ma si potrebbero anche nutrire dubbi.

Per carità, la guerra si fa anche se non soprattutto, a volte, con la propaganda e quindi ci sta assolutamente tenere l’umore alto, dire che gli ucraini sono d’acciaio e che la Russia non potrà che perdere perché è dalla parte sbagliata della storia e che l’Ucraina vincerà. Non è per questo che abbiamo fatto la verifica.

Volevamo invece capire la logica della guerra propriamente detta. È ovvio che l’enorme mobilitazione nei rifornimenti dei sistemi d’armi all’Ucraina da parte dell’Occidente a guida americana, porterà vantaggi. Ma sembrerebbero più vantaggi di resistenza che non vantaggi per una possibile controffensiva o forse più che una resistenza che tiene la linea, un attrito che rallenti l’avanzata. Ma anche fosse, una resistenza in vista di cosa? Dicono “avere più potere di trattativa”. Ma se hanno già perso più del doppio dei territori reclamati dai russi, che trattativa s’immaginano di fare? Qual è dunque il fine ultimo?

Kiev sostiene che il suo obiettivo è riconquistare i confini al 2014, quindi tutto ciò che ha perso in questi due mesi, più l’intero Donbass con evidente sterminio dei filorussi della regione in conflitto da otto anni, nonché la Crimea con sterminio locale dei russi e russofili. Un obiettivo che ci sembra, francamente, impraticabile.

Per carità, ripeto, la propaganda ci sta tutta in guerra. Ma visto che siamo spettatori interessati in quanto partecipiamo come alleati di Kiev, avremmo anche l’obbligo di capire meglio di cosa siamo alleati davvero. E su questo punto le cose non sono affatto chiare, mi sembra. Mi sembra solo chiaro che gli obiettivi vantati da Kiev siano semplicemente impossibili da conseguire. Di cosa, quindi, siamo alleati?

Un filosofo tedesco, Peter Sloterdijk, pubblicò a suo tempo una “Critica della Ragione Cinica” in cui sosteneva che “Cinico è colui che ammanta la propria azione (improntata al più duro, privo di scrupoli, calcolatore, realismo) con una giustificazione moralistica relativa al suo fine.” (all. 2). Ecco ci sembra ciò valga al nostro caso.

La giustificazione moralistica della guerra dal punto di vista occidentale ed ucraino è declinata sui principi della difesa della democrazia, dei valori di libertà ed autodeterminazione, dei diritti di resistenza di ogni aggredito che chiama alla solidarietà contro l’aggressore. Ma il sottostante realistico è portare vari colpi alla credibilità e consistenza di potenza russa da parte americana ed europea orientale e con ciò colpire l’intero fronte multipolare che è il nemico ultimo reale degli Stati Uniti. Quello ucraino è farsi pagare il servizio che prevede molti morti e molta distruzione materiale in patria, a fini reali quali abbiamo ipotizzato in un articolo precedente (Dal punto di vista di Zelensky), forse. Quello europeo occidentale non c’è, il comportamento europeo occidentale è solo figlio dell’impotenza geopolitica, con una implicita gara a chi perde più dignità in cui dispiace distinguere il governo italiano.

L’Ucraina non vincerà nulla, perderà anche più della Crimea e del Donbass ed avesse realisticamente accettato questo fatto sin dai primi giorni (il che non impediva all’Occidente di fare tutte le ritorsioni messe in campo contro i russi ed altre che ancora non ha messo in campo, per l’eternità ed oltre) avrebbe salvato molte vite e molta sua ricchezza e residua possibilità di avere un futuro. Così noi europei occidentali ci saremmo risparmiati l’ennesimo suicidio socio-economico-(geo)politico ed il mondo stesso avrebbe evitato la sua più pesante perturbazione dal dopoguerra dagli imprevedibili ed incalcolabili effetti finali (vedi allegato).

E dire che i cinici filosofici, in origine, ai tempi di Diogene, erano quelli che “avevano il coraggio di dire la verità” (parresia). Diogene fu quello che quando ricevette la visita di Alessandro Magno curioso di conoscerlo e pronto ad esaudire ogni suo desiderio per compiacerlo, si sentì rispondere dall’incurante filosofo adagiato a terra “scansati che mi fai ombra”.

Ecco a cosa serve la moderna ragione cinica, ad evitare i prezzi di dire la verità e conseguirne comportamenti conseguenti. In questo, la nostra ennesima bancarotta della ragione, il cui prezzo pagheremo molto caro, in molti modi, per molto tempo a venire, temo.

Informazioni su pierluigi fagan

64 anni, sposato con: http://artforhousewives.wordpress.com/, due figli, un gatto. Professionista ed imprenditore per 23 anni. Negli ultimi venti anni ritirato a "confuciana" "vita di studio", svolge attività di ricerca da indipendente. Il tema del blog è la complessità, nella sua accezione più ampia: sociale, economica, politica e geopolitica, culturale e soprattutto filosofica. Nel 2017 ha pubblicato il libro: Verso un mondo multipolare, Fazi editore. Ogni tanto commenta notizie di politica internazionale su i principali media (Rai3, la7, Rai RadioTre Mondo, Radio Blackout ed altre) oltre ad esser ripubblicato su diverse testate on line. Fa parte dello staff che organizza l'annuale Festival della Complessità. Tiene regolarmente conferenze su i suoi temi di studio. Nel 2021 è uscito un suo contributo nel libro collettivo "Dopo il neoliberalismo. Indagine collettiva sul futuro" a cura di Carlo Formenti, Meltemi Editore.
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2 risposte a CRITICA DELLA RAGIONE CINICA.

  1. Colombino Stilita ha detto:

    Non posso che applaudire.
    Neanch’io sono un analista militare ma ci sono cose che mi sembrano evidenti ma che quasi nessuno evidenzia:

    1) i russi nelle PRIME TRE SETTIMANE hanno conquistato quasi tutto l’Oblast di Luhansk (la parte che non era già sotto controllo filorusso), Kherson e il suo Oblast e parte dell’Oblast di Zaporhizhia (un risultato che oltretutto non capisco come possa accordarsi con le tanto chiacchierate, e con sicurezza affermate, “gravi deficienze logistiche” dell’esercito russo).

    2) gli ucraini non hanno fatto ALCUNA controffensiva degna di nota (il recupero “incruento” di territorio grazie al ritiro volontario dei russi da Kiev e dal Nord non può essere considerato tale). Hanno provato a farne una a Volnovakha, sopra Mariupol, e gli è andata malissimo, gravi perdite e territorio ceduto ai russi.

    Ogni tanto fanno puntate da Mykolaiv verso Kherson ma vengono regolarmente respinti.
    Attaccano dalle parti di Kharkiv e qualche cosa conquistano, ma nulla mi leva dalla testa che Kharkiv sia solo un falso obiettivo, fatto per distogliere forze ucraine, e che i russi non abbiano alcuna intenzione di entrare a Kharkiv (come non l’avevano di entrare a Kiev), se non eventualmente solo dopo aver preso tutto il Donbass.

    Oggi se riuscissero ad incunearsi tra Kherson e Mariupol, tagliando in due il fronte Sud, metterebbero in gravissima difficoltà i russi e probabilmente salverebbero il territorio conteso del Donbass ad Ovest di Donetsk, perchè costringerebbero i russi a distogliere delle truppe.
    Ma personalmente sono convinto che se non ci hanno provato finora non lo faranno mai, non ne hanno la forza, forse anche per la mancanza di un’aviazione che i russi hanno quasi azzerato (droni a parte) nei primi due o tre giorni.

    Sembrano efficaci nella difesa, ma finora pressochè inesistenti in attacco (nonostante un esercito che è (era?) piuttosto ben armato e numericamente non inferiore a quello russo), il che mi porta pure a chiedermi sulla qualità dei loro strateghi.
    Per cui, immagino che sperino di arrivare ad una fase di stallo difendendosi con le unghie e con i denti nel Donbass, esaurire la spinta dei russi per poi arrivare a negoziare.
    Non darei loro troppa probabilità di riuscita neanche in quest’ottica puramente difensiva, anche se pare che lì abbiano le loro truppe più esperte, la regione è la più “bunkerizzata” e trincerata dell’Ucraina e nuove armi stanno loro arrivando (ma, per ora, nell’Ovest del paese).

    Stando così le cose, la vantata possibilità ucraina di vincere la guerra mi pare remota ed effettivamente dovremmo chiederci cosa vogliamo noi europei, prima che la situazione sfugga di mano.

  2. Leonardo ha detto:

    Nella mia piccola esperienza e con la consapevolezza di tutte le limitazioni che dati empirici e incompleti come quelli di cui disopongo presentano, trovo che un interessante trend per stimare grossolanamente l’andamento del conflitto sia quello che ho riscontrato sui canali Telegram filo-russi.

    Nelle ultime due settimane il numero di video e fotografie che mostrano cadaveri di soldati ucraini e la resa di decine di altri sono cresciuti in modo consistente. Sono vere e proprie scene dell’orrore che mostrano intere linee di trincee e fortificazioni conqusitate dalle truppe russe o filo-russe e punteggiate dai corpi dei soldati ucraini che i propri compagni sono stati costretti ad abbandonare dovendo ripiegare sotto pressione del fuoco nemico.
    E le immagini strazianti in qualche modo sembrano confermare i racconti dei giornalisti embedded dal fronte, che spiegano come i Russi stiano conducendo attacchi in avascoperta per sondare i punti deboli delle linee ucraine per poi arrestare l’avanzata ai primi segnali di seria resistenza e spianare le posizioni nemiche con la superitorità di fuoco aerea e di artiglieria di cui dispongono.

    I racconti dei giornalisti militari che avanzano al fianco delle truppe russe sostengono anche che la proporzione di coscritti nelle file dei prigionieri catturati nella zona di Izyum sia aumentata nell’ultima decina di giorni, con giovani o relativamente più anziani prigionieri che racconterebbero di essere stati inviati al fronte dopo un “addestramento” di una settimana.

    Ovviamente non si tratta di dati “solidi” o sistematici (e i racconti non documentati dei giornalisti sono impossibili da verificare), ma quel che è certo è che un mese fa non trovavo immagini del genere con la stessa frequenza di oggi.

    Temo che siamo di fronte ad una vera e propria carneficina e la scala dello spreco di vite umane ucraine gettate nel tritacarne senza alcuna prospettiva di poter ottenere risultati importanti mi fa venire un nodo allo stomaco.

    Penso che lei abbia ragione da vendere per quanto riguarda le sue osservazioni sul cinismo.
    Il livello di cinismo e narcisismo superficiale esibito sia dalle istituzioni che da quella parte dell’opinione pubblica che esalta astrattamente una reistenza di cui non sa soppesare i benefici rispetto agli immani sacrifici che probabilmente sta comportando, mi avviliscono nel profondo.

    E’ marketing della morte nascosto sotto una patina di eroica resistenza in nome di ideali che l’attuale Ucraina e le sue istituzioni non incarnano di certo.

    Stiamo assistendo ad una mattanza che si sarebbe potuta evitare semplicemente accettando ragionevolissimi compromessi.

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