UCRONIA EGIZIA.

Una ucronia è un racconto storico di come si sarebbe sviluppata una storia diversamente da come poi si è sviluppata. Naturalmente, nella trama storica, deve intervenire qualcosa o qualcuno che da un corso diverso alle cose che poi sono andate come sappiamo. Tipici esempi: La svastica sul Sole di P.Dick, i cicli Invasione e Colonizzazione di H.Turtlelove, il Fatherland di R. Harris. Simuliamone altre:

  1. Le Comunità unite del Sud America apprendono che in Spagna, i regni di Aragona, Navarra, Castilla ed altre frange del pulviscolo cristiano stanno mobilitando forze armate per conquistare territori iberici che affermano di possedere per un qualche diritto di Reconquista non meglio specificato. Vengono inviati prima osservatori che denunciano violenze gratuite (tra cui l’insopportabile distruzione di molte biblioteche moresche), poi esercito di interposizione a salvaguardia dei legittimi attuali governanti quei luoghi: gli Ommayadi. Il tentativo viene represso e la giustizia ripristinata (al prezzo di qualche morto, però “giusto”), oltretutto è inverno e in Brasile ci si appresta ai preparativi per le consuete celebrazioni del Carnevale e l’opinione pubblica stava per essere troppo turbata dalle pitture raffiguranti le barbarie di coloro che si fanno chiamare “spagnoli”.
  1. Appreso che in Francia bande di facinorosi definitisi Terzo stato, hanno assaltato la prigione  di Parigi e che si vocifera di piani segreti per rovesciare il legittimo governo costituito, l’Unione delle tribù africane Nord-occidentali, ha chiesto la convocazione del Sommo Consiglio di Sicurezza dell’Ordine mondiale per censurare questi moti disordinati. La situazione però non accenna a calmarsi e così le etnie Jebala, Jola, Igbo, Ga, Fon, Djerma, Akuapem e mille altre hanno messo in mare la loro flotta di piroghe per recarsi a Marsiglia e da lì marciare su Parigi. Ai  turisti di colore è stato consigliato di non uscire dai loro resort in Alta Savoia. Preventivamente, si è incarcerato un certo Bonaparte dell’isola della Corsica, poiché il Concilio degli Stregoni dei Villaggi ha predetto di un suo possibile futuro ruolo nel temuto sorgere di future  intenzioni imperiali. Il corso è stato portato direttamente a Sant’Elena, senza passare per l’Isola d’Elba. Solitaria si è levata la voce contraria  di un certo Nelson che sostiene “mi state rubando la mia gloria”. Altri consigli africani stanno allora pensando di invadere preventivamente anche la Gran Bretagna, evidentemente complice nei disordini anche se falsamente (ma questo è d’uso nella doppia morale dei ponentini) li ha condannati.
  1. I cattolici di tutto il pianeta sono in subbuglio. Mire espansioniste del Regno di Piemonte e Sardegna, potenziate dalla regia occulta dei protestanti della solita perfida Albione,  hanno armato un noto terrorista dalla camicia rossa detto “Garibaldi” e con lui una sparuta schiera di fondamentalisti patrioti fissati con l’idea esista una nazione detta “Italia”. L’intento acclarato è unire la penisola e cancellare il Divino Stato Pontificio, erede del lascito costantiniano (checché ne dica il diabolico pamphlettista Valla). Si sta organizzando una crociata le cui prime file vedono collaboratori domestici filippini (in molti casi dei laureati) pronti a difendere il sacro diritto della fede con le aspirapolveri sguainate. I libici, pur musulmani, hanno offerto basi logistiche affermando “non si sa mai” e poi un rincuorante “Dio è con Voi”.

Insomma, qual è il diritto che fonda le tante voci occidentali a “fare qualcosa” in Egitto? Ogni volta che l’Occidente è intervenuto nelle vicende di quei popoli, ha deviato il corso della storia, ha evitato un certo corso evolutivo che può dispiacere, ma anche qui da noi ha sempre avuto i suoi morti, le sue battaglie le sue ingiustizie, qualcuno che è anche passato per eroe. Intervenire nel corso storico porta alla situazione a cui assistiamo in Egitto, occidentalisti contro fondamentalisti, forse entrambe interpretazioni non così attinenti i reali interessi di quei popoli, gli interessi veri e fondamentali della gente normale. Questo interesse reale non può emergere ed avere la sua storia perché i presunti “sbagli” della storia (quelli che a noi sembrano tali), questi popoli non sono liberi di farli. Cosa sarebbe stata la nostra storia con una tutorship così asfissiante, cosa saremmo diventati? Fino a che i popoli arabi non saranno liberi di produrre le loro verità presunte, vaccinarsi contro queste convinzioni ed incamminarsi verso una loro propria ed originale interpretazione di come si sta al mondo di questi tempi, per evitare un massacro, creeremo le condizioni di possibilità per successivi cento.

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Informazioni su pierluigi fagan

59 anni, sposato con: http://artforhousewives.wordpress.com/, due figli, un gatto. Professionista ed imprenditore per 22 anni. Da più di tredici anni ritirato a confuciana "vita di studio", svolge attività di ricerca da indipendente. Il tema del blog è la complessità, nella sua accezione più ampia: sociale, economica, politica e geopolitica, culturale e soprattutto filosofica. Nel 2017 ha pubblicato il libro: Verso un mondo multipolare, Fazi editore.
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2 risposte a UCRONIA EGIZIA.

  1. romano calvo ha detto:

    Pierluigi, condivido solo in parte. E’ vero che i popoli hanno il diritto di farsi la loro storia ed i loro errori, ma è anche vero che oggi più che mai, con la profonda interconnessione geopolitica e gli interessi economici finanziari che soffiano sui venti di guerra, predicare l’astensionismo mi parrebbe un po come “un fare finta che”…una ucronia, appunto. Nel caso egiziano io penso invece che se noi popolo italiano e le istituzioni italiane facessero capire di essere decisamente a favore non tanto di una soluzione astrattamente democratica ma per il concreto riconoscimento dei valori perseguiti dai Fratelli Mussulmani, perlomeno di alcuni dei loro valori (ad esempio una certa idea di giustizia, di fratellanza e di rispetto del corpo e della vita), noi italiani avremmo solo da guadagnarci. Meglio non averli nemici, quelli. ciao

    • pierluigi fagan ha detto:

      Sai, ho buttato giù in fretta questo “giochino” perché mi ha colpito una cosa. Qui dove sto, in una isola greca, c’è una forte comunità int’le ed un sito a cui si fa riferimento. Una giornalista indipendente egiziana, l’altro giorno, ha pubblicato con una certa rabbia e frustata delusione per i suoi amici europei (aggiungendo ed anche tedeschi e scandinavi, sintomatico…) che esprimono giudizi senza avere alcuna cognizione diretta della complicatezza della situazione laggiù, una pagina di link a video di televisioni indipendenti arabe che raccontavano un sacco di storie che noi non conosciamo affatto. Vere? False? boh. Poi ho visto che gente del Cairo, circondava la polizia che circondava la famosa moschea dove si erano asserragliati un migliaio di F.M. . Per linciarli. Allora mi son detto: ma non è che formulando giudizi del tipo “noi italiani avremmo solo da guadagnarci” stiamo ripetendo quel vizio coloniale ed imperiale sul quale esprimiamo così tanta adirata censura, a volte? Come ti senti, quando uno straniero viene ad insegnarti cosa è giusto e cosa è sbagliato, perché a lui conviene così e non colì? o perché lui ha da insegnarti cos’è politicamente giusto perché lui lo sa (e quindi tu , povero scemo, no) o perché lui ha appreso sulla situazione qualcosa leggendo qualche suo giornale che non riflette affatto la tessitura complessa dei fatti sul campo? e non è che è stato proprio questo da 150 anni a creare vicoli ciechi a quei popoli nei quali sono emerse solo posizioni occidentaliste e contro-occidentaliste ma non semplicemente “arabe” nei confronti della modernità? Insomma, io imparerei a farmi un filino i fatti nostri che pure ne abbiamo da sbrogliare, prima di andare dai nostri salotti, a discettare sul buono e sul bello per l’universo-mondo. Penso che da gli arabi ai cinesi, ce ne sarebbero profondamente grati, visto che loro si astengono dal farlo, sarebbe “reciprocità” farlo anche noi.

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