LA FILOSOFIA DI PUTIN. (1/3)

[Questa è la prima parte di un articolo in tre parti]

La Russia è un continente culturale, per me, di difficile decifrazione. Ammetto prioritariamente la mia ignoranza sostanziale epperò, proprio questa ignoranza mi muove a cercar di colmare almeno i vuoti più gravi. E’ come sempre, una sollecitazione esterna a muovere la curiosità di comprensione.

Sono stato abbonato a Foreign Affairs, la rivista di geopolitica e relazioni internazionali che fa da riferimento a gli ambienti di Washington. Mi mandano perciò una newsletter ed ho accesso libero ad un articolo a numero. Questa settimana (oggi 26.09.15) mi ha colpito il titolo di un articolo su “Il filosofo di Putin”, Ivan Ilyn e l’ideologia di Mosca, di A. downloaddfm90Barbashin e H.Thoburn. Poiché mi incuriosiva il fatto che Putin avesse un filosofo di riferimento e non conoscendo affatto Ivan Ilyn, ho fatto un po’ di ricerca. Il secondo scatto di curiosità che mi ha spinto poi più in là nella ricerca, ampliandola, è stato un articolo del New York Times del 03.03.14 a firma David Brooks in cui si dava notizia (riprendendo Maria Snegovaya dal Washington Post) del fatto che Putin aveva inviato in dono ai governatori regionali, una trilogia di titoli che comprendeva, oltre al “I nostri compiti” di Ilyn, la “Filosofia della diseguaglianza” di Berdjaev e la “Giustificazione del Bene” di Soloviev (o Solove’v, Solovyov). Beh, l’idea che il capo di un sistema così forte e potente avesse inviato tre libri di filosofia al secondo livello di gestione territoriale del sistema, era intrigante assai. Di primo acchito, la faccenda si configurava come l’invio di una linea ideologica il che era interessante, soprattutto per un modestissimo “pensatore in proprio” come il sottoscritto. Interessante perché qui da noi sembrerebbe strano che Obama o Cameron o più modestamente Renzi, inviassero tre libri in dono ad una struttura di secondo livello. Peggio ancora, di filosofia.  Interessante anche il fatto che non si trattasse di un documento di Putin ma di tre libri, di altrettanti autori, del XIX° e XX° secolo (Solovyov nasce nel 1853 e Ilyn muore nel 1954, Berdjaev sta in mezzo) noti e pubblici, tra le colonne portanti della tradizione culturale russa, almeno i primi due (Soloviev e Berdajev). Cosa voleva dire a livello di contenuto? Qual’era l’idea che voleva trasmettere Putin? Cosa dicono questi tre autori e come sono tra loro correlabili in un unico discorso che dovrebbe rivelarci qual è l’idea che Putin ha del destino russo?

Per rispondere a queste domande, ho sviluppato un po’ la ricerca di cui darò conto. Prima però voglio anticipare qualcosa sull’articolo di FA. L’articolo l’ho letto dopo un po’ che mi ero immerso nei link dei link che mi avevano portato a capire almeno qualcosa dei tre autori e del contenuto specifico dei tre testi. Ritornato a FA, con mia grande sorpresa (ma era un mio peccato di ingenuità) mi sono trovato di fronte ad una sfuriata ideologica con un devastante tasso di acidità. Ora, premetto che non nutro alcuna simpatia istintiva per Putin, né alcuna fascinazione particolare per il rispettabilissimo popolo russo, ed infatti la mia conoscenza della loro cultura si ferma ai classici, alla loro stupenda poesia barbashin_putinsphilosopher_cross2(quando ero giovane e poeta, Sergej Esenin era il mio eroe), alla loro stupenda musica classica ed alla loro stupenda arte. Beh, in effetti, non è che mi siano poi così estranei ma diciamo che non mi sono mai posto il problema della loro essenza. Conosco cioè ben meglio quella francese, tedesca, inglese, americana, anche un po’ quella cinese oltre che la mia natale, posso dire di conoscere almeno un po’ quella araba ma a quella russa non ho mai pensato. Del resto, il conosciuto della produzione culturale russa, sta in solo un paio di secoli che (a parte gli americani) sono troppo pochi per capire l’eventuale essenza di un popolo. Non suoni presuntuoso l’uso di un termine così impegnativo come “essenza”, lo uso come sinonimo di “spirito”, forse di “un certo spirito” per essere ancor meno assertivi e precisi.

In effetti, io sono studioso di cultura e di filosofia (oltre che di politica, economia, scienze ed altro) e quindi il mio atteggiamento a priori era semplicemente “beh, vediamo un po’ questi qua che pensano” con le migliori intenzioni di com-prendere (prendere assieme) il loro punto di vista, i loro riferimenti, le loro interpretazioni dei fatti storici o di pensiero del mondo. Si può certo poi dire “la storia è questa e quella ma queste idee sono per me a gli antipodi” ma si tratta di un giudizio culturale. L’articolo di Foreign Affairs invece, e qui sta la mia ingenuità, non è giustamente un articolo culturale ma geopolitico o meglio parte da una intenzione geopolitica (sputtanare Putin) usando un argomento culturale. Si tratta quindi null’altro che di propaganda. Visto però che non sono una “anima bella” e mi interesso non meno di geopolitica, non mi ha sorpreso come poteva sorprendere un vero studioso innocente che segue le peripezie dello Spirito, mi ha colpito nonostante tutte le premesse per la veemenza e per una cosa che non saprei se definire disonestà intellettuale (che reputo un peccato molto grave) o semplice ottusità (meno grave ma financo più dannosa) compensata da un velo d’ignoranza.

L’ARTICOLO DI FOREIGN AFFAIR.

Dopo aver raccontato come in effetti Putin consideri Ilyn una fonte di ispirazione profonda ed il suo pensiero, una architettura sulla quale sostenersi per auto-identificazione ideologica, gli articolisti FA, sbeffeggiando il riportare alla luce il suo pensiero in cui il capo stesso del Cremlino si è attivamente prodotto, concludono che “Ignominia era il posto in cui lasciare Ilyn. Non era un pensatore profondo e chiaro (chiaro? quando mai un pensatore profondo è chiaro? Derek Chopra è chiaro ma è profondo?), non era un accademico o un vero filosofo, era un pubblicista, un Hill_PutinSyria1_630teorico della cospirazione, un nazionalista russo con un nucleo di tendenze fasciste”. Accipicchia! Registrano poi che è in gran voga presso la locale Chiesa Ortodossa e presso il leader del Partito Comunista russo Gennady Zyuganov che by the way, è pur sempre il principale esponente dell’opposizione russa. Ecco che i nostri due autori affrontano così la piccola biografia intellettuale di Ilyn: inizialmente anarchico, poi liberale di centro destra o conservatore, antibolscevico, espulso nel ’22 (assieme a Berdjaev, con quella che è conosciuta come “la nave dei filosofi”), interno alla comunità russa di Germania ed anzi tra i suoi leader intellettuali, forse simpatizzante di euroasiatismo (il prof. Robinson che poi incontreremo e capiremo meglio chi è, lo esclude). Nel ’33 scrive “National Socialism: A New Spirit” dove congiunge radici e fini dei russi bianchi, fascismo mussoliniano e nazismo hitleriano in base alla condivisione dei valori di “patriottismo, senso dell’onore, sacrificio volontario, attrazione della disciplina, rinnovamento spirituale, rinascita della nazione e nuova giustizia sociale” contro il comunismo e la democrazia occidentale. C’è il virgolettato ma non si sa a quale scritto di Ilyn vada attribuito. Evidentemente quelli di FA, ritengono le note dei disincentivi alla lettura, la chiarezza è meglio della profondità. Nel ’48, Ilyn, censura gli errori di Hitler ma non l’ideologia e spera in Francisco Franco ed Antonio de Olivera Salazar (forse una intuizione appresa da Wikipedia.ru, provare per credere). Anticipa i timori di smembramento della nazione russa basata su identità storica, religiosa e spirituale e di una possibile guerra civile interna fomentata dall’ Occidente entrando anche nello specifico di una Germania affamata di Ucraina e Paesi baltici, Inghilterra nel Caucaso e Asia centrale e Giappone dall’Estremo Oriente. Profeta che l’Occidente avrebbe insidiato l’integrità russa col concetto di democrazia ma la democrazia in un territorio così grande è impossibile. L’unica forma d’ordine efficace ed efficiente sarebbe stato un autoritarismo centralizzato identificato in un leader ed una potente ideologia di sostegno. Non c’è dubbio, i conti a Foreign Affairs, tornano.

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Ivan Ilyn

Dell’ideologia di Ilyn fa parte, secondo FA, la paranoia complottista. Ed ecco i mirovaya zakulisa ovvero i veri burattinai dei leader politici che fungono da cover boy per trame di banchieri, massoni, ebrei (tema molto russo. Si ricordi “I Protocolli dei Savi di Sion”). La convergenza tra il pensiero politico e giuridico di Ilyn e quello religioso, non è tanto basata su una visione religiosa della società ma su una oggettiva coincidenza di valori. Con questa corrosiva miscela di corrompi-neuroni, gli spin doctor del Cremlino lavano il cervello del proprio popolo così che, conclude l’articolo, quando Putin finalmente se ne andrà, sarà comunque molto difficile ripristinare cordiali e fiduciose relazioni col popolo russo.  Non una parola su gli altri due “filosofi”.

Beh, visto che quelli di FA l’avevano messa già dura mi son detto, andiamo a farci un’idea in proprio, essendo questo il motto kantiano dello spazio in cui pubblico i miei scritti. Quanto segue riporta gli esiti della ricerca, in cui incontreremo Soloviev e Berdjaev prima di Ilyn.

RADICI DELLA FILOSOFIA RUSSA.

Vista dall’Occidente, la filosofia russa -FR- si dice inizi con Pietro il Grande (primi del XVIII° secolo) stante che fino a qualche decennio prima, non erano proprio noti i testi degli antichi e dei primi moderni dell’Ovest. Vista dai russi, invece, c’è una lunga tradizione svoltasi internamente alla Chiesa ortodossa, sin dall’anno 1000. Del resto, è questo il periodo della finale divisione tra le due chiese cristiane, quelle occidentali che parleranno di “scisma d’Oriente” mentre quelle orientali parleranno di “scisma dei Latini” auto-qualificandosi come “ortodosse”. Einstein non era ancora nato e quindi il problema del punto di riferimento relativo non era conosciuto. Per categorizzare la FR, si suole individuare alcune ricorrenti linee di sviluppo del pensiero noi invece partiremo con la metafisica che è la matrice di ogni successivo pensiero specifico per poi affrontare il problema dell’identità geoculturale e quello dell’organizzazione giuridico-politica.

Metafisica.

Le radici metafisiche russe sono di origine platonica-neoplatonica/ermetica/gnostica-plotiniane che continuano in quella parte della prima patristica che poi sarà di riferimento per la teologia ortodossa. Qualche influenza proviene anche da ambienti stoici. Quindi, sia 515GFL95o2L._SY344_BO1,204,203,200_che si segua col pensiero la religione, sia che ci si distingua, sia soprattutto (e sono i più, in questa tradizione di pensiero) si stia in mezzo, questo è il richiamo principale, il “comune fondamento”. Questo “stare in mezzo” del pensiero, tra autonomia e affiliazione alla Chiesa ortodossa, ha dato vita a diverse forme di sincretismo, fenomeno molto esteso nella tradizione del pensiero russo e più in generale, di quella orientale. Anche quando il pensiero è autonomo dalla Chiesa ortodossa permangono decisi tratti spirituali. L’origine greca, per altro, potrebbe avere influenze orientali come da molti dibattuto (in effetti, la metafisica dell’Uno e del Molteplice origina dai Veda, il Rg Veda per la precisione). Con ciò, come poi vedremo nel caso delle speculazioni più spirituali, si chiuderebbe un cerchio orientale, di cui i russi, sarebbe l’estremo occidente. La tradizione greca citata, tramite Proclo e la sua dialettica, giunge poi ad Hegel che tanta influenza avrà in ambito russo. L’altra via di questa tradizione è quella prettamente patristica con Origene, Dionigi il Pseudoareopagita e Massimo il Confessore, teologo bizantino molto influente nella teologia ortodossa. L’intera eredità transita tramite la Chiesa bizantina ed in particolare la mediazione prima bulgara e poi degli slavi orientali che avevano centro a Kiev. Il pensiero russo sembra interrarsi in rivoli carsici di icone, poesia popolare e fiabe, all’interno della tradizione ortodossa-popolare, per poi rispuntare ancora coerente dopo le innovazioni pietrine.

Analizzeremo tre ambiti dello sviluppo del pensiero russo: l’area spirituale, l’interrogazione sull’identità geoculturale e la filosofia politica (escludendo il marxismo-leninismo). Dentro questo triangolo di concetti, c’è il senso della filosofia di Putin ma anche buona parte di quella russa in quanto tale.

L’area spirituale.

Soloviev-foto

Vladimir Soloviev

L’ area idealistico-spirituale del pensiero russo, è una delle più significative in assoluto. Spesso sono forme di ibridazione della metafisica prima descritta con lo specifico slavo e con lo spirito e la fede ortodossa. Il sofianismo, è uno di questi ibridi il cui primo esponente fu quel Valdimir Soloviev (o Solovyov, 1853-1900) che fa parte della trilogia omaggio di Putin. Va aggiunto che Soloviev è considerato il pilone della tradizione del pensiero russo da qualsiasi serio studioso che ne affronti la storia. Strana e non ancora ben inquadrata figura di pensatore, Soloveiv ha uno strumento (il pensiero) ed un oggetto (il Tutto), così come il secondo è uno di molteplice, così l’altro ricorre contemporaneamente alla razionalità scientifica, all’intuizione mistica, alla sensibilità artistica, alla logica, alla meditazione spirituale, alla riflessione filosofica. Quest’ultima è, a sua volta, mobilitata sia come metafisica, che come estetica, come etica, come gnoseologia. Si potrebbe dire che Soloviev stava nel mezzo voltandosi ora di qua nel dire “nulla dell’umano (e del reale) mi è estraneo”, ora di là nel dire “nulla del divino (e dell’ideale) mi è estraneo”. Infatti, la sua figura ideale era Cristo, il divino umano che fonde in sé i due mondi.  I legami di questa interpretazione sono forti con certa mistica tedesca, tra cui quel Jacob Boehme che possiamo mettere a tradizione anche di certo pensiero di Hegel. Ed infatti, gli incontri tangenziali tra sofianismo ed idealismo tedesco non sono pochi. I tre concetti fondamentali del suo pensiero sono: Sophia (gnosi, ipostasi dell’eterno femmineo), unità (lo sforzo costante di riportare ad Uno il Molteplice), l’umanità perfetta (realizzazione dell’ideale nell’istituzionale, evoluzione spirituale anche e soprattutto tramite la creatività).

705448Di Sophia si dà doppia natura divina e creata, naturale e soprannaturale. La faccenda ha probabilmente a che fare anche con il concetto trinitario della Chiesa ortodossa. Qui, infatti, si riteneva essenza eterna sia Dio, sia le essenze increate. Poiché l’essenza divina è inconoscibile (è noumeno), gli atti divini e le essenze increate sono conoscibili tramite l’esperienza (il fenomeno). Qualcosa del genere, si trova addirittura in Filone d’Alessandria, ebreo platonico, che influì non poco su Plotino. Ma siamo anche, gnoseologicamente, dalle parti del trascendentalismo kantiano che è un’altra influenza che i tedeschi ebbero  sul  pensiero russo in generale, anche poi col seguito neokantiano.

L’Unità è propriamente ciò che possiamo dire “il concetto dell’Uno” il cui fabbro demiurgo fu indiscutibilmente Platone (che probabilmente forgiò il concetto unendo le materia prime pitagoriche, parmenidee ed ebraiche – vedi Timeo). Lo sforzo al riunire in Uno è centrale nel suo pensiero, sia come metodo che come fine. Unica dovrebbe essere la nostra discendenza umana da Cristo e quindi cattolici, protestanti, ortodossi non sono che fenomeni transeunti di quel noumeno che è unico, quindi comune. Questa è una identità forte che si distingue oggettivamente da quella ebraica, quella orientale e quella islamica. Il pancristianesimo di Soloviev quindi è antitetico all’eurasiatismo. Altresì, Soloviev ha censurato sia il nazionalismo che il cosmopolitismo attentandosi su un concetto di universalismo dei parzialmente differenti (c’è qualcosa che rende diversi i popoli e c’è qualcosa che al contempo, li unisce). Tema poi ricorrente nel pensiero russo, la critica della modernità occidentale materialistica, a-valoriale, individualistica.

9783319127743Il testo scelto da Putin per il suo cofanetto filosofico è la “Giustificazione del Bene” (1897), il primo volume di una trilogia in cui doveva saldarsi l’architettonica del suo pensiero ma che non verrà mai compiuta per sopraggiunte morte. Questo primo volume è il sistema della filosofia morale, l’etica e non è un caso sia il primo mentre in Kant è il secondo (La Critica della Ragion Pratica). L’indagine sul Bene, indaga la natura umana che è vista sociale, culturale, relazionale, quella di Dio e quella della storia del nostro genere. L’idea politica è quella dello Stato cristiano che crea le condizioni di possibilità per l’evoluzione individuale e collettiva, unisce le molteplicità che vi sono comprese, limita la plutocrazia, amministra la retta giustizia e naturalmente, difende la terra, anche con le armi se necessario.

La spiritualità mistico-poetica-artistica di Soloviev, giungerà anche a fenomeni di preveggenza (l’Anticristo in “Tre conversazioni” 1900), tratto anche questo molto diffuso in certa cultura russa.  Curioso che la profezia indichi che l’Anticristo sarà il presidente degli Stati Uniti d’Europa, un ecologista, un pacifista ed un ecumenico che crederà in Dio ma non in Cristo.

(1/3) segue…

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Informazioni su pierluigi fagan

59 anni, sposato con: http://artforhousewives.wordpress.com/, due figli, un gatto. Professionista ed imprenditore per 22 anni. Da più di tredici anni ritirato a confuciana "vita di studio", svolge attività di ricerca da indipendente. Il tema del blog è la complessità, nella sua accezione più ampia: sociale, economica, politica e geopolitica, culturale e soprattutto filosofica. Nel 2017 ha pubblicato il libro: Verso un mondo multipolare, Fazi editore.
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6 risposte a LA FILOSOFIA DI PUTIN. (1/3)

  1. mcc43 ha detto:

    Bello da leggere, ricco di novità, stimolante per ricerche personali, eppure ha preso le mosse da un “brutto” articolo di FA. Dimostrazione che tutto serve per le menti sveglie. Grazie.

  2. Carlo Lavezzari ha detto:

    Non mi piace l’avversione di Soloviev a veganismo e ecologismo. Si trattasse dell’abituale cristiano antropocentrico?

  3. Omar Moreno ha detto:

    Buona ricerca e analisi, ho trovato questo articolo per un contatto di Facebook che condividi contenutto su Putin.

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