LA PRIMAVERA EUROPEA.

Sembrerebbe che lo schema delle “primavere di popolo” con cui gli americani hanno cercato di pilotare eventi politici nel mondo arabo, poi Ucraina ai tempi di piazza Maidan, Hong Kong, abbia oggi messo nel mirino un obiettivo davvero impegnativo: l’Europa. Codice colore: giallo e blu.

Nel breve di una giornata all’inizio del conflitto russo-ucraino, tedeschi, francesi, italiani sono passati da un certo sconcerto di contro-piede per quanto stava facendo la Russia, stato di sconcerto che però non prevedeva affatto di rinunciare ai propri interessi, all’allineamento unanime sanzionatorio. Non discuto la logica sanzionatoria, quello che mi ha colpito è la velocità e totalità dell’improvvisa polarizzazione. Può darsi io sia viziato dalla logica realista che si basa su analisi degli interessi razionalmente perseguiti e non capisca come l’enormità di ciò che hanno fatto i russi possa sollevare animi e coscienze. Può darsi. Però da quanto a mia conoscenza è difficile spiegare come il ministro Franco esca dall’Ecofin dicendo che non se ne parlava proprio di escludere la Russia dal SWIFT o Scholz diceva che certo non si poteva toccare il Nord Stream 2 e poche ore dopo la Russia veniva esclusa dallo SWIFT e il Nord Stream diventava “un pezzo di metallo in fondo al mare” come trionfante celebrava la Nuland.

Già, la Nuland, quella di “fuck the UE” ai tempi della rivolta di piazza Maidan nel 2014, la rivoluzione arancione ucraina. La moglie di Robert Kagan, lo storico e politologo neo-con che si definisce “liberale interventista”, lascia il partito repubblicano e diventa un sostenitore della Clinton, scrive nel 2017 che la Terza guerra mondiale avverrà per contrastare l’espansionismo russo e cinese. Ci si potrebbe scrivere un intero post su Kagan, andatevi a fare una ricerchina su Google.

Ad ogni modo, ripeto, non discuto le posizioni politiche improvvisamente prese dall’UE, mi lascia perplesso quel “improvvisamente”. Gente notoriamente indecisa su tutto ed il contrario di tutto, trova magicamente l’allineamento in un pomeriggio. Curioso.

Su Zelensky abbiamo già scritto anche troppo. Rilevo solo come il suo ufficio propaganda abbia l’invidiabile capacità di muoversi come una struttura di levatura globale. Lancia messaggi ai parlamenti europei, va in diretta nelle piazze europee che manifestano contro la Russia, sono impegnati ora in una contrastata trattativa con gli israeliani che gli vogliono negare il discorso al proprio parlamento, chissà perché. Ieri Repubblica ha pubblicato in video inquietante della propaganda che ci dicono ucraina pensando noi si sia scemi. Con effetti speciali hollywoodiani che nessuna post produzione di Kiev sarebbe in grado di produrre, le scene mostrano Parigi sotto bombardamento. Molto realistico e “catastrophic-movie” con alla fine la domanda del perché i francesi non consentono alla NATO di imporre la no-fly-zone sull’Ucraina. Ieri Repubblica dava notizia della prima manifestazione europea in favore della no-fly-zone a Londra, convocata da una sedicente neonata organizzazione “London Euromaidan”, sembra un format, no?

Sono diciassette giorni che Zelensky, tutti i giorni, più volte al giorno, come un disco rotto, reclama la no-fly-zone, finora negata ma quanto a lungo resisteremo all’indignazione? Il tutto in un crescendo di insopportabilità: bambini straziati, centrali atomiche con perdite, crimini di guerra, inumanità, armi chimiche e batteriologiche, sindaci torturati, fosse comuni poi arriveranno i campi di concentramento in Siberia, mentre l’Armata Rossa minaccia di invadere casa vostra. E quando ci sarà l’incidente nucleare per colpa russa, che sono giorni che viene annunciato? O quello biochimico? Sarete ancora contro la no-fly-zone allora?

Impressionante anche il perfetto allineamento dei giornalisti. Anche qui, in men che non si dica, gente anche posata e non incline all’estremismo per quanto di note simpatie politiche chiaramente atlantiste, simpatie ed interessi, è diventato un campo magnetico orientato alla perfezione, quasi coordinato, improvvisamente. In tutta Europa, ora vige la logica del 1914 che Canfora ieri ricordava con un certo sconcerto. Superato poi dallo sconcerto di vedere Rampini evidentemente alterato che gli intimava di non dire sciocchezze perché Canfora era solo un “provinciale” (!).

Nella primavera del 1914, tutta Europa era sulle tiepide e fiorite ali della Belle Epoque, in pochi mesi precipitò nell’incubo. Persone che si stimavano e forse anche si volevano bene, si ritrovarono improvvisamente ostili l’un vero l’altra, l’uno improvvisamente preso dal virus bellico, l’altra perplessa e sconcertata. Paralizzati ad argomentare contro la potenza chiarificatrice dello slogan urlato. Lo sconcerto durò poco anche perché s’imposero forme di ostracismo sociale per via culturale a tutti coloro che non vibravano all’irresistibile richiamo della giusta guerra. In questi giorni, avrete notato le liste di proscrizione per i “filo-Putin”, l’aggressività bavosa dei pitbull mediatici, il bombardamento h24 che rilancia i comunicati delle Zelensky&Partners, il totale oscuramento della “voce del nemico”. Tutto ciò è già percolato nella mentalità di massa.

C’è un potere assoluto del discorso unico e Lord Acton ricordava che se il potere corrompe, il potere assoluto corrompeva assolutamente. Per questo Montesquieu promosse la suddivisione e pluralità dei poteri perché ogni tesi deve esser mitigata dalla sua antitesi, altrimenti diventa dogma. Ma i liberali reali sono spariti di colpo, ora ci sono solo liberali interventisti, aggressivi, mono-maniaci, i liberali idealisti. Ogni disastro storico è stato fatto sulle ali di un idealismo non temperato dal realismo. Tipo convincersi di essere una civiltà superiore. Son quelli del “c’è un aggredito ed un aggressore”, come se fossimo stupidi e non ce ne fossimo accorti o fossimo deviati dalla propaganda russa che semplicemente è stata silenziata su ogni possibile canale, a meno di non leggersi la TASS su twitter in cirillico. Il motore che portò quella primavera nel buco nero dell’estate e successivi anni del 1914 fu proprio l’imposizione di questa logica, la logica dicotomica che prende un frame del processo della realtà che è storica, lo schiaccia sull’attualità e ti chiede di scegliere tra A o B e non ti azzardare a fare sofistica da terza posizione. Il campo semantico è tracciato se non sei dentro sei ostracizzato e non hai voce, non sai neanche quanti sono indisponibili a finire in quel campo, sei un isolato e quindi è meglio rinchiudersi nel tuo disagiato silenzio privato. Noi qui diamo voce a quel disagio affinché non rimanga privato.

Come ho avuto modi di dirvi i primi giorni, io mi occupo per lo più di mondo e complessità, il mio interesse per la geopolitica deriva da ciò ma non copre tutto l’argomento che è più vasto e complesso. Tuttavia, negli anni, mi sono più volte interessato a questioni geopolitiche. Prima che razionalmente, già dal secondo giorno dopo il 24 febbraio ho “sentito” che qualcosa non era normale. Era una sensazione data proprio da questa reazione pubblica che sembrava troppo pronta, troppo unanime, troppo svelta, troppo organizzata lì dove le complessità della politica e del pubblico dibattito normale ha sempre reso i processi di reazione lenti, contradditori, complicati. Le cose in quei campi non hanno mai funzionato così e sebbene l’eccezionalità degli eventi porti a dover considerare l’accelerazione, ciò non giustifica del tutto ciò che è successo, come è successo, perché è successo. Per questo ho smesso i miei panni naturali di studioso distaccato e ho sentito necessità di scendere in strada a combattere con l’uso della ragione in pubblico.

Poco fa ho letto un articolo dello stimato sito di analisi politica americana “Politico”. Era un articolo inusuale, un vero e proprio killeraggio contro Macron e questo sua “ostinazione” a continuare a telefonare a Putin. Ho anche letto sul JPost israeliano la Nuland “che ha messo in guardia Gerusalemme dall’essere un rifugio per “denaro sporco” mentre si dice di un nervoso Biden che impone a Tel Aviv di unirsi alle “democrazie combattenti” elevando più serie sanzioni a Mosca, sbrigandosi ad inviare armi letali in Ucraina assieme a tutti gli altri. Il tutto mentre ministri e funzionari ucraini attaccano questa incertezza o diverso punto di vista israeliano neanche fossero diventati i padroni del mondo politico occidentale. Attaccare gli israeliani non è cosa facile, chi segue queste cose sa di cosa parlo.

Orami siamo circondati da gente aggressiva che ci tiene a farti sapere quanto fai umanamente schifo perché non ti unisci al coro del Grande Sdegno Morale o meglio, preso atto che ovviamente anche tu ritieni inaccettabile la violazione del principio di inviolabilità dei confini con forze armate, fai schifo perché non ti fermi lì. Perché ti fai domande su come siamo finiti in questo pasticcio, come finirà, quali saranno le conseguenze, cosa significa dopo ottanta anni vedere in televisione gente che parla di bombe atomiche come fossero bombe alla crema, con la stessa acquolina nella mente. La Bomba è d’improvviso il “new normal”. London Maidan, non si fanno manifestazioni per chiedere al Governo britannico perché ha preso solo decine di rifugiati quando noi ne abbiamo preso 35.000, no! si va in piazza a chiedere la no-fly-zone per l’Ucraina.

Sudeti, valori delle Resistenza, Guerra civile spagnola, fioccano le analogie a sproposito per eccitare gli animi e sguinzagliare i mastini del nuovo movimento giallo-blu per la guerra al novello Hitler. Ve l’ho detto, tutto ciò m’inquieta, tutto ciò è molto meno normale di quanto comincia a sembrarci.

L’obiettivo non è solo l’Europa, l’obiettivo è rifare il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, cacciare Russia e Cina, imporre l’ordine economico e finanziario americano, affinché il 4,5% della popolazione mondiale o meglio una sua élite, possa tramite la sua egemonia benevolente, prorogare il dominio che i neo-con americani della “rivoluzione permanente” hanno già intitolato nel 1997 come il loro condensato strategico: The New American Century.

Con le buone o con le cattive. A qualsiasi prezzo. Anche quello che fino a due settimane fa e per ottanta anni è stato l’impensabile.

Informazioni su pierluigi fagan

64 anni, sposato con: http://artforhousewives.wordpress.com/, due figli, un gatto. Professionista ed imprenditore per 23 anni. Negli ultimi venti anni ritirato a "confuciana" "vita di studio", svolge attività di ricerca da indipendente. Il tema del blog è la complessità, nella sua accezione più ampia: sociale, economica, politica e geopolitica, culturale e soprattutto filosofica. Nel 2017 ha pubblicato il libro: Verso un mondo multipolare, Fazi editore. Ogni tanto commenta notizie di politica internazionale su i principali media (Rai3, la7, Rai RadioTre Mondo, Radio Blackout ed altre) oltre ad esser ripubblicato su diverse testate on line. Fa parte dello staff che organizza l'annuale Festival della Complessità. Tiene regolarmente conferenze su i suoi temi di studio. Nel 2021 è uscito un suo contributo nel libro collettivo "Dopo il neoliberalismo. Indagine collettiva sul futuro" a cura di Carlo Formenti, Meltemi Editore.
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9 risposte a LA PRIMAVERA EUROPEA.

  1. Saverio ha detto:

    Grazie signor Fagan,
    Negli ultimi articoli leggo il suo rammarico per l’incomprensione che sta incontrando. Solidarietà, anche se per onestà devo precisare una cosa. Mi sembra che tra i suoi lettori vi siano due gruppi che ammirano la sua erudizione e la passione di studioso ma tentano di tirarla per la giacchetta. Da un lato la sinistra più liberale e idealista, attratta dall’idea di complessità in chiave “ufficialista” anti‐complottista (complessità come ultimo rifugio dei mascalzoni, come scriveva Costanzo Preve). Dall’altro il sovranismo-populismo talora eurasismo, attratto dall’idea di complessità come unica speranza contro l’armata del pensiero unico idealista liberale che tutto semplifica oscenamente. Io faccio parte di questa seconda schiera di emotivi (quei sentimentali destinati a rimanere spesso delusi dalla realtà, o dalla competizione globale dei prossimi 30 anni, come scriveva uno da lei citato, forse Parag Khanna) e quindi forse la mia solidarietà è facile e un po’ pelosa (nel profondo del mio cuore vorrei che il mio Fagan diventasse un bell’eurasista in favore del nuovo khanato… scherzo, ovviamente).
    Volevo scriverle un paio di cose:
    – sul killeraggio di Macron, vista la situazione mi sono venuti sospetti sull’improvviso (incredibile!) revival dell’independentismo corso, con scene di guerriglia urbana in passamontagna.
    – sulla “logica dicotomica che prende un frame del processo della realtà che è storica, lo schiaccia sull’attualità e ti chiede di scegliere tra A o B e non ti azzardare a fare sofistica da terza posizione”, mi chiedo se sarebbe stato possibile arrivare a questo clima senza prima due anni di allenamento sulla questione pandemica. Io ritengo di no, ma perché ovviamente essendo dell’area politica di cui sono, sono uno tacciabile di novaxismo e complottismo. Lei che di sicuro “novaxista complottista” non è, ritiene saremmo arrivati qui così rapidamente senza quel tipo di training?
    Sono tempi allarmanti, leggere i suoi articoli mi fa sentire meno solo, grazie.

    • pierluigi fagan ha detto:

      Gentile Saverio,
      sul secondo punto ammetto che mi è venuto il dubbio. Non so quanto consapevole ma nei fatti ha funzionato come dice lei come “training”. Sul primo punto non saprei, ci sono sempre manipolazioni interessate. Potrebbe essere o anche no, le ricordo i pronunciamenti di alcuni generali francesi contro gli islamici. Tutti questi “movimenti” sono men che spontanei. Sul resto ho apprezzato il suo commento, ne riparleremo quando si sarà posata la polvere. Grazie.

  2. Francesco Cimino ha detto:

    Buonasera signor Fagan,
    alcuni sostengono che un possibile insediamento Nato in Ucraina, perfino nucleare, non avrebbe potuto motivare realmente la Russia ad invadere quel paese, perché il “first strike” non sarebbe più decisivo in uno scontro nucleare. A scanso di equivoci, di tali argomenti io non so nulla. Vuole replicare a quell’obiezione in un post? Oppure può indicare un testo che affronta l’argomento? Grazie per i suoi interventi, ad ogni modo

    • pierluigi fagan ha detto:

      La ricerca della prevalenza atomica che permetta col first strike di annichilire se non tutta gran parte della capacità di reazione dell’avversario è andata avanti per decenni, da subito dopo la guerra mondiale da una parte e dall’altra. Ma chi oggi è davvero in grado di conoscere le tecnologie aerospaziali? Pensa che davvero ci siano “esperti” in grado di penetrare tutti i segreti tecnologici della varie superpotenze? Se gli USA fossero in grado di accecare il sistema satellitare russo dopo il first strike? pare che gli USA abbiamo 125 satelliti militari e 75 i russi, sembrerebbe già esserci una asimmetria. E’ corretto questo dato? Sappiamo cosa sono in grado di fare davvero? Con le due espansioni NATO verso la Russia che pure la Russia ha sostanzialmente accettato poiché l’ultima si è verificata diciotto anni fa e per diciotto anni oltre a lamentarsi non sembra abbiano invaso nessuno, con le continue operazioni NATO a ridosso dei confini russi tra cui Trident (2021, proprio in Ucraina che tra l’altro non era ancora un paese NATO) e Sea Breeze -2021- nel Mar Nero, l’idea di mettere missili a 3 minuti di Mosca mi sembra inaccettabile per i russi come per chiunque altro. Ci sono molte cose che ovviamente non sappiamo ma a grana grossa è un fatto che la NATO sia da tempo dalle parti del confine russo e non mi risulta che i russi siano nel Golfo del Messico. La NATO è lì per difendersi? Da cosa? In ventidue anni i russi si sono allargati solo in Cecenia per una complicata questione in parte simile a quella Ucraina (Georgia altro “candidato” ad entrare nella NATO) aggravata da questioni relative al terrorismo islamico che ha fatto molti morti in Russia (oltre al riconoscimento della secessione della Crimea dopo il colpo di stato ucraino del 2014). NATO o paesi NATO si sono allargati in Libia e Siria (l’unica base navale russa nel Mediterraneo), dopo essersi impicciati dei fatti dell’ex Jugoslavia. Perché debbono arrivare a tre minuti da Mosca? Se la pensa al contrario geografico, noi cosa avremmo fatto in tutti questi anni e cosa faremmo oggi se i russi avessero spinto per l’entrata nella loro alleanza militare l’Austria? Infine, le risulta che la NATO o gli US abbiano mai chiesto un tavolo di trattativa generale ai russi in cui definire pesi e contrappesi per congelare la situazione onde prevenire squilibri? Pare di no. L’hanno chiesto e più volte i russi, parrebbe di sì: https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2021/12/17/russia-rivelate-le-garanzie-sicurezza-richieste-alla-nato/?utm_source=pocket_mylist&fbclid=IwAR3eGFFlqjZoQPV_zujEfHVrLC5G8NRWLdX9rtqAf_fJb44ekoysyJWzhC0. E la risposta americana? https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2022/01/26/washington-risponde-alle-richieste-sicurezza-mosca/?fbclid=IwAR2YsAd1TpTue7PcoksO2BxsAY3-ict0_gro5yOMITfcTTHK7-qvhkyP6AA

  3. Giorgio Telloli ha detto:

    Buongiorno, Signor Fagan.
    In una sua precedente risposta, lei mi ha opportunamente invitato ad assicurarmi ” … di non esser condizionato dal lavaggio della mente operato 7/24 dalla nostra infosfera nel sentire inderogabile prender una parte o l’altra.”
    Creda che prendo molto sul serio il suo invito a considerare la potenza dell’infosfera qui operante. Do anzi per scontato di esserne inevitabilmente in notevole misura condizionato. E cerco pertanto di leggere e ascoltare con attenzione anche i pronunciamenti – molto diversificati – di chi “sta cantando fuori dal coro”. Lei e il Prof. Mearsheimer tra questi.
    Ciò premesso, mi consento di ricordare che “appartenere alla Società degli Apoti” può costituire essa pure una tentazione intellettuale della cui esistenza e potenza è opportuno mantenersi consapevoli.
    La saluto cordialmente,
    Giorgio Telloli
    P.S. Non si prenda il distrurbo di tornare a rispondermi e/o di pubblicare questo che neppure ha il valore di un commento.

    • pierluigi fagan ha detto:

      Spero non le dispiaccia che l’abbia pubblicato. Pone una questione su cui mi interessa precisare. In complessità, spesso vale la logica fuzzy. La logica fuzzy prevede “valori di verità” da 0 a 1. Una cosa può esser vera 0,1 o 0,4 o 0,9 diciamo così per schematizzare. Quando nel dibattito pubblico si formano coppie di tesi contrapposte non si semplificano solo i valori di verità a 0 vs 1, esse definiscono proprio il campo semantico, cioè l’argomento, il modo di inquadrarlo. Ma in una discussione, se solo uno definisce il campo semantico, l’altro è per forza spinto o ad accettarlo tutto o a rifiutarlo tutto, è lì che si vince e perde la battaglia delle opinioni. Le faccio un esempio: poco fa leggevo sulla stampa internazionale non occidentale una notizia data dai russi ovvero che truppe ucraine in ritirata da Donetsk avrebbero incendiato un deposito chimico e che una grande nube tossica si starebbe sprigionando. Vero? Falso? non possiamo saperlo. Probabile? Perché no, in guerra si fa questo ed altro. Di contro, da giorni c’è chi sostiene che i russi stiano preparando un attacco con armi non convenzionali (chimiche o biologiche), la stampa ne dà grande rilievo quotidiano. Ora prenda il cittadino medio esposto solo alla propaganda di guerra ucraina ovvero solo la seconda “notizia” che in realtà non è una notizia ed in quanto tale non deve neanche esser provata. Come è condizionato il suo farsi una opinione? Ero sulla timeline di al Jazeera poco fa. Perché ogni lancio di aJ inizia con “gli ucraini affermano …” “i russi affermano …” come si converrebbe quando si riferiscono affermazioni dei due contendenti che in quanto belligeranti oltre alle armi di metallo usano ovviamente anche le armi di parole? Perché qui da noi ogni notizia è certezza anche se proviene da una parte sola? Quanto condiziona il giudizio questo immersione nello stream informativo unidirezionale? Non credo quindi si tratti di “tentazione intellettuale” ma di normale buonsenso nel non bersi tutto l’intero quadro informativo, nonché quello che vorrebbe spigare questa guerra come l’atto di un pazzo che subordina alle sue folli intenzioni 150 milioni di poveri russi sequestrati dal dittatore di San Pietroburgo che dopo 22 anni di relativa pace e benessere, s’è svegliato male un mese fa dichiarando guerra alla democrazia occidentale. Non crede?

  4. Pingback: Riflessioni sparse nell’era dei bambini onnipotenti al potere. Per capire (spiegare non è giustificare) cosa sta succedendo realmente in Ucraina – Parte 11 | Korazym.org

  5. Paola ha detto:

    Guardi, ho pensato anch’io che quella in atto sia la più ambiziosa rivoluzione colorata, in giallo e blu ovviamente, che sia mai stata sperimentata. La ringrazio per la sua intelligenza. Leggerla mi fa sentire meno sola.

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