VAPAA, VANKKA, VAKAA.

Libera, solida e stabile, questo voleva essere il motto che la Finlandia dava a se stessa nelle discussioni che si fecero nel 1936. Poi si decise di soprassedere ma teniamo il motto presente come condensato dello spirito che quel popolo vedeva riflesso nella sua auto-immagine.

imagesFINNokia è il nome di un fiume finlandese presso il quale, quasi un secolo e mezzo fa, un intraprendente ingegnere fondò una segheria. Poi giunse nei pressi una impresa che produceva stivali di gomma, che nel tempo, acquistò la segheria. Cominciò a produrre cavi per telecomunicazioni e passando dall’involucro al contenuto, lasciò da parte gli stivaloni da pesca e si interessò sempre di più di comunicazione ed all’elettronica. Nel tempo, una serie di rami d’azienda vennero potati dallo scontro concorrenziale (televisori, computer etc.), lasciando intatto il solo business telefonico che intanto era passato al cellulare. Nokia diventa e per lungo tempo rimane, uno dei leader mondiali della telefonia cellulare. Un folgorante esempio di vantaggio comparato ricardiano sul quale si basa l’assunzione di funzionalità del libero mercato, per il quale anche una piccola nazione con cinque milioni di anime, se si specializza fortemente in qualcosa in cui prende un know how appuntito, può avere il suo posto al sole nel turbolento mondo della divisione internazionale del lavoro. Gli amici finlandesi, con i quali dividiamo il sistema monetario dell’euro, sono stati molto sarcastici con i greci, dicendo che avrebbero dovuto vendere il Partenone, visto che non erano  in grado di vivere nella moderna economica del libero mercato globalizzato.  Ma nel frattempo Nokia è entrata in declino stretta tra l’evoluzione di software di cui non possiede know how e la concorrenza asiatica nella produzione dell’hardware, stante un mercato interno sufficiente per nascere ma non certo per crescere. A questo punto i greci potrebbero rispondere ai finnici che avrebbero fatto bene a leggersi Eraclito, poiché proprio osservando un Nokia, cioè un fiume, il greco sussurrò: tutto scorre… .

Ieri Nokia è stata venduta a Microsoft. I dipendenti e le sue abilità sono trasferite nel gigante di Redmond il quale ora garantisce che porterà in Finlandia il suo data center europeo, ma si sa come vanno le cose in questi casi. Si promette di salvare l’occupazione così la vendita non trova ostacoli sindacali, politici e di opinione pubblica, poi nel tempo… .

Morale: piccolo è bello? Mah, bisogna vedere, non esistono assunti validi per sempre e per l’ovunque. Prodotto-interno-lordo-in-Finlandia-2000-2009-e1288434776935Per gli stati nazione piccoli, avere delle imprese in grado di competere nell’agone planetario è piuttosto difficile. Si può imbroccare un terno alla lotteria, una vincita che dura un ciclo: 10 anni? 20 anni? Poi scatta una tenaglia inesorabile. Da una parte il complessificarsi dei business che richiedono estensione orizzontale in nuovi campi che il business originario fortemente concentrato su un punto non possiede. Dall’altra una dimensione di investimento che proprio la dimensione impedisce. Risultato? La mano passa ad altri. Ai Samsung&Co coreani, alfieri dell’esercito paesi emergenti ed ai Microsoft&Co giganti dell’esercito economia di paese massivo leader mondiale in molti campi ed in virtù della sola dimensione, piena di capitali. Risto Siilasmaa, CEO ad interim per l’operazione ha detto che la missione è compiuta, è stato creato valore per gli azionisti.

Ma quando Microsoft deciderà che il futuro è in Mongolia, le migliaia di dipendenti Nokia, quelli dell’indotto e tutta l’economia-paese che intorno a questa eccellenza si è sviluppata aiutando  la piccola Suomi ad essere libera, solida e stabile, cosa faranno? Stivali di gomma? Riaccendere le seghe?

Ha senso un paese con ambizioni sovrane di cinque milioni di persone nel mondo contemporaneo?

http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2013-09-03/microsoft-acquista-nokia-miliardi-070622.shtml?uuid=AbqyclSI

N.B. Si potrebbe aggiungere una breve nota sul significato “politico” delle nuove strategie di business del comparti ITC. Google si è presa Motorola, Apple da tempo integra software ed hardware nello stesso marchio, ora arriva Microsoft con Nokia. Fino a non molto tempo fa, questa strategia, chiamiamola “integrata” era del tutto sconsigliata. Con la piena liberalizzazione dei mercati, con la globalizzazione, chi avesse avuto la presunzione di essere al top in così tanti segmenti di mercato, avrebbe perso. Meglio lasciare l’hardware a chi lo componeva al minor prezzo (gli asiatici) e sul mercato, innestarsi con le innovazioni di software. La nuova strategia (ma questa dell’andirivieni tra integrazione e specializzazione è una onda ciclica che non ha nulla di nuovo) sembra anticipare una marcia indietro sulla piena liberalizzazione dei mercati e sulla stessa iper-globalizzazione, una marcia indietro di cui si parla già da un po’ di tempo. Guarda il caso,  Google americana si è comprata un hardware-factory americana, Microsoft americana si è pappata una azienda europea e Apple da tempo, è sollecitata dall’amministrazione Obama a rimpatriare le propri produzioni asiatiche, dopo esser pesantemente intervenuto in favore di Apple nel contenzioso con Samsung. Sembra che la Cina e l’Asia non siano più così vicine ai cuori globalizzati.  Forse è meglio riportare in terra amica, business che domani si troverebbero in territorio non più amico? Ciò a che fare con lo spostamento di parte della flotta americana atlantica nel Pacifico, pianificato da tempo? Vedremo… .

Aggiornamento 09.07.15: puntuale arriva la scure su i dipendenti Nokia finlandesi che a questo punto rimarranno in soli 1500 , quod erat demonstrandum

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Informazioni su pierluigi fagan

59 anni, sposato con: http://artforhousewives.wordpress.com/, due figli, un gatto. Professionista ed imprenditore per 22 anni. Da più di tredici anni ritirato a confuciana "vita di studio", svolge attività di ricerca da indipendente. Il tema del blog è la complessità, nella sua accezione più ampia: sociale, economica, politica e geopolitica, culturale e soprattutto filosofica. Nel 2017 ha pubblicato il libro: Verso un mondo multipolare, Fazi editore.
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