ESSERE UNA RELAZIONE.

La concezione sistemica si presenta come una sintesi che scioglie molte dicotomie. Le dicotomie sono rigidità del pensiero che derivano dalla stratificazione di molte concezioni. La prima è la condizione onto-gnoseologica umana (tipicamente occidentale) che pone un Io diverso dal Mondo. E’ questo che forma le condizioni di possibilità iniziali del dualismo onto-gnoseologico, ci sono io e c’è dell’altro, c’è un pensare e c’è un oggetto del pensare, il soggetto e l’oggetto, sono in vita ma morirò, c’è quindi dell’essere e del non essere. L’uomo è l’ente che dualizza per lo stesso fatto di essere. Per l’uomo, -essere-, significa sapere di sé e del fuori di sé, come altro da sé. L’esserlo è proprio di ogni sistema e di ogni ente biologico, sapere di esserlo è la nostra differenza.

Sensibile-intellegibile deriva dall’auto-osservazione umana. L’uomo verifica che in sé stesso, nella sua casa, esistono porte e finestre che lo aprono al Mondo ed esiste una stanza con un sola apertura-chiusura nella quale entra ciò che è passato dalle porte e dalle finestre e ne esce trasformato. Così materiale-immateriale si sovrappongono l’uno al sensibile, l’altro all’intelligibile.

Cold KissMa il dualismo, nell’accezione comunemente intesa, non proviene ancora direttamente da questa condizione ontologica, ma da una concezione dell’ente propria dell’ontologia occidentale, la concezione dell’Uno. Questa forma, si occupa di entificare, ritagliando (o come diceva Platone a cui si deve la paternità di questo concetto metafisico assai influente: “tagliando”) l’essere in enti. E’ questo un movimento che dall’indistinto porta a distinguere, dal tutto porta alla parte, dall’essere porta all’ente, dal fuori porta al dentro, dal simile porta al diverso,  al differente. Lo spezzettamento diairetico della dialettica platonica, è questo movimento di separazione che taglia di continuo il grande per giungere al piccolo, che dirada l’essere per trovare l’essenza dell’ente. Questo movimento per l’auto-consapevolezza dell’ente, che ancora si ripete in Descartes, è ciò che accompagna la prima separazione dell’Io dal Mondo e dell’intellegibile dal sensibile, dell’immateriale dal materiale. Io come intellegibile immateriale è la prima identità che l’ente auto-cosciente si dà, come differenza dall’opposto Mondo sensibile-materiale. La stanza si sa come altro della casa che è in balia del Mondo, essa è il luogo sicuro in cui essere, in cui rifugiarsi dalla minaccia dissipativa. E’ un tornare in utero, ad un impossibile prima di venire al mondo. Questo movimento verrà poi ipostatizzato come essenza della dialettica (da Platone ad Hegel), la forma di quel motore mentale che processa l’indistinto per produrre separazioni, quel processore nel quale si immette Essere e dal quale escono enti. Tagliare così l’Essere in enti, porta ad estrarre la parola dal testo che vive in un contesto e mettersi così nella condizione di non  capire più l’essenza di quella parola. I vocabolari che sono collezioni di parole o di enti semantici, non sono condizioni reali di esistenza delle parole, tant’è che ad ogni parola che cercherete nel vocabolario, troverete molti potenziali significati. Quell’indeterminazione semantica, dice che la parola perimetra vagamente un territorio di senso, bisognerà poi vedere in quale testo ed in quale contesto si troverà in vita, per precisare della sua pluripotenza, l’atto semantico che svolgerà. La natura delle parole è vivere nelle frasi, non incolonnarsi nelle fredde celle dell’obitorio che chiamiamo vocabolario.

bacio-bersani-doisneauQuesta primo movimento dell’autocoscienza occidentale corrisponde un po’ ad una infanzia del pensiero, la formazione dell’identità per separazione, l’affermarsi contro qualcosa, il distinguersi per distacco, per allontanamento. Questa infanzia del pensiero, dobbiamo vederla con autoindulgenza, dobbiamo vederla come necessaria ma non definitiva, come utile ma limitatamente ad un fase. La fase successiva è prendere in mano il nostro Uno, osservarlo meglio e così scoprire che nel ritagliarlo dall’Essere in cui era indistinto, lo abbiamo evirato. Per salvarlo dall’indistinzione, lo abbiamo reso sterile. Per salvarlo dall’estinzione, lo abbiamo reso morto. L’essenza dell’ente non è in quel fiore reciso dal campo, l’essenza del fiore è essere nel campo.

Dobbiamo allora riformare la nostra ontologia, il motore che entifica, Dobbiamo correggere le sue lame rigide, di modo che nel trarre enti dall’Essere, non tagli le relazioni che l’ente ha con gli altri enti nella trama dell’Essere, dobbiamo trovare un modo di studiare le cose -in vivo-, nella loro condizione esistenziale naturale, altrimenti ci appariranno essere quello che non sono, quello che sono stanti le nostre scelte gnoseologiche a priori, motivate solo dalle difficoltà che sin qui abbiamo avuto ad osservare le cose nella loro condizione propria.

Questa condizione è tale per cui l’Uno è un di cui di un Molteplice ed è Molteplice egli stesso al suo interno. Non è semplice ma complesso. Non è Assoluto ma è sempre Relativo ad altro. E’ un sistema fatto di sistemi in interrelazione dedito all’interrelazione con altri sistemi in un dato ambiente. Per un tempo finito.

Il concetto più semplice a cui si può ridurre questa prima riforma dell’ontologia, è la relazione. L’ente è una forma (un εἶδος ) risultante da una -relazione-. Ente e relazione sono condizioni ontologiche primarie ed indivisibili il cui risultato è l’essere, poiché il significato proprio dell’uno non può esistere senza l’altra e viceversa, sono quindi reciprocamente irriducibili.

26915La relazione è la condizione primaria dell’essere di Io e Mondo, dell’essere di sensibile ed intellegibile, di materiale ed immateriale, di ontologico e gnoseologico. Quanto a questa ultima, si deve procedere al riallineamento tra le due. La gnoseologia che della metafisica fondativa, si erse come gerarchicamente più importante e dal suo dominio, stabilì che le cose fossero come lei pensava, senza domandarsi come le pensava. Si preoccupò di ritagliare l’ente dall’Essere per osservarlo meglio e più da vicino, ma poi si dimenticò di rimetterlo a posto e pensò di dirlo per come lo vedeva, non per come era. Da questa ingenuità infantile, nacque l’ipostatizzazione di un Io separato dal Mondo ed a lui sovrano, dell’intelligibile sul sensibile, dell’immateriale sul materiale, come riflesso della separazione e sovranità della gnoseologia sull’ontologia.

Relazione è ciò che rimette in equilibrio gnoseologia ed ontologia ed a cascata, tutti i casi successivi, sostituendo alla dicotomia ontologica, quella descrittiva. Posto il concetto di -relazione- in gnoseologia, immediatamente ci apparirà in ontologia, così come nell’ultimo secolo, apparendo in logica ne ha trasformato la fondazione dicotomica aristotelica. Essere in relazione è la condizione fondamentale di tutte le cose che sono e del tutto ciò che è.

La condizione fondamentale è quella per cui le cose nascono da un bacio e vivono precariamente, baciandosi.

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Informazioni su pierluigi fagan

59 anni, sposato con: http://artforhousewives.wordpress.com/, due figli, un gatto. Professionista ed imprenditore per 22 anni. Da più di tredici anni ritirato a confuciana "vita di studio", svolge attività di ricerca da indipendente. Il tema del blog è la complessità, nella sua accezione più ampia: sociale, economica, politica e geopolitica, culturale e soprattutto filosofica. Nel 2017 ha pubblicato il libro: Verso un mondo multipolare, Fazi editore.
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