L’ORA PIU’ BUIA.

[Rompo momentaneamente il format del blog che in questa pagina principale ospita -in genere- solo articoli e studi mediamente approfonditi. Pubblico invece un post delle 8.00 di stamane sulla mia pagina fb, scaturito dalla notizia del giorno. Trattandosi di fatto geopolitico che è non l’unica ma una delle principali questioni intorno a cui articolo le mie riflessioni, corre l’obbligo data la rilevanza degli eventi.]

L’ORA PIU’ BUIA (h. 03.00). “Allora capo, facciamo che prendiamo tre palazzine vuote di periferia e ci picchiamo sopra un centinaio di missili che fanno BUM! BUM! BUM! dicendo che sono centri di ricerca su i gas venefici. Facciamo tipo alle 3 ora locale così è buio, la gente sta a casa e non corriamo rischi, i fotografi immortalano le scie dei missili perché una immagine vale più di mille parole. Lei va in televisione e fa il pezzo da padre severo ma giusto, io chiamo russi ed iraniani e gli do le coordinate dei lanci pregandoli di star calmi che se manteniamo tutti le palle ferme, nessuno si fa male e ne usciamo tutti alla grande, ok?”

Così, alla fine, deve esser andata e meno male. Avrebbero potuto farlo già due giorni dopo il presunto attacco quando è arrivato il cacciatorpediniere D. Cook ed avrebbero dimostrato la stessa cosa ed in più anche di esser svegli e sempre sul pezzo. Lo hanno invece fatto quando la faccenda s’era intricata assai e si rischiava di non saper più come uscirne senza perdere la faccia. Vedremo nei prossimi giorni ma l’impressione, anche leggendo i pezzi dei giornali mattutini, è che qualcuno voleva il colpo grosso, qualcuno voleva trascinare gli USA al first strike per iniziare una escalation da manovrare in un senso ben più ampio, rischioso e drammatico. Invece del first strike hanno avuto l’one shot, Armageddon è rinviato, anche questa volta la terza guerra mondiale non è iniziata, delusione.

Delusione dei commentatori e pioggia di penne occidentaliste avvelenate su Trump, pallone gonfiato da sgonfiare con pennini appuntiti che fa quello che non dovrebbe e non fa mai quello che dovrebbe. Immagino le telefonate tra Netanyahu, May, Macron e gli amici americani che vedevano sgonfiarsi il trappolone messo in scena, anche stavolta è andata male. L’impressione è che, per l’ennesima volta, noi si sia sopravvalutata l’intelligenza e la sofisticatezza delle élite occidentaliste.

Solo pochi giorni fa abbiamo espulso ben 150 diplomatici russi per una ragazza poi dimessa dall’ospedale ed il padre che oggi mangia, legge il giornale e piano piano si sta rimettendo chissà da cosa visto che il presunto gas a cui si è sostenuto fosse stato esposto è incurabile e letale al 100%. Dopo quella bella prova di improvvisazione e cialtroneria, si è ripetuta la scena questa volta muovendo intere flotte, concitati Consigli di Sicurezza, scontri di civiltà, giorni del giudizio e gli Avengers che a proposito escono con il nuovo episodio nelle migliori sale il prossimo 25 Aprile.

L’ora più buia è quindi quella in cui sta sprofondando l’Occidente, una gloriosa civiltà che sembra aver le idee sempre più confuse, che mena fendenti a vuoto, che scambia la realtà per il cinema come neanche l’ultimo dei Veltroni, che combatte coi selfie ed i tweet e non si raccapezza più in un mondo che gli sta inesorabilmente sfuggendo di mano.

Intanto pare che a Parigi sia morto Haftar e Macron che ha due TGV fermi su tre e ha rischiato di diventare un meme eterno della vasta collezione delle figure di m. stile Powell, ora si trova con un problema in più. Anche il neo rieletto al Sisi e lo stesso Putin, perdono il loro campione nel teatro libico e vedremo come si riapriranno i giochi colà.

Il conflitto titanico permanente tra West and the Rest (di cui abbiamo spesso parlato più seriamente e da ultimo qui), continua. L’ora più buia è quella che precede il sorgere del sole. Peccato che il sole, notoriamente, sorge ad Oriente e che l’Occidente sia il luogo del tramonto.

[La citazione pare provenga da Paulo Coelho che i miei lettori e lettrici sapranno non essere esattamente un mio riferimento culturale. Ci stava bene però nel contesto, spero verrò perdonato]

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Informazioni su pierluigi fagan

60 anni, sposato con: http://artforhousewives.wordpress.com/, due figli, un gatto. Professionista ed imprenditore per 22 anni. Da più di quattordici anni ritirato a confuciana "vita di studio", svolge attività di ricerca da indipendente. Il tema del blog è la complessità, nella sua accezione più ampia: sociale, economica, politica e geopolitica, culturale e soprattutto filosofica. Nel 2017 ha pubblicato il libro: Verso un mondo multipolare, Fazi editore. Ogni tanto commenta notizie di politica internazionale su i principali media (Rai3, la7, Rai RadioTre Mondo, Radio Blackout ed altre).
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4 risposte a L’ORA PIU’ BUIA.

  1. Leonardo ha detto:

    Concordo completamente (a patto ovviamente che tutto sia finito qui, come sembra).

    In questo caso la palese necessità di salvare la faccia come motivazione per l’attacco è ancora più spudorata dell’episodio dell’anno scorso, dopo le accuse relative a Khan Sheikoun.
    Macron addirittura ha dichiarato pubblicamente, ancor prima dell’attacco, che non c’era alcuna intenzione di colpire obiettivi russi o, più in generale, gli alleati della Siria. Sembrava che stesse implorando i Russi di non reagire.

    Vedo tuttavia alcuni elementi di estremo pericolo in questo genere di comportamenti infantili di una classe dirigente che se ne esce costantemente con dichiarazioni altisonanti, mettendosi da sola in un angolo:

    1) non ci si può aspettare che i Russi siano gli unici a comportarsi sempre da adulti e a dover accettare di starsene buoni e assecondare le rappresaglie altrui sulla base dei problemi interni che chi le mette in pratica necessita di risolvere.

    2) rispetto all’anno passato, la rappresaglia è arrivata con un certo “ritardo” (si fa per dire, nel senso che è comunque stata lanciata prima che ogni inchiesta fosse perfino cominciata, ma con un certo ritardo rispetto alle altisonanti dichiarazioni della Twitter Diplomacy di Trump).
    Questo ritardo sembra legato proprio a contrasti interni sul modo in cui reagire alla crisi, come giustamente osservato nel post. Potrebbe essere un allarmante segnale del fatto che, ad ogni successiva situazione di crisi di tale genere, i falchi e i neocon alla Bolton all’interno dell’amministrazione acquistano una progressiva, crescente influenza.

    3) se al minimo grido di allarme relativo ad un presunto attacco chimico la reazione occidentale è quella di dare immediatamente credito alle immagini, ai video e alle dichiarazioni sui social media di associazioni di parte e dalla dubbia credibilità, l’effetto è quello di incoraggiare le messe in scena, indipendentemente dai precedenti.
    Considerato che il governo siriano intende rientrare in possesso della maggior parte possibile del territorio che nominalmente rappresenta, e che quindi nuove offensive si profilano all’orizzonte nel campo profughi di Yarmouk, ma soprattutto nella regione di Deraa, vicino al confine con Israele, e potenzialmente in futuro anche in quella di Idlib (sotto il controllo di milizie legate alla Turchia e ai Sauditi), la possibilità di ritrovarsi in nuove situazioni che ricalchino quella appena vissuta è a mio avviso estremamente elevata: ci saranno numerose occasioni per gridare nuovamente all’attacco chimico.
    E per quanto detto ai punti 1 e 2, temo che ogni volta si faccia più elevato il rischio di una risposta non più simbolica, che vedrebbe i Russi reagire con determinazione letale.

    Forse l’ora più buia non è ancora arrivata. Il che è preoccupante.

    • pierluigi fagan ha detto:

      Confido sul fatto che a Trump non gli passa neanche per l’anticamera di quel poco cervello che ha di scatenare una guerra tanto più coi russi (con i cinesi il discorso sarebbe diverso), quindi possono fare quello che vogliono ma l’ordine finale non credo arriverà mai. E’ pur vero e preoccupante quello che dice, il materiale geopolitico è comunque molto infiammabile. Mi aspetto qualcosa in Libano, prossimamente …

      • Leonardo ha detto:

        Non so. A me questa volta è sembrato che fosse proprio Trump quello che non riusciva a decidersi.
        Dalle notizie che si leggono in giro (per quello che valgono, ovviamente, e con tutti i loro limiti), sembrava che fosse proprio Mattis quello che spingeva per moderare la risposta. Non so se sia vero, ma mi sembra credibile, specialmente se consideriamo che è stato lui ad ammettere pubblicamente che l’amministrazione stava ancora “valutando l’intelligence” e che le uniche prove che avevano erano quelle provenienti dai social network.

        Considerato che Trump è costantemente sotto pressione per tutte le grane vere o presunte che una parte della classe dirigente gli ha scatenato contro e gli insistenti report che lo qualificano come un personaggio dall’ego difficile da contenere, io non sono così certo che sia proprio lui quello cui, nell’amministrazione, non passerebbe mai per l’anticamera del cervello l’idea di potersi scontrare con successo – localmente – con la Russia (cosa che in effetti gli USA potrebbero fare in Medio Oriente, a detta di chi conosce i rapporti di forza degli asset a disposizione. Il problema sarebbe contenere lo scontro a livello locale).

        Ovviamente spero sinceramente che i miei dubbi siano immotivati.

      • pierluigi fagan ha detto:

        Il post sosteneva proprio questo, Mattis ha fornito l’exit strategy che ha permesso a Trump di divincolarsi dalla morsa che lo spingeva a fre ben altro.

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