AL MARGINE DEL CAOS. Geopolitica ai tempi dell’era della Complessità (2/2)

Nella prima parte di questa analisi (qui il testo da cui proveniamo), siamo arrivati a domandarci se la strategia americana che muove dall’obiettivo del contenimento del declino di potenza, la strategia bipolarizzante del primo mondo a guida americana vs tutto il resto, fosse razionale.

Diciamo innanzitutto che per fare una corretta analisi geopolitica occorre svestirsi delle preferenze ideologiche. Questo ambito è forse quello che più di ogni altro risponde al realismo (metodologico) politico  e richiede il massimo di avalutatività weberiana[1] o meglio, richiede di -provare- a tenere distinte le analisi dai giudizi.

Innanzitutto occorre comprendere che per gli USA il declino di potenza ha una misura quantistica. Se ne può sopportare gli effetti ma solo fino ad un certo punto. 9788815politico3gAd esempio, dentro un mondo di tutti con tutti allacciati in una rete complessa di scambi globalizzati o gli USA mantengono il dominio di ruolo dato dal dollaro, dal Fmi e WB e WTO vecchia maniera o quella stessa rete che venne stesa per accrescere il controllo, la potenza e la ricchezza degli americani, diventa il veicolo per l’ascesa di altri e la discesa che ad un certo punto diventerebbe precipitazione per gli americani stessi. La nuova dottrina Obama, annunciata come “pivot to Asia” nel senso del contenimento della Cina risponde alla logica idraulica per la quale la crescita cinese, oltre un certo limite (che ha già raggiunto dopo la prima fase della globalizzazione) è decrescita americana. L’idea speranzosa di Stati Uniti saggi e paterni che rimangono primus inter pares a governo della rete mondiale degli scambi di tutti con tutti, è wishful thinking, il contrario cioè del realismo. Quando come già è successo, gli Altri si domandano sulle politiche Fmi-WB o WTO o notano il famoso “esorbitante privilegio” del dollaro e cominciano a compiere passi concreti per la messa in discussione di questi parametri arbitrali in mano ad un giocatore, l’idea di continuare sulla via del tutti assieme appassionatamente perde ragione. Si deve cioè comprendere che entro una certa misura per i più può valere l’idea di cooperare per crescere tutti assieme con mutuo beneficio, ma oltre una certa misura, per chi dipende dal controllo esecutivo 6a00d8341c66c653ef016764166048970b-320widelle dinamiche dell’intero sistema, la crescita altrui è la propria decrescita.

Si  deve poi capire cosa c’è dietro il concetto di potenza. Per uno stato-nazione se le cose vanno bene sopra un certo limite, allora il sistema stato-nazionale è stabile, ordinato, prevedibile, governabile, se le cose vanno male oltre un certo limite, il sistema diventa instabile, disordinato, imprevedibile ed ingovernabile. Alle volte, la guerra verso l’esterno è l’unica alternativa alla guerra civile, lo stato stazionario è di nuovo “wishful thinking”. Non lo è forse in assoluto ma le cose che andrebbero cambiate strutturalmente nella costituzione degli attuali stati nazione occidentali sono talmente tante e radicali, da mettere l’idea astratta dello -stato stazionario-, fuori gioco, non perseguibile oggettivamente, non immediatamente e non senza una profonda rivoluzione strutturale. O si cresce o si decresce e si può decrescere solo fino ad un certo punto ed ad una certa velocità, ovvero gestendo l’intensità, la velocità e sopratutto il limite al quale deve potersi arrestare il processo di contrazione.

Capire che la potenza è una quantità a pacchetti e ha un limite inferiore e che oltre quel limite inferiore si disgrega caoticamente il sistema di riferimento, serve per capire la differenza tra necessità e possibilità e per leggere la realtà per quello che è e non per quello che ci piacerebbe che fosse.

Gli Stati Uniti quindi non possono né accettare più il sistema tutti con tutti perché gli altri crescerebbero e loro decrescerebbero ed oltre certe soglie precipiterebbero, né possono fatalisticamente ritirarsi dal mondo e curare il proprio orticello casalingo perché gli Stati Uniti dipendono strutturalmente dalla ricchezza che è fuori del loro orticello. Né possono ipotizzare di controllare il mondo recalcitrante inviando forza militare ad ogni angolo del pianeta che si ribella al loro controllo, la misura del mondo e la misura della pur straordinaria forza militare americana non collimano di vari gradi. Sono decenni che gli americani fanno piccole guerre qua e là e o perdono il confronto militare diretto o perdono la pace ed il controllo successivo alla vittoria militare. The-Collapse-of-Complex-Societies-9780521386739Anche  i Romani arrivarono alla propri soglia di impossibilità, quando cresce la complessità del mondo oltre una certa soglia, l’Uno non può più controllare Tutto, questa è legge di natura materiale, quindi inappellabile.

Accettare e pilotare la decrescita di potenza, la cosiddetta “ritirata strategica”, ridurre il complesso ad un più semplice, il troppo al meno è allora l’unica via possibile. Perimetrare un nuovo mondo americano includendo gli europei da una parte e i preoccupati dalla Cina dall’altro, nevrotizzare i competitors con un continua strategia della tensione e competere direttamente nei teatri sud americani ed africani lasciando l’entropia mediorientale svolgere il ruolo di sacro fuoco eterno che sempre brucia e si autodistrugge ricordando al mondo cos’è il caos non è a nostro avviso la migliore strategia, è l’unica possibile, credibile e perseguibile, dal punto di vista americano. Quindi sì, questa è una strategia razionale.

Funzionerà?

No. C’è un grosso problema oggettivo. Oggettivamente parlando, tutti e s’intende proprio tutte le entità geopolitiche del pianeta, grandi e piccole, nuove e vecchie, inclusa l’Europa ed alla sola esclusione degli USA, avrebbero interesse e mutuo beneficio a continuare a tessere reti di scambio e relazione pacifica ancorché a volte in competizione, alla Montesquieu. idealised-neurone-types1Non è questo il cantico dei cantici della globalizzazione, di interrelazioni econo-politiche se ne possono avere di vari tipi, il modello ’80-’90 era il modello formato sugli interessi anglosassoni, ce ne possono essere molti altri.  Nessuno di questi soggetti è ontologicamente necessitante del controllo del mondo, nessuno sarebbe in grado, nessuno ha tradizioni in tal senso e nessuno sta facendo alcunché per mirare a questa posizione. Nessun analista serio, pensa che il recente accordo russo-cinese sul gas preluda ad un matrimonio organico tra quelli che rimangono due confinanti, quindi due competitor naturali. Se la Russia si rivolge all’Asia, Giappone, Corea e Vietnam hanno subito ed immediato interesse ad avere relazioni coi russi in chiave di riequilibrio della potenza cinese, così l’India. Così la Cina ha immediato interesse a tessere relazione con l’Europa, sia in sé, sia in chiave anti-russa, non si sa mai. Così la Russia ha immediato interesse a tessere relazioni col Sud America, in chiave di bilanciamento del peso di certe esportazioni europee e la stessa Europa se esistesse, avrebbe naturale interesse a mostrarsi più amica ed affascinante a gli occhi sud americani corteggiati da tempo anche dai cinesi. Così per l’Africa, mentre tutto il mondo avrebbe naturale interesse a piombare in forza nel Medio Oriente e mettere le cose in modo tale che quel pezzo di mondo la smetta di destabilizzarsi e destabilizzare tutto il suo intorno. Basterebbe controllare Arabia Saudita ed Israele e lasciar gli arabi trovare il loro modo di stare al mondo, commettendo anche i propri errori così come li hanno compiuti tutti nella Storia.

debuttanti6_440Detto altrimenti, il mondo multipolare è il modo naturale di funzionare di una entità molto complessa, così in fisica, in biologia, in psicologia, nella sociologia, in economia etc. . Il mondo multipolare è come una festa in cui il totale è collegato dalla stessa intenzione, trarre il massimo beneficio da molteplici relazioni, tutti sono spinti ad avere relazioni con tutti o in sé per sé o per contro pesare i problemi di relazione con alcuni dei tutti. Lo stile di queste relazioni sarebbe rendersi gradevoli, più gradevoli degli altri (dei competitors) e nessuno potrebbe obbligare qualcun altro a fare ciò che non vuole perché tutti gli altri lo soccorrerebbero per farselo amico e depotenziare colui che sta alzando un po’ troppo la cresta. Inoltre, le prime reazioni non ufficiali dei cinesi all’affaire ucraino ed in particolare alla secessione della Crimea, reazioni negative poiché dichiaranti il diritto di qualcuno fuori della tua giurisdizione stato-nazionale di riconoscere coloro che vogliono secessionare mettendo in crisi il principio di sovranità (immaginiamo la secessione del Tibet prontamente riconosciuta ad esempio dagli USA o quella del Xinjang), dicono di quanto sia oggettivamente conveniente per tutti rispettare una qualche forma comune di chiaro diritto internazionale. Del resto, la stessa riserva, i cinesi l’ avevano sull’intervento della CIA nel movimento di piazza Maidan.

Questo reciproco limitarsi che porta ad un dinamico equilibrio, è lo stesso percorso che portò alla formazione delle prime società complesse e secondo il Kant dell’Idea per una storia universale dal punto di vista cosmopolitico (1784, VIIa tesi) è il fine che la natura implicitamente impone a gli uomini ed alle loro istituzioni statali: “…reperire in questo loro inevitabile antagonismo una condizione di pace e sicurezza…“, che giunga, dopo un lungo e disperante processo di guerre, indigenza reciprocamente patita, devastazioni, tentativi ed errori ad “uscire dalla condizione senza legge dei selvaggi ed entrare in una lega di popoli” (a riguardo, si veda il concetto di anfizionia) in cui ci si possa aspettare sicurezza e diritti non dalla propria unilaterale potenza o impianto giuridico ma da una “potenza unificata e dalla decisione secondo leggi della volontà unificata“. Un mondo multipolare è premessa sistemica per la formazione di questa condizione di reciprocità che formi un equilibrio, diciamo così “naturale”, ancorché come tutti gli equilibri umani, imperfetto.

RUCINA_cover_500Con falso acume si sostiene che non c’è alternativa al dollaro, proponendo con ironia lo yuan o il rublo. L’alternativa alla moneta unica di riferimento in mano ad un giocatore è un sistema concordato e controllato da tutti, in cui tutti hanno il pari interesse a renderlo riferimento convenzionale. Non sarebbe un mondo hobbesiano, ma un mondo che si auto organizza come si auto organizza qualsiasi entità molto complessa. Non sarebbero certo rose e fiori, ma non sarebbero neanche spine e funghi (atomici). Inoltre, occorre darsi la prospettiva storica del tempo se si vuole costruire futuro e non pretendere di trovare sistemi d’ordine nuovi, subito pronti a sostituire i vecchi. Vale qui la stessa forma a priori che si usa nella teoria politica del semplice spazio stato-nazionale. Se non c’è qualcuno che comanda c’è il caos, la convinzione antica che legittima la gerarchia sociale e il comando delle élite. Se non c’è qualcuno che comanda (male), l’organismo si autogoverna (meglio), è così che funzionano tutti i sistemi complessi e non per preferenza ideologica ma perché è solo così che può funzionare un sistema complesso a partire da noi stessi, dal nostro corpo e dalla nostra mente che ha una gerarchia assai variabile proprio perché è adattativa.  In pura teoria, in questo stesso mondo ed a queste condizioni potrebbe esserci spazio anche per l’America, senza alcun problema. Il problema è che gli USA non possono accettarlo senza accettare una drastica e repentina riduzione di potenza che retroagirebbe su di loro in forme forse ingovernabili per qualsiasi buona volontà, buona volontà che comunque, e per questioni culturali, e per peso e forma delle élite statunitense, è assai improbabile si venga a manifestare.

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Stormo, tipico comportamento collettivo autorganizzato dinamicamente

Molti analisti sono ciechi di fronte alla complessità. Ragionano con schemi otto-novecenteschi per cui se non c’è l’Uno gendarme, razionale, iperpotente, c’è caos. Ma dal cosmo all’organismo, non c’è nulla in Natura che funzioni in maniera così primitiva. Così funzionava il mondo dei faraoni, degli imperatori, dei cesari e dei kaiser, dei re e delle regine, ma questi sono la preistoria della complessità.
La complessità è auto-organizzazione, le parti hanno relazioni tra loro e tra loro e il loro tutto, non è semplicemente vero che le parti non trovano l’ordine delle interrelazioni senza un imperio ordinativo, è esattamente il contrario. Nessun principio oggettivo, nessuna mente soggettiva ha la capacità di ordinare un complesso, l’unica forma di ordine del complesso e quella che il complesso si dà da sé, per tentativi ed errori, oscillazioni contenute, auto poiesi, adattamenti reciproci che tendono alla stabilità dinamica. 6a00d8345599ab69e201310f99be1c970c-800wiQuesto è ciò che s’intende quando si dice che la complessità si trova al margine del caos. Il caos è da un parte, l’irrigidimento mortifero minerale è dall’altra, in mezzo a queste due sentenze di morte c’è la pericolosa ed affascinante danza della vita.

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Asean+3

A questo valzer delle interrelazioni, sono invitati i popoli con le loro forme stato-nazionali non le aziende o i detentori di capitali o i credenti in un certo dio o qualsiasi altra forma ridotta di comunità umana. Intendiamo dire che la logica degli attori e delle relazioni deve essere sempre politica, poiché è la logica politica quella propria dell’autogoverno delle comunità umane. Logica politica, significa logica sommante gli aspetti economici, sociali, geostorici, culturali, religiosi e non uno di questi dominante su tutti gli altri. La globalizzazione recente è stata invece il tentativo di regolare l’interrelazione planetaria secondo le sole logiche econo-finanziarie, la formazione delle crociate medioevali e l’appello alla difesa dei “valori occidentali” che oggi sostiene il trattato Ttip sono forme solo culturali o religiose o pseudoculturali a sostegno delle sole logiche economiche di potenza.

La filosofia politica moderna nacque nel XVII° secolo, proprio per affermare la logica politica contro l’unilateralità di quella religiosa che aveva dominato il medioevo. Oggi si richiede una filosofia geopolitica che si affermi contro l’unilateralità di quella economica che ha dominato sino ad oggi la modernità occidentale.

La spinta all’assetto multipolare che è ciò che gli americani cercano di contrastare è di natura oggettiva e necessaria, dal punto di vista del complesso-mondo. Per questo, non si vede alcun progresso nella stipula del Tpp del Pacifico, appena si passa dalle dichiarazioni d’intenti alla scrittura dei patti, com’è nel caso dell’import-export USA con il Giappone, le differenze si allargano, gli egoismi primeggiano. Oltretutto son tempo difficili per tutti e nessuno vuol investire impegno e promesse per esiti incerti, esiti economici che la ragione geo-politica tende a sottovalutare come si verifica nel caso delle sanzioni europee alla Russia o a sopravalutare come nel caso del Ttip. Tempi così incerti e fluidi sono semmai da fidanzamento e poi vediamo come va, non da matrimonio ed infatti se il Tpp singhiozza ecco che accordi molto meno vincolanti nella cornice dell’ Asean+3 o del Recp potrebbero essere una alternativa ben più semplice, flessibile e conveniente per tutti.  Per questo la Germania (appena entrata in stallo) non  credo accetterà mai di trovarsi senza Russia e Cina e con l’Est Europa pieno di aziende e banche americane, per questo c’è già la fila a fare accordi con la Russia da parte degli asiatici non cinesi, per questo i russi vanno in soccorso dei sud americani, per questo i cinesi ridono del tardivo interesse obamiano per “gli uomini e le donne africani” ed intanto stendono pazienti le loro vie della seta dirette all’Europa (e comprano di tutto ed a man bassa in Grecia ed Italia) e progettano alacremente la nuova linea superveloce di terra che potrebbe portare da Pechino a Berlino (via Mosca) in poche ore. I francesi consegnano regolarmente portaelicotteri Mistral ai russi, la tedesca Rheinmetall prosegue indefessa i lavori per la consegna di una base addestramento truppe ai russi, i Brics continuano nell’idea di farsi una banca mondiale alternativa, gli indiani approcciano un ipotetico disgelo addirittura coi pakistani, un Putin attivissimo dopo Cina, Argentina e Cuba, stringe accordi anche con l’Iran e così via.

20110910_fnc534Sia in America che nel Vecchio Continente, le resistenze economico-sociali-politiche ad una nuova infornata di de-regolamentazioni e distruzione non creatrice di interi settori produttivi, inevitabili conseguenze dei nuovi trattati (Ttip), sono un ostacolo difficilmente aggirabile. Continuare a distorcere la natura intrinsecamente politica delle comunità umane, per farle ordinare da un paradigma economico-finanziario che ha e sta mostrando tutti i suoi limiti di adattabilità al mondo complesso, sarebbe l’ultimo passo sulla scala del suicidio storico dell’Occidente.   E’ nell’interesse oggettivo di tutti, tranne che degli americani, tenere aperta la rete delle relazioni politiche multipolari e non fissarsi in alcunché di esclusivo e monotono.

Insomma il disegno bipolare americano ha senso ed è l’unica cosa che possono credibilmente tentare, solo che è assai improbabile che funzionerà per come se lo aspettano gli americani stessi. I prossimi mesi saranno decisivi. Si vedrà che intenzioni ulteriori hanno gli ucraini, quanto gas russo arriverà loro e quanto ne passerà per gli europei, come questi reagiranno alle contro sanzioni russe ed alle pressioni dell’escalation di tensione che gli americani proveranno a mettere in atto, vedremo il comportamento di una Germania che sta pericolosamente rallentando il suo sviluppo e che si troverà di fatto impedita nelle sue relazioni strategiche e vedremo gli sviluppi delle tensioni cino-giapponesi. Vedremo anche quanta fog of war è stata alzata in vista delle elezioni di mid-term americane che si terranno il prossimo Novembre[2] e quanto “vediamo un po’ che succede” è stato invero il primo movente dell’acuire la crisi ucraina.

Al bivio, una guerra tiepida con confronti regionali caldi ma convenzionali che però coinvolgerebbero potenze con armamenti non convenzionali  e confronti freddi sul piano finanziario ed economico, una Russia strangolata, una Cina evirata e una Europa che rientra supinamente nei ranghi della nuova NATO economica rivoluzionando i propri assetti interni economici e finanziari, oltreché politici e così gli scontenti del Pacifico, da una parte. Dall’altra una silenziosa defezione generalizzata tanto dal patto TPP che dal patto TTIP, l’infittirsi delle relazioni tra BRICS e non solo, qualche altro incidente di intelligence che potrebbe rivelare apertamente l’unilateralità statunitense. Che la transizione di stato generale del mondo passi per un fase per quanto confusa e disordinata, comunque pacifica o BXP156018prenda ad oscillare sempre più vistosamente arrivando ai margini del caos superandoli, dipende solo e soltanto da come gli USA ed alcuni avanguardie occidentali, gestiranno il proprio tramonto.

Io ho una dubitabonda preferenza per l’ottimismo. Per fare una grande guerra bisogna essere al minimo in due se non di più e qui, di una grande guerra, hanno apparentemente bisogno solo alcuni  americani. Ciò che può spostare l’ago della bilancia, ciò che pone la mia opinione sul crinale del dubbio è l’interesse del sistema generale occidentale e la natura insocievole, sociopatica ed aggressiva delle élite anglosassoni. Se il sistema generale decide che non c’è altro modo di resettare l’insostenibile bolla di ricchezza fittizia, che questa non è possibile mantenerla in vita ancora per molto, che il suo probabile collasso non controllato getterebbe nel caos più totale tutto il sistema ed in particolare la già provata nostra occidentalità, che l’unica strada perseguibile è “buttarla in caciara”, allora potrebbe concretizzarsi l’ennesimo fallimento catastrofico del nostro modo di stare al mondo.

Se la situazione degenererà non sarà per unilaterale colpa degli USA, ma per una precisa scelta di tutto l’Occidente che è, in questo preciso momento storico, di fronte alla scoglio adattativo del se accettare o meno dei limiti, il che per una forma di civilizzazione basata sull’illimite è scoglio irto, viscido ed aguzzo.  Sarebbe il terzo fallimento in un solo secolo. Nel Grande libro della Storia, rimarremo un trafiletto che cita quella forma di incivilizzazione irrazionale che di sé pensava di essere il massimo compimento della razionalità.

Saremo all’altezza della nostra stupidità?

(2/2 Fine)

= 0 =

 > Le due parti riprese in una unica soluzione si trovano anche qui su sinistrainrete.info. Segnalo poi un articolo, più o meno sugli stessi argomenti,  di un caro amico col quale siamo spesso d’accordo su molte cose, pur provenendo da precedenti immagini di mondo, diverse.  Un caso di bifocalità convergente… 

[1] Alla quale non si attenne neanche l’autore: “This war in all its atrociousness is still a great and wonderful thing. It is an experience worth having“ dichiarò lo stesso a gli albori del Primo conflitto mondiale. Citazione tratta da questo interessante articolo: http://www.handelsblatt.com/meinung/kommentare/essay-in-englisch-the-west-on-the-wrong-path/10308406.html. Handelsblatt è il principale quotidiano economico tedesco.

[2] https://www.aspeninstitute.it/aspenia-online/article/obama-e-la-sfida-del-midterm

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Informazioni su pierluigi fagan

59 anni, sposato con: http://artforhousewives.wordpress.com/, due figli, un gatto. Professionista ed imprenditore per 22 anni. Da più di tredici anni ritirato a confuciana "vita di studio", svolge attività di ricerca da indipendente. Il tema del blog è la complessità, nella sua accezione più ampia: sociale, economica, politica e geopolitica, culturale e soprattutto filosofica. Nel 2017 ha pubblicato il libro: Verso un mondo multipolare, Fazi editore.
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