IL PONTE: ovvero COME SI ESCE dalla SOCIETA’ di MERCATO?

La società capitalistica o di mercato è quel tipo di società che ha scelto di farsi ordinare dall’economia e da un tipo di economia basata sulla circolazione del capitale. K. Marx ben individuò la seconda caratteristica ed individuò anche la prima. Ma di questa prima, il modo economico determina tutto l’articolato sociale sia strutturale sia sovrastrutturale ne fece una legge newtoniana, cioè vera da sempre, per sempre e nell’ovunque.

karl-polanyiK. Polanyi portò invece un altro contributo, proprio su questa prima affermazione, quella relativa al fatto che sono i modi economici a determinare la società. Secondo Polanyi ed i suoi studi di antropologia economica, non è stato sempre vero, anzi non lo è stato mai precedentemente, che l’economia dominasse le forme sociali. Altrove ed in altri tempi, si notano società in cui il fatto economico, dalla produzione della sussistenza allo scambio, è “compreso” nella società. Il fatto economico è stato, altrove e nel passato, vincolato (embedded) alle forme sociali altrimenti determinate mentre la nostra società è la prima che pone l’economia svincolata (disembedded) dall’ordito sociale. Non ne è determinata, ma lo determina. Questo significa “società ordinata dall’economia”, una società che ha preso il sistema economico, lo ha svincolato dall’ordito sociale e lo ha posto come ordinatore di se stessa.

Questa “scelta” è stata determinata dal particolare tipo di economia (economia ordinata dalla accumulazione e circolazione del capitale, dal mercato) o da altro ?

Non vi è quasi alcuna caratteristica delle tante che compongono ciò che chiamiamo capitalismo che possa essere isolata dalle altre e che di essa si possa dire che è una esclusiva della forma moderna e che da sola determina l’intero sistema. marxCiò porta a quella babele di analisi e definizioni sul termine “capitalismo” che va da Proudhon a Ricardo, da Weber a Braudel, da Sombart a Marx, da Keynes a Veblen, da Schumpeter  a Polanyi, dalla scuola liberale anglosassone a quello austro-tedesca, da quella socialista alla moderna versione cinese e potremmo continuare. Ciò fa supporre che si stia guardando nel posto sbagliato. Che cioè la forma economica di cui parliamo non è autodeterminata ma è a sua volta determinata, non ha un drive specifico ed a lei interno che la spiega, ma è spiegata da qualcosa che non è nella sua forma “economica”. Che non è un sistema fisso ma una forma altamente adattativa che si trasforma nello spazio e nel tempo. Se ciò fosse vero, significherebbe che non è immaginando una altra forma economica che possiamo trovare una exit strategy dal suo dominio, possiamo immaginare certo una diversa forma economica ma non è disegnando questo progetto che creiamo l’alternativa. Meglio, se poniamo in parallelo confronto la forma moderna detta capitalismo e la forma nuova detta “xyz”, ci si pone il problema del ponte, di ciò che dall’una ci possa portare all’altra. Inoltre, almeno su questo, non va sottovalutato il pessimismo di Hayek relativo al fatto noi si sia capaci – ex ante- di disegnare la complessa ingegneria organica di un sistema adattativo di tipo economico. In effetti, il capitalismo risulta una prassi, non un progetto che troviamo espresso organicamente in un libro.

Marx ci disse che questa forma non si chiamava capitalismo (termine da lui usato raramente, forse una volta sola ed in una corrispondenza) ma modo di produzione borghese. Questa forma era il dominio di una classe ristretta su tutte le altre, era una forma sociale che esprimeva la forma economica non il contrario.  In termini politici aristotelici si potrebbe riformulare lo schema dell’analisi marxiana dicendo che erano i Pochi a dominare su i Molti. Ma così espressa non abbiamo una legge della modernità ma una legge valida da circa 6-7000 anni, da quando le società umane da semplici divennero complesse.aristotele-politica I Pochi sono stati nel tempo: i maschi, gli anziani, una etnia specifica, i militari, i sacerdoti, i capi politici carismatici, i ricchi, gli aristocratici (capi militari o ricchi o di una etnia, con tradizioni ed ereditarietà), i possessori dei mezzi di produzione, i banchieri, una civiltà, uno stato nazione  etc. . Nel secolo scorso, questa legge è stata riformulata nei termini, sostituendo a Pochi, –élite-. La moderna teoria delle élite è una riformulazione della più generale legge dei Pochi e dei Molti espressa da Aristotele nella Politica, legge che Aristotele certo traeva dalla sua contemporaneità greca ma che per essere “legge”, doveva essersi verificata nel tempo ed in molti luoghi come ad Aristotele doveva esser ben noto avendo sicuramene letto Erodoto e non solo.

Possiamo allora domandarci: come fece la borghesia a prendere il potere derivato dall’esercizio della funzione di dare ordine e comando che nelle società complesse spetta quasi in forma “naturale” , alle élite? Quando e dove la borghesia prese il potere ? Questa è una domanda precisa ed ha, per fortuna, una risposta altrettanto precisa.

Per la risposta dobbiamo tralasciare fatti storici in genere molto cari al pensiero di sinistra come la Rivoluzione industriale o la Rivoluzione francese e concentrarci su un fatto storico precedente invece molto caro ai liberali che sono in effetti, coloro ai quali guardare se si vuole capire come funziona il loro sistema, quello tutt’ora in auge. Locke_treatises_of_government_pageQuesta fatto fu l’accoppiata data dalla Rivoluzione inglese fatta di una prima Guerra civile (1642-1651) e da una seconda Gloriosa rivoluzione (nome posticcio applicato dalla storiografia whig a quello che fu un semplice colpo di stato) che si compì poco dopo nel 1688-89. La borghesia (definizione problematica poiché a quei tempi c’era tanta borghesia, quanto un certo tipo di aristocrazia, élite ecclesiastica e militare) sovvertì il sistema monarchico con un principio politico: il parlamento composto da élite e votato da un pubblico di riferimento. Questo pubblico di riferimento era la basa allargata della composizione sociale di questa stessa élite. Questo pubblico sceglieva chi delegare per il compito legislativo (esecutivo, giudiziario) stante il fatto che il mandato era la protezione e lo sviluppo degli interessi di questo pubblico allargato. Una più ampia élite sociale, votava e delegava su un preciso mandato, una élite politica. L’oggetto di questo mandato era l’affermazione del primato dell’economia (di un certo tipo di economia) sulla religione, sulla tradizione, sulla politica stessa (interna ed estera) e su ogni altra forma di strutturazione sociale e culturale. Fu l’intera sequenza legislativa del parlamento inglese e poi britannico che permise l’affermazione e lo sviluppo di ciò che chiamiamo capitalismo. Non era la semplice ed accessoria “camera d’affari della borghesia”, era ciò che faceva in modo che l’economia si sviluppasse in un dato modo ed in base al suo successo di ordine sociale fosse legittimata per i più al ruolo di ordinatore sociale, diventando modello guida per tutti gli altri stati moderni.

opere_img82Questa forma, venne successivamente allargata socialmente a partire dal XIX secolo e divenne la moderna democrazia parlamentare a suffragio universale che è un sistema che propriamente con il termine “democrazia”, c’entra assai poco. Il trasferimento logico di -potere del popolo- o -autogoverno del popolo-  dal sistema partecipativo non delegato a quello rappresentativo delegato fu giustificata in base alla lampante impossibilità di fare di un moderno stato nazione basato su decine di milioni di individui, una Atene con Pnice ed agorà. In più, la gente non aveva più tutto quel tempo dato dalla libertà offerta dallo sfruttamento degli schiavi, la gente  per essere libera, lavorava (ironia usata dai nazisti come messaggio di benvenuto a molti lager nella forma  “Arbeit macht frei”) e non aveva certo il tempo di perdersi in chiacchere. Per non essere schiava o servile, era salariata. Il tempo diventava denaro e il denaro era ciò che ordinava il mondo.

Camp_ArbeitMachtFreiIl tutto può esser visto come un circuito cibernetico. La società è ordinata dal lavoro, dalla produzione, dallo scambio, dall’accumulazione ed impiego di ricchezza, per funzionare sempre meglio, delega un gruppo di esperti (le élites) a gestire il potere al fine di creare sempre più occasioni di lavoro, produzione, scambio, accumulazione ed impiego di ricchezza. Senza la regia delle élite fatta di leggi, scelte, politiche, investimenti, esercite e guerre, collusioni con il mondo banco-finanziario, dominio di una certa cultura, il capitalismo semplicemente non esisterebbe.  Il sistema ordina tutta la società, la sua élite sociale è quella che invariabilmente ed in molti modi ha la preminenza nella scelta delle élite rappresentative che poi controlla in vari modi, diretti ed indiretti. books3Non c’è da forzare le relazioni neanche più di tanto, perché dal momento che il benessere per tutta la società proviene dal fatto che l’economia funzioni bene, questo imperativo categorico sarà spontaneamente introiettato da tutti, dallo sfruttato e dallo sfruttatore, dalla società minuta come dalla sua élite, dal rappresentato come dal rappresentante, dal tecnico come dal politico. Un coro greco di intellettuali e formatori di opinione sacerdotali, accompagnerà la celebrazione dei riti collettivi del lavoro, del consumo, della crescita, dell’accumulazione e dell’investimento per un sempre nuovo giro di giostra. Il titolo della rappresentazione sarà: la “società di mercato“.

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Da ciò consegue che il sistema parlamentare rappresentativo (da leggere nella duplice asserzione di “basato sulla delega” e “producente una rappresentazione sociale” che è l’ordine della società, il suo regolamento) è quel ponte che permise di passare da un sistema sociale aristocratico-monarchico con una economia ancora embedded a certe forme sociali ad un nuovo sistema sociale orientato da élite della ricchezza immerse in una società ordinata da quelle stessa economia che le determinava e continua a determinarle.

Per creare una nuova transizione dall’attuale sistema a qualsivoglia altro, bisogna modificare quel ponte. Molti sistemi complessi quale è ad esempio la società moderna, sono dipendenti dal percorso (path dependance). Ciò significa che c’è una ben precisa e determinata sequenza di scelte che fatte, portano sempre ad un ben preciso e determinato esito e non possono portare ad un altro. Queste scelte formano e riproducono continuamente l’attuale forma di  società.

Esse vanno dalla mancanza di tempo per pensare, alla mancanza di occasioni per discutere ed apprendere dagli altri, dalla mancanza di informazioni sensibili, all’overdose di informazioni superflue se non palesemente false. Dalla frantumazione delle capacità cognitive spinte ad osservare porzioni di mondo sempre più piccole nelle quali si prende una specializzazione sempre più ottusa alla diffusione della credenza che esista un primato tecnico degli specialisti della Mega-macchina. img_332166_lrgIl senso della Mega-macchina sarà esclusiva di Pochi ed i Molti dovranno delegare a questi, il compito di gestione per manifesta ed ammessa incompetenza. Il mandato di delega sarà impreciso e non vincolante poiché solo le élite avranno la possibilità di compiere le scelte che non possono essere pre-determinate e pre-specificate poiché variabili alle occasioni e troppo complesse. Inoltre molte cose sarà meglio non saperle perché l’esercizio del potere implica sempre quegli arcana imperii che sopportano solo gli stomaci forti dei più cinici realisti. Tutti gli altri, i Molti, dovranno rimanere in un limbo di ideali, di forme platoniche pure che si disputeranno il primato della verità in un circo inconcludente e chiassoso in cui gli intellettuali formeranno le specifiche élite. Ognuno a capo di una inconsistente teoria platonizzante del giusto, del buono e del bello che non ha alcuna pratica attinenza con le forme reali del mondo.  Le elezioni saranno dei beauty-contest in cui si sceglie a “sensazione e simpatia”. Il sistema è fatto non solo per reiterare ab aeternum le sue forme ma per escludere in via di principio vi possa essere una alternativa anche perché tutti guardano alle forme economiche dal cui funzionamento tutti dipendono e pochi si accorgono di quelle politiche, culturali, sociali. Questo è il percorso da disarticolare in ogni suo punto, altrimenti l’esito sarà sempre lo stesso ed una élite subentrerà all’altra ma mai i Molti ai Pochi.

untitled3La legge ferrea dell’oligarchia quale: Il mondo fu sempre ad un modo abitato da uomini, che hanno avuto sempre le medesime passioni, e sempre fu chi serve e chi comanda, e chi serve mal volentieri, e chi serve volentieri, e chi si ribella ed è ripreso. (da Del modo di trattare i popoli della Valdichiana ribellati, N. Machiavelli, 1502) può esser spezzata. Ma la strada deve riorientarsi dalle forme economiche alle forme politiche. Dal “più lavoro” al “più tempo libero retribuito”. Dall’ignoranza alla conoscenza. Dal trionfo del particolare alla coltivazione del generale. Dalla lotta di classe contro la borghesia (vattelapesca come definita) alla lotta dei Molti contro i Pochi. Dall’oligarchia travestita di consenso, alla democrazia in prima persona. Dall’eteronomia, all’autonomia.

L’agente trasformatore del capitalismo non è né nella rivoluzione, né nelle riforme ma nel >> conquistare ed imporre progressivamente una forma di nuova democrazia permanente, diffusa e diretta il cui oggetto sia la duplice trasformazione da meno democrazia a sempre più democrazia (politica, economica, informativa, conoscitiva) e, coltivando sempre maggiori indici di pratica democratica, trasformare i concetti ottocenteschi di partito, di stato nazione, di economica di mercato, nel mentre si riduce progressivamente la distanza tra i Pochi ed i Molti  <<. Non ci servono molto i  sospiri sognanti sul mondo che ci piacerebbe vivere, ci serve uno strumento per costruirlo, uno strumento a disposizione dell’unico soggetto che ha diritto a guidare una trasformazione sociale radicale e complessa: i Molti.

Questa potrebbe essere il senso di una rinnovata impresa comune, il ponte che ci serve per passare ad un nuovo modo di stare al mondo, il percorso della transizione. Questo modo nuovo ci serve con urgenza, non solo perché siamo stanchi del totalitarismo economicista e perché odiamo le sue ingiustizie, prima ancora, perché esso non funziona più. Il mondo è molto cambiato nell’ultimo secolo, dobbiamo cambiare anche noi, radicalmente e presto.

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Anche su Megachip/Globalist: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=86867&typeb=0&Un-nuovo-modo-di-stare-al-mondo

e nell’archivio della Fondazione R. Franceschi : http://cogitoergosum2013.blogspot.it/2013/11/pier-luigi-fagan-un-nuovo-modo-di-stare.html

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Informazioni su pierluigi fagan

59 anni, sposato con: http://artforhousewives.wordpress.com/, due figli, un gatto. Professionista ed imprenditore per 22 anni. Da più di tredici anni ritirato a confuciana "vita di studio", svolge attività di ricerca da indipendente. Il tema del blog è la complessità, nella sua accezione più ampia: sociale, economica, politica e geopolitica, culturale e soprattutto filosofica. Nel 2017 ha pubblicato il libro: Verso un mondo multipolare, Fazi editore.
Questa voce è stata pubblicata in antica grecia, complessità, democrazia, economia, filosofia, modernità, mondo, occidente, politica, regno unito-gran bretagna, società complesse, storia, teoria dei sistemi e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

8 risposte a IL PONTE: ovvero COME SI ESCE dalla SOCIETA’ di MERCATO?

  1. Alberto ha detto:

    Potremmo anche vederlo in chiave di “mercato”, nel senso che l’appartenenza “naturale” del mercato è ai molti, nell’economia moderna.
    Non a caso assistiamo alle più diverse ed esasperate degenerazioni del mercato, da quello finanziario a quello consumistico.
    Nel momento in cui i molti prendono coscienza delle loro reali esigenze, cioè della reciproca compatibilità “di massa”, allora, e solo allora, il mercato li rappresenta, sostituendo la rappresentanza politica old-style, con tutti suoi limiti, ad una rappresentanza politica di massa, più matura, dove ognuno vota in continuazione spendendo le proprie risorse con una consapevolezza ora negata.
    Può sembrare mostruoso, ma è il percorso della tecnologia applicata ai processi di massa.
    Che ne dici?

    Alberto Conti

    • pierluigi fagan ha detto:

      Non sono sicuro di aver capito bene tutto. Questo: >Nel momento in cui i molti prendono coscienza delle loro reali esigenze, cioè della reciproca compatibilità “di massa”, allora, e solo allora, il mercato li rappresenta, sostituendo la rappresentanza politica old-style, con tutti suoi limiti, ad una rappresentanza politica di massa, più matura, dove ognuno vota in continuazione spendendo le proprie risorse con una consapevolezza ora negata.< lo approvo con entusiasmo. In un certo senso (non so se era questo che volevi dire) democrazia e mercato sono potenzialmente lo steso sistema, ed infatti originariamente, entrambi si svolgevano nella piazza, intesa come crocevia delle interrelazioni tra appartenenti alla stessa comunità. Altresì penso che se mettiamo il mercato (e l'economia in senso più generale) embedded alla democrazia, con questa seconda che ordina il primo e non l'inverso, potremmo incamminarci verso un sostanziale mutamento progressivo, politico ed economico, quindi sociale.

      • Alberto ha detto:

        Sì, l’idea nasce dalla osservazione che il carattere distintivo di una economia è la scelta nell’allocazione delle risorse, dall’economia personale e famigliare a quella politica.
        Ora tale scelta è fortemente condizionata da fattori estranei all’autenticità esistenziale dell’individuo e della società cui appartiene, che ne deviano l’essenza stessa o quantomeno la nascondono alla coscienza (individuale e collettiva, che restano due dimensioni inscindibili, dal reciproco rapporto manipolabile, ma fino a un certo punto di “rottura”, quando scatta l’istinto a volte contagioso di “morire per qualcosa”).

        Dalle esigenze primarie d’origine naturale (cibarsi, proteggersi, riprodursi, muoversi) l’impatto con la “civiltà tecnologica” scaglia l’uomo nella dimensione del “ben essere” e delle sue nuove regole e limitazioni. In questa transizione s’inserisce la fase di esplosione demografica che complica non poco una metamorfosi antropologica già difficile sul piano culturale. Resta nell’economia il principio di gestione della scarsità, ma con sensibilità assai distorte tra le due dimensioni del privato e del sociale, a danno della consapevolezza sistemica che pure è indispensabile al nuovo adattamento ambientale. Da qui gli eccessi nelle sperequazioni distributive, più o meno funzionali al modello “di sviluppo”. In tal senso il mercato di massa rappresenta un fattore essenziale per realizzare o un equilibrio ordinato o tensioni distruttive. Da un lato rappresenta infatti la fonte stessa della ricchezza da distribuire, dall’altro il boccone ghiotto per i pochi (immaturi) in cerca di privilegio illimitato, facilmente raggiungibile conquistando il controllo dei processi produttivi e poi delle scelte strategiche macroeconomiche, in una parola il potere concentrato, compatibilmente con la manipolazione delle masse, che in definitiva supportano tali tendenze introiettandone le ideologie.

        L’utopia democratica da questo punto di vista rappresenta l’ineluttabilità della nuova condizione esistenziale, generata da consapevolezze scientifiche specialistiche ed elitarie, ma non ancora supportata da una consapevolezza d’insieme adeguata alle nuove responsabilità ambientali. Nuova non solo perchè diversa da prima, ma perchè pone l’uomo di fronte alla responsabilità operativa dell’autodeterminazione, pur nella sua dimensione biologica e quindi mortale.

        Non so quanto possano valere queste considerazioni in generale, ma almeno per quanto riguarda gli aspetti socio-culturali della transizione mi pare che evidenzi quanto emerge da più parti, cioè la necessità e la realizzabilità di una maturazione di massa attraverso la ragione e la consapevolezza di sè e del mondo su orizzonti più vasti.

  2. pierluigi fagan ha detto:

    Concordo. Quello che mi sembra urgente e darci una direzione. La sinistra marxista non ha più una direzione che non sia la critica, essenziale, ma non costruttiva. La sinistra non marxista ha accettato il sistema rappresentativo come unica possibilità. Ecologisti, femministe, decrescisti, stanchi del sistema attuale, hanno spesso una attitudine post moderna. Si concentrano su una leva, su frammenti. Spero che prima o poi ci sia il rilancio di una seria riflessione sulla democrazia reale che è cosa difficilissima, anche perché abbiamo trascurato questa riflessione per secoli. E che dalla riflessione possa generarsi una forza politica che possa operare una progressiva trasformazione. Sono certo che accadrà prima o poi, speriamo solo non sia troppo “poi”…

  3. Alex Sfera ha detto:

    Ottimo articolo. Interessante nei contenuti e molto fluido nell’esposizione (tant’è che l’ho pubblicato pure sul mio sito.. dove una 70ina di visitatori al dì ci sono sempre). Bravo Fagan 🙂

    http://www.newsphera.it/store/comersus_viewItem1.asp?idProduct=760

  4. Marco ha detto:

    Il potere effettivo è nelle mani dei Molti, da sempre è così. Qualunque regime si è sempre retto sulla persuasione dei Molti che la gestione dev’essere lasciata a chi ne è “investito da dio” o “sa”.
    Periodicamente questa persuasione crolla e ci sono cambiamenti, più o meno violenti. Il perché è facile da capire, man mano che il potere si rafforza ogni forma di creatività è repressa perché fa ombra a chi vuole brillare, ma l’idiozia non può restare in piedi da sola a lungo…
    E tutto indica che un crollo di questo tipo è imminente: nonostante l’enorme potere in mano alle élite è ormai evidente l’impotenza, l’ingovernabilità della situazione, per cui, come già hanno profetizzato in molti, si avvicina un nuovo medioevo. La caratteristica importante del medioevo, quella che sarà cruciale sfruttare, è la frammentazione. Nazioni, corporations e ogni tipo di mega struttura si sfalderà, si costituiranno dei feudi locali in cui ci si sforzerà di sembrare fedeli all’impero, di mantenere le strutture legislative e culturali “legittime” per sanzione divina.
    E come al solito persone che facevano parte delle élite precedenti si candideranno a comporre le varie élite locali, ma non è detto che ci riescano, potrebbero essere scalzate da persone che interpretano meglio le nuove necessità. Per evitare di cambiare solo i suonatori penso che bisognerebbe diffondere alcune idee seme, i cosiddetti meme, sì che i Molti abbiano criteri nuovi per scegliere le nuove élite.
    Penso in particolare a un nuovo modo per valutare le persone, in cui prestare più attenzione a cosa una persona cerca di ottenere o di sembrare piuttosto che a cosa dice.
    Il presupposto è che si cerca di ottenere ciò che non si ha, di sembrare ciò che non si è.
    Se uno è grande e grosso non ha nessun bisogno di convincere che è grande e grosso, è evidente. e lo stesso vale per il carattere, se si è in un certo modo non si farà niente per convincere gli altri.
    Per la maggioranza delle persone la situazione umana è un’incubo. Non sappiamo perché siamo qua, tutto sembra indicare che siamo indifferenti al mondo, per quanto ci si sforzi non si riesce a scorgere un senso, un telos, una legge, così che si possa passare dalla parte “giusta” e scamparla alla “punizione”.
    Il vuoto di senso, l’orlo dell’abisso su cui ci sentiamo sospesi provoca solo tre tipi di risposte.
    Una è l’accettare il più possibile una delle varie favole delle religioni, un’altra è l’essere agnostici, non sappiamo e cerchiamo di tirare avanti lo stesso affidandoci alla scienza. Infine la preferita: evitare di pensarci proprio, cercare di distrarsi in ogni modo possibile.
    Ma in cumune c’è sempre un tentativo di compensare, di darsi una qualche importanza e di darsi l’illusione di avere un qualche valore. La maggioranza si accontenta di poco: di essere rispettato, di avere amicizie e amore, e li ottiene senza grandi sforzi. Invece per una minoranza, che penso proprio corrisponda al famoso 1% e i loro scagnozzi, è un dramma. Per qualche ragione, su cui le varie “chiese” della psicologia ci potrebbero sguazzare all’infinito, i tre cardini della compensazione, rispetto, amicizia e amore, sono per loro impossibili da ottenere. E allora si sentono forzati ad ottenerli con qualunque mezzo. Ricchezza e potere sono solo dei mezzi per comprare o estorcere rispetto, amicizia e amore, ma ovviamente non basta mai, visto che il massimo che si ottiene è di essere assecondati fino alla prima occasione buona per farne a meno.
    Se si potesse diffondere questo meme, che i cosiddetti “superiori” sono solo degli invalidi spirituali con un grande bisogno di “protesi”, la grande opportunità della frammentazione imminente potrebbe essere sfruttata al massimo per distruggere ogni forma di gerarchia e potere opprimente, per mantenere il caattere locale e impostare la convivenza su basi collaborative.
    Un’altra idea da diffondere il più possibile è che una comunità basata sulla collaborazione deve comunque tenere conto della forza, non ci si potrà mai liberare di quegli individui che per vari motivi aspirano ad un tipo di vita marziale, al senso di avventura, l’amore del rischio etc. Anche l’esercito deve trovare un ruolo, una posizione nell’armonia generale. Per cui alla forza fisica si dovrà sempre poter opporre una forza morale, l’elemento marziale deve essere integrato ma le sanzioni sociali della vergogna e della derisione devono tenerlo a bada.

    • pierluigi fagan ha detto:

      i cosiddetti “superiori” sono solo degli invalidi spirituali con un grande bisogno di “protesi” – mi trovi pienamente d’accordo. L’intenzionalità che alcuni mostrano in sovrabbondanza, nasce spesso da una mancanza che oltretutto risulta incolmabile e quindi funge da motore infinito. Sul fatto che andiamo incontro ad un Medioevo, non so. So che alcuni fanno questa predizione, ma non ho idea quante possibilità concrete abbia. Ci rifletterò. Grazie comunque del lungo e ben argomentato commento.

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